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sabato 28 giugno 2014

RECENSIONE: "L'ombra dell'ultima rosa" di Wolfram Fleischhauer

L'avevo già visto, in biblioteca, e avevo già letto la quarta di copertina. Avevo pensato che potesse essere interessante, ma non mi aveva convinta fino in fondo. La seconda volta ho deciso di dargli una possibilità...

La trama
Siamo a Berlino alla fine degli anni '90. Giulietta è una ballerina di danza classica, una di quelle che vivono per la danza e che credono che tutto il resto sia da demonizzare. In un teatro berlinese incontra Damian, un ballerino argentino di tango, con il quale ha un'intensa quanto breve storia d'amore.
Poi lui fugge in Argentina... e fugge dopo avere aggredito e legato il padre di Giulietta a casa della ragazza, mentre lei era assente, e averle fatto capire che deve chiedere spiegazioni proprio al padre, e non a lui, per quello che è successo. Il padre, da parte sua, fin dal prologo sembra avere qualcosa da nascondere.
Giulietta, anziché fare quello che avrebbe fatto qualunque persona normale, lo rincorre a Buenos Aires, dove Damian sembra scomparso nel nulla e dove Giulietta si affida a perfetti sconosciuti per ritrovarlo, in primis la psicologa americana Lindsay.
Rivedendo vecchie performance di Damian, Giulietta si rende conto che c'è un codice segreto nei suoi balli, e che cerca di lanciare messaggi, che lei riesce a decifrare anche con l'aiuto della nuova amica psicologa.
E a poco a poco inizia a delinearsi uno scenario inquietante: ingredienti la Germania Est, la dittatura argentina, i figli dei desaparecidos... e un finale in cui Giulietta, ancora una volta, si comporterà in modo tutt'altro che normale.

Struttura
Il romanzo è narrato in terza persona, è coinvolgente e scorrevole... ma non sempre. All'inizio ci dobbiamo sorbire un buon centinaio di pagine, ovvero circa un quarto del romanzo, che narra la nascita della storia tra Giulietta e Damian, che in realtà si potrebbe descrivere così: i due si vedono, dopo mezz'ora vanno a letto insieme e continuano a vedersi. Inoltre, nonostante stiano insieme da pochissimo tempo, lui va e viene a casa di lei, con il suo mazzo di chiavi, così come se niente fosse, senza nemmeno avvertire.
Il punto di vista è quello di Giulietta... ma non sempre. Ci sono momenti in cui si intravede quello di altri personaggi, non tanto perché sia rilevante, ma perché, a mio avviso, il punto di vista non è gestito in modo esattamente impeccabile. Ma questa è stata solo una sensazione che ho avuto...

Personaggi
Non mi è sembrato di vedere personaggi stereotipati e, devo dirlo, la maggior parte di loro mi sono sembrati piuttosto interessanti, con una storia intrigante da raccontare. Li ho apprezzati parecchio, anche se ho spesso avuto l'impressione che si comportassero (specie Giulietta) in modo piuttosto inverosimile.

Valutazione finale: 4/5
A mio parere questo romanzo è stato un buon mix di mistero e storia recente; non l'ho apprezzato proprio al 100%, ma a un buon 90% posso dire di esserci arrivata. La mia valutazione non può essere altro che positiva.

sabato 21 giugno 2014

RECENSIONE: "La voce invisibile del vento" di Clara Sanchez

Clara Sanchez deve essere la risposta latina a Nicholas Sparks... non saprei in che altro modo definire questo romanzo, che ho letto perché la trama riportata sulla quarta di copertina mi dava l'idea di essere molto avvincente.

Spagna, località di Las Marinas. La luce si è ritirata verso qualche luogo nel cielo. Il buio della notte avvolge le viuzze del paese e il mare è nero come la pece. Julia ha perso la strada di casa: è circondata dal silenzio e sente solo la voce del vento che soffia dal mare, e profuma di sale e di fiori. Non ricorda cosa sia successo: era uscita a prendere il latte per suo figlio, ma sulla strada del ritorno all'improvviso si è ritrovata in macchina senza soldi, documenti e cellulare. In pochi minuti quella che doveva essere una vacanza da sogno si è trasformata in un incubo. Per le strade non c'è nessuno, le case sulla spiaggia sembrano tutte uguali e Julia non riesce a ritrovare l'appartamento nel quale l'attendono il marito Felix e il figlio di pochi mesi. Prova a contattarli da un telefono pubblico, ma la linea è sempre occupata. Tutto, intorno a lei, è così familiare eppure così stranamente irreale. Tra le vie oscure e labirintiche c'è solo una luce, quella di un locale notturno. A Julia non resta altra scelta che raggiungerlo, nella speranza di trovare qualcuno che l'aiuti. Qui, quasi ad aspettarla, c'è un uomo, un tipo affascinante, con la barba incolta e l'accento dell'Est Europa, che sembra sapere tante, troppe cose su di lei. Si chiama Marcus: Julia ha la sensazione di averlo già incontrato da qualche parte. Fidarsi di lui è facile. Eppure Marcus non è quello che sembra e nasconde qualcosa, come ha appena scoperto anche Felix, che sta cercando in tutti i modi di riavere Julia con sé. Ma la donna può affidarsi solo a sé stessa. Deve ascoltare il vento che continua a soffiare intorno a lei. Deve capire cosa sta accadendo. Perché è lì, nel suo istinto di sopravvivenza, che può trovare finalmente la strada di casa.

Io mi ero fatta i miei viaggi: Julia perde la memoria, ha a che fare con un pazzo/ stalker/ criminale/ ecc... e cerca di trovare un modo per liberarsi di lui e tornare alla sua vecchia vita di cui riesce comunque a ricordare qualcosa.
...
...
...
No, non è così. E, anzi, dalla quarta di copertina a mio parere la storia sembra ben diversa da quello che è.
La trama, infatti, è molto diversa. Julia ha un incidente in macchina, batte la testa e finisce in coma. Inizia a sognarsi di quel Marcus e di tanta altra gente, mentre per Felix inizia un lungo revival dei bei tempi andati, che forse non erano poi così tanto bei tempi, dato che Julia, mentre era già in attesa del loro figlio, andava a letto con quel Marcus di cui sopra che tra l'altro da lei si faceva mantenere.
Si sussegue il sogno di Julia, si susseguono le saghe mentali di Felix... e dopo circa 360 pagine vediamo il finale, dove finalmente Julia si sveglia dal coma nel modo in cui la gente si sveglia dal coma nei film.

Struttura
Il romanzo è narrato in terza persona, alternando capitoli col punto di vista di Julia e capitoli col punto di vista di Felix, anche se a mio parere la Sanchez pasticcia un po' e a volte scorge anche il punto di vista di altri personaggi.
Il testo è comunque piuttosto scorrevole e, nonostante la lunghezza del romanzo, sono riuscita a leggerlo molto in fretta.

Valutazione: 3/5
Ho idee un po' contrastanti a proposito di questo romanzo. L'ho letto in fretta e tutto sommato non mi ha annoiata (specie nella parte del sogno di Julia, perché quella di Felix non mi è sembrata affatto alla stessa altezza), anche se a mio avviso questo romanzo è totalmente privo di colpi di scena ed è piuttosto scontato.

martedì 17 giugno 2014

RECENSIONE: “Entra nella mia vita” di Clara Sanchez

Questo libro l’ho ricevuto in regalo per il mio compleanno, poco meno di tre settimane fa. L’ho letto in questi giorni e adesso sono pronta per condividere la mia esperienza.
Siamo nella Spagna degli anni ’90 e il dramma e il mystery si fondono...

Trama
Madrid. Il sole estivo illumina la casa piena di fiori. È pomeriggio e la piccola Veronica approfitta di un breve momento di solitudine per spiare tra le cose dei genitori. Apre una cartella piena di documenti, e scorge una foto. La estrae con la punta delle dita, come se bruciasse.
Non l’ha mi vista prima. Ritrae una ragazzina poco più grande di lei, con un caschetto biondo, una salopette di jeans e un pallone tra le mani. Veronica è confusa, ma il suo intuito le suggerisce che è meglio non fare domande, non adesso che la mamma è sempre triste.
Anno dopo anno, Veronica si convince sempre più che le discussioni e i malumori in casa sua nascondano qualcosa di cui nessuno vuole parlare. E che l’enigma di quella foto, di quella bambina sconosciuta, c’entri in qualche modo.
Ma quando diventa una donna, decisa e tenace, Veronica non può fare finta di niente. La malattia della madre la costringe a fare i conti con un passato di cui non sa nulla, un passato rubato che la avvicina sempre di più alla bambina misteriosa della fotografia. Ritrovarla è l’unica strada per raggiungere la verità. Una verità che, forse, ha un prezzo troppo alto. E quando Veronica trova la bambina, ormai donna anche lei, capisce che la strada è tutt’altro che percorsa, che il mistero è tutt’altro che svelato. Ma soprattutto capisce che c’è qualcuno disposto a tutto pur di ostacolarla nella sua ricerca. Non le rimane che affidarsi a sé stessa, al suo intuito e al suo coraggio. Perché districare il groviglio di bugie e manipolazioni sarà molto, molto pericoloso.

