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mercoledì 16 aprile 2014

RECENSIONE: "Eudeamon" di Erika Moak

Ecco un altro libro che ho letto in un solo giorno, il secondo libro che finisco in due giorni. ^^
Le pause al lavoro degli ultimi giorni di lavoro si stanno rivelando proficue, così come il tempo che trascorre da quando arrivo a casa a quando viene ora di cena.
Ma lasciamo stare i dettagli e concentriamoci su questo romanzo di fantascienza che ho preso in prestito nella biblioteca del mio paese.

La trama
Questo romanzo racconta di una storia di prigionia volontaria che diventa l'estasi d'amore di un'anima sola.
Nell'immaginaria città di Eudemonia, i criminali possono scegliere di scontare la loro pena in una sorta di prigione mobile - in banesuit - il cui perimetro è dato da una seconda pelle che li isolerà dal mondo.
Katrina Nichols, una giornalista caparbia e coraggiosa, decide di avviare un'inchiesta per verificare se non si tratti di una punizione disumana e ingiusta. Riesce a scambiare la propria identità con una ragazza in procinto di essere condannata e diventa così un Bane, un detenuto che vaga indisturbato ma che percepisce il mondo solo attraverso la voce del suo Custodian.
Eppure, in quell'isolamento, qualcuno le insegnerà l'Amore, quello stato di grazia dirompente che frangerà gli argini del passato.
Attraverso la sua protagonista, Erika Moak traccia un romanzo avvincente e malinconico come il riflesso più nitido dei nostri desideri, delle nostre fantasie e dei mille condizionamenti che ci impediscono di manifestare pubblicamente quello che siamo.
Eudeamon ci condanna a condividere i doni più straordinari della vita. Prendono il nome di una stagione commovente e piena di gioia che valica l'elaborazione del lutto, il desiderio di vendetta e, in ultima analisi, l'amore per il Prossimo.

Cara dolce illusione di avere tra le mani un romanzo di fantascienza in cui non ci fosse l'idealizzazione di un amore incondizionato che genera dipendenza, che va molto di moda anche nei romanzi di fantascienza contemporanei.
Cara dolce illusione di essere precipitata in una sorta di moderno "1984", in cui il tema dell'amore facesse solo da contorno.
Cara dolce illusione che l'amore di cui parlava il romanzo fosse qualcosa che nasceva in prima cosa dal rispetto per sé stessi.
E' durata per tutta la metà del romanzo, poi si è scoperto cosa fosse l'Amore.

L'Amore, per un Bane, è avere rapporti sessuali probabilmente solo immaginati con il proprio Custodian/Eden, lo stesso che era programmato per impartire dolore fisico quando il Bane commetteva qualche violazione alla legge. L'Amore, per un Bane, non è solo questione di piacere fisico, ma molto di più: è dipendenza assoluta dal Custodian/Eden, tanto che quando la protagonista viene "sbanizzata" vuole suicidarsi perché ritiene che la sua custodian/eden Inverno sia morta.
Alla fine decide di ribellarsi, per trasformare il mondo in qualcosa in cui tutti dovrebbero avere come massima ispirazione quella di essere un Bane, con tutto quello che comporta, ovvero la perdita dell'identità e dell'identità umana, l'estraneazione dal mondo e il disinteresse per tutto ciò che non sia il grande ammmmmmmore nei confronti del Custodian, che smette di farti del male solo quando riconosci il grande ammmmmmmore che provi per lui.

Di fatto questa situazione, messaggi subliminali compresi, non mi sembra tanto diversa dal desiderio di Bella Swan, già incontrata in altri lidi - proprio in senso stretto, dato che quei romanzi li lessi in spiaggia ai Lidi Ferraresi), di trasformarsi in un vampiro per ammmmmmmore del tizio sbrilluccicoso che può farle del male, ma solo per il suo bene.

Struttura e Personaggi
Il romanzo è suddiviso in capitoli, narrati in terza persona, in cui il punto di vista è più o meno quello di Katrina (anche se a volte mi sembra che il narratore diventi onnisciente), che è di fatto a mio parere l'unico personaggio caratterizzato del romanzo. Gli altri, purtroppo, sono solo comparse: quando servono vengono presentati frettolosamente poi, quando la trama si sposta verso un'altra direzione, vengono messi da parte.

Valutazione finale: 3/5
Per certi versi mi ha appassionata, ma non ne sono stata soddisfatta al cento per cento, per le motivazioni già precedentemente espresse.

mercoledì 26 febbraio 2014

Recensione: "STANGERS" di Dean Koontz

Ho divorato 650 pagine in tre giorni, come mi capita alcune volte, ma come spesso non mi capita. La lettura in questione è stata “Strangers”, thriller a sfondo fantascientifico di Dean Koontz (autore di cui avevo già letto qualcosa, ma parecchio tempo fa) pubblicato a metà degli anni ’80.

La trama
Siamo negli Stati Uniti degli anni ’80, dove in luoghi del tutto diversi l’uno dall’altro si sviluppano le storie di personaggi molto diversi gli uni dagli altri.
C’è Dom, scrittore 35enne che, di punto in bianco, inizia ad avere attacchi di panico e a soffrire di sonnambulismo, che ritiene connessi a qualcosa che, di punto in bianco, due anni prima murò radicalmente la sua personalità. C’è Ginger, giovane chirurga che crede di essere diventata pazza in quanto la vista di certi oggetti le fa perdere ogni contatto con la realtà. C’è Brendan, prete di campagna che, all’improvviso, ha perso la fede. C’è Joria, giovane madre divorziata, sconcertata dall’ossessione della figlioletta per la luna. C’è Jack, rapinatore professionista, animato da un desiderio di vendetta nei confronti dello stato dal quale si ritiene tradito. E poi ci sono Envie, ex militare terrorizzato dal buio, e sua moglie Faye, titolari del Motel Tranquillity, in un luogo sperduto del Nevada, e i loro dipendenti Ned e Sandy.
Queste persone non potrebbero essere più diverse tra di loro, ma hanno qualcosa in comune: nell’estate i due anni prima si trovavano al Motel Tranquillity (che nel tratto centrale mi ha ricordato un po’ l’Hotel California della canzone degli Eagles), hanno ricordi solo frammentari di quella vacanza e la maggior parte di loro ha subito un radicale cambiamento, in genere trovandosi affetto da una fobia o da un’ossessione.
A peggiorare la situazione anche altre persone che si sono trovate lì in quel periodo sembrano avere qualche effetto collaterale: un giocatore d’azzardo professionista ossessionato dalla luna si suicida, l’ex marito di Joria idem, un camionista semina panico nel vicinato sostenendo che il mondo è in pericolo e sequestra i propri dirimpettai...
E poi tutti si ritrovano “spinti” verso il Motel Tranquillity, dove iniziano a ricostruire l’accaduto: devono avere visto qualcosa che non dovevano vedere e qualcuno che sta molto in alto deve avere deciso di eliminare i loro ricordi affinché un importante segreto non venga rivelato... Loro, però, hanno deciso, il mondo deve sapere, e sono dello stesso parere anche padre Stefan, maestro spirituale di Brendan, e Parker, artista amico di Dom, che si ritrovano coinvolti nella vicenda.

Struttura
Il romanzo è diviso in tre parti, la prima in cui i protagonisti vivono le proprie vite in luoghi molto diversi gli uni dagli altri, la seconda in cui finiscono per ritrovarsi nell’albergo, la terza in cui mettono in atto il proprio piano.
Il testo è narrato in terza persona, esplorando il punto di vista di tutti i protagonisti e, da un certo punto in poi, anche degli antagonisti. Questo, però, senza rivelare troppo e lasciando aperti tutti gli interrogativi fino alla fine (anche se, per certi versi, appena superata la metà del romanzo avevo già capito – ATTENZIONE, SPOILER! – che c’entravano qualcosa gli alieni).
Attraverso il continuo susseguirsi di diversi punti di vista, i personaggi sono ben delineati, anche quelli lasciati talvolta un po’ in secondo piano (fatta eccezione, a mio parere, per Joria e Sandy che, più che altro, sono trattati un po’ come personaggi di contorno).

