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giovedì 6 novembre 2014

Recensione: i primi tre romanzi della serie "Shadowhunters, the Mortal Instruments" di Cassandra Clare

Era da un bel po’ di tempo che non mi concentravo su qualche lettura strappalacrime per adolescenti in cui ci fosse qualche quindicenne rommmmmantica pronta a gettare al vento la propria vita per il suo grande ammmmmmmore, generalmente dieci minuti dopo averlo conosciuto. Se non altro, e questo posso dirlo, con queste letture non è andata così e, seppure ci sia un grande ammmmmmore che nasce magicamente dal nulla, se non altro: 1) il grande ammmmmmmore occupa una parte marginale, 2) la protagonista non si innamora di uno stalker, 3) mentre sta per essere uccisa, la protagonista non si mette a pensare a quanto sia fashion il suo amato.
Oggi è il quarto giorno della prima di due settimane di ferie e, dopo avere incominciato a leggere lunedì sera la serie “Shadowhunters, the Mortal Instruments” di Cassandra Clare, mi ritrovo ad avere finito i primi tre romanzi:
1) Città d’ossa (2007);
2) Città di cenere (2008);
3) Città di vetro (2009).

Gettiamoci subito nel mondo degli Shadowhunters, pronti a scoprire che il mondo è diviso in tre categorie di persone:
1) i mondani, AKA gente del mondo, che ignorano di non essere gli unici e che vivono nel mondo reale (in questo contesto, la New York dei giorni nostri);
2) i Cacciatori / Shadowhunters / Nephilim: sono mortali con sangue angelico che scorre nelle loro vene, che combattono contro i demoni;
3) i Nascosti (fate, stregoni, vampiri e licantropi): hanno sangue demoniaco nelle loro vene, ma discendono dagli umani e, in quanto tali, diversamente dai demoni possiedono un’anima, perciò i Cacciatori non li combattono, a meno che non stiano dalla parte del male.



Trama
Clary ha 16 anni, vive con la madre Jocelyn e non ha mai conosciuto il proprio padre. Simon è il suo migliore amico, porta gli occhiali, gioca a scacchi e suona in una band scolastica, quindi è un nerd. I due vanno insieme in un locale, il Pandemonium, in cui Clary vede gente con strani tatuaggi mentre uccide un ragazzo che, non appena è morto, scompare nel nulla. È l’unica testimone: gli altri, compreso Simon, non hanno visto quelle persone.
Qualche giorno dopo, in seguito a una lite con la madre, che non le dà spiegazioni sul loro imminente trasferimento, Clary esce insieme a Simon e, mentre è fuori, riceve una telefonata da Jocelyn (che poi sparirà nel nulla), che la prega di non tornare a casa: Clary torna e soltanto l’intervento del “killer” visto nel locale la salva dall’attacco di una creatura soprannaturale. Il killer è Jace, un Cacciatore alquanto scorbutico ma affascinante, che nel locale ha ucciso un demone che appariva in forma umana. La porta all’Istituto, luogo in cui vivono i Cacciatori, dove Clary farà la conoscenza dei suoi fratellastri Alec e Isabelle oltre che il loro tutore.
Clary si ritrova improvvisamente catapultata, e Simon con lei, in un mondo che non conosceva: anche sua madre era infatti una Cacciatrice, che lasciò gli Shadowhunters per sfuggire al suo ex marito, un Cacciatore assetato di potere che voleva eliminare tutti i Nascosti e abbattere il Conclave, istituzione che governa i Cacciatori. L’ex marito Valentine è il padre di Clary ed è stato lui a rapire Jocelyn, nel tentativo di trovare uno degli “strumenti mortali”, la coppa in cui fu versato il sangue dell’Angelo Raziel e coloro che ne bevvero il sangue divennero Shadowhunters. In questo modo vuole creare dei propri Cacciatori per costituirsi un esercito, per poi proseguire nella ricerca degli altri strumenti mortali: una spada angelica e uno specchio che nessuno sa cosa sia e dove sia.
A peggiorare la situazione, dopo essersi legata a Jace, Clary scoprirà che anche lui è figlio di Valentine e per dimenticarlo cercherà di allacciare una relazione con Simon che durerà finché lui non si accorgerà che Clary è di fatto innamorata del proprio fratello. Simon rimarrà comunque al suo fianco, specie dopo che a causa di un “incidente” accaduto nel secondo romanzo si trasformerà in un vampiro.
Contrastare lo spietato Valentine si rivelerà difficile per i dissapori interni al Conclave, ma nel terzo romanzo si giungerà a un accordo e i Cacciatori (tra cui la madre di Jocelyn, uscita dallo stato di coma in cui era volontariamente sprofondata per sfuggire a Valentine) e i Nascosti (tra cui il licantropo Luke, amico inseparabile di Jocelyn che ha fatto da padre a Clary, presenza costante di tutti e tre i romanzi) si alleeranno contro Valentine, ormai pronto a tutto per sferrare il proprio attacco ed eliminare una volta per tutte gli Shadowhunters... ma c’è qualcosa che Valentine non può sottovalutare, ovvero che Jace e Clary hanno poteri maggiori rispetto a tutti gli altri Cacciatori, a causa di un’azione da lui stesso intrapresa...

I personaggi principali
CLARY: è una 16enne abbastanza indipendente, inizialmente un po’ troppo stressata da una madre troppo assillante che sembra nasconderle qualcosa. È molto legata a Luke, amico della madre, e al proprio amico Simon, che conosce fin dalla prima infanzia. Scoperto di essere una Cacciatrice, affronta fin da subito la situazione, senza mai piangersi addosso. Per intenderci, non è come Bella Swan, ma è una badasssss!
SIMON: grande amico di Clary, è segretamente innamorato di lei da sempre, ma è consapevole del fatto che lei lo consideri solo un amico. Pur essendo il “classico nerd”, a mio parere è un personaggio ben caratterizzato, proprio per il suo essere simpaticamente nerd.
JACE: è un Cacciatore più grande di Clary di appena un anno, da sempre è stato addestrato nel combattimento, dove eccelle. È un ragazzo scontroso, rimasto orfano quando era ancora bambino e poi adottato dalla famiglia Lightwood.
ALEC: è il più vecchio dei fratelli Lightwood, ha 18 anni, ha frequenti sbalzi di umore e in un primo momento tratta malissimo Clary e Simon. È segretamente innamorato di Jace, che però ignora la sua omosessualità. Successivamente allaccerà una relazione con Magnus Bane.
ISABELLE: è una gnokka stronza che in fin dei conti non si rivela neanche poi così stronza... è semplicemente un po’ invidiosa della vita dei mondani, perché seppure non abbia mai conosciuto altra vita oltre la sua le pesa la situazione di costante pericolo a cui la sua famiglia è esposta.
MAGNUS: è uno stregone dai lineamenti asiatici ed è... mhm... un mito? Posso definirlo con questo termine? Direi di sì. I Cacciatori lo chiamano ogni volta in cui ha bisogno e lui accorre sempre, con la scusa che lo pagano o per amore di Alec. In realtà sembra che sia seriamente interessato al destino dei protagonisti.
VALENTINE: tutti lo credevano morto da 15 anni, ma in realtà non è affatto morto ed è tornato con la speranza di poter finalmente realizzare le sue ambizioni. È un uomo arrivista e disposto a tutto, ma in qualche sprazzo dimostra di non essere del tutto immune dal provare sentimenti. Purtroppo i sentimenti negativi sono più di quelli positivi...
LUKE: amico inseparabile della madre di Clary, da sempre innamorato di lei, era un Cacciatore prima di essere contagiato dal morso di un licantropo e di divenire un Nascosto. Ha l’aria trasandata, è sempre stato seriamente legato a Clary e da molti anni non vive più tra i Nascosti ma si finge un mondano.

Struttura
Contrariamente a molte serie urban fantasy, in questa i romanzi hanno un inizio e una fine ben definita e il secondo e il terzo sono semplicemente sequel: per intenderci, non troviamo una scena che si spacca a metà tra un libro e l’altro.
In ciascun romanzo i capitoli sono piuttosto lunghi e spesso ci sono stacchi dalle vicende di un personaggio a quelle dell’altro. In certi casi ho trovato che la suddivisione dei capitoli e, peggio ancora, il titolo attribuito a ciascuno di loro, non fossero poi così azzeccati.
I romanzi sono narrati in terza persona e il punto di vista prevalente è quello di Clary, anche se si alternano, specie nel terzo romanzo, i punti di vista di più personaggi, che però sono sempre gestiti in modo molto ordinato e coerente.

Valutazione finale: 4,5/5 (ma solo arrotondando per eccesso!)
Questi romanzi li ho trovati QUASI al livello di “Shadowhunters - le Origini”, e credo che il quasi dipenda da una spiacevole osservazione di Clary nel secondo romanzo (mi ha urtato i nervi un suo pensiero, specie da parte di un personaggio come lei: durante una discussione con Jace, pensava che lui volesse picchiarla, e paragonava l’eccitazione di quel momento all’eccitazione sessuale, cosa che mi è sembrata molto legata all’“indottrinamento” classico degli young adult, in cui si lascia spesso velatamente intendere che l’uomo che commette abusi sulla donna lo fa perché lo ama e lei lo deve non solo giustificare ma anche ringraziare per l’amore che le dimostra in tal modo) oltre che dal fatto che nessuno dei personaggi maschili sia intrigante tanto quanto Jem!
Sono curiosa di sapere come proseguirà la serie, anche perché il terzo romanzo mi sembrava abbastanza autoconclusivo (tranne per il fatto che, nell’epilogo, Clary ha provato un senso di familiarità nel vedere una sconosciuta con capelli castani chiari che parlava con Magnus, di cui non ci è stato detto più nulla - ho un sospetto su chi possa essere, avendo già letto Le Origini) e voglio vedere che cosa si sia inventata la Clare per proseguire...
Stay tooned, perché prima o poi arriverà un’altra recensione! ;-)


mercoledì 5 novembre 2014

Cassandra Clare, are you kidding me?????

Da Shadowhunters #2, "Città di Cenere":
"Si chiese per un momento se potesse davvero balzarle addosso, che effetto le avrebbe fatto se l'avesse colpita, l'avesse atterrata o le avesse afferrato i polsi. Per Jace combattere era come per gli altri fare sesso. Il pensiero di lui che la toccava a quel modo le fece salire un flusso ardente di sangue alle guance."

What the fuck?! o.O
Clary (protagonista di Shadowhunters, da notare come il suo nome sia una variante del cognome dell'autrice...), che finora si è dimostrata un personaggio per niente in stile Bella Swan, prova eccitazione nel pensare all'ipotesi che il suo innamorato proibito possa picchiarla, quando peraltro lui non ne ha mai mostrato l'intenzione (e, incredibile ma vero, pur avendo milioni di difetti non è uno stalker, contrariamente ai protagonisti dei romanzi urban fantasy)?! O.O

Mi chiedo, dobbiamo per forza indottrinare queste ragazzine che leggono romanzi young adult a pensare che l'uomo che commette abusi nei confronti della propria compagnia sia un figo? o.O
Tra l'altro, ho letto Shadowhunters Le Origini mesi fa, e l'ho anche apprezzata molto come lettura, e la protagonista ottocentesca non si sarebbe mai sognata di fare un pensiero simile.

La serie ambientata ai giorni nostri mi sta piacendo (anche se forse non ai livelli de Le Origini), ma questa l'ho trovata un bel po' fuori luogo...

sabato 18 ottobre 2014

RECENSIONE: "Ogni giorno" di David Levithan

"Ogni giorno", titolo originale "Every Day" è un romanzo urban fantasy di David Levithan pubblicato nel 2012, che mi è capitato davanti per caso quando l'ho visto, un po' di tempo fa, su uno scaffale della biblioteca del mio paese. E' arrivato in Italia nel 2013 e non ne avevo mai sentito parlare. Ho letto la trama e mi è sembrata interessante. Credo di avere fatto bene a leggerlo.