Questo è quanto dice la quarta di copertina dell’edizione pubblicata da Garzanti. È abbastanza significativa, se non per due dettagli.
Ma quando diventa una donna --> What?! Veronica ha 17 anni.
il mistero è tutt’altro che svelato --> Ri-what?! Sarà anche da svelare per Veronica, ma abbiamo tutto tra le mani fin dai primi capitoli.

Il romanzo si concentra sul mistero di Laura: Betty, madre di Veronica, ormai in punto di morte, è sempre stata convinta che sia sua figlia, ufficialmente morta alla nascita. Questa convinzione è stata per lei un’ossessione e ancora non si è rassegnata. Veronica decide di cogliere la sua eredità e di dimostrare che Betty non era una visionaria e che nelle sue convinzioni c’era un fondamento di verità...

Struttura
Il romanzo è narrato in prima persona, la maggior parte dei capitoli con il punto di vista di Veronica, alcuni con il punto di vista di Laura (cosa che non ho apprezzato più di tanto). Le due voci di questo romanzo sono pressoché identiche (cosa che ho apprezzato ancora meno), troviamo scritto soltanto in cima ai capitoli che si tratta di Veronica o di Laura. Nonostante questo dettaglio, nei capitoli con il POV di Laura ho faticato non poco, in certi momenti, a capire che la protagonista non era Veronica, ma lei stessa.
A parte questo “piccolo” inconveniente, il romanzo fila liscio e scorrevole, anche se in certi momenti ci sono state alcune divagazioni a mio parere un po’ troppo slegate dalla vicenda centrale, che offrivano ben poco alla trama.
Certi personaggi sono ben caratterizzati, mentre altri rimangono un po’ sullo sfondo, seppure siano abbastanza rilevanti.

Valutazione finale: 4/5
Il romanzo mi è piaciuto parecchio, non posso negarlo. Seppure come lettrice fossi già al corrente di fatti che Veronica ancora ignorava, ero comunque invogliata a leggere, perché volevo scoprire quale sarebbe stata la sua reazione quando ne fosse venuta a conoscenza. Da amante del mystery, però, avrei preferito un po’ più di vero mystery.

domenica 8 giugno 2014

RECENSIONE: "Cercando Alaska" di John Green

Ecco a voi la recensione di uno degli ultimi romanzi che ho letto in questi giorni...

Trama
Miles Halter, solitario collezionista di Ultime Parole Famose, lascia la tranquilla vita di casa per cercare il suo Grande Forse a Culver Creek, una scuola prestigiosa in Alabama. È qui che conosce Alaska. Brillante, buffa, svitata, imprevedibile, sexy quanto lo si può essere, per Miles diventa un enigma, un pensiero fisso, una magnifica ossessione.

Dalla quarta di copertina si capisce tutto e niente, e dico sul serio. Si capisce tutto (cioè che sarà uno young adult con un protagonista maschile simil-nerd innamorato di una gnokka buona) e niente (cioè non è chiaro quale sia il resto della trama, se ce ne sarà una, e che cosa significhi collezionare Ultime Parole Famose).
Collezionare ultime parole famose, apprendiamo fin dalle prime pagine, significa sapere a memoria le parole pronunciate in punto di morte da qualunque personaggio storico, che è appunto l’hobby del nostro Miles, un secchione ammesso a studiare in un prestigioso college dove si fa di tutto tranne che studiare e che, contrariamente a qualunque altra scuola, per i corsi di religione si fanno relazioni di dozzine di pagine invece di non fare niente. Miles, neanche a dirlo, non aveva amici, non aveva nessuno che se lo filasse e non faceva nulla per fare amicizia con qualcun altro. Al college però gli va bene: diventa amico del Colonnello (in questo romanzo i soprannomi simil-Moccia si moltiplicano come funghi) e di tutti i suoi amici, ovvero un giapponese fuori di testa e una ragazza fuori di testa, ovvero Takumi e Alaska. Poi, inevitabilmente, ha per nemici gli snob della scuola, che a un certo punto lo legano e lo gettano in un lago, senza subire nessuna conseguenza (evidentemente il tentato omicidio in quella scuola è meno grave piuttosto che farsi beccare con una sigaretta accesa, come si evince nel corso delle pagine)
Dimenticatevi di Takumi, perché fa la comparsa di tanto in tanto, mentre Alaska... anche Alaska, però quando non c’è tutti parlano di lei.
Alaska è una vera riBBBBBBBelle, ma dato che è una secchiona riBBBBBBBBelle fa soltanto la metà delle cose che fanno le vere riBBBBBBBelli, ovvero fuma come una turca e beve come una spugna, senza avere bisogno di spaccare i timpani a chiunque ascoltando musica hard rock/ metal/ punk/ ecc... a tutto volume criticando chi non lo fa.
Miles si innamora di lei, ma dato che lei è già fidanzata con un ragazzo più grande, si mette insieme a una certa Lara che non ha nessun ruolo nella trama, se non quello di provocare un orgasmo al protagonista utilizzando la bocca fare la tappabuchi in attesa che Alaska si fili Miles.
E finalmente Alaska bacia appassionatamente Miles, prima di mettersi in macchina ubriaca e andare a schiantarsi contro un’auto della polizia ferma lungo la strada dopo l’incidente di un camion, morendo sul colpo dopo oltre 200 pagine di romanzo. Ne seguiranno un altro centinaio in cui tutti si chiedono se si è trattato di incidente o suicidio, senza arrivare a una conclusione.

Personaggi
Sono personaggi da teen-drama americano: il simil-nerd sfigato, l’amico ubriacone, la gnokka buona, gli snob, ecc... in cui tutti i protagonisti si vedono come vittime di un mondo crudele.
Secondo molte recensioni sono personaggi estremamente profondi... e non nego che un po’ lo siano, ma non ci noto niente di così eccezionale e di mai visto prima. In realtà mi sembra che si comportino sempre in modo abbastanza scontato o, nel caso di Alaska la pseudo-ribbbbbbelle, in modo insensato.

Valutazione finale: 2,5/5
Secondo me è un romanzo per ragazzini, punto e basta. Non ci vedo niente di innovativo, se non il fatto che non ci sono ragazze che agitano pon-pon al vento. A 26 anni suonati in una storia di questo tipo ormai ci vedo poco e niente... diversamente da altri young adult che comunque sono riusciti invece ad appassionarmi parecchio.
Inoltre ci ho messo parecchio tempo a terminarlo, sentendomi poco invogliata alla lettura.


venerdì 2 maggio 2014

Recensione: "I diari dell'angelo custode" di Carolyn Jess-Cooke

"I diari dell'angelo custode" di Carolyn Jess-Cooke, uscito pochi anni fa, è un romanzo che si può definire allo stesso tempo drammatico e urban-fantasy.

La trama
Margot ha quarant'anni e la sua vita è stata tutta un errore. Cresciuta senza genitori, oggi è una donna incapace di ricambiare un grande amore, una madre incapace di salvare il proprio figlio da un destino di infelicità. Il giorno in cui muore in circostanze misteriose, Margot è sola. Ma la sua vita non si conclude. Ciò che sembrava la fine è in realtà una trasformazione: Margot diventa un angelo custode e dovrà proteggere una vita mortale. Scopre però che per volere divino, o forse del fato, l'essere umano che le è stato affidato altri non è che se stessa. Costretta a tornare sulla terra per rivivere la propria vita, dovrà così assistere nuovamente alla vertiginosa altalena dei suoi giorni, fatti di molti dolori e rari momenti di felicità. Da angelo custode di se stessa, Margot dovrà capire quanto e come potrà intervenire per cambiare il corso degli avvenimenti e sostenere quella fragile bambina, poi ragazza e infine donna nelle mille scelte, a volte felici, più spesso tragiche, della sua esistenza. Fra i tanti dubbi e rimpianti ha solo una certezza: è disposta a tutto pur di cambiare almeno un evento, uno solo...