Valutazione finale: 4,5/5
Ho apprezzato molto questo romanzo, ma ho trovato un po’ di difficoltà ad attribuirvi una valutazione ben precisa. Diciamocelo chiaramente: non sono una grande conoscitrice del genere fantascientifico e, in generale, tra le mie letture fantascientifiche c’è un tipo di fantascienza molto diversa (per intenderci: “1984” di Orwell è fantascienza, e finora di fantascienza conosco più che altro quella), perciò non saprei dire se questo romanzo sia inferiore o superiore agli standard. Io, però, ne sono stata soddisfatta e, una volta terminata la lettura, non ho provato quel senso di delusione che ho provato leggendo altri romanzi.
Secondo me è un romanzo che potrebbe piacere a tutti gli amanti del thriller, anche quelli che (come me) non amano molto le scene macabre: le scene difficilmente digeribili nel romanzo sono veramente poche e mai descritte nel dettaglio.

giovedì 6 febbraio 2014

Recensione: la serie Leviathan di Scott Westerfeld (#1 Leviathan, #2 Behemoth; #3 Goliath)

È giunto il momento di parlare di una lettura a cui mi sono dedicata negli ultimi tempi. Si tratta della trilogia “Leviathan” di Scott Westerfeld, che ho trovato nella biblioteca del mio paese in volume unico e che ho preso in prestito più o meno due settimane fa.
Risale più o meno al periodo 2009-2010 (non ricordo l’anno esatto) ed è così composta:
1) Leviathan;
2) Behemoth;
3) Goliath.


Iniziamo dalla trama riportata sulla quarta di copertina.

Sarajevo, 1914: dopo l’attentato all’arciduca d’Austria scoppia la prima guerra mondiale. Ma se a combattersi fossero bestie e macchine? Allora sareste nel mondo di “Leviathan”, “Behemoth” e “Goliath”. Sareste nel mondo di Alek e Deryn.
È come una guerra tra universi differenti. Da una parte, le potenze Cigolanti e le loro macchine. Dall’altra, gli alleati Darwinisti e le loro creature di sintesi. Carburante contro cibo, metallo contro pelle. Alek contro Deryn.
Aleksander è il figlio dell’arciduca assassinato, in fuga da un impero di cui nessuno lo vuole erede. Deryn è una ragazza arruolata in vesti maschili nell’aviazione britannica, decisa a vivere come vuole. Si incontrano per caso ma si alleano per scelta e affrontano il conflitto insieme, da Istanbul a New York, tra battaglie aeree e rivoluzioni, Alek e Deryn impareranno che cosa sono il caos e l’odio, ma anche l’amicizia e la speranza, forse addirittura l’amore.
In una trilogia steampunk che incalza il lettore con colpi di scena e scontri all’ultimo sangue, Scott Westerfeld ci regala un viaggio appassionante nelle infinite possibilità della storia: che sia quella del mondo o di ciascuno di noi.

Non credo che ci sia molto altro da dire. Viviamo in un mondo che nulla ha a che vedere con il vero mondo di un secolo fa.
Alek è l’erede al trono dell’impero austro-ungarico, ma preferirebbe non esserlo piuttosto che essere inseguito da chi lo vuole eliminare. Deryn/Dylan è una ragazzina che non ha alcuna intenzione di dedicarsi alle faccende domestiche e che si arruola nell’aviazione. I due s’incontrano, diventano amici, partecipano in prima persona a eventi storici e cercano di proteggersi a vicenda, in certi momenti. Grazie al cielo almeno non sono loro a salvare il mondo.
Accanto a loro ci sono anche altri personaggi “minori” e qualche animale creato in laboratorio. I personaggi mi sembrano comunque tutti abbastanza determinati.

Struttura della serie
Si tratta di tre romanzi che, a mio parere, sono tre per pure finalità commerciali. La trama del secondo inizia proprio da dove finiva il primo, la trama del terzo inizia proprio da dove finiva il secondo. Di fatto avrebbe potuto essere un romanzo solo.
Si alternano, in terza persona, quello di Alek e quello di Deryn, a intervalli regolari di due capitoli, in modo piuttosto ordinato.

Valutazione finale: 3,5/5
Se c’è una cosa che in genere non amo è la fantascienza ambientata in un passato ispirato alla realtà, ma con episodi totalmente immaginari. Questa è una delle ragioni per cui questa serie mi convince soltanto a metà. Inoltre ho avuto l'impressione che fosse troppo prolissa...
Per il resto ho apprezzato il fatto che il lato sentimentale sia mooooolto secondario (fino a metà del terzo romanzo, tra l’altro, Alek è convinto che Deryn sia un ragazzo), dando principale rilievo all’azione.

sabato 30 novembre 2013

RECENSIONE: "Il Canto della Rivolta" (Hunger Games #3), di Suzanne Collins

Inizio con una premessa: adesso ci si diverte, ma sul serio... Sono qui, infatti, per chiudere le mie osservazioni sulla trilogia di "HUNGER GAMES", che, come ho già avuto modo di dire, è così composta:

1) Hunger Games (Recensione QUI);
2) La Ragazza di Fuoco (Recensione QUI);
3) Il Canto della Rivolta.

A suo tempo sono stata molto soddisfatta del primo romanzo e moderatamente soddisfatta del secondo. Il finale, seppure non del tutto autoconclusivo, del secondo romanzo, non mi aveva lasciato molta suspense. Questo poteva essere interpretato in più modi, ma io lo interpretavo in un modo solo: mi aveva già dato l'impressione che l'autrice avesse voluto semplicemente allungare il brodo.
Con il terzo romanzo ne ho avuto la conferma. Mi dispiace dirlo, ma questa recensione non soddisferà il pubblico di fanboy e fangirl degli Hunger Games. Mi dispiace, con questa recensione non voglio certo sminuire né l'autrice né il primo romanzo della serie, ma credo proprio che trovare qualcosa di positivo da dire sia mooooolto difficile. O meglio, qualcosa di positivo finirò per dirlo, ma avrò anche molte cose negative da dire.
ATTENZIONE: il lato sarcastico di me che avete già conosciuto quando ho recensito i romanzi della Meyer è tornato per un resoconto semi-completo degli avvenimenti, quindi se volete leggere questo romanzo senza spoiler evitate di andare avanti.

Dopo gli Hunger Games, ecco il momento delle saghe mentali...
Katniss è nel distretto 13, insieme a Gale fuggito dal 12, insieme alla madre e alla sorella Prim, fuggite dal 12. La madre e la sorella assistono i feriti in ospedale, Gale... mhm... Gale che cosa fa? Questa è una bella domanda, ma non siamo tenuti a saperlo, dato che ciò che fa, in generale, è far battere il cuore di una molto-più-lamentosa Katniss che rischia seriamente di cadere nella sindrome della Mary Sue. Il cuore di Katniss comunque batte anche per il pensiero di Peeta, che è prigioniero di Capitol City, che è lontano, che chissà se potrà mai tornare, che chissà se pensa a lei... ogni tanto, comunque, Katniss riesce a non pensare a lui. Quei rari momenti li trascorre pomiciando con Gale, che evidentemente trova normale: 1) l'idea di stare insieme a una ragazza che fino a poco tempo prima considerava come una sorella, 2) l'idea che una ragazza che si declama innamorata pazza di un altro impazzisca dal desiderio di stare insieme a lui.
In tutti gli altri momenti, quando non sta pomiciando con Gale, Katniss è distrutta dall'idea di poter perdere le uniche due persone a cui vuole bene, che sarebbero Gale e Peeta appunto. Ci sono anche la madre e la sorella, questo sì, ma a parte i capitoli in cui compaiono, per loro non viene generalmente speso un singolo pensiero.
A fare da contorno alle circa 200 pagine di tutto ciò, accadono anche i seguenti avvenimenti:
1) l'ambigua presidente del Distretto 12, la signora Coin, concede la grazia ai tributi fatti prigionieri da Capitol City, destinati alla condanna a morte, e promette a Katniss che le darà la possibilità di uccidere Snow, presidente di Panem;
2) la ribellione dei distretti continua sotto la guida, tramite gli schermi televisivi, di Katniss, che viene ancora vista come una figura di riferimento e che quindi deve posare per la TV e recitare battute in cui sostiene che saranno i ribelli a vincere lo scontro;
3) c'è un bombardamento, annunciato da Peeta in TV, durante il quale tutti si rifugiano in un bunker sotterraneo, dove viene speso più tempo del solito nel parlare di Ranuncolo, il gatto di Prim (Primrose significa Primula, Katniss è il nome di qualche altra pianta... e anche i gatti, a quanto pare, si chiamano come piante);

