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giovedì 16 ottobre 2014

RECENSIONI: "Le cose che sai di me" di Clara Sanchez

"El cielo ha vuelto" in lingua originale è diventato "Le cose che sai di me" in italiano ed è un romanzo del 2013 di Clara Sanchez, di cui a suo tempo ho parlato, avendo recensito un paio di suoi romanzi. Questa è una lettura risalente alla scorsa settimana e il libro l'ho preso in prestito in biblioteca nel mio paese. Ho letto la quarta di copertina, mi è sembrato che potesse essere interessante e il libro è venuto a casa con me. Mi sono anche detta che prima di restituirlo avrei scritto una recensione... ed eccomi qui, pronta a deludere chi pensa che io abbia apprezzato profondamente questa lettura.

TRAMA
Patricia è una giovane modella, ha un lavoro che le piace, è spesso in giro per il mondo ma di tanto in tanto torna a casa dal marito pittore depresso.
Un giorno in aereo conosce una donna bizzarra, che la informa che qualcuno la vuole morta. L'aereo rischia di precipitare e solo in extremis la vita di tutti quanti viene risparmiata. Patricia rimane segnata da questo evento... ma forse non troppo. Successivamente iniziano a capitarle altri strani incidenti in cui spesso e volentieri rischia di morire, scopre che quel qualcuno che la vuole morta è vicino a lei e, con l'aiuto della pseudo-veggente dell'aereo, cerca di andare per esclusione, nella speranza di scoprire di chi si tratta per eliminare la minaccia.

FORMA E STRUTTURA
Il romanzo è narrato in prima persona e la suddivisione dei capitoli mi è sempre sembrata abbastanza coerente. Il testo mi è sembrato piuttosto scorrevole, almeno dal punto di vista della forma... e il fatto che non fossi invogliata a proseguire la lettura non dipende da questo.

PUNTI DEBOLI
Veniamo al punto dolente: seppure gli altri due romanzi della Sanchez mi fossero sembrati un po' lacunosi nella trama ma comunque molto coinvolgenti, non ritengo di poter dire lo stesso de "Le cose che sai di me". Perché? Beh, in primo luogo perché non si è rivelato per nulla in linea con le aspettative che avevo, dal punto di vista della trama: seppure la previsione della pseudo-veggente lasci intendere che un lato soprannaturale ci sia, mi aspettavo un vero e proprio thriller. La minaccia di morte, invece, deriva dal malocchio, o qualcosa del genere. Quelli che mettono in pericolo Patricia sono pedine su una scacchiera e non capiamo nemmeno come siano manovrate. Le spiegazioni lasciano desiderare.
Infine, il finale, a tarallucci e vino, anche se Patricia mi era sembrata tutto fuorché una da far finire le cose a tarallucci e vino.

Valutazione: 2,5/5
Potrà avere anche i suoi lati positivi, ma sinceramente non sono riuscita a coglierli. Tra i romanzi che ho letto di Clara Sanchez, sinceramente è quello che mi è piaciuto di meno.

martedì 16 settembre 2014

RECENSIONE: Patricia Highsmith, "Acque profonde"

Pubblicato nel 1957, “Acque profonde” è un romanzo di Patricia Highsmith, autrice di cui ho già avuto modo di parlare tempo fa, dopo avere letto e recensito qualcos’altro di suo.

La trama
Direi che non c’è inizio migliore della quarta di copertina, che riporterò testuale qui di seguito:

Victor è un marito ideale, l’uomo che tutte vorrebbero. Bello, colto, posato, ma amante della compagnia. Melinda è invece la donna che nessun uomo vorrebbe: la classica mogliettina insipiente, carina ma sciatta, superficiale e con pochi interessi, sempre pronta a flirtare con chi si mostra anche solo vagamente disponibile. Nonostante tutto, il loro menage familiare sembra solido e destinato a durare, forse per quegli strani equilibri che si creano all’interno delle coppie. Un giorno però l’equilibrio si spezza, senza preavviso. La razionalità, che aveva sempre guidato Victor, sembra imboccare altra via, e Victor si trasforma in un killer freddo e determinato pronto a farsi giustizia da sé. Un affascinante viaggio nei meccanismi più reconditi dell’inconscio che ci svela come talvolta l’autocontrollo sia solo la più infida delle nevrosi, capace di mutare un uomo apparentemente tranquillo in uno psicopatico omicida.

Vic è il titolare di una piccola azienda, o almeno così mi pare di capire. Melinda è una donna dedita all’alcool che non fa un accidente dalla mattina alla sera, a parte bere. I due hanno una figlia di sette anni, di cui soltanto Vic si occupa. Vic e Melinda in realtà più che una coppia vera e propria sembrano essere separati in casa. Lui la mantiene. Melinda ha una sfilza interminabile di corteggiatori altrettanto propensi all’alcolismo e altrettanto privi di spessore.
A una festa, dopo avere bevuto qualche bicchiere di troppo (nei romanzi della Highsmith TUTTI bevono come spugne) si diverte a far credere a un corteggiatore di Melinda di avere ucciso, in passato, un amante della donna, che è effettivamente morto. Qualcuno ci crede, ma sono di più quelli che non ci credono. Infatti si scoprirà, poco dopo, che quel tizio era stato assassinato da qualcun altro.
Poi, a un certo punto della narrazione, infastidito dalla presenza di un corteggiatore di Melinda particolarmente volgare e insulso, Vic lo affoga in piscina a una delle molteplici feste in cui tutti bevono come spugne. Melinda dà di matto e lo accusa di essere il colpevole, ma la morte passa per accidentale. Di fatto questo è solo l’inizio di un susseguirsi di eventi, che sfoceranno in un imprevisto(?) finale.