Proprio come riportato dalla quarta di copertina, la vita di Margot è stata un disastro. Quando le viene affidato l'incarico di divenire l'angelo custode di se stessa e viene mandata indietro nel tempo, le sembra qualcosa di troppo complicato. Poi si adatta e capisce che è fondamentale, per lei, cambiare la vita di Margot, che è stata un susseguirsi di eventi tragici:
- la morte della madre tossicodipendente e l'allontanamento dal padre incapace di occuparsi di lei;
- l'adozione da parte di una coppia perbene, tragicamente deceduta in un attentato;
- la nuova adozione da parte di una coppia di criminali, a causa dei quali subisce numerosi maltrattamenti;
- l'adozione da parte di un medico, dalla cui moglie e dalla figlia minore viene abbandonata;
- gli orribili maltrattamenti di cui è stata vittima negli anni trascorsi in orfanotrofio;
- la fuga e l'adozione da parte di un'anziana coppia che finalmente le dà l'amore di cui aveva bisogno, e il dolore per la perdita della madre adottiva (morte che all'angelo custode/Margot viene anticipata dal demone Grogor, che incontra proprio nella casa della coppia);
- l'aborto causato dall'aggressione del suo primo fidanzato;
- la tossicodipendenza e l'alcolismo;
- il fallimento del suo matrimonio;
- un figlio violento che, a 18 anni, è stato condannato per omicidio;
- l'uccisione, da parte di ignoti.
Sorvolando che un tale cumulo di disgrazie è divenuto in certi momenti quasi inverosimile (specie nei momenti in cui, seppure sia circondata da persone che potrebbero guidarla nella giusta direzione, è lei stessa a farsi del male), per l'angelo il compito sembra molto complicato ed è reso ancora più complicato dai tanti demoni che circondano Margot.
Cerca in ogni modo di condizionare le scelte di Margot, arriva addirittura a stringere, con l'aiuto di Grogor, un patto con il diavolo... ma non capita niente di diverso da quello che succedeva nella prima versione della vita della sua protetta.
Solo quando l'angelo comprende che deve permettere a Margot di prendere le proprie decisioni, qualcosa inizia a mutare e finalmente l'angelo inizia a intravedere uno spiraglio di luce, segno che forse potrà salvare almeno suo figlio.
Il personaggio più approfondito è ovviamente quello della protagonista, sia nella sua versione umana sia nella sua versione angelica. All'inizio vengono presentati quasi come due personaggi separati, perché la Margot angelo vede la Margot umana come estranea. Specie quando la Margot umana diventa adulta, la Margot angelo inizia a riconoscersi in lei.
Gli altri personaggi che si incontrano sono sicuramente interessanti e colpiscono, in particolare quelli non umani: il demone Grogor ha un ruolo centrale e l'unica pecca, a mio parere, è che spesso venga messo in secondo piano e che la sua identità non venga approfondita (così come non viene approfondita la questione dei demoni: sappiamo che gli angeli sono spiriti di umani che devono dimostrarsi degni del paradiso e quindi sono divenuti custodi di qualcuno a cui generalmente erano legati nella loro vita, ma ben poco ci viene detto di come i demoni siano diventati demoni); è molto interessante inoltre, seppure faccia poche comparse, James ovvero l'angelo custode di Theo, il figlio di Margot (la cui identità viene rivelata nel finale, ed è abbastanza spiazzante).
A proposito di finale: finalmente veniamo a scoprire chi abbia assassinato Margot... e la risposta è davvero molto sorprendente!

Testo e struttura
Il testo è narrato in prima persona, il punto di vista è quello di Margot, ma grazie al fatto che può intravedere i pensieri di chi ha intorno, sappiamo anche che cosa spinge gli altri personaggi ad agire. Devo ammettere, però, che in certi momenti l'ho trovato un po' una forzatura.
Ho trovato il testo sempre piuttosto scorrevole... forse un po' meno nel finale, che ho dovuto rileggere una seconda volta per comprendere a pieno che cosa fosse accaduto.

Valutazione: 4,5/5
Ho trovato questa lettura molto piacevole, per quanto spesso un po' deprimente e pessimista. Lo consiglio agli amanti dei romanzi drammatici, ancora di più che agli amanti del fantasy.
A proposito di fantasy, trovo che, come urban fantasy, sia molto originale e diverso dalla maggior parte dei romanzi appartenenti allo stesso genere. E' appunto l'originalità che mi ha spinta a un voto così alto.

martedì 15 aprile 2014

RECENSIONE: "La scelta" di Nicholas Sparks

Tempo impiegato per la lettura: 1 giorno.
Sensazioni dopo la lettura: contrastanti.

Attenzione: contiene molti spoiler.
Attenzione: non faccio parte dell’ampia parte di lettori che (legittimamente, è ovvio) vedono un capolavoro in qualunque cosa scriva Nicholas Sparks e stavolta sarò abbastanza critica.

La trama
Travis Parker è un giovane veterinario del South Carolina e la vita gli sorride: ha un lavoro appassionante, una villetta affacciata sull’oceano, un cane affettuoso e instancabile, dei cari vecchi amici... e fascino da vendere; ma ha anche la convinzione di non essere destinato alle relazioni a lungo termine.
Qualcosa cambia nel suo cuore quando Gabby Holland, assistente medico in una clinica psichiatrica, e Molly, la sua dolce collie, si trasferiscono nella casa accanto. Il primo incontro è burrascoso: Molly aspetta i cuccioli e la sua padrona incolpa il boxer del vicino. Eppure l’attrazione è forte e lentamente Travis riesce a conquistare la diffidente e fidanzatissima Gabby; pian piano i due si avvicinano, fino a rendersi conto di non poter fare a meno l’uno dell’altra.
Un giorno, però, accade l’irreparabile e la vita di Travis subisce una drammatica svolta. Straziato dal dolore e dal rimorso, e dilaniato dai dubbi, per settimane continua a domandarsi: fino a che punto si deve arrivare per amore? Un romanzo delicato e intenso, con tutti gli ingredienti del miglior Nicholas Sparks.

Parafrasando la quarta di copertina, anche in modo piuttosto provocatorio, mi dico: e se gli ingredienti fossero quelli del PEGGIOR Nicholas Sparks?
Abbiamo una giovane donzella in un paesino di campagna (che è un classico), un uomo che ha qualche anno più di lei suo vicino di casa (che è un altro classico), con un cane enorme (altro classico) che salta addosso e lecca gli sconosciuti in visita, che trovano normalissimo tutto ciò (altro classico).
Abbiamo l’uomo che ha qualche anno in più ma è comunque giovane che si innamora perdutamente della donzella (che è l’ennesimo classico) che però ha qualche dubbio perché è già impegnata con un altro (sempre un classico) che però non la convince a pieno (classico, nei casi in cui l’altro in questione non è uno stalker / uno psicopatico / un serial killer in incognito / un ubriacone violento). Seppure riluttante (grande classico) accetterà un appuntamento del vicino di casa e si spingerà troppo oltre con lui (altro classico), rendendosi conto, nonostante ci sia uscita appena due volte che lui è il grande ammmmmmmore della sua vita, dato che non ha fatto altro che parlarle della sua volontà di sposarsi e avere figli un giorno (ennesimo classico) mentre tutte le sue ex pensavano solo a divertirsi (e, ennesimo classico, nei romanzi di Sparks è demonizzato qualunque tipo di divertimento che non rientri nelle seguenti attività: andare in spiaggia, bonus se per portare cani enormi e bavosi a fare il bagno in mare; andare a pescare; andare a visitare acquari; assistere animali selvatici... o in alternativa andare al supermercato, che in realtà non è un supermercato ma un polveroso emporio - sì, fare la spesa è sicuramente la più divertente delle attività, è naturale...).
Delle 303 pagine del romanzo, questo è quanto succede nelle prime 210, con intermezzi in cui compiono una sorella matta e degli amici d’infanzia invitati a gite in barca e barbecue insieme a consorti e pargoli. Il peggio del peggio, però, è che in queste 210 pagine Gabby, la donzella poco più che ventenne protagonista femminile del romanzo, si fa più o meno tutte le saghe mentali delle protagoniste degli young adult. Subiamo numerose pagine di: “lo so, ho un ragazzo, ma è fuori città per lavoro ed è addirittura andato in un locale con i suoi colleghi... oltraggio terribile! Lui era a divertirsi in un locale, che poi ovviamente non si divertiva davvero... in una discoteca ci si diverte?! Giammai! È un luogo per depravati alcolizzati e pu**anieri! E lui ha osato fare una cosa del genere lasciandomi tutta sola a casa... che poi, sola a casa è tutto un dire, dato che ero a casa del mio vicino con cui stavo allegramente limonando... ma io amo il mio ragazzo e lo metterò in chiaro con il mio vicino... che però mi piace e, dato che il mio ragazzo non mi ha ancora fatto una proposta di matrimonio mentre lui sostiene che il sogno della sua vita è sposarsi, tra due pagine diventerà magicamente il mio grande ammmmore.”
Peggio del peggio, non abbiamo un ex fidanzato psicopatico che la perseguita, che almeno avrebbe animato un po’ la trama. L’unico ruolo che il suo ex pare avere è quello di essere nominato ogni tanto, telefonarle ogni ottanta pagine, a quanto si capisce adottare TUTTI i cuccioli della sua bavosa cagnetta destinata a finire ugualmente nel dimenticatoio, per poi sparire nel nulla.