LA TRAMA
A. non ha un corpo: ogni giorno si risveglia dentro una persona diversa, da 16 anni, ovvero da quando è venuto alla luce. Ogni giorno entra nel corpo di qualcuno, sia un ragazzo sia una ragazza, che ha la sua stessa età. Nulla è mai cambiato, da un giorno all'altro, almeno finché non entra nel corpo del 16enne sbruffone Justin e s'innamora della ragazza di quest'ultimo, Rihannon.
Nonostante passi con lei solo una giornata, capisce di non poter vivere senza di lei e decide di rivederla, anche se gli sarà difficile farsi riconoscere visto che dovrà apparirle in corpi molto diversi. Eppure Rihannon sembra avere notato qualcosa di diverso in Justin, il giorno in cui A. ha preso possesso del suo corpo. A. e Rihannon si rivedono: lui ha di volta in volta altri corpi, eppure Rihannon riesce a credere alla sua storia.
Modificare le vite delle persone che lo ospitano nel proprio corpo, però, ha i suoi lati negativi: Nathan, uno dei ragazzi a cui A. ha "preso in prestito" il corpo, si lancia al suo "inseguimento" grazie all'indirizzo email di A., di cui ha conservato traccia, e questo causerà non pochi problemi ad A...

PUNTI DI FORZA:
- la trama è a mio parere molto originale e le tematiche trattate sono parecchio diverse rispetto a quelle che si trovano spesso nei romanzi urban fantasy dedicati a un pubblico adolescente;
- è uno young adult narrato da un punto di vista maschile (o meglio, A. sostiene di non essere né maschio né femmina, ma appare più come un personaggio maschile che femminile) e quindi ci risparmiamo molte saghe mentali da ragazzina follemente innamorata;
- nel finale nessuno vuole farci credere che le relazioni impossibili siano in qualche modo possibili e il finale, pur non essendo un happy ending convenzionale, può essere visto quasi come un happy ending in quanto A. riesce finalmente a ricominciare la propria "vita".

PUNTI DI DEBOLEZZA:
- la vita sentimentale degli adolescenti nei cui corpi entra A. è a mio parere poco credibile: a 16 anni sono praticamente tutti fidanzati a parte i disadattati sociali, inoltre la percentuale di gay e di lesbiche dichiarati è di gran lunga superiore alla media;
- certe volte ci sono personaggi un po' stereotipati, con i tipici stereotipi da teen drama americano (es: la vamp boriosa che tratta male chiunque, l'obeso che nessuno considera, i ragazzini spacconi circondati da ragazze...);
- nessuno si degna di spiegarci che cosa sia esattamente A., scopriamo che ce ne sono altri come lui, ma non scopriamo assolutamente perché non abbia un corpo proprio ma entri giorno dopo giorno in quello degli altri.

Valutazione: 4/5
E' stata una lettura che ho apprezzato, che ha avuto lati positivi e lati negativi. In generale sono stata piuttosto interessata allo svolgersi degli eventi, anche se in certi momenti ho trovato la trama leggermente scontata.
Nonostante sia uno young adult, a mio parere potrebbe interessare anche a un pubblico di lettori più adulti.

domenica 8 giugno 2014

RECENSIONE: "Cercando Alaska" di John Green

Ecco a voi la recensione di uno degli ultimi romanzi che ho letto in questi giorni...

Trama
Miles Halter, solitario collezionista di Ultime Parole Famose, lascia la tranquilla vita di casa per cercare il suo Grande Forse a Culver Creek, una scuola prestigiosa in Alabama. È qui che conosce Alaska. Brillante, buffa, svitata, imprevedibile, sexy quanto lo si può essere, per Miles diventa un enigma, un pensiero fisso, una magnifica ossessione.

Dalla quarta di copertina si capisce tutto e niente, e dico sul serio. Si capisce tutto (cioè che sarà uno young adult con un protagonista maschile simil-nerd innamorato di una gnokka buona) e niente (cioè non è chiaro quale sia il resto della trama, se ce ne sarà una, e che cosa significhi collezionare Ultime Parole Famose).
Collezionare ultime parole famose, apprendiamo fin dalle prime pagine, significa sapere a memoria le parole pronunciate in punto di morte da qualunque personaggio storico, che è appunto l’hobby del nostro Miles, un secchione ammesso a studiare in un prestigioso college dove si fa di tutto tranne che studiare e che, contrariamente a qualunque altra scuola, per i corsi di religione si fanno relazioni di dozzine di pagine invece di non fare niente. Miles, neanche a dirlo, non aveva amici, non aveva nessuno che se lo filasse e non faceva nulla per fare amicizia con qualcun altro. Al college però gli va bene: diventa amico del Colonnello (in questo romanzo i soprannomi simil-Moccia si moltiplicano come funghi) e di tutti i suoi amici, ovvero un giapponese fuori di testa e una ragazza fuori di testa, ovvero Takumi e Alaska. Poi, inevitabilmente, ha per nemici gli snob della scuola, che a un certo punto lo legano e lo gettano in un lago, senza subire nessuna conseguenza (evidentemente il tentato omicidio in quella scuola è meno grave piuttosto che farsi beccare con una sigaretta accesa, come si evince nel corso delle pagine)
Dimenticatevi di Takumi, perché fa la comparsa di tanto in tanto, mentre Alaska... anche Alaska, però quando non c’è tutti parlano di lei.
Alaska è una vera riBBBBBBBelle, ma dato che è una secchiona riBBBBBBBBelle fa soltanto la metà delle cose che fanno le vere riBBBBBBBelli, ovvero fuma come una turca e beve come una spugna, senza avere bisogno di spaccare i timpani a chiunque ascoltando musica hard rock/ metal/ punk/ ecc... a tutto volume criticando chi non lo fa.
Miles si innamora di lei, ma dato che lei è già fidanzata con un ragazzo più grande, si mette insieme a una certa Lara che non ha nessun ruolo nella trama, se non quello di provocare un orgasmo al protagonista utilizzando la bocca fare la tappabuchi in attesa che Alaska si fili Miles.
E finalmente Alaska bacia appassionatamente Miles, prima di mettersi in macchina ubriaca e andare a schiantarsi contro un’auto della polizia ferma lungo la strada dopo l’incidente di un camion, morendo sul colpo dopo oltre 200 pagine di romanzo. Ne seguiranno un altro centinaio in cui tutti si chiedono se si è trattato di incidente o suicidio, senza arrivare a una conclusione.

Personaggi
Sono personaggi da teen-drama americano: il simil-nerd sfigato, l’amico ubriacone, la gnokka buona, gli snob, ecc... in cui tutti i protagonisti si vedono come vittime di un mondo crudele.
Secondo molte recensioni sono personaggi estremamente profondi... e non nego che un po’ lo siano, ma non ci noto niente di così eccezionale e di mai visto prima. In realtà mi sembra che si comportino sempre in modo abbastanza scontato o, nel caso di Alaska la pseudo-ribbbbbbelle, in modo insensato.

Valutazione finale: 2,5/5
Secondo me è un romanzo per ragazzini, punto e basta. Non ci vedo niente di innovativo, se non il fatto che non ci sono ragazze che agitano pon-pon al vento. A 26 anni suonati in una storia di questo tipo ormai ci vedo poco e niente... diversamente da altri young adult che comunque sono riusciti invece ad appassionarmi parecchio.
Inoltre ci ho messo parecchio tempo a terminarlo, sentendomi poco invogliata alla lettura.


sabato 31 maggio 2014

RECENSIONE: "Il bacio d'argento" di Annette Kurtis Klause

E' passato già un po' di tempo da quando ho letto questo romanzo, ma non è mai troppo tardi per condividere con voi ciò che penso.
Stiamo parlando di un romanzo urban fantasy scritto intorno al 1990, ovvero molto prima del boom di questo genere, di cui ormai si è detto tutto e il contrario di tutto. Siamo in un contesto young adult, anche questo molto prima del boom di young adult appartenenti al genere urban fantasy.

La trama
Per prima cosa partiamo dalla quarta di copertina, che descrive in modo poco preciso e poco accurato i fatti che capiteranno nel corso del romanzo.

La tristezza di Zoe non è il solito mal di vivere dell'adolescenza: da quando sua madre si è ammalata e suo padre si e dedicato esclusivamente ad assisterla, la vita sembra improvvisamente averle tolto tutto quello che serve a essere felici. In più Lorraine, la sua migliore amica, sta per trasferirsi lontano. La solitudine, l'incomprensione e il dolore avvolgono Zoe come una nebbia, da cui lei teme di non poter più uscire; finché un incontro casuale con un giovane strano e conturbante non le instilla un'inquietudine vaga, uno struggimento insolito, come una promessa di piacere. E così Zoe prova il turbamento del primo amore, un amore che Simon, il misterioso ragazzo, sembra condividere ma anche temere. Perché Simon porta con sé la maledizione di coloro che si nutrono del sangue dei vivi: sono vampiri, vivono per la caccia, e il loro desiderio è legato alla morte della loro preda. Ma Simon vuole davvero solo il sangue di Zoe? E lei potrà mai accettare di amare qualcuno che incarna quello che lei teme di più: una vita come una malattia, una notte senza fine, e senza mai la speranza di un riposo?

Ho parlato di poca precisione, ma non sarebbe il termine corretto. Non è mancanza di precisione, ma questa quarta di copertina a mio parere è volontariamente fuorviante, perché al giorno d'oggi sono di moda gli urban fantasy in cui il fatto che un personaggio sia un vampiro è solamente un optional, per renderlo più gnokko di quanto sarebbe se non lo fosse.

"Il bacio d'argento" non è un romanzo di stalker gnokki che si nutrono di sangue e a cui tutto è concesso perché si nutrono di sangue.
Zoe è in primo luogo una ragazza depressa, Simon è in primo luogo un vampiro depresso... e il loro incontro serve per far capire a entrambi che qualcosa deve cambiare.
L'amore, però, è molto marginale e non si traduce nel "passerò la mia vita a farmi saghe mentali su quanto sia gnokko il vampiro con cui mi sono messa insieme", ma "lo amo, quindi lo aiuterò a sconfiggere chi minaccia di fargli del male. E Zoe lo aiuterà, sia in quel momento sia nel momento in cui Simon prende una decisione che, nei romanzi del giorno d'oggi, sarebbe molto impopolare.

Struttura e personaggi
Il romanzo è narrato in terza persona, alternando il punto di vista da un capitolo all'altro da Zoe a Simon. In un romanzo del giorno d'oggi ci sarebbe stata presumibilmente una prima persona alternata che mi avrebbe causato una certa orticaria, quindi sono felice che l'autrice, a suo tempo, l'abbia strutturato alla vecchia maniera.
Zoe è una ragazzina, è infantile, nei primi capitoli, ed è normale che lo sia. Cresce e matura, nel corso del romanzo, ed è normale che sia così.
Simon è un giovane tormentato, ma la ragione del suo tormento c'è e la situazione è gestita in modo molto diverso. Il fatto che sia un giovane tormentato non gli dà una giustificazione per fare qualunque cosa desideri, ma piuttosto lo porta verso uno stato di quasi-depressione a mio parere abbastanza originale in un romanzo del genere.

Valutazione finale: 4/5
"Il bacio d'argento" è un urban fantasy young adult diverso dagli altri urban fantasy young adult che ho letto, complice anche il fatto che è stato scritto in un'epoca diversa, in cui certi stereotipi tipici del genere ancora non esistevano.
Poi ho apprezzato il finale tragico, anche questo inconsueto negli urban fantasy di oggi, dove quello che conta è che trionfi l'amore eterno tra la giovane sprovveduta e il gnokko che prende decisioni al posto suo.

venerdì 30 maggio 2014

Recensione: la serie "Remember me" di Christopher Pike

La serie “Remember me” di Christopher Pike, risalente alla fine degli anni ‘80(?) è una serie urban fantasy young adult nata molto prima che questo fenomeno divenisse di portata internazionale. Dentro di me, comunque, ho avuto l’impressione che, anno ’80, ’90 o presente, non cambia molto: in certi casi, dal secondo libro in poi, si ha la netta sensazione che l’autore abbia avuto l’intenzione di allungare il brodo.