Peeta is back!
Come punizione per avere rivelato in diretta TV che il distretto 13 era in pericolo, Peeta viene "avvelenato" da quelli di Capitol City e, per effetto della droga, diventa una sorta di psicopatico. Ma non temete: l'happy ending prevede che alla fine riesca miracolosamente a guarire, senza che venga spiegato come.
Intanto, però, quando viene liberato dall'esercito del distretto 13 (che più che un esercito sembra un'accozzaglia di individui messi lì a caso, con alcuni che sono soltanto nomi e non sono veri e propri personaggi), la guarigione è ancora molto lontana. Nel suo primo incontro con Katniss, tenta di strangolarla e per poco non la ammazza.
Perché tutto ciò mi dà la sensazione di dejà-vu?
...
...
...
Ah, già, una scena simile c'è stata tra Viandante e Ian, ne "L'Ospite" della Meyer. Naturalmente Viandante giustificò completamente il comportamento del futuro amato. Anche Katniss non fa granché di diverso.
Siamo intanto di nuovo in tema di messaggio subliminale pro-violenza domestica. Se la Meyer la giustificava nel caso in cui l'uomo che fa del male alla donna poi le sussurri dolci parole d'amore, la Collins sembra giustificare i maltrattamenti da parte di chi è sotto l'effetto di sostanze che alterano la coscienza. Mah...
Torniamo a Katniss. L'avevamo lasciata che scagliava frecce contro conigli, scoiattoli, capretti, gatti selvatici e avversari antipatici, la ritroveremo più avanti a scagliarle contro passanti che le sbarrano la strada... e qui invece non rifila nemmeno un calcio nei coglioni al fidanzato strangolatore. E' meglio dedicarsi alle saghe mentali, anche perché Gale nel frattempo è troppo preso dalla costruzione di bombe per perdere tempo a limonare con lei.
Dopo oltre metà romanzo, che sono riuscita a digerire veramente a fatica, si inizia a vedere un po' di azione... forse. Katniss, Peeta, Gale, Finnick (il "tributo" figo del secondo romanzo) e altri personaggi arrivati strada facendo prendono parte a una missione contro il presidente Snow e si rendono conto che la Coin non è dalla loro parte, ma che bada solo al proprio tornaconto personale.
Peeta nel frattempo si dedica alle saghe mentali nel vero senso della parola: è tutto un susseguirsi di "dovrei morire perché sono pericoloso", "dovrei morire perché non ricordo nulla", "dovrei morire perché [altro motivo messo a caso]", ecc...
Per risolvere la situazione lo ammanettano, in modo che non possa utilizzare armi, e rimane ammanettato per almeno 150 pagine, suscitandomi un dubbio esistenziale: ma quando deve andare in bagno?

L'evoluzione dei rapporti sentimentali nella filosofia di Panem
Dopo un attacco di ibridi (mostri creati ad arte dagli Strateghi a scopo distruttivo) sopravvivono solo in cinque: tra di loro ci sono Katniss, Gale e Peeta, il che è mooooolto sorprendente. O forse no? Propenderei per il no.
Comunque si rifugiano in un negozio di pellicce, la cui proprietaria a quanto pare li aiuta, perché ormai Capitol City è sul punto di arrendersi ed è la soluzione più conveniente. O forse non è così, ma non siamo tenuti a saperlo, perché lei è uno dei tanti personaggi che sono solo un nome ma non hanno un ruolo preciso all'interno della trama.
Si assiste comunque a un siparietto davvero epico, in cui Katniss finge di dormire, mentre Peeta e Gale conversano a proposito del potenziale futuro di uno di loro insieme a lei. Qui, intanto, mi è sovvenuto un dubbio esistenziale: ma... qualcosa del genere non lo si era visto anche nella serie di "Twilight" (mentre Bella, Edward e Jacob erano insieme in una tenda in mezzo al gelo in quello che doveva essere uno scontro contro i vampiri sciatti e trasandati quindi cattivi)?
Tralasciando comunque le analogie con qualcos'altro, Gale e Peeta sembrano dedurre che:
1) Katniss sceglierà necessariamente di stare con uno dei due;
2) nonostante il mondo sia pieno di donne, entrambi sanno che il loro futuro è con Katniss;
3) Katniss sceglierà di stare con chi dei due sarà più economicamente conveniente stare;
4) nonostante si tratterebbe di un'unione di convenienza, entrambi non sembrano minimamente disturbati da tutto ciò;
5) la partecipazione emotiva, nel parlare della ragazza che amano, è paragonabile alla partecipazione emotiva che potrebbero avere se stessero parlando di un oggetto di arredamento;
6) Katniss è disturbata per un totale di tre o quattro righe dal fatto che entrambi la vedano come una che bada solo alla convenienza, mentre successivamente prende anche lei a considerare Peeta e Gale alla stregua di due oggetti di arredamento.

Verso il finale...
Dato che la saghe mentali occupano la maggior parte del romanzo, nelle ultime 50 pagine assistiamo ai seguenti colpi di scena:
1) Prim muore in un bombardamento messo in atto grazie alle bombe di Gale;
2) per Katniss giunge il momento di uccidere Snow con una freccia, ma in realtà uccide volutamente la Coin;
3) Katniss finisce in una sorta di ospedale psichiatrico, mentre al di fuori la guerra finisce;
4) Katniss torna nel distretto 12, da sola;
5) nonostante abbia ancor una madre viva e vegeta, Katniss sostiene di avere perso TUTTE le persone a cui ha voluto bene;
6) Katniss rivede Peeta e improvvisamente sostiene di amarlo - nell'epilogo troveremo i due adulti, con due figli, con Katniss ancora tormentata dal proprio passato, mentre Gale nel frattempo ha accettato un buon lavoro nel distretto 2 e non si sa che fine abbia fatto.

CONSIDERAZIONI
Molte lettrici sono rimaste disturbate dall'epilogo, in cui Katniss si mette insieme a Peeta perché non conosce nessun altro, più che perché lui è il grande ammmmmmmore della sua vita. Personalmente questo non mi ha delusa. Katniss e Peeta hanno seguito un particolare percorso, che abbiamo visto nei romanzi precedenti, che li hanno portati a perdere i loro familiari e amici. Non mi sembra così strano che entrambi cerchino di non perdere l'unica persona che può ancorarli a quel poco di positivo che c'è stato nel loro passato.
Ciò che mi ha disturbata, piuttosto, è stato il modo in cui si è arrivati a tutto questo. Il terzo romanzo di questa serie mi sembra un'imitazione di tanti altri romanzi per ragazzine (altra analogia con la serie di "Twilight" è la seguente: come in "Breaking Dawn", ne "Il canto della rivolta" c'è un'intera distesa di personaggi inutili, che non sono destinati ad essere approfonditi e che non hanno un ruolo specifico) e, mentre in altre serie almeno questo c'è fin dall'inizio, qui stiamo parlando di un caso in cui il primo romanzo si era distinto proprio per le sue differenze dalla maggior parte delle serie young adult, quindi la delusione è doppia: se abitui il lettore ad avere qualcosa di migliore, quando ciò che gli offri dopo non solo non è migliore, ma talvolta arriva a sembrarti anche peggio, di certo non puoi pretendere che sia soddisfatto.

VALUTAZIONE: 2/5
Più di così non riesco a fare. Sono sempre del parere che "Hunger Games" avrebbe dovuto essere un romanzo autoconclusivo.

RECENSIONE: "La Ragazza di Fuoco" (Hunger Games #2), di Suzanne Collins

C'è una novità piuttosto importante: oggi ho finalmente concluso la lettura dell'ultimo capitolo della serie "Hunger Games". Quindi non c'è tempo da perdere, ecco a voi la recensione del secondo romanzo, "La ragazza di fuoco", seguito di "Hunger Games" che ho recensito ieri sera.

TRAMA
Abbiamo lasciato Katniss co-vincitrice, insieme a Peeta, della 74° edizione degli Hunger Games.
I due si sono trasferiti nel quartiere di lusso dedicato ai vincitori, nel 12° distretto da cui provengono e per loro si prospetterebbe uno sfarzoso futuro, se non fosse che il presidente Snow, dittatore di Capitol City, si vede messo in pericolo dalla ragazza. A seguito del suo finto suicidio, infatti, è divenuta una sorta di esempio per la popolazione di Panem, che sta per dare vita a una ribellione contro la capitale.
I due tentano di fingere di non avere inscenato il suicidio allo scopo di salvarsi, ma di averlo fatto per amore. Annunciano infatti pubblicamente il loro fidanzamento, seppure Katniss, dopo essere tornata a casa, si senta molto legata a Gale, suo amico d'infanzia.
Il presidente Snow non è comunque soddisfatto di come si sta evolvendo la situazione, dato che Katniss è una figura di riferimento per il paese, ormai. Dal momento che si avvicina la 75° edizione degli Hunger Games, viene quindi decretato che questa sarà l' "edizione della memoria", dove gareggeranno, per ciascun distretto, soltanto vecchi vincitori degli Hunger Games. Viene quindi meno la regola che tutela i vincitori. Per il povero distretto numero 12, dove ci sono state soltanto tre vittorie negli Hunger Games, il sorteggio è quasi scontato: come concorrente maschio tocca a Peeta (l'altro era il loro "preparatore", di mezza età e alcolizzato), mentre come concorrente femmina non ci sono dubbi fin da subito: sarà Katniss a tornare nell'Arena.
All'interno dell'Arena, Katniss ha l'intenzione di "sacrificarsi" per salvare la vita di Peeta, che ritiene meritevole della vittoria. I due, in questa parte conclusiva del romanzo, inoltre stringono alcune alleanze, in particolare con un ragazzo di nome Finnick e una donna anziana che risponde al nome di Mags che era stata la sua mentore.
Quest'ultima muore e Katniss, Peeta e Finnick stringono altre alleanze con altri tributi, di cui la maggior parte sono consapevoli di un complotto contro Capitol City, che permetterà a loro di uscire dall'Arena, distruggendone il campo magnetico.
Qualcosa va storto, però, e alcuni concorrenti, tra cui Peeta e la scontrosa Johanna, alleata/nemica di Katniss, vengono fatti prigionieri da Capitol City. Katniss, invece, si risveglia, ferita, su un hovercraft che la porterà nel 13° distretto, che molto tempo prima si ribellò alla capitale e che secondo le fonti ufficiali era stato completamente annientato.
Qui Katniss ritrova la famiglia e Gale, che la informa che loro sono tra i pochi sopravvissuti a un bombardamento che ha raso al suolo il 12° distretto.