A pagina 211 la storia entra nel sodo: 11 anni più tardi Gabby è in coma da mesi, dopo un incidente in macchina in cui guidava Travis.
Non c’è molto altro da dire, se non che per decine di pagine viene tirata per il lungo la questione della scelta menzionata nel titolo, forse per mantenere la suspense. Inutile dire che a mio parere la decisione tanto importante menzionata era scontatissima.
Alla fine Travis sceglie di bruciare il testamento biologico della moglie, che chiedeva di essere lasciata morire in caso fosse in coma irreversibile. Perché lo fa?
Perché ci sono speranze concrete che la moglie possa salvarsi? No.
Perché pensa alla situazione dalla prospettiva della moglie? No.
Perché non vuole che la madre delle sue figlie (nate negli undici anni di blackout) muoia senza tentare tutto il possibile? No.
Il motivo è che LUI STESSO sente che preferirebbe passare tutta la vita in clinica al capezzale di Gabby, piuttosto che ricostruirsi una vita insieme a un’altra donna, perché non sarebbe mai in grado di amare un’altra tanto quanto ha amato lei. Tradotto, io lo interpreto così: “tu sei il grande ammmmmore della mia vita quindi spero che tu sopravviva allo scopo di continuare ad allietare le mie giornate, se tu non fossi il mio grande ammmmmore ti augurerei di schiattare perché tanto tu non allieteresti le mie giornate”. Mah...

Comunque alla fine c’è l’happy ending: miracolosamente Gabby si sveglia magicamente dal coma vegetativo in cui si trovava (perché nessun segnale di vita nemmeno a livello di movimenti involontari + respirazione autonoma = coma vegetativo, non c’è molto da dire) dopo mesi e, nonostante fosse in coma vegetativo da mesi appunto, subito dopo essersi risvegliata ricorda perfettamente chi è, non dimostra difficoltà a parlare e nel riconoscere il marito.

Struttura
Il romanzo è costituito da una prima parte (oltre due terzi) e una seconda parte (un terzo scarso, quello conclusivo), narrate in terza persona. Nella prima si alternano i punti di vista di Travis e Gabby, nonostante all’inizio della seconda si dica che la prima parte erano i ricordi che Travis rievocava mentre si trovava al capezzale della moglie (come facesse a conoscere i suoi pensieri e le sue interminabili saghe mentali è alquanto incomprensibile, ma va beh, tanto è rommmmmmmmantico e nel genere rommmmmantico la simbiosi con l’amato è tale da renderlo possibile).

Valutazione finale: 3/5
Almeno a 3 ci devo arrivare, perché comunque è una lettura rapida e, per certi versi, coinvolgente. Non vado oltre il 3 perché, come buona parte dei romanzi di Sparks che ho letto (finora tutti quelli in cui non c’è qualche psicopatico a creare un po’ di suspense), non appena entra in scena l’elemento drammatico si capisce subito dove l’autore voglia andare a parare.

venerdì 21 febbraio 2014

Recensione: "La lettrice bugiarda" di Brunonia Barry

E' già passato un po' dall'ultima recensione che ho pubblicato e oggi è giunto il momento di Brunonia Barry e del suo romanzo "La lettrice bugiarda", ambientato a metà degli anni '90, pubblicato in lingua originale nel 2006 e arrivato in Italia una manciata di anni più tardi.

Quarta di copertina
È estate e l’oceano ruggisce al largo della città di Salem. Towner Whitney è tornata dove tutto è cominciato. Il tempo pare essersi fermato. La grande casa segnata dalla salsedine è avvolta dal silenzio. Eppure a Towner sembra ancora di vedere la sua gemella Lindley mentre, con lei, ride e legge il futuro secondo un’antica arte trasmessa di madre in figlia tra le strane donne della famiglia Whitney. Towner era fuggita da tutto ciò, prigioniera del senso di colpa e della follia. Perché l'ultima volta che aveva previsto il futuro, Lindley era morta. Sono passati quindici anni. Ma la scomparsa dell’amata zia Eva la costringe a fare ritorno, a ripercorrere quella strada troppe volte dimenticata. Per ritrovarla, Towner non ha altra scelta: deve affrontare il segreto che la lega indissolubilmente a Lindley. Un segreto che affonda le radici in un passato inconfessabile che molti, nel clan Whitney e nella chiusa comunità di Salem, hanno cercato di rimuovere. Dalla madre di Towner, May, una donna dura e solitaria, che vive su un’isola sperduta, alla fragile Emma, marchiata da una ferita indelebile, alle eclettiche signore con il cappello rosso, fino a Cal, un ambiguo predicatore. Quando il corpo di Eva viene restituito dalle onde e un’altra ragazza scompare, Towner capisce di essere precipitata di nuovo nell’incubo di quella calda estate di quindici anni prima. Circondata dalle chiacchiere e dai sospetti, non può fare affidamento che su sé stessa. Ora più che mai tutto dipende da lei. È questa l’eredità che Eva le ha lasciato: scrutare il futuro e distinguere vero e falso, odio e amore, realtà e sogno. Solo allora il velo che offusca il suo destino finalmente si solleverà. Un libro dalla storia unica. Stampato in proprio dall’autrice, in due settimane è andato esaurito solo grazie al passaparola dei lettori. Ora, pubblicato da una delle più importanti case editrici americane, è un assoluto bestseller. La lettrice bugiarda è una storia di abbandono e redenzione, di bugie e tradimenti, dove i misteri e i segreti si dipanano pagina dopo pagina fino a dare un nuovo significato alla parola verità.

La trama, bene o male, ruota intorno al "segreto" delle due gemelle e alle vicende che coinvolgono Towner: torna per la scomparsa di un'anziana parente acquisita, che si scopre essere affogata; torna mentre Cal, suo zio nonché padre adottivo di Lindley, con un passato non proprio limpido tra le mura domestiche, si è trasformato in un predicatore che dà la caccia alle streghe e che sembra implicato nella morte di Eva e nella scomparsa di un'adolescente incinta con la quale ha avuto una relazione.
Al presente si intreccia il passato di Towner e Lindley, ricostruito tramite il diario che Towner scrisse quindici anni prima, durante il ricovero in un ospedale psichiatrico...

Struttura del romanzo
Questo è, a mio avviso, il punto dolente: i capitoli in cui è Towner la protagonista (non solo quelli del diario) sono narrati in prima persona, quelli in cui viene utilizzato il punto di vista di un altro personaggio - anche con Towner presente - sono in terza persona. Questo rende la lettura decisamente confusionaria, ben poco lineare e spesso rimanevo abbastanza spiazzata quando si passava da una modalità all'altra.

Ciò che non mi ha convinta
Dell'alternanza prima e terza persona gestita in modo così caotico ho già detto tutto ciò che dovevo dire. Veniamo quindi al resto.
I PERSONAGGI: intorno alla vita di Towner ruotano vari personaggi di cui solo pochi sono abbastanza caratterizzati, ma anche quelli appartenenti a quest'ultima categoria vengono messi da parte all'improvviso, senza dare una vera e propria conclusione alle loro vicende (è il caso dell'agente incaricato delle indagini, con cui Towner avrà una breve relazione a mio parere abbastanza improbabile, che viene tutt'altro che approfondita).
LA QUESTIONE DELLA STREGONERIA: Towner sembra discendere da una famiglia di streghe che leggono il futuro nei centrini di pizzo. Al di là dell'idea abbastanza originale, non mi sembra di vedere un vero e proprio approfondimento sulla questione: si dice che le streghe non c'erano nei secoli della caccia alle streghe e che esistono al giorno d'oggi, ma null'altro, come se fossero comparse magicamente dal nulla. Poi non si capisce bene se siano davvero streghe o se siano semplicemente convinte di esserlo...
IL FINALE: siamo di fronte a uno di quei casi in cui all'ultimo capitolo c'è una spiazzante rivelazione che suona un po' come "il 90% di quello che hai letto era la narrazione di un trip mentale di un personaggio mentalmente instabile", il che è una cosa che generalmente non sopporto.

Valutazione finale: 3,5/5
E' stata una buona lettura, coinvolgente tranne che per l'inizio a mio avviso troppo lento, ma ha comunque qualche pecca di troppo e non mi ha convinta a pieno.

venerdì 10 gennaio 2014

Recensione: "Noi siamo infinito, ragazzo da parete" di Stephen Chbosky

Una delle prime letture del 2014 (non la prima in assoluto, perché quella è il primo romanzo di una serie che recensirò tutta in una volta) è stata questo romanzo. Ne avevo già sentito parlare, so che ne è uscito un film (che non ho visto), ma soltanto ora l'ho letto.
Il romanzo è uscito nel 1999 ed è ambientato all'inizio degli anni '90.

Prima impressione
Sinceramente pensavo che fosse la storia di un ragazzino emarginato, lamentoso e bellaswanizzato. Pensavo anche che il romanzo non sarebbe andato a parare da nessuna parte.
Eppure mi sono convinta. "Lo leggo", mi sono detta. L'ho letto... e devo ammettere che la mia prima impressione era sbagliata.