Considerazioni varie
In sintesi abbiamo Vic e Melinda, i personaggi principali, che non mi sembrano tanto diversi dai soliti personaggi della Highsmith.
Lui è un uomo che dovrebbe apparirci completamente normale, anche se nel corso del romanzo si lascia dietro tre cadaveri. Come tipico dei romanzi della Highsmith, il protagonista ritiene perfettamente normale lasciarsi dietro tre cadaveri.
Lei è una delle tante oche svampite che si incontrano nei romanzi della Highsmith stavolta più tendente all’alcolismo che di solito: di fatto la maggior parte degli psicopatici hanno mogli oche, nei suoi romanzi.
Di fatto ho avuto l’impressione, seppure finora abbia letto soltanto una minima parte della sua produzione, che la Highsmith abbia la tendenza a mettere in gioco elementi molto simili, tra un romanzo e l’altro.

Valutazione: 3,5/5
Il romanzo è scorrevole e rapido da leggere (l’ho iniziato ieri e, di fatto, l’ho letto soltanto nelle pause al lavoro, a parte stasera), ma a mio parere ha la pecca di farci capire molto in fretta dove l’autrice voglia andare a parare.
Il finale, inoltre, che forse avrebbe dovuto apparirci spiazzante, mi è sembrato non dico scontato, ma quantomeno prevedibile.
I personaggi, inoltre, dal primo all’ultimo mi sono apparsi, seppure ben caratterizzati, un tantino grotteschi e molto poco credibili.


venerdì 20 giugno 2014

RECENSIONE: "I due volti di gennaio" di Patricia Highsmith

“I due volti di gennaio” di Patricia Highsmith, uscito mezzo secolo fa, è stata, in questi giorni, una delle mie ultime letture.
Per quanto riguarda il genere, si colloca a metà tra il thriller e il noir, come ormai penso tutti i romanzi di questa autrice.

Trama
Direi che possiamo iniziare dalla quarta di copertina, che tutto sommato descrive abbastanza bene quella che è, in linea di massima, la trama di questo romanzo.

Un pomeriggio come tanti, tre esistenze si incrociano nel corridoio di un albergo greco. Quella di Chester, truffatore quarantenne americano, di sua moglie Colette, giovane, bella e inquieta, e di Rydal, un ragazzo in fuga dai fantasmi del passato.
In pochi minuti, quanto basta per nascondere il cadavere di un ispettore greco sulle tracce di Chester, le vite dei tre non sono più le stesse. Rydal, per noia e curiosità, si offre di aiutare Chester e Colette a nascondersi e a fuggire, ma in un crescendo di seduzione e fascinazione nessuno dei tre è più in controllo delle proprie emozioni e dei propri istinti. E quando Chester si rende conto che la moglie sta per cedere al fascino del giovane amico, prepara una terribile vendetta nel labirinto del palazzo di Cnosso...

Siamo alla fine degli anni ’50-inizio degli anni ’60 in Grecia, dove il truffatore di mezza età Chester si è rifugiato per non dare troppo nell’occhio in America, suo paese natale. Ha una moglie 25enne oca che si lascia maltrattare volentieri se questo significa essere ricca grazie agli introiti del marito. Nel tentativo di sfuggire a un agente lo uccide... e in quel momento sbuca fuori Rydal (un neolaureato con vari precedenti penali che non ha niente da fare dalla mattina alla sera) proprio mentre Chester si sta sbarazzando del cadavere. Naturalmente Rydal fa la cosa più normale in un romanzo della Highsmith, che è aiutarlo a nascondere il corpo, procurare passaporti falsi a lui e alla sua consorte e, come se non bastasse, seguirli nella loro fuga perché... mhm... perché... suvvia, c’è bisogno di un perché, dopo tutte le azioni insensate che ha già commesso? Direi di no.
I tre fuggono con false identità e Colette sembra molto attratta da Rydal, con il quale trascorre il proprio tempo mentre Chester non fa altro che bere, e che tenta di sedurre. Convinto che i due abbiano una relazione, Chester tenta di sbarazzarsi di Rydal prima pagandolo affinché se ne vada e poi tentando di lanciargli un pesante vaso in testa durante l’ennesima delle loro gite da finti turisti. Per fortuna di noi lettori il vaso arriva in testa a Colette, che muore sul colpo. Ci liberiamo quindi del personaggio più insulso e resta in vita l’unico vagamente interessante!
Chester reagisce con estrema freddezza all’omicidio involontario della moglie da lui commesso e si nasconde per non essere visto dal custode, che invece vede Rydal. Risultato: Chester ha intenzione di far sì che Rydal venga accusato del delitto, ma ha anche intenzione di liberarsi di lui e di procurarsi un’ulteriore identità. Rydal, nel frattempo, vuole vendicare Colette e progetta di eliminare Chester. Forse. Perché quali siano le intenzioni dell’uno e dell’altro non è poi così semplice capirlo...

Struttura
Il romanzo è narrato in terza persona, con i punti di vista dei personaggi che si alternano da un personaggio all’altro in quello che io definisco “modo disordinato”: capita anche da una frase all’altra, e non è esattamente la soluzione che prediligo.
Nonostante ciò il testo riesce comunque ad essere scorrevole quanto basta per consentirne una lettura rapida.

Valutazione: 3/5
Il romanzo tutto sommato è abbastanza interessante, ma non ci sono, a mio parere, molti colpi di scena e praticamente MAI la trama pare realistica.


venerdì 16 maggio 2014

RECENSIONE: Nicci French, "Dolce e crudele"

“Dolce e Crudele”, romanzo del 1999 di Nicci French (secondo quanto riportato nel libro una giornalista inglese, secondo quanto riporta Wikipedia lo pseudonimo con cui una coppia di giornalisti, marito e moglie, firmano romanzi a quattro mani) è un elogio allo stalking e alla violenza domestica, ma solo qualora sia commesso da un bell’uomo che è il grande ammmmmmmore della tua vita, che dopo circa 200 pagine di scene sadomaso appena accennate si trasforma nelle ultime 150 in un thriller.
Me lo sono ritrovata davanti in biblioteca qualche giorno fa, l’ho preso in prestito e me lo sono letta in un giorno, tra le varie pause al lavoro e la sera.