I PERSONAGGI E I RAPPORTI TRA I PERSONAGGI
Soprattutto nella sua seconda parte, "La ragazza di fuoco" ha molte analogie con "Hunger Games" e la trama si rivela piuttosto simile: ventiquattro concorrenti, uno solo che arriverà in fondo, alleati etichettati come "buoni" e avversari etichettati come "cattivi", nonostante tutti abbiano l'obiettivo di uccidersi a vicenda...
In tutto questo calderone ho apprezzato l'approfondimento nei confronti di personaggi come Finnick e Johanna, mentre mi è sembrato che venissero lasciati in secondo piano altri personaggi, per l'esattezza tutti quelli che non potevano essere etichettati come giovani, belli e fighi.
Per quanto riguarda Johanna, comunque, mi è piaciuta profondamente. Cercate di immaginarvi una donna adulta, che durante l'adolescenza ha combattuto e sconfitto altri 23 adolescenti. Come vincitrice è stata destinata a una vita libera da preoccupazioni... e si ritrova di nuovo nell'Arena, vedendo crollare tutto. Che possa essere scontrosa nei confronti di chi prima o poi finirà per ucciderla non è forse normale?

VALUTAZIONE: 3/5.
La valutazione si basa su questo specifico romanzo, non su tutta la serie. Tiene conto dei punti di forza, come la scorrevolezza della trama per buona parte dei capitoli, ma anche dei punti di debolezza, in particolare che si tratta di una sorta di copia del primo romanzo, fatta per essere più appetibile a un pubblico di ragazzine (anche grazie alla presenza di Finnick, che interpreta la parte del figo di turno - e che, per fortuna, è già fidanzato, quindi ci è stata risparmiata un'inverosimile love-story tra lui e Katniss), in cui anche la protagonista non è più sempre così determinata come in precedenza.

Tra non molto arriverà anche la recensione del capitolo conclusivo della serie.

venerdì 29 novembre 2013

RECENSIONE: "Hunger Games" di Suzanne Collins

"Hunger Games" è un romanzo fantascientifico-distopico pubblicato nel 2008 da Suzanne Collins, di cui è uscito un film alcuni anni dopo.
Si tratta del primo romanzo di una serie, composta dai seguenti romanzi:

1) HUNGER GAMES;
2) LA RAGAZZA DI FUOCO;
3) IL CANTO DELLA RIVOLTA.

Ne avevo sentito parlare molto bene e, quando in biblioteca mi sono ritrovata davanti il primo volume della serie, ho deciso di prenderlo in prestito.
Non me ne sono pentita...

AMBIENTAZIONE
Il romanzo si svolge a Panem, uno scenario futuristico collocato nell'attuale territorio degli Stati Uniti. Il mondo per come lo conosciamo è stato distrutto dagli antenati dei nostri protagonisti e ora è diviso in 12 distretti, controllati dalla dittatura della capitale, Capitol City.
Ogni anno 12 ragazzi e 12 ragazze devono essere sacrificati simbolicamente alla capitale, in un evento chiamato "Hunger Games", seguito in diretta televisiva 24 ore su 24, come un reality show. I partecipanti, estratti a sorte, devono combattere fino a uccidersi, in un contesto surreale in cui gli Strateghi, ovvero gli organizzatori, possono scatenare dietro ai concorrenti qualunque tipo di calamità naturale.
L'ultimo che rimane in vita sarà il vincitore e gli sarà concesso di vivere nel lusso fino alla fine dei suoi giorni, senza più correre il rischio di poter essere sorteggiato per gli Hunger Games.

TRAMA
E' il giorno in cui, nel distretto 12, quello dei minatori, vengono estratti a sorte il ragazzo e la ragazza che dovranno partecipare alla 74esima edizione degli Hunger Games.
Vengono estratti il 16enne Peeta Mellark e la 12enne Primrose Everdeen. Katniss, la sorella maggiore di quest'ultima, per salvare la vita di Primrose decide di offrirsi volontaria e di sacrificarsi al suo posto.
I due, così come gli altri tributi, avranno a disposizione uno staff di preparatori, prima di raggiungere l'Arena, luogo in cui si svolgeranno gli Hunger Games. Inoltre, a seconda dell'audience che faranno, potranno ricevere delle offerte (di cibo, di armi o di medicinali), una volta in cui saranno all'interno dell'Arena, da parte di sponsor.
E' in questo contesto che Katniss e Peeta inscenano una storia d'amore, che causa un incremento del successo degli Hunger Games.
Proprio per questo viene aggiunta una regola diversa, solo per quell'anno: se due tributi dello stesso distretto resteranno vivi fino all'ultimo, saranno proclamati due vincitori.
E' proprio quello che sta per accadere, quando dopo avere affrontato le insidie dell'Arena i due si ritrovano a essere gli unici sopravvissuti. Ma la nuova regola era un bluff e i due vengono esortati a combattere fino alla fine.
E' inscenando il loro suicidio che riescono a sopravvivere, perché gli Strateghi non possono accettare l'idea che non ci sia un vincitore vivente.

I PERSONAGGI E I RAPPORTI TRA PERSONAGGI
In questo primo romanzo ho apprezzato abbastanza Katniss. Seppure in certi momenti non sia poi così simpatica, con la sua aria da saputella tuttofare, ho apprezzato il fatto che non sia una protagonista lagnosa e incapace di qualunque azione.
Gli altri, purtroppo, non mi sono sembrati approfonditi tanto quanto lei, se non per qualche accenno, relativo al passato per quanto riguarda Peeta e gli amici e parenti di Katniss. Degli altri "tributi" sappiamo ben poco, l'unica che viene approfondita è Rue, una ragazzina indifesa che a Katniss ricorda molto Primrose. Gli altri vengono considerati, bene o male, come carne da macello.
Per quanto riguarda le relazioni tra personaggi, ho trovato molto spontanea l'amicizia che nasce tra Katniss e Rue quando le due, che hanno alle loro spalle un background simile (entrambe provengono da un distretto povero, in cui le persone sono costrette ad "arrangiarsi" per sopravvivere) che si alleano per contrastare quelli che vedono come avversari più forti di loro.
Ho apprezzato un po' meno il lato sentimentale che, come al solito, viene offerto su un piatto d'argento al pubblico target (stiamo infatti parlando di uno young adult). Mi chiedo: per quale dannata ragione, solo perché sta fingendo di essere innamorata di lui, Katniss dovrebbe innamorarsi di Peeta?! E poi mi chiedo: dopo i suoi baci in diretta TV con Peeta, perché dopo un intero romanzo Katniss dovrebbe interrogarsi su che cosa ne pensi l'amico d'infanzia Gale, con il quale, come si evince dai numerosi flashback, c'è sempre stato un rapporto di amicizia e nulla di più? Ho apprezzato comunque che, finiti gli Hunger Games, le strade di Katniss e Peeta tornino a separarsi.

IL TESTO
Personalmente non amo molto la narrazione al presente, ma non credo che questa possa sminuire il valore di un romanzo. A rendere il tutto ben poco scorrevole è, a mio parere, il modo in cui le frasi sono strutturate. E' molto colloquiale, con periodi lasciati a metà e punti spesso usati al posto delle virgole. Questo l'ho apprezzato ben poco.

ORIGINALE O NO?
Ho sentito parlare di un romanzo giapponese degli anni '80-'90 che con "Hunger Games" ha molta attinenza. Parla di ragazzi costretti a combattere in una situazione che ricorda molto l'Arena del romanzo della Collins. Dal momento che non ho letto tale romanzo e che comunque anche due situazioni di partenza simili possono essere interpretate in maniera radicalmente diversa, non ci metterei la mano sul fuoco, per quanto riguarda la mancanza di originalità.
A me la storia dei tributi ha ricordato molto i ragazzi e le ragazze sacrificati al Minotauro, e in effetti la Collins ha dichiarato di avere preso spunto proprio da lì.
Per concludere questo paragrafo non posso fare altro che dire che non ho una risposta univoca alla domanda con cui l'ho iniziato.