La trama
Charlie ha 15 anni, non ha mai avuto veri amici (a parte un certo Michael, di cui non veniamo a scoprire molto, di fatto, che si è suicidato) ed è spaventato dall'inizio delle scuole superiori, temendo che non riuscirà a fare amicizia con nessuno.
Non è così. Conosce Sam, una ragazza che lo attira fin da subito, e il suo fratellastro Patrick, entrambi studenti più grandi di lui, che frequentano l'ultimo anno di scuola. Nasce subito una profonda amicizia tra Charlie e i due, e grazie a loro inizia a frequentare anche altri loro amici e conoscenti, tra cui una certa Mary Elizabeth con cui avrà una breve relazione.
Con Sam e Patrick trascorre un anno intenso (poi i due se ne andranno per frequentare l'università), che è comunque segnato da un segreto del suo passato che Charlie non è mai stato completamente capace di rimuovere...

Struttura del romanzo
Siamo di fronte a un moderno romanzo epistolare: Charlie scrive a un amico senza nome, raccontandogli quello che gli succede.
In certi momenti sembra che si stia rivolgendo ad un diario, ma in altri momenti invece lascia intendere che non è così (parla del fatto che gli ha spedito delle lettere e che lo conosce di vista grazie a una conoscenza comune).

I personaggi
Charlie è un ottimo personaggio. L'unica pecca che gli riconosco è che, a mio parere, non dà l'idea di essere un 15-16enne. Personalmente mi sembrava che la voce narrante fosse più giovane. Se non avesse specificato l'età, avrei pensato che potesse avere 12 o 13 anni. In ogni caso non siamo di fronte a un alter-ego maschile di Bella Swan... anzi, ci siamo lontanissimi. Charlie non è un vero e proprio emarginato senza amici... anzi, di fatto stava da solo perché non conosceva nessuno. Inoltre a ogni suo comportamento corrisponde una spiegazione razionale.
Anche Sam, Patrick e Mary Elizabeth sono ben caratterizzati, così come la sorella di Charlie...

Temi trattati
Se c'è una pecca in questo romanzo, non sono tanto i temi trattati - in primis omosessualità, droga, violenza... - ma come questi vengono trattati, in particolare gli ultimi due. I messaggi che sembra lasciar passare sono "se vuoi avere degli amici, devi bere, fumare e drogarti", per quanto riguarda il protagonista, mentre per quanto riguarda le "comparse" femminili il messaggio spesso è "se vuoi avere un ragazzo che ti ami, devi essere disposta a farti picchiare o a farti stuprare quando lui è ubriaco e non gliela vuoi dare"...

Valutazione: 3,5/5
Tutto sommato non l'ho trovato così male, anche se in certi momenti mi è sembrato cadere un po' nel banale. Resta, nel complesso, una buona lettura... sicuramente migliore di certi romanzi young adult con protagoniste femminili. :D

lunedì 23 dicembre 2013

Recensione: “I PASSI DELL’AMORE” di Nicholas Sparks

Avevo sentito parlare molto bene di questo romanzo e, complice una visita alla biblioteca comunale avvenuta sabato pomeriggio, oggi ce l’avevo dentro la borsa.
È stata una lettura molto rapida, un po’ stamattina prima di iniziare il lavoro, poi nella pausa pranzo e nelle due cosiddette “pause caffè” (per me pause lettura, dato che non bevo il caffè), in quanto il romanzo non è poi così lungo.

Prima impressione
Ero molto prevenuta su questo romanzo. Avevo visto il film, molti anni fa, e non mi era piaciuto granché. Non ero una grande fan (e non lo sono tuttora) delle storie d’amore tra il badboy più desiderato della scuola anche se tratta male tutti e la ragazza bruttina buona samaritana snobbata da tutti (potenziali amiche comprese) perché è brutta.
Mi sono decisa perché mi è stato detto che il romanzo è abbastanza diverso dalla sua trasposizione cinematografica. È stato un sollievo. Se non altro Landom, protagonista e voce narrante, non è un badboy ma semplicemente uno studente che ha il massimo dei voti in poche materie scolastiche e la sufficienza in tutte le altre.

La trama
1959. Landom ha 17 anni, è uno studente di medio livello (nel senso che, da quanto si capisce, studia giusto il minimo indispensabile per avere voti accettabili), malvisto perché non pratica nessuno sport e non suona nessuno strumento musicale (evidentemente queste due cose devono incrementare molto il livello di reputazione, dall’altra parte dell’oceano, non so che dire...). Proprio per questo decide di frequentare un corso di teatro, che dovrà mettere in scena lo spettacolo di Natale scritto dal reverendo Sullivan, 70enne tardivo che a 55 anni ha avuto una figlia, Jamie, con la giovane moglie morta di parto.
Jamie è proprio la “compagna di teatro” di Landom. Si veste in modo antiquato, il suo unico interesse sono le attività di beneficienza, e viene snobbata da tutta la scuola. È proprio a lei, però, che Landom si rivolge quando ha bisogno di un’accompagnatrice per il ballo scolastico di inizio anno: la sua ragazza l’ha appena lasciato e lui ha assolutamente bisogno di una partner, altrimenti verrà deriso da tutta la scuola.
È così che inizia la loro frequentazione e, più il tempo passa, più Landom scopre che Jamie è una ragazza normale, fino a innamorarsi di lei. Proprio quando per i due potrebbe prospettarsi un futuro felice insieme, però, Jamie gli rivela di essere malata terminale...

I personaggi
Iniziamo da lei, JAMIE, perché ci sono tante cose da dire. Da quello che apprendiamo di lei è una ragazza dall’aspetto molto comune (leggi: bruttina) che si veste da nonna, che non si trucca e che tiene sempre i capelli raccolti. Siamo di fronte al brutto anatroccolo a cui, ovviamente, basta vestirsi in modo più giovanile e cambiare pettinatura per essere ritenuta bellissima. Naturalmente il suo aspetto da brutto anatroccolo le impedisce di avere qualunque forma di interazione con i suoi coetanei: non solo da parte dei ragazzi e dalle sosia di Marilyn Monroe, ma a quanto pare anche dalle altre ragazze bruttine.
Le uniche attività a cui si dedica sono: aiutare chiunque ne abbia bisogno, poco importa che abbiano chiesto il suo aiuto o meno, pregare (naturalmente per gli altri, prima di tutto), partecipare ad attività di beneficienza. Siamo quindi di fronte alla buona samaritana che non fa altro che prendere dei due di picche ma che non fa altro che stare a disposizione di tutti.
A Jamie basta un nonnulla per far innamorare di lei Landom, ragazzo che non credeva di potersi innamorare di lei. Lo sposa, poco prima di morire. Lui passerà tutta la vita a pensare a lei, senza mai avere altre relazioni (almeno così pare). Siamo di fronte, a questo punto, a una ragazza intorno alla quale inizia a girare tutta la vita di un ragazzo che, a primo impatto, sembrava superiore a lei.
Riassumendo, gli elementi a cui siamo di fronte sono questi:
1) brutto anatroccolo che si trasforma magicamente in cigno;
2) perfettina veramente perfetta, che si dedica ad attività diverse e più intellettuali rispetto alle coetanee;
3) ragazzo fashion che si innamora perdutamente di lei.
Dato che la matematica non è un’opinione, la somma di questi tre elementi conduce a un risultato univoco: Jamie Sullivan = Mary Sue.
Per fortuna la voce narrante è quella di LANDOM: questo ragazzo non ha niente che non vada, non c’è nulla che faccia di lui un badboy e per fortuna il romanzo, diversamente dal film, non lo spaccia per tale. Mi sembra abbastanza caratterizzato, ma non ci trovo niente di che. La sua relazione con Jamie, inoltre, mi sembra poco realistica, per come è strutturata: prima si vergogna di uscire con lei, dopo arriva a sposarla e a passare tutta la vita pensando a lei. A far scattare la molla è, a suo dire, il fatto che abbia capito tutto dalla vita grazie a lei. In realtà, da quello che si evince, finché la vede come “brutto anatroccolo” si vergogna, quando la vede come “cigno” fa tutto il resto.
ALTRI PERSONAGGI: non pervenuti, dato che hanno un ruolo molto marginale e, di conseguenza, sono poco caratterizzati.

Valutazione finale: 3/5
Lettura scorrevole e piacevole, ma senza ombra di dubbio sopravvalutata. Ho letto altro di Nicholas Sparks e, finora, questo è il romanzo che mi è piaciuto meno.

giovedì 29 agosto 2013

RECENSIONE: “Storia di Famiglia” di Dani Shapiro

Scritto nel 2004, “Storia di Famiglia” è un romanzo drammatico che mi accingo a recensire, dedicando finalmente un po’ di spazio a qualche lettura più impegnata rispetto alle ultime di cui ho parlato.

Copertina
Mi ha colpita abbastanza, quando l’ho visto in biblioteca, e ho deciso, dopo avere letto la quarta di copertina, di prenderlo in prestito.
Dopo la lettura mi ritrovo a osservare quanto sia poco azzeccata.