La trama
Alice è una giovane scienziata che lavora per un’azienda farmaceutica. Ha molti amici e un fidanzato con cui tutto va a gonfie vele. Non vorrebbe cambiare niente nella sua vita, almeno finché per puro caso, per strada, si imbatte in un perfetto sconosciuto. Dell’uomo in questione scopriamo che: 1) è bello, 2) ha gli occhi blu, 3) è un alpinista. Il comportamento di Alice è ovviamente quello che qualunque donna normale terrebbe nei confronti di un perfetto sconosciuto: senza nemmeno averci parlato, se lo porta a letto.
Cosa succede a quel punto? Mhm... per più o meno una settantina di pagine Adam, questo è il nome dello sconosciuto, la segue di nascosto, la tartassa di telefonate, le scrive delle lettere. Come qualunque donna normale, Alice si ritrova pazzamente innamorata di lui. Le basta un nanosecondo per sbarazzarsi della sua vecchia vita e, dopo avere abbandonato la casa dello storico fidanzato, si trasferisce da Adam che, a velocità record, da far invidia a un paranormal romance con protagonisti sedicenni, le fa una proposta di matrimonio. Ovviamente, come qualunque donna normale, Alice accetta senza mezzi termini. D’altronde chi rifiuterebbe un uomo bello con gli occhi azzurri? Il fatto che sia uno stalker e che la costringa ad avere rapporti sadomaso lo rende incredibilmente rommmmmmmantico.
Alice si sposa, taglia i ponti con tutti, come qualunque donna che ha trovato il vero ammmmmmmore si annulla più di quanto si annulli Bella Swan di “Twilight” e scopre tante cose sulla vita del marito, ovvero che: 1) è bello, 2) ha gli occhi blu, 3) è un alpinista rimasto coinvolto in una disgrazia in cui morì varia gente, tra cui una sua ex ragazza alpinista.
Frattanto arrivano strane telefonate, strani messaggi e bottiglie di latte piene di insetti morti. Quest’ultimo episodio tra l’altro fa convincere Alice che il suo ex fidanzato sia uno stalker e che la sta tormentando, e lei corre ad accusarlo. Però da un certo punto in poi tutto finisce e il perseguitatore(?) non si fa più vivo. Infatti, faccenda da niente, a fare tutto ciò era una ragazza che poi è finita in un fiume, sorella di un’ex amante di Adam che lo aveva lasciato. E le ex di Adam morte dopo averlo lasciato, diventano due.
Tra un rapporto sadomaso e l’altro e tra un pedinamento e l’altro dal suo rommmmmmantico marito, Alice inizia a indagare su di lui, scoprendo che i suoi sospetti sono abbastanza fondati...

Bonus: come in TUTTI i thriller che si rispettino, quando (oltre la metà del romanzo) iniziamo a renderci conto che si tratta di un thriller, la scena clou è, naturalmente, l’omicidio del gatto della protagonista.
Doppio bonus: il gatto non era mai stato menzionato fino alla pagina precedente, e fa la propria comparsa appositamente per essere ucciso.

I personaggi
ALICE: è una donna intelligente, acculturata e indipendente, a parole. E allora perché sposa un maniaco, sapendo bene che è un maniaco, dopo poche settimane di frequentazione? Ma è ovvio: perché i maniaci sono rommmmmantici. Nel finale, dopo un tragico epilogo, si rende conto che sposare un maniaco non è stata una cosa molto intelligente, ma ora che lui non c’è più la sua vita è vuota: lui voleva ucciderla... ma voleva ucciderla solo perché la amava! E dire che fino a tre pagine prima mi sembrava che avesse aperto gli occhi...
ADAM: è un alpinista, è bello e ha gli occhi blu. Questo lo rende rommmmmantico. Il fatto che si diverta a stalkerare e seviziare la propria compagna lo rende ancora più rommmmmantico.
TUTTI GLI ALTRI: sono poco più che nomi, perché nella vita di Alice, occupata dal suo grande ammmmmmore, non c’è spazio per loro.

Valutazione finale: 3/5
Trama: potenzialmente interessante, ma non sfruttata al meglio.
Personaggi: abbastanza piatti, oppure visti e rivisti.
Finale: dal punto di vista del mistero, è abbastanza scontato.
Nota positiva: Nicci French ha scritto di una protagonista che ama essere seviziata e stalkerata, dato che l’uomo che commette tali azioni ha charme, e ha descritto uno stalker sadico come un eroe romantico, cosa che va molto di moda ora, oltre dieci anni prima che questo genere di trame venissero di moda.

sabato 8 marzo 2014

Recensione: "La seduzione dell'acqua" di Carol Goodman

Ho un'altra recensione da presentarvi, di un romanzo che ho letto questa settimana.

La trama
Iniziamo dalla quarta di copertina:
Secondo una leggenda irlandese, una volta l’anno la selkie abbandona la sua pelle di foca e viene a riva nelle sembianze di una bellissima fanciulla. S’innamora dell’uomo che trova la sua pelle, ma per amarlo deve rinunciare alla felicità.
La favola della selkie ossessiona Iris. Sua madre gliela raccontava ogni sera, nel grande albergo di proprietà della famiglia, prima di morire in circostanze misteriose. Trent’anni dopo, questa madre perduta è ancora molto presente nella esistenza irrisolta di Iris, che vive a New York e aspira a diventare, come la madre, una scrittrice di successo. È per inseguire questo sogno che Iris fa ritorno all’Hotel Equinox. Cercherà di ritrovare l’ultimo manoscritto della madre, l’episodio finale di una trilogia dedicata alle fate foca.
Così, nel grigio presente di Iris irrompe un passato indecifrabile, in cui la verità sulla madre si confonde con il triste destino della selkie. Ma nell’atmosfera rarefatta e decadente dell’albergo, che da un dirupo si affaccia sulle acque scintillanti del fiume Hudson, qualcun altro sta seguendo la stessa pista, e lo fa senza troppi scrupoli.