PRIMO ROMANZO DI UNA SERIE
Nonostante fosse un romanzo autoconclusivo, sono usciti due seguiti. Ho letto "La ragazza di fuoco" e sto leggendo "Il canto della rivolta".
Temo che le ragioni per cui ci sono stati due ulteriori romanzi siano le seguenti:
1) allungare il brodo, anche per promuovere il film in uscita nel 2012;
2) rendere la serie più appetibile alle ragazzine.
Infatti seguirà un secondo romanzo in cui Katniss diventerà improvvisamente la 16enne che può salvare il mondo, si farà molte saghe mentali a proposito di Peeta, il grande ammmmmore della sua vita... ma l'ammmmmore della sua vita non era Gale?! no, era Peeta... ma anche Gale in assenza di Peeta... e Peeta in assenza di Gale... Il secondo l'ho trovato comunque ancora apprezzabile (anche se la trama è in tutto e per tutto simile a quella del primo: basti pensare che Katniss e Peeta si troveranno di nuovo a combattere nell'arena, a stipulare alleanze con gli altri tributi, alleanze che possono finire da un momento all'altro, e quant'altro...) e seguirà a breve una recensione.
Il terzo devo ancora finirlo e la mia impressione è che sia affetto dalla cosiddetta Sindrome di Breaking Dawn, che consiste nel far comparire dozzine e dozzine di personaggi di cui di fatto conosciamo soltanto il nome, nonostante non più di quattro o cinque siano importanti ai fini della trama. E "Breaking Dawn", capitolo conclusivo di "Twilight" della Meyer, nonostante sia lungo il doppio de "Il canto della rivolta", l'ho letto in meno tempo, anche se non è un capolavoro. Questo significa solo una cosa: sto trovando "Il canto della rivolta" di una noia mortale.

VALUTAZIONE: 4/5.
Ho esaminato "Hunger Games" come se fosse un romanzo a sé stante, invece che parte di una serie che è andata progressivamente in calando.
L'ho trovato un buon romanzo ed è una lettura che consiglierei, ma consiglierei anche ai lettori di fermarsi al primo e di non proseguire con gli altri.

sabato 9 novembre 2013

RECENSIONE: “Dentro Jenna” di Mary E. Pearson

È giunto il momento di tornare con un’altra recensione e, in questo caso, vi presento il romanzo “Dentro Jenna” di Mary E. Pearson, un romanzo fantascientifico distopico (sempre che un mondo libero dove la sperimentazione scientifica elevata alla massima potenza al fine di salvare vite umane possa definirsi distopico, cosa di cui ho qualche non troppo lieve dubbio - ma come distopico viene definito) young adult che tempo fa mi è capitato davanti agli occhi in biblioteca.
L’ho preso in prestito... e ho finito di leggerlo dopo settimane. Vediamo di analizzare il perché, tenendo conto che comunque si tratta di un’opinione personale.

La copertina
Mi ha colpita. Mi sono chiesta quale fosse il significato e poi ho letto il romanzo.
Ho finito di leggere il romanzo e me lo chiedevo ancora.

La trama
Jenna Fox ha avuto un grave incidente all’età di sedici anni. Si risveglia dopo un anno di coma, senza ricordare nulla, se non quello che può rivedere dai vecchi filmati registrati dai suoi genitori, in una nuova casa, praticamente isolata dal mondo, con una madre che le è estranea e una nonna che la evita. In compenso Jenna sembra conoscere a memoria intere opere letterarie.
Qualche ricordo, a poco a poco, sembra riaffiorare, a Jenna sembra inoltre di udire le voci di Kara e Locke, due suoi amici di cui non sa più nulla.
È a questo punto che vuole a tutti i costi scoprire la verità e... ATTENZIONE: SPOILER! e scopre che della vecchia Jenna non è rimasto che un misero 10%, e che lei è una sorta di protesi vivente illegale (la percentuale entro cui è permesso a un paziente in fin di vita di essere salvato e ricostruito con una particolare sostanza chimica chiamata Biogel) in cui hanno impiantato qualcosa che doveva essere simile alla vecchia Jenna, i cui ricordi sono conservati in un computer custodito in un ripostiglio a cui la nuova Jenna non può accedere.

Jenna, gli altri personaggi e le interazioni tra i personaggi
Jenna ha un pessimo rapporto con i genitori, che accusa di tenerle nascosto troppe cose. Ha un pessimo rapporto anche con la nonna Lily, non per sua volontà ma perché la nonna, contrariata dall’“accanimento terapeutico” nei confronti della nipote, non riesce ad accettare la nuova Jenna al posto di quella vecchia. In compenso fa amicizia con un vicino di casa, un certo signor Bender che poi si rivelerà essere un caro amico di suo padre.
Inizia a frequentare la scuola, dove conosce un certo Ethan con il quale si scambia qualche bacio tutt’altro che contestualizzato, una certa Allys con le braccia e le gambe finte, un certo Dane sempre scorbutico e un paio di altri personaggi di cui mi sono già dimenticata il nome perché appunto non sono altro che nomi, proprio come Ethan, Allys e Dane.
Sintetizzando:
- quasi nessun personaggio è caratterizzato;
- quelli che potevano rivelarsi interessanti vengono lasciati da parte dopo poche pagine (vedi Bender) o messi da parte nella maggior parte dei capitoli per lasciare il posto a fatti insulsi (vedi Lily);
- Jenna potrebbe rientrare nella categoria “Mary Sue inKKKKKazzata con il mondo”.
Dopo un inizio a mio parere positivo, ancora prima che sia completata metà del romanzo (quando più o meno ci è stata sbattuta su un piatto d’argento il 95% della vita passata di Jenna e bisogna in qualche modo allungare il brodo), Jenna diviene una lamentosa di prima categoria sempre pronta ad accusare i genitori che l’hanno trasformata in un “mostro”, che l’hanno voluta salvare a tutti i costi per egoismo anziché lasciarla morire, che le hanno rovinato la vita, ecc... Va bene che questa Jenna c’entra poco e niente con quella precedente, ma che dire? Mi sembra che le pagine e pagine di lamentele si susseguano un po’ troppo.
A peggiorare la situazione c’è la “storia d’amore” con Ethan, che si svolge più o meno nel seguente modo:
- incontro con il bad-boy che si scoprirà essere un bravo ragazzo che ha agito contro la legge a fin di bene;
- bacio tra una coppia di pressoché sconosciuti;
- altre comparse casuali del bad-boy e altri baci vari.
Se non altro ci siamo risparmiati le saghe mentali del “lui è bellissimo mentre io sono un cesso” che si ripetono per più o meno duecento pagine in molti romanzi young adult, ma se non altro quel genere di saghe mentali avrebbero reso un po’ più realistica la loro relazione. Per come viene presentata sembra che la prima persona che incontri per strada debba essere la persona della tua vita.

Struttura
A rendere il romanzo una lettura a mio parere talvolta tediosa, è stato anche la quasi totale assenza di un filo logico, specie nella seconda parte del romanzo, in cui si susseguono capitoletti brevissimi, talvolta del passato, talvolta del presente, che rendono il tutto molto confusionario.
Per il resto il romanzo si struttura più o meno così:
- dubbi di Jenna per circa metà del romanzo;
- non più di dieci pagine in cui viene spiegata la storia di Jenna;
- decine e decine di pagine di lamentele di Jenna, intervallate da qualche incontro con Ethan e qualche lezione a scuola;
- confidenze con Allys, che rimane scioccata dal fatto che Jenna sia una specie di protesi vivente;
- Jenna ricorda i fatti del suo incidente che dopo più o meno due pagine viene archiviato una volta per tutte;
- Jenna viene aggredita da Dane mentre va a zonzo per i boschi, non si sa bene perché (il fatto non verrà mai più approfondito e Dane non comparirà più fino alla fine);
- Jenna distrugge il computer con la sua memoria e i due computer trafugati dai genitori con la memoria dei suoi amici;
- la famiglia di Allys chiede che la figlia malata terminale venga salvata allo stesso modo di Jenna.