La serie è così costituita:
1) Ricordati di me;
2) La morte può attendere;
3) Ancora tra noi.

Il primo romanzo fu pubblicato, una ventina d’anni fa, da una serie per ragazzini delle scuole medie che si chiamava Junior Mondadori. Lo lessi quando ero in terza media e tra l’altro una scena mi ispirò inconsciamente quando scrissi la prima bozza di un mio racconto, diversi mesi più tardi. Ma questo è un altro discorso.
Non sapevo che facesse parte di una serie... e devo ammettere che, tutto sommato, forse stavo bene anche senza saperlo. ;-)

Trama
Shari Cooper è una 18enne straricca, che vive insieme ai genitori straricchi, al fratello diabetico ventenne e, di tanto in tanto, ad Amanda, figlia della donna delle pulizie che sembra avere un rapporto piuttosto stretto con Jimmy, fratello di Shari.
Come in ogni romanzo americano per adolescenti, tutto inizia con una festa, i cui partecipanti sono, oltre ad Amanda e Shari:
- Beth, la festeggiata;
- Jeff, il ragazzo della festeggiata;
- Jo, la migliore amica di Shari segretamente innamorata di Jeff;
- Dan, il ragazzo di Shari che ha una relazione segreta con Beth.
Giusto per chiarire: queste relazioni sentimentali che fanno tanto versione young adult di “Beautiful” non hanno NULLA a che vedere con la trama.
Alla festa decidono di organizzare una seduta spiritica per mettersi in contatto con Peter, il fratello di Jeff defunto in un incidente, che a quanto pareva era un caro amico di Shari.
Shari, pensando che tutto sia un bluff, si allontana e si rifugia da sola in balcone. Qualcuno la butta giù e lei si risveglia fantasma, senza sapere di esserlo finché non vedrà il proprio cadavere all’obitorio.
C’è chi parla di suicidio, ma lei sa benissimo di essere stata assassinata da uno dei suoi amici. Seppure non sia semplice, inizia a indagare, con l’aiuto di un altro fantasma (proprio Peter, del quale finirà per innamorarsi) e perseguitata da una strana ombra, che sembra conoscere un segreto del suo passato che lei ignora, segreto per il quale è stata uccisa.

Questo per quanto riguarda il primo romanzo: nel secondo e nel terzo Shari e Peter, non si sa bene perché, si reincarnano in una giovane coppia di latino-americani drogati, ai quali devono salvare la vita. Ci sono nuovi misteri, ma sicuramente non al livello dei precedenti. Le Ombre, inoltre, hanno un ruolo, a mio parere, molto incoerente con quello che avevano nel primo romanzo.

Struttura
I romanzi sono narrati per larga parte in prima persona (a parte quando, nel secondo, viene narrata in terza persona la storia della disadattata sociale ispanica), talvolta con un linguaggio molto semplice e forse un po’ troppo colloquiale, come se la voce narrante stesse tenendo un comizio per un pubblico di tredicenni. Il testo scorre bene, ma avrei preferito, forse, che fosse un po’ più elaborato.
I romanzi sono tutti e tre piuttosto brevi e, per quanto riguarda il secondo e il terzo... beh, forse avrei preferito se non fossero mai stati scritti!

Valutazione finale: 3/5
È una serie che vi consiglio se avete meno di 15 anni. Se ne avete qualcuno in più secondo me è già troppo tardi per apprezzarla... specie come serie completa. Il primo romanzo, invece, tutto sommato potrebbe anche intrigare ancora un po’, se siete appassionati di gialli e di thriller... perché, sia chiaro, il primo non è null’altro che una sorta di giallo; con una detective dallo stato metafisico un po’ particolare, ma pur sempre un giallo.


giovedì 6 febbraio 2014

Recensione: la serie Leviathan di Scott Westerfeld (#1 Leviathan, #2 Behemoth; #3 Goliath)

È giunto il momento di parlare di una lettura a cui mi sono dedicata negli ultimi tempi. Si tratta della trilogia “Leviathan” di Scott Westerfeld, che ho trovato nella biblioteca del mio paese in volume unico e che ho preso in prestito più o meno due settimane fa.
Risale più o meno al periodo 2009-2010 (non ricordo l’anno esatto) ed è così composta:
1) Leviathan;
2) Behemoth;
3) Goliath.


Iniziamo dalla trama riportata sulla quarta di copertina.

Sarajevo, 1914: dopo l’attentato all’arciduca d’Austria scoppia la prima guerra mondiale. Ma se a combattersi fossero bestie e macchine? Allora sareste nel mondo di “Leviathan”, “Behemoth” e “Goliath”. Sareste nel mondo di Alek e Deryn.
È come una guerra tra universi differenti. Da una parte, le potenze Cigolanti e le loro macchine. Dall’altra, gli alleati Darwinisti e le loro creature di sintesi. Carburante contro cibo, metallo contro pelle. Alek contro Deryn.
Aleksander è il figlio dell’arciduca assassinato, in fuga da un impero di cui nessuno lo vuole erede. Deryn è una ragazza arruolata in vesti maschili nell’aviazione britannica, decisa a vivere come vuole. Si incontrano per caso ma si alleano per scelta e affrontano il conflitto insieme, da Istanbul a New York, tra battaglie aeree e rivoluzioni, Alek e Deryn impareranno che cosa sono il caos e l’odio, ma anche l’amicizia e la speranza, forse addirittura l’amore.
In una trilogia steampunk che incalza il lettore con colpi di scena e scontri all’ultimo sangue, Scott Westerfeld ci regala un viaggio appassionante nelle infinite possibilità della storia: che sia quella del mondo o di ciascuno di noi.

Non credo che ci sia molto altro da dire. Viviamo in un mondo che nulla ha a che vedere con il vero mondo di un secolo fa.
Alek è l’erede al trono dell’impero austro-ungarico, ma preferirebbe non esserlo piuttosto che essere inseguito da chi lo vuole eliminare. Deryn/Dylan è una ragazzina che non ha alcuna intenzione di dedicarsi alle faccende domestiche e che si arruola nell’aviazione. I due s’incontrano, diventano amici, partecipano in prima persona a eventi storici e cercano di proteggersi a vicenda, in certi momenti. Grazie al cielo almeno non sono loro a salvare il mondo.
Accanto a loro ci sono anche altri personaggi “minori” e qualche animale creato in laboratorio. I personaggi mi sembrano comunque tutti abbastanza determinati.

Struttura della serie
Si tratta di tre romanzi che, a mio parere, sono tre per pure finalità commerciali. La trama del secondo inizia proprio da dove finiva il primo, la trama del terzo inizia proprio da dove finiva il secondo. Di fatto avrebbe potuto essere un romanzo solo.
Si alternano, in terza persona, quello di Alek e quello di Deryn, a intervalli regolari di due capitoli, in modo piuttosto ordinato.

Valutazione finale: 3,5/5
Se c’è una cosa che in genere non amo è la fantascienza ambientata in un passato ispirato alla realtà, ma con episodi totalmente immaginari. Questa è una delle ragioni per cui questa serie mi convince soltanto a metà. Inoltre ho avuto l'impressione che fosse troppo prolissa...
Per il resto ho apprezzato il fatto che il lato sentimentale sia mooooolto secondario (fino a metà del terzo romanzo, tra l’altro, Alek è convinto che Deryn sia un ragazzo), dando principale rilievo all’azione.

giovedì 23 gennaio 2014

RECENSIONE: "Winter" di Asia Greenhorn

Cari lettori, direi di offrirvi su un piatto d'argento, anche se non l'avete chiesta, la recensione del romanzo che ho letto in questi ultimi due giorni in pausa pranzo, "Winter" di Asia Greenhorn (grande esempio di come sia applicabile perfettamente la regola aurea del "tanto è fantasy"), che mi ha prestato un'amica che l'ha comprato anni fa e che ne è rimasta alquanto insoddisfatta. Nonostante il suo giudizio ("non è un granché") ho deciso di dedicarmi alla lettura di questo ennesimo romanzo in cui una sedicenne s'innamora di un compagno di scuola dagli occhi dai colori strani che si scopre essere un vampiro.
...
...
...
Ehm... un... che cosa?! Non proprio, ma su questo ci torneremo tra un po'.

Background
"Winter" è uscito diversi anni fa, proprio in scia al fenomeno "Twilight", quando uscivano di continuo romanzi su vampiri adolescenti.
L'autrice, l'ho scoperto in questo momento, è italo-inglese.

Prima impressione
Detto tra noi, sinceramente la copertina mi fa un po' senso, a causa di quelle macchie di sangue sul collo. Sarò anche troppo sensibile, ma certe immagini mi fanno un po' impressione...
Inoltre vorrei soffermarmi sul fatto che la protagonista (o quella che dovrebbe essere la sua rappresentazione) indossa un abito antiquato e un paio di guanti altrettanto antiquati. Peccato che il romanzo sia ambientato abbondantemente dopo il 2000 e che la protagonista sia una sostenitrice dell'abbinamento jeans+Converse (specie nelle giornate piovose d'autunno, che non mi sembrano esattamente l'ideale per andarsene in giro con le scarpe di tela)...

La trama
Credo che nulla sia più indicativo della quarta di copertina, in questo caso.
E la quarta di copertina dice questo:

Winter si è appena trasferita da Londra a Cae Mefus, una piccola cittadina nel nord del Galles, in seguito al misterioso incidente che ha costretto sua nonna in ospedale. Una nuova casa la accoglie. E una nuova famiglia, quella dei Chiplin, il cui figlio maggiore, Gareth, non le toglie gli occhi di dosso, per ragioni che la ragazza può solo in parte intuire. Nella nuova scuola Winter incontra Rhys, un ragazzo dalla bellezza misteriosa, dal quale Gareth cerca di metterla in guardia. Ha gli occhi brillanti. Lo sguardo profondo nasconde un passato lontano. L'attrazione li travolge come un'onda, è un'energia inspiegabile e pericolosa. Mentre strane aggressioni si verificano nella contea, Winter stessa è assalita nel bosco. La verità comincia a venire a galla. Winter deve scoprire un nuovo mondo, dove antiche tradizioni si tramandano di generazione in generazione, dove un patto segreto protegge l'esistenza di milioni di persone. Deve scoprire la verità sulla morte dei suoi genitori, e sulla loro unica eredità: un ciondolo di cristallo che la protegge. Ora è costretta a scegliere. Tra Rhys, il ragazzo che ama, e la sua stessa vita, come l'ha sempre conosciuta.

Di fatto non è che ci sia più di tanto da dire, se non che, all'improvviso, dopo circa 200 pagine, Winter si scopre magicamente innamorata di Rhys, un compagno di scuola con il quale aveva scambiato fino a quel momento sì e no due parole.
La loro relazione, però, è ostacolata da un patto tra umani e vampiri, che impedisce le relazioni amorose tra gli uni e gli altri, per un semplice motivo: i mezzi umani e mezzi vampiri hanno un sangue che rende i vampiri immortali (su questo tornerò tra poco) qualora lo bevano, e questo renderebbe i vampiri troppo potenti.
Il problema, però, è che Winter è proprio un incrocio umano-vampiro, e che il suo sangue è fa gola a qualcuno...