Iris è una scrittrice, ma per guadagnarsi da vivere fa l'insegnante, per gli immigrati che vogliono imparare la lingua e per i carcerati che vogliono prendere il diploma. Tra questi ultimi c'è Aidan che, quando viene rilasciato, chiede aiuto a Iris per trovare un lavoro. Iris lo porta con sé all'hotel, che è appena stato comprato da un nuovo proprietario, dove lei lavorerà come direttrice e lui come giardiniere - e dove tra i due nasce una relazione.
All'Hotel sono presenti anche molte persone che hanno avuto a che fare con la madre di Iris, sulla cui morte ci sono ancora tanti interrogativi aperti.
Nel frattempo Iris cerca nei romanzi di sua madre un indizio... e lo trova: c'è un gioiello di inestimabile valore, che potrebbe essere stata la causa della sua morte; c'è inoltre una ragazza morta suicida molti anni prima, che con la madre di Iris sembrava avere qualcosa a che fare...

Struttura e personaggi
Il romanzo è narrato in prima persona, al presente, ma ci sono numerosi flashback, di un passato lontano oppure recente, al passato remoto. Si alternano spesso stralci dei romanzi della madre di Iris, in cui la protagonista cerca indizi per scoprire qualcosa su di lei.
A mio parere, però, è piuttosto lento: dovrebbe essere un thriller, con un'ampia parte introspettiva, ma fino a tre quarti di romanzo non solo non si vede un cadavere (quando ci sarà, sarà quello di Joseph, un anziano dipendente dell'hotel, e i sospetti cadranno su Aidan, che invece era lì per caso e si è pure preso una botta in testa dall'assassino), ma nemmeno si ha l'impressione che possa accadere un delitto.
Per quanto riguarda i personaggi, quelli principali sono ben caratterizzati; a loro si alternano però parecchi personaggi a mio avviso abbastanza inutili (come Jack, il fidanzato(?) pittore di Iris, che fa due comparse in tutto, nel romanzo).

C'è un po' troppa confusione...
Secondo me mancano un po' di spiegazioni, oppure non sono sufficientemente chiare. In particolare mi pongo due domande. Una riguarda le dinamiche alla base dell'omicidio della madre e spoilererei troppo se ne parlassi, mentre l'altra posso pormela senza eccessive difficoltà: se attraverso una vetrata Iris e Jack hanno visto Aidan andare nella stanza di Joseph e Joseph che veniva buttato fuori da una vetrata(?), com'è possibile che non abbiano visto anche l'assassino? Sospetto fortemente che la risposta sia "perché è più stylish se Aidan viene ingiustamente incolpato del delitto".

Valutazione: 3/5.
Della Goodman avevo già letto "Il lago delle lingue morte" (che ho recensito l'anno scorso CLICK) e l'avevo trovato molto più avvincente.
Inoltre questa è stata una rilettura. Molte cose non me le ricordavo affatto, quindi credo che sia un romanzo che, a distanza di anni, non ha avuto il potere di farsi ricordare.

venerdì 7 marzo 2014

Recensione: "ARCANA" di Maxime Chattam

"Les Archanes du Chaos", questo è il titolo originale, è un romanzo dell'autore francese Maxime Chattam che, a quanto ho avuto modo di scoprire, è autore di una trilogia thriller che non ho letto.
"Arcana" è invece un romanzo autoconclusivo, uscito nel 2006 in Francia e giunto in Italia un anno più tardi.

La trama
Quella riportata di seguito è la quarta di copertina:
Yael Mallan è una giovane donna come tante. Nubile, ha un lavoro e vive a Parigi nell’appartamento che le hanno lasciato i genitori dopo il loro divorzio. Una vita quasi normale la sua, se non fosse per quegli strani fenomeni che all’improvviso la fanno precipitare nel caos...
Da qualche tempo in casa vede ombre riflesse dentro gli specchi, avverte suoni vagamente minacciosi di cui non riesce a individuare la fonte e legge oscuri messaggi sullo schermo del computer: “Siamo qui, accanto a voi. Siamo dall’altra parte”.
Cosa le sta succedendo? Chi sono le misteriose entità che la invitano a “guardare dietro le apparenze”? Yael è terrorizzata e si domanda se per caso non stia diventando pazza. D’impulso decide di chiedere aiuto a Thomas, un simpatico giornalista canadese conosciuto da poco. No, Yael non è pazza. Anche lui vede gli enigmatici messaggi in codice che contengono riferimenti a misteriose sette del passato. Gli Illuminati, l’Ordine dei Teschi e delle Ossa... Yael e Thomas accettano la sfida delle fantomatiche Ombre ma ben presto, braccati da sicari che hanno l’ordine di eliminarli, sono costretti alla fuga, da Parigi a Ginevra fino negli Stati Uniti, sulle tracce di indizi sempre più intricati e inquietanti. Le loro scoperte fanno emergere un’ipotesi tanto agghiacciante quanto realistica: quella di una cospirazione a livello planetario per condizionare gli eventi della storia e della politica. Solo una persona crede a questa teoria: un amico di Thomas, che nel suo blog ha raccolto un’impressionante documentazione per suffragarla. E se davvero la realtà in cui viviamo non fosse altro che illusione, menzogna, manipolazione?

Di fatto non c'è molto di più da dire, se non che mi è sembrava una puntata di "Voyager". Si passava dall'affondamento del Titanic, all'omicidio di Kennedy, all'attentato al World Trade Center... Insomma, ci mancavano soltanto i Maya, gli alieni, gli Antichi Egizi, Hitler emigrato in Brasile e i messaggi subliminali nelle canzoni e poi tutto era al completo....