Trama e struttura
Rachel ha quarant’anni, un marito che se n’è andato di casa, un figlio di due anni e una figlia adolescente rinchiusa in una sorta di riformatorio.
È proprio a causa di Kate, la figlia maggiore, che la figlia si è sgretolata: dopo la sua “ribellione” all’età di quattordici anni, le cose hanno iniziato a crollare, una dopo l’altra. Dopo avere causato un incidente al fratellino e avere inventato di avere subito abusi sessuali dal padre, tutto va a rotoli, al punto tale che la soluzione migliore, per la famiglia, è l’internamento.
Il romanzo si svolge su due piani temporali: il presente, in cui Rachel e suo marito Ned devono affrontare una situazione che hanno lungamente deciso di ignorare, e il passato in cui Rachel ripercorre i fatti che li hanno condotti a quel punto.

Personaggi
I personaggi, in particolare Rachel e Ned, sono abbastanza caratterizzati, ma temo che l’autrice non sia riuscita - almeno con me non c’è riuscita - nell'intento di descriverli come due bravi genitori che hanno dovuto affrontare numerose sfortune a causa della “crudeltà” della loro figlia e che riusciranno a risolvere i loro problemi nel momento in cui si renderanno conto della “redenzione” di Kate.
Innanzi tutto secondo il parere dei medici della clinica-riformatorio, Kate soffre di schizofrenia. I genitori, invece, pensavano che i suoi sbalzi d’umore fossero dovuti all’età e soltanto all’ultimo l’hanno portata da uno psichiatra: per loro Kate è una riBBBBelle da rimproverare, non una malata da far curare.
Poi Kate ha causato un incidente al fratellino: mentre scendeva le scale tenendolo in braccio, è inciampata e lui è caduto battendo la testa, cosa che gli ha provocato un lieve ritardo (nulla di irreparabile: il bambino non parla fino a due anni, ma nell’ultimo capitolo inizia a parlare). Per loro, la colpa è di Kate e in realtà la odiano per quello che ha fatto. Loro, invece, che hanno lasciato una quattordicenne schizofrenica e una nonna che soffre di disturbo bipolare ad assistere un neonato, per andarsene a cena fuori con gli amici, sono immuni da responsabilità.
A quel punto la cosa migliore da fare è far internare Kate in una clinica che non consente ai ragazzi di ricevere visite dai genitori. A quel punto il fatto che, quando la lasciano lì, Kate inizi a insultarli, viene visto come un ennesimo atto di riBBBBellione e non al fatto che forse la figlia si sente completamente abbandonata a sé stessa.
La cosa peggiore di Rachel e Ned, però, a mio parere, è che non hanno evoluzione dall’inizio alla fine: alla fine tornano insieme e perdonano Kate... non perché capiscono che la figlia è malata e che loro, in quanto genitori, avrebbero dovuto lasciare il bambino con una baby-sitter, se proprio volevano uscire a cena lasciando il bambino a casa... no, lo fanno solo perché il figlio minore inizia a parlare e si dimostra sano.

Valutazione finale: 3/5
È stata una lettura piacevole e scorrevole, in certi momenti emozionante, ma personalmente non sono riuscita a ritrovarmi molto nella protagonista, dal cui punto di vista era narrata la storia, in prima persona, e credo che il non ritrovarmi per niente in lei abbia influenzato in negativo la mia valutazione.

martedì 18 giugno 2013

RECENSIONE: “Sirene” di Patty Dann

Mi è capitato sottomano uno dei libri che molti anni fa mi aveva dato mia zia, che tra l’altro avevo già letto quando avevo quindici o sedici anni. Ho deciso di rileggerlo, e ora sono qui, pronta a recensirlo.

Questa recensione è basata solo ed esclusivamente sul mio punto di vista, che ovviamente non è da ritenersi vincolante.
Aggiungo che nel 1990 da questo romanzo è tratto un omonimo film che però non ho mai visto.

Prima impressione: titolo difficilmente spiegabile e trama che, a priori, potrebbe non colpire.
Impressione a posteriori: titolo legato a un piccolo episodio che capita nel corso del romanzo ma totalmente insignificante per la trama, che invece di fatto è (forse) più elaborata di quanto potrebbe sembrare inizialmente.

La trama
Gli ingredienti di questo romanzo sono una madre single che non si occupa delle figlie ma soltanto dei molteplici uomini che ha avuto e che ha la spiccata propensione di trasferirsi altrove non appena le figlie si stanno ambientando, una quindicenne (Charlotte) che vorrebbe farsi suora ma che allo stesso tempo inizia ad essere attratta dagli uomini e infine una bambina più piccola (Kate) che non desidera altro che partecipare ad allenamenti e gare di nuoto.
Quando la famiglia si trasferisce per l’ennesima volta, Charlotte è molto soddisfatta dal fatto che la loro nuova abitazione si trovi nei pressi di un monastero cattolico. L’unico problema è che, mentre attende invano un segno che le indichi che diventare suora sia la sua strada, si invaghisce di Joe, trentenne di bell’aspetto che vi lavora come giardiniere o comunque come tuttofare, dal quale anche sua madre sembra essere attratta.
Charlotte trascorre il proprio tempo disorientata dal fatto di non sapere quale sia il suo futuro, abbandonata quasi a se stessa da sua madre e incapace di divenire un punto di riferimento per la sorellina. Ed è proprio a causa della sua cotta per Joe che la piccola Kate si ritroverà in pericolo...

Testo, struttura, ambientazione, personaggi e trama: commenti
Il testo è sempre fluido, i capitoli si susseguono, uno dopo l’altro, spezzando le scene proprio come dovrebbero essere spezzate. Questo permette che un arco temporale molto lungo (circa un anno) possa trovare il proprio spazio in meno di 160 pagine senza che il lettore sia disorientato. Questo è senz’altro positivo.
Dal punto di vista dell’ambientazione, invece, sono rimasta un po’ perplessa: scritto nel 1986, il romanzo è ambientato tra il 1963 e il 1964. Mi è sembrato che l’autrice non abbia fatto alcuno sforzo per fare intuire quale sia il periodo, se non far sì che la gente parli di continuo, per due capitoli, dell’omicidio di Kennedy.
Non tutti i personaggi sono caratterizzati bene allo stesso modo, alcuni lo sono, altri meno, e anche tra quelli caratterizzati alcuni risultano credibili e altri meno.
Ditemi voi se è credibile che una ragazzina riesca a comportarsi in modo più infantile della sorella di sette anni e allo stesso tempo guardare il vicino di casa che ha il doppio dai suoi anni con uno sguardo da maniaca sessuale... È credibile quasi come un trentenne che non ha mai avuto rapporti sessuali ma che ritiene socialmente accettabile portarsi a letto una quindicenne ubriaca solo perché vestita con gli abiti della madre sembra più adulta.
Anche la storia d’amore (se così si può chiamare) tra questi due soggetti mi sembra decisamente poco credibile: lei si rende conto che forse lui non è il suo uomo ideale perché gli intravede polsini bianchi, che a lei non piacciono, sotto la giacca, lui si trasferisce per evitare pettegolezzi e prende a mandarle cartoline...
Penso che sia Charlotte sia Joe (a.k.a. l’uomo attraente ma inutile) non solo non abbiano avuto alcuna maturazione nel corso del romanzo, ma che in certi momenti siano piuttosto regrediti. Gli altri personaggi, invece, sono abbastanza piatti e spesso non sono fondamentali.
Per quanto riguarda gli eventi in sé, sinceramente penso che avrebbero potuto essere sviluppati meglio: le scene che si susseguono sono spesso poco più che un mero susseguirsi di scene, tra le quali talvolta il filo logico è poco presente. Di fatto non posso far altro che dedurre che l’autrice volesse mostrare, tramite gli occhi di una ragazzina, la società americana di paese degli anni ’60. Il risultato, a mio avviso, seppure non disprezzabile non è stato nemmeno dei migliori.

Valutazione finale: 2,5/5
Come lettura serale, per chi faticasse a prendere sonno, può andare. Per chi volesse leggere qualcosa di coinvolgente ed emozionante, invece, non lo consiglio.

domenica 16 giugno 2013

Recensione: "Tutto bene" di Paolo Ruffini

Questa è una di quelle recensioni che sicuramente fanno discutere. Nella mia ignoranza in fatto di TV, quando mi sono ritrovata tra le mani questo libro (regalo di compleanno della mia amica che già mi ha regalato altri romanzi che ho recensito per il blog) non avevo idea di chi fosse l’autore. Si tratta di un personaggio televisivo, quindi ovviamente il mondo si spacca in due: ci sono quelli che lo elogiano a priori e quelli che lo denigrano a priori.

Premessa
Non ho idea di che ruolo televisivo ricopra l’autore e sinceramente non me ne frega niente di chi sia: credo di essere in grado di valutare – ovviamente basandomi sul limite del mio personale punto di vista, che non vuole influenzare quello degli altri – un romanzo senza avere pregiudizi su chi sia l’autore.