Vampiri che non sono vampiri... e nessuno si degna di spiegarci perché, tanto è fantasy
Quando a suo tempo recensii la serie dei vampiri glitterati della Meyer spiegai perché non fossi rimasta particolarmente delusa dal fatto che quei vampiri non si attenessero a quelli "tradizionali". Sebbene molti aspetti di "Twilight" non mi abbiano soddisfatta, il fatto che i vampiri mangino animali e brillino al sole non mi ha particolarmente disturbata: per quanto le spiegazioni della Meyer, che vanno da "possiamo stare al sole, ma non ci stiamo perché la nostra pelle è brillante", "abitiamo nel paese più piovoso del mondo" a "siamo diversi da come il cinema ci rappresenta", possano essere spiegazioni talvolta banali e insulse, sono pur sempre spiegazioni.
In "Winter", invece, di spiegazioni non ce ne sono affatto. I vampiri non sono immortali, ma nessuno ci spiega perché. I vampiri nascono allo stesso modo degli umani e crescono, ma nessuno ci spiega perché. I vampiri hanno un cuore che batte, hanno sangue nelle vene e sono caldi, ma nessuno ci spiega perché. Nemmeno la protagonista, che ama follemente Rhys perché... mhm... a proposito, perché?, gli chiede un minimo di spiegazioni.
Tra l'altro vorrei segnalare che il professore vampiro è vecchio vari secoli, gli altri vampiri sono adolescenti e nessuno sembra spiegare quanto possano vivere.

Ci amiamo perché... boh!
La relazione tra Winter e Rhys nasce così:
- incontri casuali a scuola e in biblioteca;
- scambio di tre parole o quattro;
- grande ammmmmmmoooooore della vita.

Alternanza di punti di vista
Il romanzo è narrato in terza persona e il punto di vista cambia mediamente ogni una o due pagine, a volte anche meno.
Questo purtroppo fa sì che quelli che avrebbero potuto essere colpi di scena non lo siano: sappiamo già come agiranno certi personaggi, compresi gli antagonisti, perché abbiamo letto, tramite il loro punto di vista, le loro intenzioni.

Valutazione finale: 2/5
Idee potenzialmente originali (come anche le particolarità di questi vampiri) che però non sono state sfruttate nel migliore dei modi. Anzi, non sono state sfruttate affatto. So che c'è un seguito. Non credo, sinceramente, che lo leggerò.

lunedì 20 gennaio 2014

RECENSIONE: la trilogia "Shadowhunters, le origini" di Cassandra Clare

Ci siamo! E' giunto il momento che la mia "avversione" per gli Shadowhunters crollasse. Dopotutto il film di "Città d'ossa", di cui ho parlato a suo tempo, non doveva essere considerato un indicatore delle qualità della serie.
Ho preferito però optare per la trilogia "Shadowhunters - le origini", che in origine si chiamava "The Infernal Devices", ma mettere titoli che non c'entrano nulla con quelli originali pare essere un'abitudine comune in Italia. Ho già in cantiere l'idea di leggere anche la serie principale (il cui "prequel" può essere letto indipendentemente, dato che tratta di altri personaggi), anche se sono un po' riluttante per via del fatto che il sesto e ultimo romanzo uscirà in marzo negli Stati Uniti e addirittura dovremmo aspettare fino all'autunno per leggerlo in italiano (ma ho già in cantiere anche l'idea, se mi piaceranno i primi cinque, di leggerlo in inglese in caso io riesca a trovarlo).

Ma ora basta con le chiacchiere e dedichiamoci allo spin-off, costituito da una trilogia così composta:
1) L'angelo (Clockwork Angel);
2) Il principe (Clockwork Prince);
3) La principessa (Clockwork Princess).

Come in ogni urban fantasy young adult che si rispetti, accanto alla trama principale c'è anche una protagonista adolescente che incontra il grande ammmmmmore della sua vita e dopo pochi mesi decide di sposarlo. L'unica differenza è che le altre serie sono ambientate nel ventunesimo secolo, qui invece siamo nell'Ottocento, epoca in cui una donna non sposata a vent'anni era già considerata una vecchia zitella, il che rende credibile questo genere di storyline.
Il fatto che il grande ammmmmore della protagonista in realtà siano due grandi ammmmmori ancora una volta non è sorprendente, ma devo ammettere che è la prima volta in cui leggo di due grandi ammmmmori della protagonista i cui rapporti rasentano i limiti dello slash. Questo, se non altro, mi pare originale.



ATTENZIONE: la recensione potrebbe contenere spoiler.

Contesto
Siamo a Londra nell'Ottocento, ma in realtà veniamo introdotti in un mondo in cui accanto agli umani ("mondani") vivono anche i "nascosti", una categoria che comprende creature soprannaturali di vario tipo, che mantiene la propria esistenza segreta agli umani: Nephilim (che non c'entrano nulla con i Nephilim biblici ma si chiamano allo stesso modo, anche se in genere vengono chiamati Shadowhunters - sono mortali che hanno sangue angelico nelle vene che si tramanda di generazione in generazione, e sono cacciatori di demoni e vegliano su ciò che accade nel mondo dei "nascosti"), vampiri, licantropi, stregoni (che hanno sangue di demone nelle vene)... e chi più ne ha più ne metta.

CLOCKWORK ANGEL: un inizio intrigante
Nel primo romanzo della serie conosciamo l'adolescente Tessa Grey, un'orfana vissuta a New York insieme alla zia, almeno finché quest'ultima non è morta. A quel punto non le resta che andare a Londra, dove ad aspettarla dovrebbe trovare il fratello ventenne giocatore d'azzardo Nate, unico suo parente ancora vivente. Le cose non vanno proprio nel verso giusto: viene infatti rapita da due sorelle streghe che vogliono consegnarla a un personaggio chiamato "Magister", che vuole sfruttare le abilità di Tessa. Infatti la ragazza è una mutaforma, toccando un oggetto di proprietà di qualcun altro può trasformarsi in lui/lei nell'aspetto e addirittura arrivare a comprenderne i pensieri e le emozioni.
Nella casa delle due sorelle, inoltre, vengono compiuti esperimenti per creare dei robot dall'aspetto umano, che possano obbedire agli ordini del Magister e dei suoi seguaci, che hanno l'obiettivo di eliminare gli Shadowhunters in quanto il Magister li ritiene colpevoli della morte della sua famiglia, avvenuta vari decenni prima.
A salvare Tessa è l'irruzione degli Shadowhunters nella dimora delle due streghe, in particolare si rivela fondamentale l'intervento di Will, un giovane nephilim dal quale Tessa è attratta anche se lui si dimostra spesso scontroso e arrogante.
Gli Shadowhunters la portano con loro nell'Istituto gestito da Charlotte e da suo marito Henry, dove i giovani Shadowhunters vengono addestrati e vivono.
Qui entrano in scena gli altri personaggi: la "modaiola" Jessamine, il romantico violinista malato Jem, la simpatica cameriera Sophie, ecc...
Gli Shadowhunters decidono di aiutare Tessa a rintracciare suo fratello Nate, che sembra essere stato rapito dal Magister. In corso d'opera devono affrontare uno scontro con un gruppo di vampiri e, proprio quando la situazione sembra essersi sistemata, ci saranno numerosi colpi di scena (che saranno spoilerati nella trama del romanzo successivo), in cui il Magister, la cui identità verrà svelata nella parte conclusiva, fuggirà con l'intento di portare a termine il proprio intento...

CLOCKWORK PRINCE: un ottimo secondo romanzo
SPOILER: Nate ha in realtà tradito la sorella, in cambio della possibilità illusoria di continuare la propria vita dissoluta, e si è schierato dalla parte del Magister.
Intanto, visto che quest'ultimo è fuggito, il consiglio degli Shadowhunters decide di spodestare Charlotte, togliendole la custodia dell'Istituto con l'intento di affidarla allo stimato Benedict Lighthood. Le viene quindi "concesso" un ultimatum: due settimane per ritrovare il Magister, altrimenti perderà l'istituto.
I membri dell'Istituto quindi, fanno il possibile per aiutare Charlotte: Tessa, Will e Jem intraprendono un viaggio per incontrare un anziano Shadowhunter che sa come andarono le cose a proposito della famiglia del Magister, per cui quest'ultimo sta cercando vendetta. Le cose però non vanno come dovrebbero: mentre Will si ritrova "per caso" vicino alla propria famiglia (suo padre era un Nephilim che lasciò il proprio incarico di cacciatore, mentre Will, come Shadowhunter, deve chiudere ogni rapporto con i familiari che non ne fanno parte) avendo modo di intravedere la sorella minore, i tre subiscono l'ennesimo attacco da parte degli automi.
Nel frattempo Jessamine (ATTENZIONE: SPOILER), innamorata di Nate, dopo averlo sposato in gran segreto si schiera dalla sua parte, con l'intento di consegnare Tessa al Magister. Tra Tessa e il fratello, inoltre, ci sarà un drammatico confronto che si chiuderà con un epilogo non proprio allegro.
In questo romanzo, oltre alla storia di Tessa, viene approfondita maggiormente anche quella di Jem e di Will. Il primo dei due, uno Shadowhunter orfano anglo-cinese, è stato infettato dai demoni che hanno ucciso i suoi genitori ed è dipendente dalla droga, che gli consente di vivere, ma che allo stesso tempo non gli consentirà di avere una lunga vita. Will, invece, ha lasciato la propria famiglia a causa di una maledizione lanciata da un demone, secondo la quale chiunque gli vuole bene finirà per morire. E' questa la ragione per cui Will cerca di farsi detestare da tutti, a parte da Jem, il suo "parabatai" (una sorta di fratello di sangue, legato a lui da una promessa di protezione reciproca per tutta la vita - che si tramuta, nella pratica, in quella che ho già definito un'amicizia ai limiti dello slash), perché sa che è comunque destinato a morire.
Soltanto quando riesce a rintracciare, con l'aiuto dello stregone Magnus Bane, il demone che ha lanciato la maledizione (ATTENZIONE: SPOILER) e scopre che in realtà il demone l'ha solo preso in giro e che non esiste alcuna maledizione, decide di dichiarare finalmente i propri sentimenti a Tessa, attratta da lui già dal primo romanzo, anziché continuare a respingerla. A quel punto Tessa gli rivela di essersi appena ufficialmente fidanzata con Jem...
Il romanzo si conclude con Charlotte che mantiene la propria carica, soprattutto quando si scopre che Benedict, al di là dell'apparenza moralista, si rivela essere un uomo dalla vita dissoluta, che nasconde parecchi segreti...