Struttura e personaggi
Il romanzo alterna vari capitoli di azione con singoli capitoli, piazzati a mio parere senza una particolare logica, che dovrebbero essere estratti del blog di uno dei personaggi, che parlano della politica americana, del presidente Bush e delle motivazioni economiche alla base delle guerre in Afghanistan e in Iraq.
Questo a mio parere rende il romanzo meno scorrevole di quanto avrebbe potuto essere e tende anche a confondere le idee dato che:
- il romanzo è ambientato diversi anni prima rispetto ai fatti di cui si parla nel blog di quel personaggio;
- i fatti di cui si parla nel blog di quel personaggio sono collegabili soltanto lontanamente al resto della trama.
I personaggi a mio parere sono spesso poco sviluppati e agiscono in modo tutt'altro che verosimile. La giustificazione che viene utilizzata è che Yael (che racconta di avere allucinazioni e invita a casa sua per questo un perfetto sconosciuto!) è una pedina manovrata da membri di un'organizzazione superiore e che quindi non si comporta come vuole lei, ma come vogliono loro.
Questo comunque è niente: ATTENZIONE SPOILER... quando uno dei vari cospiratori appartenenti a un'organizzazione segreta (sulla quale ho le idee poco chiare dato che, a mio parere, non è mai stato spiegato molto bene come funzionino le cose in questo romanzo) vuole uccidere Yael nel finale, che cosa fa? Le offre da bere... e la avvelena, come in un buon vecchio romanzo della zia Agatha? Ma neanche per sogno! Le mette un sonnifero e se ne va, lasciandola lì a risvegliarsi con delle buste chiuse da aprire in un'occasione speciale. Poi, spacciandosi per Thomas (con cui Yael non vuole più avere niente a che fare), le dà un appuntamento in un ristorante in cima al World Trade Center, che sta per essere attaccato (non si capisce bene se l'attentato l'abbia organizzato lui o ne sia al corrente)... A rendere il finale ancora più trash, un attimo prima dell'attentato Yael apre le buste, in presenza di Thomas anche lui chiamato lì con l'inganno, realizzando quello che sta per accadere.
Quando sono arrivata all'ultima pagina, lo confesso, sentivo veramente la mancanza di un'astronave aliena atterrata per caso.

Valutazione finale: 2/5
Per come era iniziato, poteva essere un romanzo avvincente e carico di suspense. Per come è finito, mi è sembrato un calderone in cui infilare teorie del complotto tra l'altro non sempre funzionali alla trama.

mercoledì 26 febbraio 2014

Recensione: "STANGERS" di Dean Koontz

Ho divorato 650 pagine in tre giorni, come mi capita alcune volte, ma come spesso non mi capita. La lettura in questione è stata “Strangers”, thriller a sfondo fantascientifico di Dean Koontz (autore di cui avevo già letto qualcosa, ma parecchio tempo fa) pubblicato a metà degli anni ’80.

La trama
Siamo negli Stati Uniti degli anni ’80, dove in luoghi del tutto diversi l’uno dall’altro si sviluppano le storie di personaggi molto diversi gli uni dagli altri.
C’è Dom, scrittore 35enne che, di punto in bianco, inizia ad avere attacchi di panico e a soffrire di sonnambulismo, che ritiene connessi a qualcosa che, di punto in bianco, due anni prima murò radicalmente la sua personalità. C’è Ginger, giovane chirurga che crede di essere diventata pazza in quanto la vista di certi oggetti le fa perdere ogni contatto con la realtà. C’è Brendan, prete di campagna che, all’improvviso, ha perso la fede. C’è Joria, giovane madre divorziata, sconcertata dall’ossessione della figlioletta per la luna. C’è Jack, rapinatore professionista, animato da un desiderio di vendetta nei confronti dello stato dal quale si ritiene tradito. E poi ci sono Envie, ex militare terrorizzato dal buio, e sua moglie Faye, titolari del Motel Tranquillity, in un luogo sperduto del Nevada, e i loro dipendenti Ned e Sandy.
Queste persone non potrebbero essere più diverse tra di loro, ma hanno qualcosa in comune: nell’estate i due anni prima si trovavano al Motel Tranquillity (che nel tratto centrale mi ha ricordato un po’ l’Hotel California della canzone degli Eagles), hanno ricordi solo frammentari di quella vacanza e la maggior parte di loro ha subito un radicale cambiamento, in genere trovandosi affetto da una fobia o da un’ossessione.
A peggiorare la situazione anche altre persone che si sono trovate lì in quel periodo sembrano avere qualche effetto collaterale: un giocatore d’azzardo professionista ossessionato dalla luna si suicida, l’ex marito di Joria idem, un camionista semina panico nel vicinato sostenendo che il mondo è in pericolo e sequestra i propri dirimpettai...
E poi tutti si ritrovano “spinti” verso il Motel Tranquillity, dove iniziano a ricostruire l’accaduto: devono avere visto qualcosa che non dovevano vedere e qualcuno che sta molto in alto deve avere deciso di eliminare i loro ricordi affinché un importante segreto non venga rivelato... Loro, però, hanno deciso, il mondo deve sapere, e sono dello stesso parere anche padre Stefan, maestro spirituale di Brendan, e Parker, artista amico di Dom, che si ritrovano coinvolti nella vicenda.