L’epilogo
Il finale, a mio parere, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Due secoli e mezzo più tardi Jenna e Allys sono ancora vive: grazie al Biogel non invecchiano. Non siamo tenuti a sapere quanto a lungo potranno ancora vivere.
Jenna ha trascorso 70 anni insieme a Ethan: già la loro relazione era assurda a 18 anni, figuriamoci ora che si scopre che sono stati insieme finché Ethan ne aveva 90 e Jenna aveva ancora l’aspetto di un’adolescente.
Molti anni dopo la morte di Ethan, Jenna ha deciso di far nascere la loro figlia, che somiglia a Ethan: mhm... come si fanno i figli in questa ambientazione? Perché mi risulta che la figlia sia più o meno una bambina e che sembri essere nata un secolo e mezzo o più dopo la morte del padre... tutto ciò senza spiegazioni.
Jenna parla della morte dei genitori, degli amici e del marito senza tradire la benché minima emozione: okay, si è trasformata in una sorta di robot immortale eternamente giovane... ma appunto se tu vivi senza invecchiare e gli altri intorno a te muoiono uno dopo l’altro, un minimo di disagio dovresti trarlo, dalla tua condizione.

Valutazione finale: 1,5/5
Se questa doveva essere una lettura per adolescenti che facesse archiviare “Twilight” una volta per tutte, personalmente mi pare che sia stata un flop. La serie dei vampiri sbrilluccicosi se non altro ha un inizio, uno svolgimento dei fatti (talora assurdi, ma sono pur sempre fatti) e una conclusione. Questo romanzo, invece, mi è parso un susseguirsi di episodi buttati lì a caso. Peccato, perché le premesse avrebbero potuto essere buone.

martedì 17 settembre 2013

Continuiamo a recensire qualcosa di serio: "Fahrenheit 451" di Ray Bradbury

Ho recensito poco tempo fa “1984” di Orwell e ora è giunto il momento di un altro classico della letteratura, pubblicato sessant’anni fa, nel 1953, di fatto pochi anni dopo il capolavoro di Orwell.
Si tratta di “Fahrenheit 451” (dalla temperatura in questa specifica scala in cui la carta brucia) di Ray Bradbury, altro romanzo fantascientifico ambientato in un futuro distopico.

Informazioni di base
Avevo letto questo romanzo una decina d’anni fa, anno più, anno meno. Non ricordavo se mi fosse piaciuto o meno. In realtà non me lo ricordavo proprio. Considerando che avevo già 15 anni e che spesso mi ricordo piuttosto bene le trame di romanzi che ho letto in passato, a meno che non mi siano stati totalmente indifferenti, non era certo un segnale positivo. Mi sono detta che magari non ero pronta per leggerlo, all’epoca. Mi sono detta che rileggendolo la mia opinione avrebbe potuto essere diversa... e mi sbagliavo. Mi dispiace dirlo, ma questo romanzo, sebbene mi sia sforzata di apprezzarlo, non mi ha affatto colpita in positivo.

Disclaimer necessario: questa recensione non ha l’intento di influenzare nessuno, anzi, ciascuno è libero di pensare con la propria testa... io, pensando con la mia, ho fatto le mie valutazioni e, dal momento che non vivo in una società che mi impone di avere una certa opinione a proposito di certi libri, mi sono presa il lusso di andare controcorrente, perché la penso diversamente rispetto alla maggior parte delle recensioni che ho letto.

La trama
Siamo in un futuro fantascientifico, negli Stati Uniti, stando ai cenni geografici (si parla esplicitamente di Chicago e di altre città esistenti), una guerra è alle porte, le pareti delle case sono tappezzate da megatelevisori giganti e leggere libri è un reato.
I Vigili del Fuoco hanno il compito di ricevere denunce, generalmente anonime, e di bruciare le case di chi vi custodisce libri all’interno. Se il proprietario della casa rifiuta di uscire, il loro compito si estende a bruciarlo vivo dentro la casa. È quello che succede a una vecchia signora nella parte iniziale del romanzo.
La vita di Guy Montag, che svolge proprio questa professione, cambia radicalmente dopo avere scambiato quattro chiacchiere con un’adolescente che poi muore(?) ed essere tornato a casa assistendo al tentativo di suicidio della moglie teledipendente. Da quel momento in poi è un susseguirsi di prese di coscienza da parte del protagonista, che si rende conto di quanto la società in cui vive, che fino al momento prima vedeva come un modello perfetto (almeno così sembra), non è affatto perfetta. Inizia a leggere, nasconde libri in casa e, quando la moglie spaventata dalla presenza dei libri lo denuncia, uccide l’amico e collega venuto a bruciargli la casa e i suoi aiutanti. Poi fugge e nel finale si unisce a un gruppo di “uomini-libro”, gente di cultura che ha imparato classici della letteratura a memoria per non perderli.

Da dove nascono le mie perplessità?
Dubbi senza risposta: si nota innanzi tutto una grande mancanza di dettagli. Sorgono del tutto spontanee domande del tipo:
- Sta per scoppiare una guerra, ma contro chi?
- Come si è instaurato questo regime?
- La società sembra totalmente assoggettata al regime: non è che non si oppongono per paura, ma non si oppongono perché lo ritengono giusto - come si è giunti a questa convinzione collettiva?
È lampante che non ci siano risposte. E se all’ultima domanda si può eventualmente rispondere “a causa del condizionamento dei media” (spiegazione tutt’altro che convincente a mio vedere: nessuno ha imposto i megatelevisori giganti, ma la gente spende un sacco di soldi per averli... eppure deve essere scattato qualcosa nella gente che ha deciso di adeguarsi), alle prime due non c’è nemmeno l’ombra di una risposta. Peccato che fossero, a mio parere, le domande più importanti. Anzi, ne aggiungerei anche un’altra: che fine ha fatto quella ragazza che era comparsa all’inizio?
Banalizzazione del ruolo della cultura: in questo regime la cultura è vietata, al punto tale che l’unico modo per evincere il divieto è imparare testi letterari a memoria e recitarli. Non sarebbe un problema, se non fosse che, da quanto emerge, sembra che l’unico modo per non uccidere la cultura sia uccidere tutto ciò che non è cultura. Qualunque passatempo che non sia leggere classici è demonizzato. Alla fine anche i legami umani sono demonizzati (il vero problema tra Montag e la moglie, ad esempio, è che lui vuole acculturarsi, lei no), a condizione che non siano tra persone amanti della cultura.
Altro aspetto: il passato di chi legge non conta, l’importante è che legga. Quindi ritroviamo il nostro Montag, che ha bruciato case in cui i proprietari si sono lasciati bruciare vivi, che puntualmente diventa un modello da seguire perché si è “convertito” e ora non uccide più gli acculturati, ma solo i non acculturati (anzi, no: il suo collega non è stato ucciso da lui, ma “ha voluto farsi uccidere”): di fatto c’è sempre qualcuno che muore, ma il fatto che muoia una persona che non ha ancora preso coscienza dei problemi della società viene visto come molto meno grave rispetto alla morte di chi invece si oppone, senza considerare che ci sono voluti tempi diversi da persona a persona: chiunque si sia “convertito” prima di Montag è un personaggio positivo, chiunque non si sia ancora “convertito” quando lo fa Montag, è un personaggio negativo.
Insomma, tutto ciò mi puzza molto da luoghi comuni da scuole medie: “tutti dovete essere dei secchioni, dovete avere soltanto amici secchioni e, se i vostri amici non sono secchioni, dovete farli diventare secchioni”.
Sospetto che non sia un caso che certe scuole medie lo scelgano come lettura obbligatoria... Che dire? Forse Bradbury si sbagliava quando pensava che tutto tranne la cultura possa condizionare la società. ;-)

Valutazione finale: 3/5
Sarà anche un romanzo scorrevole, ma io ci ho messo molto tempo per finirlo. In conclusione lo consiglio o no? Mhm... dipende. Se volete leggere un romanzo classico di fantascienza distopica, io vi consiglio “1984”. Se avete già letto quel capolavoro e volete leggerne un altro, ve lo posso anche consigliare... ma, almeno dal mio punto di vista, non aspettatevi nulla che sia lontanamente paragonabile al già citato romanzo di Orwell.

Avvertimenti a potenziali studenti in cerca di una recensione di questo romanzo su internet:
1) fare un copia e incolla della mia recensione potrebbe non essere gradito dal vostro insegnante di italiano;
2) se proprio dovete farlo, abbiate cura di cancellare quello che ho scritto a proposito dei “luoghi comuni da scuole medie”, altrimenti rischiate di prendere lo stesso voto che ho dato a questo romanzo, ma su una scala da 1 a 10 anziché da 1 a 5. ^^

lunedì 9 settembre 2013

Recensiamo qualcosa di serio... "1984" di George Orwell

Dopo avere passato troppo tempo a recensire letture non impegnate (cosa che comunque prima o poi riprenderò a fare XD) voglio ora occuparmi di un classico: "1984" di George Orwell, romanzo fantascientifico scritto nel 1948.