CLOCKWORK PRINCESS: un finale che lascia (forse) con l'amaro in bocca
Mentre all'Istituto si aggiungono nuovi "residenti" (compresa la sorella di Will, venuta per riportarlo a casa, e i due figli di Benedict Lighthood che nel frattempo ha fatto una brutta fine, nella quale è stato chiarito a tutti gli effetti che intratteneva relazioni sessuali con demoni), il Consiglio cerca ancora un modo per spodestare Charlotte, sempre con la scusa che il Magister e i suoi automi sono ancora un pericolo.
Infatti (ATTENZIONE: SPOILER, DA QUI FINO ALLA FINE DEL PARAGRAFO) il Magister fa rapire Tessa proprio alla vigilia del suo matrimonio con Jem, in uno scontro nel quale tra l'altro muore Jessamine e Jem viene gravemente ferito, perché sapendo la natura del suo dono (derivante dall'essere figlia di una Nephilim e di un demone - unione che si pensava non potesse generare nuove vite, in quanto le "rune", marchi tracciati addosso agli Shadowhunters, avrebbero impedito al mezzo demone di vivere; in questo caso però è stato possibile in quanto, essendo la madre di Tessa ignara del fatto di essere una Nephilim, non aveva rune sul proprio corpo) pensa di poterla sfruttare per i suoi loschi scopi (il cui principale è sempre quello di distruggere gli Shadowhunter).
Ormai in punto di morte, scoprendo che anche Will è innamorato della ragazza, Jem lo prega di cercarla e di salvarla. Will a quel punto parte per ritrovarla, avendo avuto modo di scoprire dove è stata portata.
Proprio nel corso del proprio viaggio Will si rende conto, vedendo la runa che lo legava al suo parabatai sbiadire, che Jem è morto. Ciò mi ha lasciata mooooolto insoddisfatta, e non solo perché Jem era il mio personaggio preferito. Non mi è piaciuto che sia uscito di scena senza avere ancora avuto la possibilità di fare più di tanto, in quest'ultimo romanzo. Poco dopo, comunque, Will riesce finalmente a raggiungere Tessa, prigioniera del Magister... e si ritrova intrappolato insieme a lei. Non appena rivela a Tessa che Jem è morto, lei - e ancora una volta la mia insoddisfazione è incrementata fino allo sfinimento - gli dichiara il proprio amore e nel giro di poche righe i due si ritrovano a letto insieme (è stato uno shock per due motivi: 1) Tessa e Will erano legatissimi a Jem, mi sembra quasi out of character che tutto ciò accada subito dopo la sua morte; 2) Tessa è una donzella dell'Ottocento, che fino a quel momento riteneva scandaloso anche solo baciare con troppa passione il fidanzato che stava per sposare, mentre così, di punto in bianco, si porta a letto l'amico del fidanzato defunto pochi minuti dopo avere scoperto della morte di quest'ultimo).
Nel finale Charlotte, Henry e tutto il loro seguito, insieme ad alcuni Fratelli Silenti (lugubri individui muti e incappucciati con sangue angelico divenuti immortali grazie all'applicazione di particolari rune, che vivono nella "città silente", che deve essere un vero mortorio, che possono essere evocati dagli Shadowhunters per chiedere aiuto), aiutano Will e Tessa a combattere contro il Magister e l'esercito di automi. Ad un certo punto colpo di scena: a uno dei Fratelli Silenti cade il cappuccio... ed è Jem! Infatti in punto di morte, affranto dal fatto di non avere salutato per l'ultima volta Tessa e Will, ha deciso di tentare di diventare un Fratello Silente, condannandosi a un'eternità lugubre e solitaria.
Dopo lo scontro, comunque, nel quale il Magister rimane ucciso, Jem saluta un'ultima volta Tessa e Will, che successivamente si fidanzeranno, e parte per la Città Silente.
Si giunge quindi all'Epilogo, in cui scopriamo che Tessa si è sposata con Will e ha avuto dei figli con lui, dai quali si è allontanata dal momento che, essendo lei immortale (per via del sangue demoniaco), dovrebbe vederli invecchiare e poi morire. La ritroviamo nel 2008, circa settant'anni dopo la morte di suo marito, mentre attende di incontrare Jem che, da Fratello Silente, la incontrava ogni anno a un appuntamento sempre fisso. A quel punto una sorpresa la aspetta: Jem non è più un Fratello Silente, dal momento che, grazie ai progressi scientifici (così pare, non è spiegato molto bene) adesso può disintossicarsi dalla droga e riuscire a vivere una vita normale. Il finale lascia intendere che i due possano finalmente vivere il loro amore.

Devo ammetterlo, non so se sono pienamente soddisfatta... Tutto sommato avevo aspettative un po' diverse per il terzo romanzo. Mi aspettavo qualcosa di più credibile, come ad esempio il fatto che Jem viveva abbastanza per sposare Tessa e poi moriva in giovane età. Mi è sembrata una scelta un po' macchinosa, quella per cui ha optato Cassandra Clare. Inoltre sono rimasta decisamente delusa dalla banalizzazione dei sentimenti nell'ultimo romanzo in cui Tessa di fatto considera Jem e Will come intercambiabili. "Uno dei due muore? Va beh, tanto mi posso fare quell'altro." Anche per quanto riguarda Will, sono rimasta abbastanza spiazzata: la prima parte del terzo romanzo era stata un susseguirsi di sue saghe mentali del tipo "dopo che Jem sarà morto, per rispetto nei suoi confronti non mi farò mai avanti con Tessa" e poi non appena l'amico "muore" lui e Tessa finiscono a letto insieme... Mah... io credo che un po' di coerenza non guasterebbe.
Almeno, però, c'è un dettaglio che mi ha soddisfatta: in un genere in cui l'immortalità di solito viene presentata come "che bello, io rimarrò giovane in eterno, mentre tutti intorno a me, compresi i miei discendenti, si riempiranno di rughe e poi schiatteranno", stavolta ne viene data una visione più realistica, in cui sì, c'è la giovinezza eterna, ma c'è anche l'eterno rimpianto per le persone amate che non ci sono più.

I personaggi
Li ho apprezzati, uno dopo l'altro. Ciascuno mi è sembrato avere il proprio ruolo. Nessuno mi è sembrato poco caratterizzato. Forse Tessa avrebbe potuto essere resa meglio, magari più coerente anche nel terzo romanzo. Sono rimasta positivamente colpita dalla donna che cerca di far valere la propria posizione anche se è donna (Charlotte), dal marito pasticcione di lei (Henry), dalla ragazza che tutti vedono come un'idiota, ma che in realtà vorrebbe semplicemente poter essere una normale umana anziché una nephilim (Jessamine), dal ragazzo estremamente ambiguo ma affascinante (Nate), dal ragazzo scontroso che non è scontroso solo perché ne ha voglia e che alle spalle ha un motivo originale (Will), dall'antagonista che per una volta ha uno scopo e non ostacola i protagonisti semplicemente "perché sì" (il Magister)...
Dimentico qualcuno? Ah, già, Jem... Ho letteralmente adorato quel personaggio, anche se il ruolo dell'eroe romantico condannato a un triste destino forse non è proprio originalissimo. Ma Jem è reso molto bene, a mio parere. E' troppo, come dire... awwwwwwww. *-*

Valutazione finale: 4,5/5
Seppure con i suoi difetti, di cui penso di avere già parlato, questa serie mi è piaciuta molto e, ad oggi, credo che sia una delle serie urban fantasy migliori che io abbia mai letto.
Mi sento di consigliarla agli amanti del genere, ma non solo. Tutto sommato anche chi non è molto "vicino" a questo genere potrebbe apprezzarla.

martedì 14 gennaio 2014

RECENSIONE: "Vento di magia" di Marianne Curley

In attesa di terminare la serie che mi appresterò a recensire non appena l'avrò finita, è il caso di dedicarmi anche alle altre letture a cui mi sono dedicata negli ultimi tempi, riservate generalmente alle pause pranzo al lavoro.
Una di queste è "Vento di magia" di Marianne Curley, un fantasy (o meglio, un mix tra un fantasy medievale e un urban fantasy) non proprio recentissimo, ma comunque di un'epoca abbastanza attuale.

Quarta di copertina
Tutti in paese considerano Kate una mezza strega, forse anche per quegli strani occhi a mandorla di un azzurro chiaro, per il suo viso bianchissimo e contornato da capelli neri e lucenti che le arrivano fino alla vita. Lui, Jarrod, sente immediatamente una forte attrazione per quella ragazza, e nello stesso tempo un'inquietudine che lo spinge ad allontanarsi. Jarrod non capisce, Kate sì: lui ha il dono, come lei, ma non ne è consapevole e soprattutto non sa gestire i suoi poteri. Kate non ha una storia: non ha mai conosciuto il padre e la madre e vive da sempre con la nonna ai margini della foresta pluviale. La storia della famiglia di Jarrod invece si perde in un passato lontano, in un castello ai confini tra Scozia e Inghilterra.

Prima impressione
Questo romanzo è stato pubblicato nel 2000, prima del boom di romanzi urban fantasy pieni dei classici fighi che si rivelano essere vampiri / licantropi / qualsiasi altra creatura soprannaturale.
Per qualcuno potrebbe essere un punto di forza. Io, sinceramente, me ne frego. Un romanzo positivo può esserlo sia che sia stato scritto prima del boom sia che sia stato scritto dopo... così come può accadere l'esatto contrario.
La copertina, in sé, non mi ha attirata più di tanto, ma tutto sommato pensavo che la trama potesse essere abbastanza interessante.

Trama e struttura
Il romanzo è strutturato, in prevalenza, in due parti (in totale è suddiviso in "prima parte", "seconda parte" e "terza parte", ma la terza, di fatto, è soltanto un epilogo): una ambientata ai giorni nostri (o meglio, all'epoca in cui è stato scritto il romanzo - fine anni '90/primi anni '00) e una ambientata nel medioevo.
Nella prima parte Kate conosce Jarrod, suo nuovo compagno di scuola, nella cui famiglia capitano sempre delle disgrazie. Grazie anche alla nonna di Kate i due scoprono che c'è una maledizione, che fu lanciata circa ottocento anni prima dal fratellastro illegittimo di un antenato di Jarrod. L'unico modo per spezzarla è tornare indietro nel tempo ed eliminare l'autore della maledizione.
Con un incantesimo suggerito dalla nonna di Kate, quindi, i due si ritrovano esattamente nel luogo e nell'epoca in cui viveva Rhauk (da notare: è l'unico personaggio che ha un nome contorto), l'autore della maledizione. Qui Jarrod si finge il nipote di un proprietario terriero suo antenato, il fratellastro di Rhauk, appunto.
Rhauk, dotato a sua volta di poteri magici, si rende conto dei poteri di Kate, che si spaccia per la moglie di Jarrod. La rapisce e con l'inganno le fa credere di essere pronto a rinunciare alla maledizione se lei resterà con lui. Jarrod, però, non accetta di lasciare l'amica in balia di Rhauk e lo sfida in un duello in cui la magia fa da protagonista...

Il tutto è narrato in prima persona, con punti di vista alternati, quello di Kate e quello di Jarrod. Questo, a mio parere, confonde parecchio le idee. Avrei preferito, da questo aspetto, una narrazione in terza persona, con POV sempre alternati.

Medioevo: promosso a pieni voti, perché la parte ambientata in quell'epoca è a mio parere molto avvincente... e lo dico senza nutrire una profonda passione (anzi, detestando) quel particolare periodo storico. I personaggi che appaiono in questa epoca sono abbastanza caratterizzati, almeno quelli che compaiono più spesso.
Giorni nostri: bocciati, perché seppure sia totalmente inutile ai fini della trama, ci sorbiamo più di un centinaio di pagine di puri stereotipi da teen-drama americano; ragazzi pieni di muscoli e poco dediti allo studio quindi stronzi ma desiderabili, ragazze ricche con i capelli mechati e quindi stronze, gente presa di mira perché possiede poteri magici, perché porta gli occhiali (tra l'altro questo mi sembra anche abbastanza anacronistico dato che almeno la metà dei ragazzini di oggi sono miopi, ma va beh...), perché non si veste alla moda (e qui mi verrebbe da dire: se si porta un'uniforme scolastica, come è più volte citato, i compagni di classe che accidenti ne sanno?), gente che soffre costantemente della sindrome di chi non è stato invitato alla festa e rasenta la disperazione, anche se in realtà non desidera affatto andarci. Personaggi secondari caratterizzati non ne vedo nemmeno uno e, a peggiorare le cose, sono totalmente inutili in relazione alla trama.
Inoltre tutto quello che accade è troppo frettoloso... o meglio: in questo centinaio di pagine ci sorbiamo una moltitudine di cliché, poi così dal nulla la nonna di Kate, deus-ex-machina della prima parte del romanzo, dice ai due che cosa devono fare.

Valutazione: 3/5
Non il meglio, non il peggio... tutto sommato si legge. Considerando che l'ho preso in prestito in biblioteca e che quindi l'ho letto senza spendere un centesimo, ci può stare.

venerdì 10 gennaio 2014

Recensione: "Noi siamo infinito, ragazzo da parete" di Stephen Chbosky

Una delle prime letture del 2014 (non la prima in assoluto, perché quella è il primo romanzo di una serie che recensirò tutta in una volta) è stata questo romanzo. Ne avevo già sentito parlare, so che ne è uscito un film (che non ho visto), ma soltanto ora l'ho letto.
Il romanzo è uscito nel 1999 ed è ambientato all'inizio degli anni '90.