Struttura
Il romanzo è diviso in tre parti, la prima in cui i protagonisti vivono le proprie vite in luoghi molto diversi gli uni dagli altri, la seconda in cui finiscono per ritrovarsi nell’albergo, la terza in cui mettono in atto il proprio piano.
Il testo è narrato in terza persona, esplorando il punto di vista di tutti i protagonisti e, da un certo punto in poi, anche degli antagonisti. Questo, però, senza rivelare troppo e lasciando aperti tutti gli interrogativi fino alla fine (anche se, per certi versi, appena superata la metà del romanzo avevo già capito – ATTENZIONE, SPOILER! – che c’entravano qualcosa gli alieni).
Attraverso il continuo susseguirsi di diversi punti di vista, i personaggi sono ben delineati, anche quelli lasciati talvolta un po’ in secondo piano (fatta eccezione, a mio parere, per Joria e Sandy che, più che altro, sono trattati un po’ come personaggi di contorno).

Valutazione finale: 4,5/5
Ho apprezzato molto questo romanzo, ma ho trovato un po’ di difficoltà ad attribuirvi una valutazione ben precisa. Diciamocelo chiaramente: non sono una grande conoscitrice del genere fantascientifico e, in generale, tra le mie letture fantascientifiche c’è un tipo di fantascienza molto diversa (per intenderci: “1984” di Orwell è fantascienza, e finora di fantascienza conosco più che altro quella), perciò non saprei dire se questo romanzo sia inferiore o superiore agli standard. Io, però, ne sono stata soddisfatta e, una volta terminata la lettura, non ho provato quel senso di delusione che ho provato leggendo altri romanzi.
Secondo me è un romanzo che potrebbe piacere a tutti gli amanti del thriller, anche quelli che (come me) non amano molto le scene macabre: le scene difficilmente digeribili nel romanzo sono veramente poche e mai descritte nel dettaglio.

martedì 11 febbraio 2014

RECENSIONE: "Il creatore delle ombre" di Kevin Guilfoile

Oggi vi intrattengo(?) con la recensione di un thriller che ho letto in questi ultimi giorni.
E' stato pubblicato nel 2005 e sono lieta di comunicarvi che non ho la più pallida idea di chi sia l'autore.

Quarta di copertina
Sai giocare con la vita? In una Chicago in cui le pratiche avanzate contro la sterilità non sono illecite e i programmi virtuali sono più eccitanti di Matrix, il dottor Davis Moore è devastato da un lutto atroce: la sua Anna Kat, di soli diciassette anni, viene ritrovata stuprata e uccisa. Tre anni dopo il caso è archiviato tra i non risolti e il padre riceve per sbaglio, assieme agli altri effetti della vittima, anche campioni biologici dell'aggressore. Fin dove si può arrivare per vedere in faccia l'assassino della propria figlia? Moore non esita a ricavarne l'impronta genetica e a impiantare un clone in una delle aspiranti madri in lista d'attesa nella clinica che dirige. E' per questo che nasce Justin Finn. Perché abbia il DNA dell'omicida. Il volto dell'omicida. Forse, anche i suoi istinti. Il dottore si pente ben presto del suo gesto, ma Justin ha già un passato più grande di lui. Quando ne compie quindici, un serial killer terrorizza la città violentando e uccidendo, e le sue imprese sono replicate sul Web dalle Ombre, il videogioco interattivo del momento. Chi è il mostro? Justin lo sa. Perché lui solo ha già visto come andrà a finire tutto quanto. Una trama mozzafiato in cui eredità di illustri precedenti - da King a Crichton - sono stravolte e rimescolate in maniera inedita con picchi di tensione spettacolare; un romanzo ricco di spunti etici profondi e oltremodo attuali, che sa incantare il lettore e stupirlo con un finale assolutamente imprevedibile.

La trama è ben introdotta da questa descrizione. Il romanzo inizia in modo molto lineare, con stacchi temporali ogni qualche capitolo, in modo da poter vedere Justin che nasce, Justin che cresce e Justin che diventa adolescente. Questo, per quanto riguarda la prima parte.
La seconda, ambientata quando Justin ha 15-16 anni, si concentra prevalentemente sull'intreccio relativo al killer, con Justin finalmente in un ruolo centrale, piuttosto che di contorno. Perché Justin conosce l'uomo il cui DNA fu trovato sul corpo di Anna Kat: è stato uno spasimante di sua madre, che l'ha aggredita davanti ai suoi occhi, ed è convinto che sia lui il killer.
Collaborano con Justin, più per senso del dovere che per vero desiderio di aiutarlo, la giornalista Sally, che da sempre si fa fantasie mentali su una versione adulta di Justin, e proprio il dottor Moore, che ancora prima della morte della figlia sopravvisse a un attentato da parte di un fanatico religioso, la cui storia, di tanto in tanto, viene portata avanti in qualche capitolo.

Struttura del romanzo
C'è una prima parte, come ho detto, dove i protagonisti sono più che altro adulti che, per un motivo o per l'altro, ruotano intorno a Justin. C'è una seconda parte in cui invece è Justin uno dei protagonisti.
I capitoli sono narrati in terza persona, con vari punti di vista... a volte saltando da un punto di vista all'altro tra le righe, il che a volte l'ho trovato un po' confusionario.