AMBIENTAZIONE
Siamo in un futuro surreale in cui il mondo è suddiviso in tre superpotenze, in costante guerra l'una contro l'altra ma che al proprio interno non sono poi così diverse l'una dall'altra (e sono ispirate alla Germania nazista e all'Unione Sovietica stalinista).
Il mondo è, di fatto, governato dal Grande Fratello, un'entità che nessuno ha mai conosciuto di persona, ma che viene rappresentato su manifesti "pubblicitari" al quale la popolazione è costantemente esposta.
La società è divisa in tre ceti:
- "membri del partito interno", ovvero la classe dirigente;
- "membri del partito esterno", ovvero il ceto medio, strettamente dipendente dalla volontà del partito interno e rigidamente controllato - a queste persone non è consentito sposarsi, avere figli o avere altri legami familiari;
- i "prolet", ovvero gli appartenenti al ceto più povero, sui quali il controllo esercitato dalla classe dirigente è minore - a condizione che siano pressoché indifferenti nei confronti di quello che succede nel mondo e ai vertici della società, hanno una maggiore libertà, a loro è concesso avere una famiglia o dei legami e il controllo a cui sono sottoposti è meno rigido.

TRAMA
Winston Smith è un membro del partito esterno, il suo lavoro consiste nel modificare vecchi articoli di giornali e distruggere le copie originali, in modo che la storia possa essere riscritta secondo le volontà del partito interno.
Si ritrova a interagire con il funzionario O'Brien, che vede come una sorta di mentore, e con Julia, una ragazza che come lui appartiene al partito esterno.
Winston e Julia iniziano una relazione, nonostante questo sia vietato dal Partito, riconoscendo entrambi la necessità di non perdere la propria "umanità", che invece il resto della società sta perdendo, adeguandosi alle imposizioni.
Entrambi decidono di entrare nella Fratellanza, un'organizzazione segreta che in apparenza ha lo scopo di contrastare la dittatura. In realtà quest'organizzazione è stata creata ad hoc dai vertici dello Stato, in modo da poter controllare i sovversivi.
Winston e Julia vengono quindi incarcerati e torturati, allo scopo di imprimere nelle loro menti il Bispensiero, ovvero la capacità di sostenere, essendo convinti che sia la verità, qualcosa di cui si è inconsciamente consapevoli che sia falso, il meccanismo su cui si basa l'intera società.
Nel finale troviamo Winston che ha assimilato il bispensiero e che si convince di amare il Grande Fratello.

STRUTTURA
Il romanzo è molto breve e scorrevole, si legge molto in fretta e senza difficoltà. Soltanto il finale è, per i miei gusti, un po' troppo aperto. Non si capisce molto facilmente, infatti, quale sia il vero destino di Winston nel finale, ovvero se sia sopravvissuto o se sia stato condannato a morte e si sia convinto della propria colpevolezza. Per quanto mi riguarda io sono più per la prima ipotesi, da come l'ho interpretato, ma c'è chi sostiene la seconda.

VALUTAZIONE: 5/5
Discorso del finale a parte (probabilmente voluto dall'autore) non noto alcuna pecca in questo romanzo. L'ho trovato una lettura seria ma allo stesso tempo molto piacevole. Chiaramente lo consiglio a tutti coloro che non l'avessero ancora letto.

venerdì 30 agosto 2013

Recensione: “L’Ospite” di Stephenie Meyer

Rieccoci a parlare della nostra cara(?) Stephenie. Ho letto e recensito la serie di “Elogio allo stalking” quest’estate sotto l’ombrellone (l’ho letta lì, l’ho recensita a casa) e complice una nuova gita al mare preceduta da alcuni libri presi in prestito nella biblioteca comunale, ho letto anche “Elogio alla violenza sulla propria compagna” della stessa autrice che ha fatto incursione in una sorta di fantascienza post-apocalittica... Oops... forse ho sbagliato titolo, il romanzo si chiama in realtà “L’Ospite”, mentre la serie precedente era “Twilight”.

Prima impressione
L’occhio sulla copertina mi ha ricordato, e veramente di brutto, gli occhi di mia madre. Questo, però, non credo che abbia importanza per voi.
Avevo sentito dire che “L’Ospite” era scritto meglio di “Twilight” e che era più avvincente e ho voluto accertarmene. D’altronde, se si vuole parlare di qualcosa, è opportuno essere informati in proposito.

La trama
ATTENZIONE! Con grande gioia di Dany The Writer ho deciso di raccontare in maniera integrale il romanzo, perché merita... nel senso che merita un bel commento ironico e pungente. ;-)

Siamo in un futuro non ben precisato in cui gli umani sono quasi estinti e la Terra è stata colonizzata da alieni provenienti da un pianeta lontano: larve lunghe tre centimetri che vengono impiantate all’interno di altri organismi viventi, in questo caso umani, e ne divengono la mente pensante.
La protagonista, Viandante (in lingua originale Wanderer) poi ribattezzata Wanda, è una larva impiantata nel corpo di una ventenne di nome Melanie, un’umana che, per non essere catturata dagli alieni, ha tentato il suicidio ma ha fallito il proprio tentativo. Viandante diviene un’insegnante di storia del pianeta delle larve e tutto andrebbe per il meglio se non fosse che in questo caso non potrebbe essere scritto un romanzo in proposito. Quindi Viandante inizia ad avvertire Melanie dentro di lei, questa le parla e sembra avercela con lei (d’altronde nemmeno io sarei soddisfatta se una larva di tre centimetri nel mio corpo prendesse decisioni al posto mio), facendole vedere i propri ricordi. E infatti i ricordi di Melanie sommergono Viandante, che ben presto apprende che:
- Melanie ha un fratello più piccolo che si chiama Jamie al quale è molto legata;
- Melanie ha un ragazzo che si chiama Jared, con il quale avrebbe voluto avere rapporti sessuali ma lui non ha voluto perché non sono sposati, anche se l’istituzione del matrimonio non esiste più (dejà-vu di Edward e Bella?);
- Melanie ha numerosi altri parenti senza un particolare ruolo, perché per lei contano solo Jared e Jamie.
Viandante decide di sfuggire al controllo della sua Cercatrice, che si è accorta che Melanie è ancora dentro di lei e vorrebbe che lasciasse il corpo, e si mette alla ricerca di Jared e Jamie nel deserto. Proprio quando sta per dargliela su appare un anziano armato di fucile... e qui, dopo decine e decine di pagine, inizia la vera storia.
Jeb, questo è il nome dell’allegro nonnetto, sequestra Viandante/Melanie e la conduce nelle grotte nelle quali vive insieme a una comunità di una trentina di persone e sostiene che nelle grotte comanda lui perché... non si sa bene perché. Di queste persone più o meno cinque o sei hanno un ruolo, tutte le altre sono di contorno, un po’ come i millemila vampiri di “Breaking Dawn”. Tra quelli che hanno un ruolo segnalo i seguenti...

JEB è uno zio(?) di Melanie, non si separa mai dal suo fucile e le attività a cui si dedica nel corso del romanzo sono:
- sbraitare contro tutti, tranne contro Viandante/Melanie e Jamie;
- minacciare chiunque di sparargli;
- ripetere una frase fatta che suona come “questa è casa mia (ma non era una grotta?!) e qui comando io”;
- scomparire nel nulla nella seconda parte del romanzo tranne che per qualche comparsa.
JARED è il fidanzato di Melanie, che vuole uccidere Viandante perché occupa abusivamente il corpo di Melanie (anzi, il corpo di Jared, perché il corpo di Melanie, secondo la sua ottica, non appartiene a Melanie, ma a lui). Le attività alle quali si dedica sono:
- picchiare Viandante/Melanie;
- fare rifornimento di cibo;
- pretendere che Viandante stia con lui perché vive nel corpo di Melanie e Jared ritiene che il corpo di Melanie sia una sua proprietà;
- essere visto come un santo da Melanie.
JAMIE è il fratello adolescente di Melanie ed è un personaggio infantile che si ritiene maturo (dejà-vu: questo somiglia vagamente a Jacob). Il suo ruolo è quello di:
- adorare Melanie;
- adorare Viandante;
- ferirsi accidentalmente con un coltello e rischiare di morire.
IAN è un collaboratore di Jeb che, in occasione di uno dei suoi primi incontri con Viandante, tenta di strangolarla. Il suo ruolo consiste in:
- tentare di uccidere Viandante e poi innamorarsene;
- essere difeso da Viandante, che ritiene normale che lui abbia tentato di strangolarla;
- avere scatti d’ira improvvisi nel corso dei quali picchia chiunque abbia intorno, non si sa bene perché;
- nel capitolo successivo fare comunella con quelli che ha picchiato tre pagine prima;
- sostenere che, dato che la mente di Viandante controlla il corpo di Melanie, il corpo di Melanie non appartiene a Jared ma a lui;
- essere adorato da chiunque perché... non c’è un perché.
KYLE è il fratello di Ian, descritto come quasi identico a lui, tranne che mentre Ian è un tipo puccioso(?) con una voce dolce, Kyle parla con tono arrogante. Il suo ruolo è quello di:
- sbraitare;
- tentare di uccidere Viandante e rischiare di morire nel frattempo;
- essere salvato da Viandante;
- farsi minacciare col fucile da chiunque;
- farsi picchiare da chiunque;
- rischiare di farsi catturare dagli alieni ogni volta in cui mette il naso fuori dalle grotte;
- ripensare alla sua compagna catturata dagli alieni, nel corpo della quale è probabilmente stata impiantata una larva;
- avrebbe anche lo scopo di farsi odiare dai lettori, o almeno credo che la Meyer l’abbia concepito così, ma nel mio caso mi ha fatto l’effetto opposto.
Altre comparse degne di menzione sono:
- DOC, il medico, che viviseziona corpi nei quali sono impiantati alieni;
- WALTER, un malato terminale che ha ormai perso la lucidità e crede che Viandante sia la sua defunta moglie, per poi morire a sua volta;
- MAGGIE e SHARON, madre e figlia, due cugine di Melanie che detestano Viandante anche quando tutti gli altri prendono ad adorarla;
- WES, il cui unico ruolo è quello di essere ucciso dalla Cercatrice di Viandante;
- la Cercatrice, che ha il ruolo appunto di cercare Viandante e di uccidere Wes, nonostante gli alieni abbiano un’indole non violenta per natura.