Prima impressione
Sinceramente pensavo che fosse la storia di un ragazzino emarginato, lamentoso e bellaswanizzato. Pensavo anche che il romanzo non sarebbe andato a parare da nessuna parte.
Eppure mi sono convinta. "Lo leggo", mi sono detta. L'ho letto... e devo ammettere che la mia prima impressione era sbagliata.

La trama
Charlie ha 15 anni, non ha mai avuto veri amici (a parte un certo Michael, di cui non veniamo a scoprire molto, di fatto, che si è suicidato) ed è spaventato dall'inizio delle scuole superiori, temendo che non riuscirà a fare amicizia con nessuno.
Non è così. Conosce Sam, una ragazza che lo attira fin da subito, e il suo fratellastro Patrick, entrambi studenti più grandi di lui, che frequentano l'ultimo anno di scuola. Nasce subito una profonda amicizia tra Charlie e i due, e grazie a loro inizia a frequentare anche altri loro amici e conoscenti, tra cui una certa Mary Elizabeth con cui avrà una breve relazione.
Con Sam e Patrick trascorre un anno intenso (poi i due se ne andranno per frequentare l'università), che è comunque segnato da un segreto del suo passato che Charlie non è mai stato completamente capace di rimuovere...

Struttura del romanzo
Siamo di fronte a un moderno romanzo epistolare: Charlie scrive a un amico senza nome, raccontandogli quello che gli succede.
In certi momenti sembra che si stia rivolgendo ad un diario, ma in altri momenti invece lascia intendere che non è così (parla del fatto che gli ha spedito delle lettere e che lo conosce di vista grazie a una conoscenza comune).

I personaggi
Charlie è un ottimo personaggio. L'unica pecca che gli riconosco è che, a mio parere, non dà l'idea di essere un 15-16enne. Personalmente mi sembrava che la voce narrante fosse più giovane. Se non avesse specificato l'età, avrei pensato che potesse avere 12 o 13 anni. In ogni caso non siamo di fronte a un alter-ego maschile di Bella Swan... anzi, ci siamo lontanissimi. Charlie non è un vero e proprio emarginato senza amici... anzi, di fatto stava da solo perché non conosceva nessuno. Inoltre a ogni suo comportamento corrisponde una spiegazione razionale.
Anche Sam, Patrick e Mary Elizabeth sono ben caratterizzati, così come la sorella di Charlie...

Temi trattati
Se c'è una pecca in questo romanzo, non sono tanto i temi trattati - in primis omosessualità, droga, violenza... - ma come questi vengono trattati, in particolare gli ultimi due. I messaggi che sembra lasciar passare sono "se vuoi avere degli amici, devi bere, fumare e drogarti", per quanto riguarda il protagonista, mentre per quanto riguarda le "comparse" femminili il messaggio spesso è "se vuoi avere un ragazzo che ti ami, devi essere disposta a farti picchiare o a farti stuprare quando lui è ubriaco e non gliela vuoi dare"...

Valutazione: 3,5/5
Tutto sommato non l'ho trovato così male, anche se in certi momenti mi è sembrato cadere un po' nel banale. Resta, nel complesso, una buona lettura... sicuramente migliore di certi romanzi young adult con protagoniste femminili. :D

sabato 30 novembre 2013

RECENSIONE: "Il Canto della Rivolta" (Hunger Games #3), di Suzanne Collins

Inizio con una premessa: adesso ci si diverte, ma sul serio... Sono qui, infatti, per chiudere le mie osservazioni sulla trilogia di "HUNGER GAMES", che, come ho già avuto modo di dire, è così composta:

1) Hunger Games (Recensione QUI);
2) La Ragazza di Fuoco (Recensione QUI);
3) Il Canto della Rivolta.

A suo tempo sono stata molto soddisfatta del primo romanzo e moderatamente soddisfatta del secondo. Il finale, seppure non del tutto autoconclusivo, del secondo romanzo, non mi aveva lasciato molta suspense. Questo poteva essere interpretato in più modi, ma io lo interpretavo in un modo solo: mi aveva già dato l'impressione che l'autrice avesse voluto semplicemente allungare il brodo.
Con il terzo romanzo ne ho avuto la conferma. Mi dispiace dirlo, ma questa recensione non soddisferà il pubblico di fanboy e fangirl degli Hunger Games. Mi dispiace, con questa recensione non voglio certo sminuire né l'autrice né il primo romanzo della serie, ma credo proprio che trovare qualcosa di positivo da dire sia mooooolto difficile. O meglio, qualcosa di positivo finirò per dirlo, ma avrò anche molte cose negative da dire.
ATTENZIONE: il lato sarcastico di me che avete già conosciuto quando ho recensito i romanzi della Meyer è tornato per un resoconto semi-completo degli avvenimenti, quindi se volete leggere questo romanzo senza spoiler evitate di andare avanti.

Dopo gli Hunger Games, ecco il momento delle saghe mentali...
Katniss è nel distretto 13, insieme a Gale fuggito dal 12, insieme alla madre e alla sorella Prim, fuggite dal 12. La madre e la sorella assistono i feriti in ospedale, Gale... mhm... Gale che cosa fa? Questa è una bella domanda, ma non siamo tenuti a saperlo, dato che ciò che fa, in generale, è far battere il cuore di una molto-più-lamentosa Katniss che rischia seriamente di cadere nella sindrome della Mary Sue. Il cuore di Katniss comunque batte anche per il pensiero di Peeta, che è prigioniero di Capitol City, che è lontano, che chissà se potrà mai tornare, che chissà se pensa a lei... ogni tanto, comunque, Katniss riesce a non pensare a lui. Quei rari momenti li trascorre pomiciando con Gale, che evidentemente trova normale: 1) l'idea di stare insieme a una ragazza che fino a poco tempo prima considerava come una sorella, 2) l'idea che una ragazza che si declama innamorata pazza di un altro impazzisca dal desiderio di stare insieme a lui.
In tutti gli altri momenti, quando non sta pomiciando con Gale, Katniss è distrutta dall'idea di poter perdere le uniche due persone a cui vuole bene, che sarebbero Gale e Peeta appunto. Ci sono anche la madre e la sorella, questo sì, ma a parte i capitoli in cui compaiono, per loro non viene generalmente speso un singolo pensiero.
A fare da contorno alle circa 200 pagine di tutto ciò, accadono anche i seguenti avvenimenti:
1) l'ambigua presidente del Distretto 12, la signora Coin, concede la grazia ai tributi fatti prigionieri da Capitol City, destinati alla condanna a morte, e promette a Katniss che le darà la possibilità di uccidere Snow, presidente di Panem;
2) la ribellione dei distretti continua sotto la guida, tramite gli schermi televisivi, di Katniss, che viene ancora vista come una figura di riferimento e che quindi deve posare per la TV e recitare battute in cui sostiene che saranno i ribelli a vincere lo scontro;
3) c'è un bombardamento, annunciato da Peeta in TV, durante il quale tutti si rifugiano in un bunker sotterraneo, dove viene speso più tempo del solito nel parlare di Ranuncolo, il gatto di Prim (Primrose significa Primula, Katniss è il nome di qualche altra pianta... e anche i gatti, a quanto pare, si chiamano come piante);

Peeta is back!
Come punizione per avere rivelato in diretta TV che il distretto 13 era in pericolo, Peeta viene "avvelenato" da quelli di Capitol City e, per effetto della droga, diventa una sorta di psicopatico. Ma non temete: l'happy ending prevede che alla fine riesca miracolosamente a guarire, senza che venga spiegato come.
Intanto, però, quando viene liberato dall'esercito del distretto 13 (che più che un esercito sembra un'accozzaglia di individui messi lì a caso, con alcuni che sono soltanto nomi e non sono veri e propri personaggi), la guarigione è ancora molto lontana. Nel suo primo incontro con Katniss, tenta di strangolarla e per poco non la ammazza.
Perché tutto ciò mi dà la sensazione di dejà-vu?
...
...
...
Ah, già, una scena simile c'è stata tra Viandante e Ian, ne "L'Ospite" della Meyer. Naturalmente Viandante giustificò completamente il comportamento del futuro amato. Anche Katniss non fa granché di diverso.
Siamo intanto di nuovo in tema di messaggio subliminale pro-violenza domestica. Se la Meyer la giustificava nel caso in cui l'uomo che fa del male alla donna poi le sussurri dolci parole d'amore, la Collins sembra giustificare i maltrattamenti da parte di chi è sotto l'effetto di sostanze che alterano la coscienza. Mah...
Torniamo a Katniss. L'avevamo lasciata che scagliava frecce contro conigli, scoiattoli, capretti, gatti selvatici e avversari antipatici, la ritroveremo più avanti a scagliarle contro passanti che le sbarrano la strada... e qui invece non rifila nemmeno un calcio nei coglioni al fidanzato strangolatore. E' meglio dedicarsi alle saghe mentali, anche perché Gale nel frattempo è troppo preso dalla costruzione di bombe per perdere tempo a limonare con lei.
Dopo oltre metà romanzo, che sono riuscita a digerire veramente a fatica, si inizia a vedere un po' di azione... forse. Katniss, Peeta, Gale, Finnick (il "tributo" figo del secondo romanzo) e altri personaggi arrivati strada facendo prendono parte a una missione contro il presidente Snow e si rendono conto che la Coin non è dalla loro parte, ma che bada solo al proprio tornaconto personale.
Peeta nel frattempo si dedica alle saghe mentali nel vero senso della parola: è tutto un susseguirsi di "dovrei morire perché sono pericoloso", "dovrei morire perché non ricordo nulla", "dovrei morire perché [altro motivo messo a caso]", ecc...
Per risolvere la situazione lo ammanettano, in modo che non possa utilizzare armi, e rimane ammanettato per almeno 150 pagine, suscitandomi un dubbio esistenziale: ma quando deve andare in bagno?

L'evoluzione dei rapporti sentimentali nella filosofia di Panem
Dopo un attacco di ibridi (mostri creati ad arte dagli Strateghi a scopo distruttivo) sopravvivono solo in cinque: tra di loro ci sono Katniss, Gale e Peeta, il che è mooooolto sorprendente. O forse no? Propenderei per il no.
Comunque si rifugiano in un negozio di pellicce, la cui proprietaria a quanto pare li aiuta, perché ormai Capitol City è sul punto di arrendersi ed è la soluzione più conveniente. O forse non è così, ma non siamo tenuti a saperlo, perché lei è uno dei tanti personaggi che sono solo un nome ma non hanno un ruolo preciso all'interno della trama.
Si assiste comunque a un siparietto davvero epico, in cui Katniss finge di dormire, mentre Peeta e Gale conversano a proposito del potenziale futuro di uno di loro insieme a lei. Qui, intanto, mi è sovvenuto un dubbio esistenziale: ma... qualcosa del genere non lo si era visto anche nella serie di "Twilight" (mentre Bella, Edward e Jacob erano insieme in una tenda in mezzo al gelo in quello che doveva essere uno scontro contro i vampiri sciatti e trasandati quindi cattivi)?
Tralasciando comunque le analogie con qualcos'altro, Gale e Peeta sembrano dedurre che:
1) Katniss sceglierà necessariamente di stare con uno dei due;
2) nonostante il mondo sia pieno di donne, entrambi sanno che il loro futuro è con Katniss;
3) Katniss sceglierà di stare con chi dei due sarà più economicamente conveniente stare;
4) nonostante si tratterebbe di un'unione di convenienza, entrambi non sembrano minimamente disturbati da tutto ciò;
5) la partecipazione emotiva, nel parlare della ragazza che amano, è paragonabile alla partecipazione emotiva che potrebbero avere se stessero parlando di un oggetto di arredamento;
6) Katniss è disturbata per un totale di tre o quattro righe dal fatto che entrambi la vedano come una che bada solo alla convenienza, mentre successivamente prende anche lei a considerare Peeta e Gale alla stregua di due oggetti di arredamento.