Ciò che non mi ha convinta
Nella seconda parte del romanzo viene dedicato troppo spazio al videogioco (una simulazione di vita reale) e non viene mai spiegato fino in fondo come i reati commessi nel videogioco in questione debbano essere riproposti anche nella vita reale. Credo che l'autore abbia voluto fare un paragone con la clonazione, "clonando" la vita reale in un videogioco. A mio parere questo rende abbastanza inverosimile la trama: Justin e Sally scoprono l'autore di una serie di omicidi smanettando davanti al computer.
Già a metà del romanzo sappiamo chi è il colpevole, o almeno abbiamo buoni indizi su chi sia. Possiamo aspettarci delle sorprese, è vero, ma queste le ho trovate alquanto prevedibili. Quando muore Deirdre, tra l'altro, a mio parere si capisce perfettamente chi è il colpevole di quest'ultimo omicidio.
La "condanna a morte" inscenata, dove perde la vita un certo personaggio, è un passaggio che personalmente ho trovato piuttosto agghiacciante, specie per la freddezza con cui opera chi sta agendo... un personaggio da cui una tale freddezza era un po' fuori luogo.
Tornando all'omicidio di Anna Kat che, si scoprirà, non ha nulla a che vedere con quello del killer, l'autore ha optato per la soluzione che in un giallo non si dovrebbe mai scegliere: "non importa se ****** compare tre volte in totale in 460 pagine, facciamo che l'assassino è lui perché, dato che il suo ruolo nella trama è pressoché nullo, nessuno se lo aspettava".
Il romanzo, poi, termina con [ATTENZIONE, SPOILER!] un criminale condannato per un reato che non ha commesso, la mancanza di una vera certezza che abbia commesso altri reati (l'unica prova che abbiamo è che ha finto di commettere dei reati giocando a un videogioco online) e il dottor Moore destinato a non scoprire mai che il DNA trovato sul corpo di Anna Kat non era altro che quello del suo fidanzato, che nulla aveva a che vedere con l'omicidio.

Valutazione: 3,5/5
L'ho trovato un romanzo avvincente ma, come già mi è accaduto leggendo altri thriller, mi ha lasciato un po' delusa quando ho terminato la lettura.

sabato 18 gennaio 2014

RECENSIONE: "Il conto cifrato" di Christopher Reich

Altro romanzo letto al lavoro durante le pause pranzo, è un altro thriller che mi ha intrattenuta di recente e che si è guadagnato una breve recensione per il blog.
E' stato pubblicato nel 1998 e le vicende narrate si svolgono verso la fine degli anni '90 (così emerge dalle date a cui viene accennato di tanto in tanto) anche se, a mio parere, sembra più un'ambientazione da anni '80, dal punto di vista tecnologico (per intenderci: nessuno o quasi sembra possedere un cellulare, e stiamo parlando di funzionari di banca, non di contadini...).

Quarta di copertina
Nick Neumann, giovane uomo d'affari, è tormentato da un'ossessione: scoprire perché il padre,
un importante dirigente della United Swiss Bank, è stato ucciso e da chi. Abbandona così il suo
lavoro a Wall Street e si fa assumere dalla Banca di Zurigo. Lì scoprirà un segreto, una terribile

verità che lo porterà a una sfida all'ultimo sangue con un misterioso avversario...

Prima impressione
Quando in biblioteca mi è capitato davanti, per caso, mentre guardavo lo scaffale dei thriller, è scattata una molla che mi ha fatto pensare che avrebbe potuto interessarmi.
Diciamolo chiaro e tondo: ho sempre provato un certo interesse per la finanza (anche se, durante i cinque anni trascorsi alla facoltà di economia gli esami di finanza aziendale e finanza straordinaria sono stati decisamente due tra i più tosti) e l'idea di leggere un thriller a sfondo finanziario mi entusiasmava.

Trama e struttura
Alle vicende del giovane bancario, di cui si fa cenno nella quarta di copertina, si "mescolano" anche quelle degli altri personaggi a lui connessi: i dirigenti della banca in primis, ma anche un soggetto noto come "il Pascià", che possiede un conto cifrato presso la USB, per cui lavora il protagonista. Quest'ultimo, emerge a poco a poco, non è altro che un mafioso mediorientale in prima linea nel traffico di armi e di droga.
I capitoli sono narrati in terza persona, con punti di vista alternati. Questo a mio parere rovina in parte la bellezza di un thriller: dato che abbiamo il POV di molti personaggi, non tutti schierati dalla stessa parte, la vicenda finisce per girare quasi totalmente intorno all'azione, piuttosto che intorno al mistero da svelare. Di fatto la maggior parte dei potenziali colpi di scena sono serviti su un piatto d'argento.

Valutazione finale: 3,5/5
E' stata una lettura scorrevole, nonostante la lunghezza del romanzo (oltre 600 pagine) questo non mi è mai sembrato tedioso, ma tutto sommato ho sentito la mancanza di qualcosa. Sapere quasi tutto e quasi subito non mi alletta al cento per cento.

mercoledì 18 dicembre 2013

RECENSIONE: Steve Martini, "La Classifica"

Il romanzo che ha reso vive le mie pause pranzo al lavoro negli ultimi giorni è “La Classifica” (titolo originale: “The List”) di Steve Martini. È uscito nel 1997 ed è arrivato in Italia nel 1998, ma mi ha dato l’impressione di essere ambientato in un’epoca un tantino precedente (praticamente nessuno ha un cellulare, nel romanzo, e dato che si tratta di avvocati ed editori il mio sospetto è che non siano gli anni ’90).

Prima impressione
Per una volta inizierò dalla quarta di copertina, anche se in genere non lo faccio mai.

Abby Chandlis, disillusa scrittrice di mezza età, ha scritto un romanzo formidabile. Per riuscire a piazzare la sua opera, deve tuttavia ingannare i grandi nomi dell’editoria e assumere un uomo affascinante affinché reciti la parte dell’autore. Quando, per, il libro balza in cima alla classifica dei best-seller, Abby su trova sola con un segreto che vale milioni di dollari e il gioco le sfugge di mano con conseguenze mortali. E se avesse stretto un patto col diavolo? Teso, incalzante, sorprendente, il thriller che ha consacrato Steve Martini tra gli assi della suspense.

Quando in biblioteca mi è capitato davanti agli occhi quel libro dalla copertina insignificante e ho letto cosa c’era scritto dietro, ho sentito scattare una scintilla.
“Potrebbe essere interessante”, mi sono detta. Le aspettative non sono state deluse.