Prima impressione
Quando ho letto la quarta di copertina la trama non mi ha detto granché. Per chiarirci: se avessi dovuto essere io a scegliere quel romanzo, non so se l’avrei scelto. Dato che qualcuno ha scelto per me, però, ho pensato che valesse la pena di leggerlo, almeno per poter vedere se mi sbagliavo oppure no. A posteriori l’impressione che ho avuto... beh, la troverete nelle valutazioni.

La trama in breve
Steve Nigiotti è un attore trentenne che soffre di attacchi di panico, che cambia una ragazza al giorno e che non vorrebbe mai crescere o prendersi delle responsabilità.
Le responsabilità, però, gli piovono addosso da un momento all’altro, quando alla sua porta suona una sconosciuta che lo informa che una ragazza che conobbe in un locale, anni prima, e con la quale ha avuto una relazione durata soltanto una notte, ha avuto una figlia. La bambina, di sette anni, è figlia sua; ma soprattutto Michi, la madre, è finita in carcere per traffico di droga.
La vita di Steve cambia radicalmente: la piccola Sara è figlia sua e lui non può abbandonarla. Non gli resta che prenderla in casa e cercare di trasformarsi in un buon padre. Non è un compito facile, ma Steve si renderà conto ben presto che anche lui, dalla convivenza forzata con la figlia che gli è “piovuta dal cielo”, può imparare molte cose e finalmente riuscire a risolvere i propri problemi.

Struttura, testo e personaggi: commenti
Sarò sincera: non ho apprezzato il testo in quanto tale. È scritto in un linguaggio estremamente colloquiale. È vero che l’autore deve raggiungere il lettore, ma a mio parere non significa farlo in questo modo. Un romanzo è un romanzo, non è una conversazione, e rivolgersi al lettore in modo troppo diretto può significare raccontargli una storia anziché fargliela vivere. Per quanto riguarda i capitoli, niente da dire, invece: mi sembrano suddivisi con un criterio abbastanza logico; talvolta hanno dei titoli che non mi sembrano poi così comprensibili, ma è questione di gusto personale sul quale si può essere d’accordo oppure no.
Passando oltre devo notare come talvolta il testo venga utilizzato, tramite il punto di vista del protagonista, per fare una sorta di predicozzo dal quale si evince che il male del mondo sono Justin Bieber, Lady Gaga, gli One Direction, la gente che non usa la punteggiatura, blog che “denigrano” grazie all’anonimato, eccetera... Premetto che sulla punteggiatura e sul linguaggio SMS sono d’accordo (sulla musica un po’ meno: ognuno è libero di ascoltare quello che gli pare e, a meno che uno non arrivi al livello dell’ultrà, onestamente non me ne può fregare di meno di che cosa ci sia nel lettore MP3 della gente che ho intorno, non vado certo a pensare che chi ascolta cantanti che a me non piacciono o troppo “commerciali” sia una persona peggiore di me), mentre sui blog che denigrano possiamo parlarne. È vero che certi blogger ci vanno giù molto pesante e che sembra che scrivere un blog al solo scopo di denigrare, ma credo che sia limitativo suggerire che utilizzino l’anonimato al solo scopo di denigrare. Io stessa non metto il mio nome e cognome in quello che scrivo, perché non sono obbligata a farlo e perché non voglio che le persone che mi conoscano “dal vivo” possano, tramite Google, fare ricerche sui miei veri dati e scoprire quello che scrivo. D’altronde per parlare di un libro o di un film non credo di avere bisogno di esporre la mia carta d’identità. Ritengo però che la sincerità sia d’obbligo: scrivere critiche costruttive, basati su elementi precisi, nei confronti di qualcosa non è né denigrare né sparare sentenze.
Per quanto riguarda i personaggi non sono originalissimi, ma nella trama in cui sono inseriti non sembrano sfigurare nel contesto in cui sono inseriti. Il romanzo è narrato in prima persona con il punto di vista di Steve, ma a mio parere è Sara quella che diviene ben presto il personaggio “principale”, intorno al quale ruota l’intera vicenda. Apprezzo molto la scelta dell’autore di avere scelto la prima persona: questo permette di mantenere lo stesso punto di vista per tutta la durata del romanzo, e questa è sicuramente una scelta che condivido.
Ciò che continua a non essermi chiaro è quale sia il pubblico target: la storia viene raccontata come una sorta di favola, e quindi sembrerebbe in questo adatta a un pubblico giovane, peri l quale potrebbero non essere particolarmente indicate le scene di sesso descritte in certi tratti. Da questo punto di vista c’è forse un po’ di confusione.

Valutazione: 2/5
L’ho letto mentre ero al mare, senza aspettarmi niente di particolare. Non credo di avere altro da aggiungere rispetto a quello che ho detto: la trovo una lettura da spiaggia, ma niente di più.
È una trama un po’ banale, ma che in certi momenti fa ridere ed emozionare. E, se questo romanzo non mi ha convinta su tutto il resto, non posso fare a meno di riconoscergli almeno questo: non sempre, ma in certi punti coinvolge, e questo è sicuramente un lato positivo.
Per concludere: ho letto sia di meglio sia di peggio. Se l’autore permette un consiglio da parte di una blogger sparasentenze, che in qualità di lettrice ritiene comunque di avere un minimo di voce in capitolo, gli suggerisco due cose:
1) evitare il linguaggio colloquiale nello scritto, perché può risultare fastidioso (quasi quanto il linguaggio SMS e l’assenza di punteggiatura);
2) fare maggiore chiarezza su quale sia il suo pubblico di riferimento.

sabato 15 giugno 2013

Recensione: "La lista dei desideri dimenticati" di Robin Gold

Meglio tardi che mai... mi appresto proprio ora a recensire il romanzo “La lista dei desideri cancellati” di Robin Gold, libro che mi è stato regalato dalla stessa amica che mi regalò il libro “La collezionista di ricette segrete” che ho già recensito qualche tempo fa. Dico meglio tardi che mai perché è un regalo che mi ha fatto per la laurea, e che sono già passati circa sei mesi da allora.
Si ricorda che questa recensione è realizzata con il mio punto di vista e che non ho intenzione di influenzare nessuno.

Prima impressione
Il primo effetto che mi ha fatto questo romanzo quando ho letto la quarta di copertina? Sarò sincera: mi aspettavo un romanzo strappalacrime, cosa che mi ha fatto rimandare un po’ la lettura, perché di deprimermi proprio non ne avevo voglia. Non posso fare a meno, a posteriori, di realizzare che mi sono sbagliata.
Segnalo che il titolo originale era “One upon a list”, che suona bene in inglese, ma tradotto letteralmente avrebbe suonato da schifo, detta come va detta.

La trama in breve
Clara, perennemente depressa da quando è rimasta prematuramente vedova, si appresta a tornare a casa di sua madre in occasione della celebrazione della festa del Ringraziamento.
Proprio a casa di sua madre riceve un pacco postale: glielo ha spedito la sua maestra delle elementari, contiene un lavoro fatto quando aveva dieci anni, nel quale è inclusa una lista di desideri che si poneva di realizzare entro il suo 35esimo compleanno, in quanto credeva che fosse quella l’età massima che avrebbe potuto raggiungere, dal momento che suo padre aveva soltanto 35 anni quando morì a causa di un attacco di cuore.
Clara aveva ovviamente dimenticato quella lista di desideri, alcuni dei quali sono decisamente infantili. L’ultimo della lista è quello di riuscire a baciare il ragazzino che le piaceva all’epoca. È proprio incontrando quest’ultimo, ora ultratrentenne, in una bottega, che Clara istintivamente lo bacia, riuscendo a realizzare uno dei suoi desideri di un tempo. Quell’azione la fa sentire più viva di quanto avrebbe potuto immaginare e, spinta anche dal fratello, decide di realizzare tutti i suoi desideri entro il 35esimo compleanno, al quale mancano ormai pochi mesi.
Al suo fianco, a sostenerla in questa impresa, sono sempre presenti non solo suo fratello Leo, ma anche il suo amico d’infanzia Lincoln (anch’esso rimasto prematuramente vedovo).

Struttura, testo e personaggi: commenti
Il testo, scritto in terza persona, è sempre scorrevole, anche se ho avuto l’impressione che in certi momenti l’autrice pasticciasse un po’ con il punto di vista, che è pressoché sempre quello di Clara... a parte in certe occasioni in cui si passa ad altri personaggi. Questo, comunque, non dovrebbe essere un problema: è che io con certi dettagli ultimamente sono fissata!
La suddivisione dei capitoli, 36 in totale, tutti piuttosto brevi, mi sembra sempre ragionevole: non mi sono mai ritrovata, nel corso della lettura, a ritenere che qualche passaggio da un capitolo all’altro fosse poco coerente.
La trama, in generale, potrebbe sembrare abbastanza banale, ma l’autrice è riuscita a renderla interessante sia tramite l’ironia che utilizza sia grazie a una protagonista ben caratterizzata, che si evolve in maniera notevole nel corso del tempo.
È interessante anche il personaggio di Lincoln, mentre c’è da dire che gli altri fungono più da “contorno” piuttosto che essere veramente rilevanti per la trama. Quelli più importanti sono ovviamente i meglio caratterizzati, mentre l’autrice non si spinge molto in là con la caratterizzazione di quelli secondari, tranne che per poche eccezione. Approvo comunque il fatto che l’autrice non abbia appesantito la narrazione dando troppo spazio a personaggi non troppo connessi alle vicende.