Verso il finale...
Dato che la saghe mentali occupano la maggior parte del romanzo, nelle ultime 50 pagine assistiamo ai seguenti colpi di scena:
1) Prim muore in un bombardamento messo in atto grazie alle bombe di Gale;
2) per Katniss giunge il momento di uccidere Snow con una freccia, ma in realtà uccide volutamente la Coin;
3) Katniss finisce in una sorta di ospedale psichiatrico, mentre al di fuori la guerra finisce;
4) Katniss torna nel distretto 12, da sola;
5) nonostante abbia ancor una madre viva e vegeta, Katniss sostiene di avere perso TUTTE le persone a cui ha voluto bene;
6) Katniss rivede Peeta e improvvisamente sostiene di amarlo - nell'epilogo troveremo i due adulti, con due figli, con Katniss ancora tormentata dal proprio passato, mentre Gale nel frattempo ha accettato un buon lavoro nel distretto 2 e non si sa che fine abbia fatto.

CONSIDERAZIONI
Molte lettrici sono rimaste disturbate dall'epilogo, in cui Katniss si mette insieme a Peeta perché non conosce nessun altro, più che perché lui è il grande ammmmmmmore della sua vita. Personalmente questo non mi ha delusa. Katniss e Peeta hanno seguito un particolare percorso, che abbiamo visto nei romanzi precedenti, che li hanno portati a perdere i loro familiari e amici. Non mi sembra così strano che entrambi cerchino di non perdere l'unica persona che può ancorarli a quel poco di positivo che c'è stato nel loro passato.
Ciò che mi ha disturbata, piuttosto, è stato il modo in cui si è arrivati a tutto questo. Il terzo romanzo di questa serie mi sembra un'imitazione di tanti altri romanzi per ragazzine (altra analogia con la serie di "Twilight" è la seguente: come in "Breaking Dawn", ne "Il canto della rivolta" c'è un'intera distesa di personaggi inutili, che non sono destinati ad essere approfonditi e che non hanno un ruolo specifico) e, mentre in altre serie almeno questo c'è fin dall'inizio, qui stiamo parlando di un caso in cui il primo romanzo si era distinto proprio per le sue differenze dalla maggior parte delle serie young adult, quindi la delusione è doppia: se abitui il lettore ad avere qualcosa di migliore, quando ciò che gli offri dopo non solo non è migliore, ma talvolta arriva a sembrarti anche peggio, di certo non puoi pretendere che sia soddisfatto.

VALUTAZIONE: 2/5
Più di così non riesco a fare. Sono sempre del parere che "Hunger Games" avrebbe dovuto essere un romanzo autoconclusivo.

RECENSIONE: "La Ragazza di Fuoco" (Hunger Games #2), di Suzanne Collins

C'è una novità piuttosto importante: oggi ho finalmente concluso la lettura dell'ultimo capitolo della serie "Hunger Games". Quindi non c'è tempo da perdere, ecco a voi la recensione del secondo romanzo, "La ragazza di fuoco", seguito di "Hunger Games" che ho recensito ieri sera.

TRAMA
Abbiamo lasciato Katniss co-vincitrice, insieme a Peeta, della 74° edizione degli Hunger Games.
I due si sono trasferiti nel quartiere di lusso dedicato ai vincitori, nel 12° distretto da cui provengono e per loro si prospetterebbe uno sfarzoso futuro, se non fosse che il presidente Snow, dittatore di Capitol City, si vede messo in pericolo dalla ragazza. A seguito del suo finto suicidio, infatti, è divenuta una sorta di esempio per la popolazione di Panem, che sta per dare vita a una ribellione contro la capitale.
I due tentano di fingere di non avere inscenato il suicidio allo scopo di salvarsi, ma di averlo fatto per amore. Annunciano infatti pubblicamente il loro fidanzamento, seppure Katniss, dopo essere tornata a casa, si senta molto legata a Gale, suo amico d'infanzia.
Il presidente Snow non è comunque soddisfatto di come si sta evolvendo la situazione, dato che Katniss è una figura di riferimento per il paese, ormai. Dal momento che si avvicina la 75° edizione degli Hunger Games, viene quindi decretato che questa sarà l' "edizione della memoria", dove gareggeranno, per ciascun distretto, soltanto vecchi vincitori degli Hunger Games. Viene quindi meno la regola che tutela i vincitori. Per il povero distretto numero 12, dove ci sono state soltanto tre vittorie negli Hunger Games, il sorteggio è quasi scontato: come concorrente maschio tocca a Peeta (l'altro era il loro "preparatore", di mezza età e alcolizzato), mentre come concorrente femmina non ci sono dubbi fin da subito: sarà Katniss a tornare nell'Arena.
All'interno dell'Arena, Katniss ha l'intenzione di "sacrificarsi" per salvare la vita di Peeta, che ritiene meritevole della vittoria. I due, in questa parte conclusiva del romanzo, inoltre stringono alcune alleanze, in particolare con un ragazzo di nome Finnick e una donna anziana che risponde al nome di Mags che era stata la sua mentore.
Quest'ultima muore e Katniss, Peeta e Finnick stringono altre alleanze con altri tributi, di cui la maggior parte sono consapevoli di un complotto contro Capitol City, che permetterà a loro di uscire dall'Arena, distruggendone il campo magnetico.
Qualcosa va storto, però, e alcuni concorrenti, tra cui Peeta e la scontrosa Johanna, alleata/nemica di Katniss, vengono fatti prigionieri da Capitol City. Katniss, invece, si risveglia, ferita, su un hovercraft che la porterà nel 13° distretto, che molto tempo prima si ribellò alla capitale e che secondo le fonti ufficiali era stato completamente annientato.
Qui Katniss ritrova la famiglia e Gale, che la informa che loro sono tra i pochi sopravvissuti a un bombardamento che ha raso al suolo il 12° distretto.

I PERSONAGGI E I RAPPORTI TRA I PERSONAGGI
Soprattutto nella sua seconda parte, "La ragazza di fuoco" ha molte analogie con "Hunger Games" e la trama si rivela piuttosto simile: ventiquattro concorrenti, uno solo che arriverà in fondo, alleati etichettati come "buoni" e avversari etichettati come "cattivi", nonostante tutti abbiano l'obiettivo di uccidersi a vicenda...
In tutto questo calderone ho apprezzato l'approfondimento nei confronti di personaggi come Finnick e Johanna, mentre mi è sembrato che venissero lasciati in secondo piano altri personaggi, per l'esattezza tutti quelli che non potevano essere etichettati come giovani, belli e fighi.
Per quanto riguarda Johanna, comunque, mi è piaciuta profondamente. Cercate di immaginarvi una donna adulta, che durante l'adolescenza ha combattuto e sconfitto altri 23 adolescenti. Come vincitrice è stata destinata a una vita libera da preoccupazioni... e si ritrova di nuovo nell'Arena, vedendo crollare tutto. Che possa essere scontrosa nei confronti di chi prima o poi finirà per ucciderla non è forse normale?

VALUTAZIONE: 3/5.
La valutazione si basa su questo specifico romanzo, non su tutta la serie. Tiene conto dei punti di forza, come la scorrevolezza della trama per buona parte dei capitoli, ma anche dei punti di debolezza, in particolare che si tratta di una sorta di copia del primo romanzo, fatta per essere più appetibile a un pubblico di ragazzine (anche grazie alla presenza di Finnick, che interpreta la parte del figo di turno - e che, per fortuna, è già fidanzato, quindi ci è stata risparmiata un'inverosimile love-story tra lui e Katniss), in cui anche la protagonista non è più sempre così determinata come in precedenza.

Tra non molto arriverà anche la recensione del capitolo conclusivo della serie.

venerdì 29 novembre 2013

RECENSIONE: "Hunger Games" di Suzanne Collins

"Hunger Games" è un romanzo fantascientifico-distopico pubblicato nel 2008 da Suzanne Collins, di cui è uscito un film alcuni anni dopo.
Si tratta del primo romanzo di una serie, composta dai seguenti romanzi:

1) HUNGER GAMES;
2) LA RAGAZZA DI FUOCO;
3) IL CANTO DELLA RIVOLTA.

Ne avevo sentito parlare molto bene e, quando in biblioteca mi sono ritrovata davanti il primo volume della serie, ho deciso di prenderlo in prestito.
Non me ne sono pentita...

AMBIENTAZIONE
Il romanzo si svolge a Panem, uno scenario futuristico collocato nell'attuale territorio degli Stati Uniti. Il mondo per come lo conosciamo è stato distrutto dagli antenati dei nostri protagonisti e ora è diviso in 12 distretti, controllati dalla dittatura della capitale, Capitol City.
Ogni anno 12 ragazzi e 12 ragazze devono essere sacrificati simbolicamente alla capitale, in un evento chiamato "Hunger Games", seguito in diretta televisiva 24 ore su 24, come un reality show. I partecipanti, estratti a sorte, devono combattere fino a uccidersi, in un contesto surreale in cui gli Strateghi, ovvero gli organizzatori, possono scatenare dietro ai concorrenti qualunque tipo di calamità naturale.
L'ultimo che rimane in vita sarà il vincitore e gli sarà concesso di vivere nel lusso fino alla fine dei suoi giorni, senza più correre il rischio di poter essere sorteggiato per gli Hunger Games.

TRAMA
E' il giorno in cui, nel distretto 12, quello dei minatori, vengono estratti a sorte il ragazzo e la ragazza che dovranno partecipare alla 74esima edizione degli Hunger Games.
Vengono estratti il 16enne Peeta Mellark e la 12enne Primrose Everdeen. Katniss, la sorella maggiore di quest'ultima, per salvare la vita di Primrose decide di offrirsi volontaria e di sacrificarsi al suo posto.
I due, così come gli altri tributi, avranno a disposizione uno staff di preparatori, prima di raggiungere l'Arena, luogo in cui si svolgeranno gli Hunger Games. Inoltre, a seconda dell'audience che faranno, potranno ricevere delle offerte (di cibo, di armi o di medicinali), una volta in cui saranno all'interno dell'Arena, da parte di sponsor.
E' in questo contesto che Katniss e Peeta inscenano una storia d'amore, che causa un incremento del successo degli Hunger Games.
Proprio per questo viene aggiunta una regola diversa, solo per quell'anno: se due tributi dello stesso distretto resteranno vivi fino all'ultimo, saranno proclamati due vincitori.
E' proprio quello che sta per accadere, quando dopo avere affrontato le insidie dell'Arena i due si ritrovano a essere gli unici sopravvissuti. Ma la nuova regola era un bluff e i due vengono esortati a combattere fino alla fine.
E' inscenando il loro suicidio che riescono a sopravvivere, perché gli Strateghi non possono accettare l'idea che non ci sia un vincitore vivente.