Inizialmente Viandante viene tenuta prigioniera, ma poi Jeb e Jamie iniziano a sospettare che ci sia Melanie ancora dentro di lei e decidono che non può morire, ma che non può nemmeno andarsene dove le pare, perché deve rimanere con loro... non si sa bene perché. Dopo poche settimane, però, Viandante, che viene denominata Wanda perché ritengono tutti che il nome da aliena sia un nome assurdo, viene integrata nella vita della comunità, che può essere descritta nella maniera seguente:
- per circa trecento pagine, tutti non pensano ad altro che a coltivare ortaggi, a lavare indumenti e a cucinare;
- in queste circa trecento pagine, più o meno un capitolo sì e un capitolo no Jeb minaccia di sparare a qualcuno;
- passate le trecento pagine di cui sopra, tutti si dimenticano di coltivare l’orto e iniziano a organizzare partite di calcio per un centinaio di pagine;
- nella parte successiva finalmente permettono a Wanda di uscire dalle grotte per partecipare alle “missioni” nel corso delle quali si procurano cibo e medicinali;
- per tutta la durata del romanzo a intervalli regolari di circa dieci pagine qualcuno (generalmente Ian o Jared) prende a pugni qualcun altro (generalmente Kyle).

In tutto questo c’è anche da occuparsi della vita sentimentale di Viandante. Difatti, a causa dell’influenza di Melanie, in un primo momento Viandante inizia a provare attrazione nei confronti di Jared, dato che Melanie non fa altro che pensare a quanto Jared sia l’uomo della sua vita.
Le due conversano anche tra di loro, con il pensiero, in proposito, su ciò che le spinge verso di lui. Il dialogo è più o meno il seguente:

MELANIE: “Sai, un tempo Jared non mi picchiava ogni volta in cui mi vedeva e si comportava gentilmente con me...”
WANDA: “Ma se ti avesse picchiata anche una volta, l’avresti amato lo stesso?”
MELANIE: “Non lo so, ma credo di sì, perché io appartengo a lui.”

Successivamente Wanda, che sostiene di non concepire la violenza, si innamora nientemeno che di Ian, che in occasione del loro secondo incontro aveva tentato di ucciderla strangolandola e aveva desistito, se non ricordo male, perché qualcuno gli aveva puntato un fucile addosso. Da quel punto in poi si apre una diatriba che coinvolge tutta la comunità, per decidere se il corpo di Melanie sia una proprietà di Ian o di Jared. Qualora risultasse una proprietà di Ian, il corpo verrebbe lasciato a Wanda, qualora invece risultasse una proprietà di Jared, Wanda si farebbe uccidere tramite vivisezione e il corpo resterebbe a Melanie. Tutto ciò comporta che Wanda riveli il proprio segreto: in realtà le larve possono essere estratte anche senza ucciderle e infatti, dopo una vera e propria carneficina di larve, finalmente propone un accordo, ovvero quello di ibernarle e di spedirle su un altro pianeta perché possano vivere una nuova vita impiantate su qualche altro essere.
Infatti è la sorte che subisce la Cercatrice dopo avere ucciso Wes: viene sedata, le viene estratta la larva e si scopre che l’umana proprietaria del corpo era ancora dentro di lei! A quel punto tutti iniziano a rapire alieni impiantati per separare i corpi dalle larve che hanno al loro interno e, sorpresa! Kyle decide di andare a riprendersi la sua fidanzata, ora occupata da un’aliena venendo pesantemente criticato da tutti per questa ragione. Infatti chiunque altro rapisce alieni/umani e va bene, lo fa Kyle e immancabilmente inizia a non andare più bene. Non c’è che dire, questo romanzo è molto politically correct.

Nel finale Wanda decide che vuole sacrificarsi per il bene di Melanie, della quale è diventata molto amica, e che vuole morire. Chiede quindi l’aiuto di Doc senza comunicare a Ian le proprie intenzioni. Quando Ian scopre le intenzioni di Wanda ha uno dei suoi soliti scatti d’ira dove picchia chiunque senza una ragione ben precisa, e finalmente di nascosto da lui Wanda va a farsi operare... ma Doc non mantiene gli accordi e, invece di uccidere la larva-Wanda, la iberna per poi impiantarla in un corpo la cui umana non dà più alcun segno di vita così come non dava più segni di vita la fidanzata di Kyle (nella quale viene di nuovo impiantata l’aliena Sole, che di Kyle si è innamorata, ricambiata - anche se Kyle aspetta che la sua vera fidanzata torni a farsi viva, non si sa se per un menage a troix o perché voglia davvero far espiantare di nuovo Sole).
Wanda è quindi ora nel corpo di una ragazzina e le sue principali preoccupazioni sono due:
- i capelli biondo tiziano non sono altrettanto fighi quanto quelli neri di Melanie;
- la ragazzina è meno atletica e in quel nuovo corpo riuscirebbe al massimo a fare due chilometri di corsa e poi dovrebbe fermarsi... WHAT THE FUCK?! Tu fai due chilometri di corsa e hai il coraggio di dire che sei poco atletica?!
Ian naturalmente la ama comunque, anche se adesso è una ragazzina, e la situazione si risolve: ora il corpo di Melanie appartiene a Jared e il nuovo corpo di Wanda appartiene a Ian, senza che nessuna donna si permetta di poter insinuare di non essere di proprietà assoluta di un uomo.

Nell’epilogo Jared, Ian, Wanda e Jamie escono in “missione” e incontrano un altro gruppo di umani che hanno con loro un alieno impiantato. Quest’ultimo nell’ultimo paragrafo stringe la mano a Wanda e scambia con lei un paio di battute sul fatto che la Terra sia il mondo più strano che abbiano avuto modo di vedere.
Visto che nei romanzi di questo genere a chiunque basta scambiare due parole con una persona del sesso opposto per innamorarsene, ho il timore che nel seguito che uscirà a breve(?) la Meyer abbia deciso di fare innamorare questo tizio di Wanda.

Valutazione finale: 2,5/5
Il romanzo è più coinvolgente ed emozionante della serie di “Twilight”, ci sono molte meno saghe mentali ed è scritto in modo migliore, ma non posso fare a meno di riscontrare che:
- proprio come “Twilight” sembrava propaganda a favore dello stalking, “L’Ospite” sembra propaganda a favore della violenza domestica, che evidentemente secondo la Meyer deve essere accettata dalle donne, in quanto avviene per il loro bene;
- seppure Wanda non sia una vera e propria Mary Sue, Melanie indubbiamente lo è, ma fortunatamente è meno presente di quanto si potrebbe pensare;
- la Meyer ancora una volta vuole influenzare i lettori, facendo percepire certi personaggi come buoni e certi personaggi come cattivi, è questo il caso di Kyle che, seppure non si comporti in modo tanto diverso dagli altri (come gli altri tenta di uccidere Wanda solo che, a differenza loro, impiega più tempo per ravvedersi nei suoi confronti) viene visto come un personaggio totalmente negativo;
- le millemila risse e minacce con armi da fuoco che si susseguono nel corso del romanzo rendono i personaggi coinvolti piuttosto grotteschi e ridicoli;
- non da ultimo, deve uscire un seguito di quello che è un romanzo autoconclusivo...e la sensazione che serva solo per allungare il brodo è predominante.