Valutazione: 3/5
Ritengo che, nel complesso, questo romanzo sia stata una lettura piuttosto piacevole e scorrevole, dopo averlo iniziato e averne letto una cinquantina di pagine, per leggere le restanti circa 300 pagine ci ho messo poche ore senza mai trovarlo stancante.
Non sarà un capolavoro della letteratura ma, pur essendo un romanzo pressoché sconosciuto, a mio parere è sicuramente migliore di alcuni romanzi ben più celebri. Rimane però un punto a sfavore: mi sembra tutto abbastanza scontato e, fin dal primo momento in cui la protagonista si ritrova a interagire con Lincoln, si intuisce fin da subito dove si andrà a parare.


venerdì 25 gennaio 2013

Recensione di "La collezionista di ricette segrete", Allegra Goodman

Oggi ho deciso di recensire un romanzo che ho letto la scorsa estate in spiaggia; dopo che mi era stato regalato da una cara amica per il mio ventiquattresimo compleanno. L’autrice è Allegra Goodman – di cui purtroppo non so dirvi niente, dato che non l’avevo mai sentita nominare prima di leggere il suddetto romanzo – e il titolo è “La collezionista di ricette segrete”.
Si ricorda che questa recensione è realizzata tenendo conto del mio punto di vista e che esso non vuole influenzare nessuno.

Prima impressione
Il titolo è abbastanza in linea con quello originale, “The cookbook collector”, anche se, in effetti, a guardarci con attenzione potrebbe essere non troppo azzeccato. Di fatto mi dà un po’ l’impressione di essere un libro di cucina, e in effetti è vero che parte della trama è incentrata su libri di ricette, ma è anche vero che, dall’altra parte, ci sono tante altre cose. In particolare, se il titolo è riferito a una delle due protagoniste, dall’altro lato il romanzo si sarebbe potuto chiamare “La titolare di un’impresa informatica emergente”, senza che fosse meno azzeccato alla trama.

La trama in breve
Il romanzo segue in modo abbastanza lineare la storia di due sorelle lungo due anni e mezzo, dall’autunno del 1999 alla primavera del 2002.
A loro si intrecciano le vicende di altri personaggi, ma le protagoniste assolute sono Jessamine, studentessa di filosofia, e la sorella maggiore Emily, giovane titolare di un’impresa informatica che arriva ad arricchirsi in maniera considerevole grazie alla crescita dei mercati finanziari che ha accompagnato la fine degli anni ’90.
Le loro storie, a dire la verità, si intrecciano soltanto a malapena: Jessamine è una ragazza forse un po’ sconclusionata, che lavora in un negozio di libri, suscitando l’interesse del titolare ormai quarantenne, affascinato da lei che però, per molto tempo, preferisce la compagnia di giovani altrettanto – se non di più – sconclusionati, e la situazione tra i due cambierà molto quando si ritroveranno a dover valutare una collezione di libri antichi di ricette; Emily vive da tutt’altra parte, è una donna in carriera fidanzata con un giovane imprenditore, sembra che la sua vita sia incentrata sul successo professionale, almeno finché il crollo dei mercati all’inizio del ventunesimo secolo non la mette di fronte alla realtà.
Le vicende si susseguono presentandoci una Jess impulsiva ed emotiva e contrapponendola a una Emily estremamente razionale, che però sul finale, dopo la drammatica perdita di una persona cara, finirà per fare affidamento sulla sorella minore, che si rivelerà ben meno sconclusionata di quanto poteva sembrare.

Struttura e testo
Il romanzo è strutturato in otto parti suddivise ciascuna in capitoli – in numero variabile tra l’una e l’altra – molto basate sugli eventi capitati tra il 1999 e il 2002 nel mondo.
Di fatto non è una struttura poco azzeccata, però a mio parere sarebbe più adatto se fosse Emily la protagonista assoluta. La storia di Jessamine, infatti, mi sembra essere ben poco legata ai mutamenti economici, politici e sociali e, a uno sguardo attento, sembra che la struttura dei capitoli non ne tenga molto conto. Forse l’autrice voleva mostrare un intreccio, altrimenti non tanto evidente, tra la vita delle due sorelle. Purtroppo, però, se il suo intento era questo io non l’ho colto.
Si tratta comunque, a mio avviso, di un romanzo avvincente: è lungo quasi 500 pagine, eppure non mi è mai venuta voglia di lasciare la trama a metà.
Il fatto che la storia delle due sorelle sia costeggiata da eventi storici e sociali recenti è comunque un punto a favore... anche se va detto che il mio è un parere da laureata in economia. Di fatto una persona che non ha fatto i miei studi e che non si è mai interessata di investimenti, potrebbe non saperne mezza dei cicli della congiuntura economica di fine anni ‘90/ inizio anni ’00 e trovare quegli accenni di una noiosità mostruosa, allo stesso modo in cui io ho mostrato poco interesse per i libri di ricette di Jessamine e del suo datore di lavoro.

I personaggi
Credo che, a prescindere da quanto detto in precedenza a proposito di trama e struttura, il vero punto debole del romanzo siano i personaggi. Jessamine ed Emily sono ben strutturate, è vero, ma non bisogna sottovalutare che non sono gli unici personaggi del romanzo.
A mio parere, dal punto di vista dei personaggi, il romanzo è troppo dispersivo, specie per quanto riguarda quelli che ruotano intorno a Emily. Vengono infatti mostrati stralci di vita quotidiana di personaggi che ruotano intorno a Jess e intorno a Emily... ma di fatto queste digressioni mi sembra che portino poco lontano. È vero, è passato qualche mese da quando ho letto questo romanzo, però dandogli una rapida sfogliata la mia impressione è che, ahimè, di questi personaggi aggiuntivi mi sia rimasto in mente ben poco. Forse una concentrazione maggiore sulle due protagoniste sarebbe stata preferibile e avrebbe reso il romanzo meno dispersivo.

Veniamo comunque alle due sorelle.
JESSAMINE: ha ventitré anni, all’inizio del romanzo, è una studentessa di filosofia – poco interessata agli studi, da quanto si vede – e lavora in un negozio di libri. Si perde dietro cause di dubbio interesse e dietro ad amici pseudo-hippy che incentrano la loro vita sul problema dell’abbattimento delle sequoie e che se la filano a malapena, sembra non avere particolari punti di riferimento nella vita, ma poi si dimostra, sul finire del romanzo, responsabile al punto tale da occuparsi della sorella, con la quale era in contatto, ma con cui comunque i rapporti non dovevano essere così tanto intimi, dato che vivevano a migliaia di chilometri l’una dall’altra.
EMILY: ha ventotto anni, all’inizio, ed è a capo di un’impresa che, grazie al boom delle imprese attive in rete avvenuto alla fine degli anni ’90, riesce a ottenere un rapido successo. Al contrario della sorella è più orientata verso la vita professionale piuttosto che verso il resto, prende il lavoro molto sul serio, ma tende a sottovalutare le relazioni umane, come ad esempio si intuisce nel dubbio legame che ha con il suo fidanzato (con il quale ad un certo tratto finisce per parlare di lavoro durante l’intimità) a sua volta imprenditore di successo. Emily sembra una persona sempre razionale, ma in un momento per lei difficile viene fuori la sua vera essenza e si evince che, di fatto, Jessamine ed Emily non sono l’una l’opposto dell’altra tanto quanto sembrava all’inizio, ma nelle due convivono lati razionali e lati irrazionali, che emergono a seconda dei momenti.

Valutazione: 3/5
Vi consiglio di leggere questo romanzo soltanto se vi piacciono romanzi drammatici con protagoniste femminili – o almeno se non trovate troppo soporifero questo genere di storie. Inoltre, altro dettaglio da non sottovalutare, se non avete idea di che come funzionino le imprese quotate e i mercati finanziari, questo romanzo fa lunghi accenni a questi argomenti e potrebbe essere noioso per chi non avesse il minimo interesse per l’economia e per la finanza.
Concludo aggiungendo che forse è preferibile prendere questo romanzo a piccole dosi. Se ogni giorno, ad esempio, dovete fare un tratto di una mezz’oretta in autobus o in treno per andare a scuola/ all’università/ al lavoro, potrebbe essere quello il momento ideale per dedicarsi alla lettura... a condizione, ovviamente, che troviate un sedile libero e che non dobbiate farvi il viaggio in piedi!