I PERSONAGGI E I RAPPORTI TRA PERSONAGGI
In questo primo romanzo ho apprezzato abbastanza Katniss. Seppure in certi momenti non sia poi così simpatica, con la sua aria da saputella tuttofare, ho apprezzato il fatto che non sia una protagonista lagnosa e incapace di qualunque azione.
Gli altri, purtroppo, non mi sono sembrati approfonditi tanto quanto lei, se non per qualche accenno, relativo al passato per quanto riguarda Peeta e gli amici e parenti di Katniss. Degli altri "tributi" sappiamo ben poco, l'unica che viene approfondita è Rue, una ragazzina indifesa che a Katniss ricorda molto Primrose. Gli altri vengono considerati, bene o male, come carne da macello.
Per quanto riguarda le relazioni tra personaggi, ho trovato molto spontanea l'amicizia che nasce tra Katniss e Rue quando le due, che hanno alle loro spalle un background simile (entrambe provengono da un distretto povero, in cui le persone sono costrette ad "arrangiarsi" per sopravvivere) che si alleano per contrastare quelli che vedono come avversari più forti di loro.
Ho apprezzato un po' meno il lato sentimentale che, come al solito, viene offerto su un piatto d'argento al pubblico target (stiamo infatti parlando di uno young adult). Mi chiedo: per quale dannata ragione, solo perché sta fingendo di essere innamorata di lui, Katniss dovrebbe innamorarsi di Peeta?! E poi mi chiedo: dopo i suoi baci in diretta TV con Peeta, perché dopo un intero romanzo Katniss dovrebbe interrogarsi su che cosa ne pensi l'amico d'infanzia Gale, con il quale, come si evince dai numerosi flashback, c'è sempre stato un rapporto di amicizia e nulla di più? Ho apprezzato comunque che, finiti gli Hunger Games, le strade di Katniss e Peeta tornino a separarsi.

IL TESTO
Personalmente non amo molto la narrazione al presente, ma non credo che questa possa sminuire il valore di un romanzo. A rendere il tutto ben poco scorrevole è, a mio parere, il modo in cui le frasi sono strutturate. E' molto colloquiale, con periodi lasciati a metà e punti spesso usati al posto delle virgole. Questo l'ho apprezzato ben poco.

ORIGINALE O NO?
Ho sentito parlare di un romanzo giapponese degli anni '80-'90 che con "Hunger Games" ha molta attinenza. Parla di ragazzi costretti a combattere in una situazione che ricorda molto l'Arena del romanzo della Collins. Dal momento che non ho letto tale romanzo e che comunque anche due situazioni di partenza simili possono essere interpretate in maniera radicalmente diversa, non ci metterei la mano sul fuoco, per quanto riguarda la mancanza di originalità.
A me la storia dei tributi ha ricordato molto i ragazzi e le ragazze sacrificati al Minotauro, e in effetti la Collins ha dichiarato di avere preso spunto proprio da lì.
Per concludere questo paragrafo non posso fare altro che dire che non ho una risposta univoca alla domanda con cui l'ho iniziato.

PRIMO ROMANZO DI UNA SERIE
Nonostante fosse un romanzo autoconclusivo, sono usciti due seguiti. Ho letto "La ragazza di fuoco" e sto leggendo "Il canto della rivolta".
Temo che le ragioni per cui ci sono stati due ulteriori romanzi siano le seguenti:
1) allungare il brodo, anche per promuovere il film in uscita nel 2012;
2) rendere la serie più appetibile alle ragazzine.
Infatti seguirà un secondo romanzo in cui Katniss diventerà improvvisamente la 16enne che può salvare il mondo, si farà molte saghe mentali a proposito di Peeta, il grande ammmmmore della sua vita... ma l'ammmmmore della sua vita non era Gale?! no, era Peeta... ma anche Gale in assenza di Peeta... e Peeta in assenza di Gale... Il secondo l'ho trovato comunque ancora apprezzabile (anche se la trama è in tutto e per tutto simile a quella del primo: basti pensare che Katniss e Peeta si troveranno di nuovo a combattere nell'arena, a stipulare alleanze con gli altri tributi, alleanze che possono finire da un momento all'altro, e quant'altro...) e seguirà a breve una recensione.
Il terzo devo ancora finirlo e la mia impressione è che sia affetto dalla cosiddetta Sindrome di Breaking Dawn, che consiste nel far comparire dozzine e dozzine di personaggi di cui di fatto conosciamo soltanto il nome, nonostante non più di quattro o cinque siano importanti ai fini della trama. E "Breaking Dawn", capitolo conclusivo di "Twilight" della Meyer, nonostante sia lungo il doppio de "Il canto della rivolta", l'ho letto in meno tempo, anche se non è un capolavoro. Questo significa solo una cosa: sto trovando "Il canto della rivolta" di una noia mortale.

VALUTAZIONE: 4/5.
Ho esaminato "Hunger Games" come se fosse un romanzo a sé stante, invece che parte di una serie che è andata progressivamente in calando.
L'ho trovato un buon romanzo ed è una lettura che consiglierei, ma consiglierei anche ai lettori di fermarsi al primo e di non proseguire con gli altri.

sabato 9 novembre 2013

RECENSIONE: “Dentro Jenna” di Mary E. Pearson

È giunto il momento di tornare con un’altra recensione e, in questo caso, vi presento il romanzo “Dentro Jenna” di Mary E. Pearson, un romanzo fantascientifico distopico (sempre che un mondo libero dove la sperimentazione scientifica elevata alla massima potenza al fine di salvare vite umane possa definirsi distopico, cosa di cui ho qualche non troppo lieve dubbio - ma come distopico viene definito) young adult che tempo fa mi è capitato davanti agli occhi in biblioteca.
L’ho preso in prestito... e ho finito di leggerlo dopo settimane. Vediamo di analizzare il perché, tenendo conto che comunque si tratta di un’opinione personale.

La copertina
Mi ha colpita. Mi sono chiesta quale fosse il significato e poi ho letto il romanzo.
Ho finito di leggere il romanzo e me lo chiedevo ancora.

La trama
Jenna Fox ha avuto un grave incidente all’età di sedici anni. Si risveglia dopo un anno di coma, senza ricordare nulla, se non quello che può rivedere dai vecchi filmati registrati dai suoi genitori, in una nuova casa, praticamente isolata dal mondo, con una madre che le è estranea e una nonna che la evita. In compenso Jenna sembra conoscere a memoria intere opere letterarie.
Qualche ricordo, a poco a poco, sembra riaffiorare, a Jenna sembra inoltre di udire le voci di Kara e Locke, due suoi amici di cui non sa più nulla.
È a questo punto che vuole a tutti i costi scoprire la verità e... ATTENZIONE: SPOILER! e scopre che della vecchia Jenna non è rimasto che un misero 10%, e che lei è una sorta di protesi vivente illegale (la percentuale entro cui è permesso a un paziente in fin di vita di essere salvato e ricostruito con una particolare sostanza chimica chiamata Biogel) in cui hanno impiantato qualcosa che doveva essere simile alla vecchia Jenna, i cui ricordi sono conservati in un computer custodito in un ripostiglio a cui la nuova Jenna non può accedere.

Jenna, gli altri personaggi e le interazioni tra i personaggi
Jenna ha un pessimo rapporto con i genitori, che accusa di tenerle nascosto troppe cose. Ha un pessimo rapporto anche con la nonna Lily, non per sua volontà ma perché la nonna, contrariata dall’“accanimento terapeutico” nei confronti della nipote, non riesce ad accettare la nuova Jenna al posto di quella vecchia. In compenso fa amicizia con un vicino di casa, un certo signor Bender che poi si rivelerà essere un caro amico di suo padre.
Inizia a frequentare la scuola, dove conosce un certo Ethan con il quale si scambia qualche bacio tutt’altro che contestualizzato, una certa Allys con le braccia e le gambe finte, un certo Dane sempre scorbutico e un paio di altri personaggi di cui mi sono già dimenticata il nome perché appunto non sono altro che nomi, proprio come Ethan, Allys e Dane.
Sintetizzando:
- quasi nessun personaggio è caratterizzato;
- quelli che potevano rivelarsi interessanti vengono lasciati da parte dopo poche pagine (vedi Bender) o messi da parte nella maggior parte dei capitoli per lasciare il posto a fatti insulsi (vedi Lily);
- Jenna potrebbe rientrare nella categoria “Mary Sue inKKKKKazzata con il mondo”.
Dopo un inizio a mio parere positivo, ancora prima che sia completata metà del romanzo (quando più o meno ci è stata sbattuta su un piatto d’argento il 95% della vita passata di Jenna e bisogna in qualche modo allungare il brodo), Jenna diviene una lamentosa di prima categoria sempre pronta ad accusare i genitori che l’hanno trasformata in un “mostro”, che l’hanno voluta salvare a tutti i costi per egoismo anziché lasciarla morire, che le hanno rovinato la vita, ecc... Va bene che questa Jenna c’entra poco e niente con quella precedente, ma che dire? Mi sembra che le pagine e pagine di lamentele si susseguano un po’ troppo.
A peggiorare la situazione c’è la “storia d’amore” con Ethan, che si svolge più o meno nel seguente modo:
- incontro con il bad-boy che si scoprirà essere un bravo ragazzo che ha agito contro la legge a fin di bene;
- bacio tra una coppia di pressoché sconosciuti;
- altre comparse casuali del bad-boy e altri baci vari.
Se non altro ci siamo risparmiati le saghe mentali del “lui è bellissimo mentre io sono un cesso” che si ripetono per più o meno duecento pagine in molti romanzi young adult, ma se non altro quel genere di saghe mentali avrebbero reso un po’ più realistica la loro relazione. Per come viene presentata sembra che la prima persona che incontri per strada debba essere la persona della tua vita.

Struttura
A rendere il romanzo una lettura a mio parere talvolta tediosa, è stato anche la quasi totale assenza di un filo logico, specie nella seconda parte del romanzo, in cui si susseguono capitoletti brevissimi, talvolta del passato, talvolta del presente, che rendono il tutto molto confusionario.
Per il resto il romanzo si struttura più o meno così:
- dubbi di Jenna per circa metà del romanzo;
- non più di dieci pagine in cui viene spiegata la storia di Jenna;
- decine e decine di pagine di lamentele di Jenna, intervallate da qualche incontro con Ethan e qualche lezione a scuola;
- confidenze con Allys, che rimane scioccata dal fatto che Jenna sia una specie di protesi vivente;
- Jenna ricorda i fatti del suo incidente che dopo più o meno due pagine viene archiviato una volta per tutte;
- Jenna viene aggredita da Dane mentre va a zonzo per i boschi, non si sa bene perché (il fatto non verrà mai più approfondito e Dane non comparirà più fino alla fine);
- Jenna distrugge il computer con la sua memoria e i due computer trafugati dai genitori con la memoria dei suoi amici;
- la famiglia di Allys chiede che la figlia malata terminale venga salvata allo stesso modo di Jenna.

L’epilogo
Il finale, a mio parere, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Due secoli e mezzo più tardi Jenna e Allys sono ancora vive: grazie al Biogel non invecchiano. Non siamo tenuti a sapere quanto a lungo potranno ancora vivere.
Jenna ha trascorso 70 anni insieme a Ethan: già la loro relazione era assurda a 18 anni, figuriamoci ora che si scopre che sono stati insieme finché Ethan ne aveva 90 e Jenna aveva ancora l’aspetto di un’adolescente.
Molti anni dopo la morte di Ethan, Jenna ha deciso di far nascere la loro figlia, che somiglia a Ethan: mhm... come si fanno i figli in questa ambientazione? Perché mi risulta che la figlia sia più o meno una bambina e che sembri essere nata un secolo e mezzo o più dopo la morte del padre... tutto ciò senza spiegazioni.
Jenna parla della morte dei genitori, degli amici e del marito senza tradire la benché minima emozione: okay, si è trasformata in una sorta di robot immortale eternamente giovane... ma appunto se tu vivi senza invecchiare e gli altri intorno a te muoiono uno dopo l’altro, un minimo di disagio dovresti trarlo, dalla tua condizione.

Valutazione finale: 1,5/5
Se questa doveva essere una lettura per adolescenti che facesse archiviare “Twilight” una volta per tutte, personalmente mi pare che sia stata un flop. La serie dei vampiri sbrilluccicosi se non altro ha un inizio, uno svolgimento dei fatti (talora assurdi, ma sono pur sempre fatti) e una conclusione. Questo romanzo, invece, mi è parso un susseguirsi di episodi buttati lì a caso. Peccato, perché le premesse avrebbero potuto essere buone.