La trama
Abby è un avvocato alle dipendenze di un importante studio legale. Ha più o meno 45 anni, è divorziata e trascorre le notti a scrivere. Ha pubblicato tre romanzi, ma sono caduti in fretta nel dimenticatoio. Quando ha scritto il vero romanzo “bomba”, l’ha inviato a un editore usando un nome falso da uomo, Gable Cooper. È un successo. Un’agente letteraria vuole incontrarla, credendo che lei sia l’agente di Gable Cooper. Con la complicità degli amici Morgan Spencer (suo collega da sempre innamorato, non corrisposto, di lei) e Theresa Jenrico (la sua migliore amica, che è ospite a casa sua dopo avere lasciato il marito violento e alcolista), Abby sta al gioco. Non le resta che trovare un modello che interpreti la parte di Gable, per poi rivelare di essere lei la vera autrice del romanzo soltanto quando questo sarà in vetta alle classifiche.
È Theresa ad aiutarla, in un primo momento. Le due donne incontrano un giovane modello (e probabile gigolò) e decidono di ingaggiarle. Lui, però, all’ultimo momento dà buca ad Abby per non rinunciare a un impegno di lavoro, convincendo il suo fratello maggiore, Jack, a presentarsi al suo posto e a interpretare la parte dell’autore.
L’affare è fatto: Abby ingaggia Jack, che ha solo pochi anni meno di lei e ha un fascino inequivocabile, che ha sempre sognato di diventare scrittore, ma che non ha un grande talento. La situazione, però, le sfugge di mano: l’assassinio di Theresa, nella casa in cui le due donne vivevano e in cui Abby conservava la prima bozza del romanzo, battuta a macchina su fogli intestato allo studio legale (che attesterebbero quindi la vera paternità dell’opera), innesca una serie di eventi a catena che coinvolgono anche il signor Jenrico, Morgan, l’ex marito di Abby desideroso di essere mantenuto, ecc...
Per Abby, sempre più affascinata da Jack, sembra impossibile capire di chi possa e di chi non possa fidarsi... e fino alle ultime pagine non lo capiranno nemmeno i lettori dato che, il finale scontato che si poteva ipotizzare a due capitoli dalla fine, viene smentito in un rocambolesco finale.

Struttura
Capitoli brevi narrati al passato remoto: ottima scelta, specie considerando che ad essa è accompagnato un testo fluido.
Narratore onnisciente: mhm... non mi ha convinta del tutto. Sarà che preferisco interi capitoli, o parti di capitoli, scritte sempre dallo stesso punto di vista, con un’alternanza netta... forse è solo un’opinione mia, ma mi sembra che in questo modo sia un po’ meno ordinato.

Valutazione finale: 4/5
È stata una lettura formidabile, a mio parere. Era da un po’ che non leggevo un thriller così avvincente. Questo è un thriller, ma ha anche una struttura simile a quella di un giallo classico. Per intenderci non è uno dei thriller in cui si narra di una “fuga” dal colpevole sapendo fin dalle prime pagine chi sia il colpevole. Ci sono forti sospetti, ma... non aggiungo altro per non spoilerare.
Una cosa che ho apprezzato un po’ meno è la quasi totale assenza del lato introspettivo: Abby perde una cara amica, viene pesantemente tradita da una persona della quale si fidava, ha buoni motivi per non fidarsi nemmeno di una persona che le sta accanto... eppure le sue sensazioni vengono sempre liquidate in poche righe. Avrei gradito che anche questo aspetto fosse approfondito un po’ di più. L’avrei trovato, se non altro, più realistico.

giovedì 12 dicembre 2013

RECENSIONE: "Gli specialisti" di David Wolstencroft

“Good News, Bad News”, romanzo di David Wolstencroft pubblicato nel 2004, è divenuto di lì a poco uno dei romanzi il cui titolo italiano, “Gli specialisti”, è stato messo abbastanza a caso. Il titolo originale, invece, era molto azzeccato, considerando che secondo uno dei protagonisti a una buona notizia corrisponde sempre una cattiva notizia, a cui ne corrisponde una buona, a cui ne corrisponde una cattiva... eccetera, eccetera, eccetera...

Mi è capitato sotto gli occhi sabato scorsa in biblioteca, l’ho preso in prestito con l’intenzione di leggerlo durante le pause pranzo al lavoro... e ora, dopo quattro giorni e altrettanto pause pranzo, sono giunta al termine.

La trama
Charlie e George, due dipendenti dei servizi segreti, finiscono sotto copertura a lavorare per uno studio fotografico. Charlie ha 27 anni, sua moglie è morta in un incidente stradale e ha una serie di reminescenze dei tempi della scuola che a suo parere gli sono utili anche nella sua attuale vita: l’idea delle buone e delle cattive notizie è una di queste. George ha 50 anni e, di fatto, di lui non sappiamo nulla.
I due scoprono di essere entrambi agenti segreti quando Charlie viene attirato da una donna in una sorta di trappola mortale, da cui esce vivo soltanto grazie all’intervento di George. Inoltre entrambi vogliono lasciare i servizi segreti e ad entrambi viene affidato un ultimo incarico. A George viene commissionato l’omicidio di Charlie. A Charlie viene commissionato l’omicidio di George.
Dopo avere tentato di uccidersi a vicenda i due decidono di allearsi e di fingersi entrambi morti, in modo da salvarsi e scoprire perché i servizi segreti abbiano deciso di eliminarli.
Ne segue una lunga fuga, in cui è impossibile riuscire a fidarsi di qualcuno... e la conclusione è piena di colpi di scena, che riguardano anche la moglie di Charlie.

I personaggi
Non posso fare a meno di notarlo: i personaggi sono tanti, molto hanno un ruolo marginale e sono poco sviluppati. A volte, specie nella parte centrale e conclusiva, in cui da un capitolo all’altro si passa da un personaggio all’altro, mi capitava di tanto in tanto di andare un po’ in confusione. Di fatto soltanto i due protagonisti e Neil (l’ex compagno di scuola di Charlie con cui stabilì che a una buona notizia corrisponde una cattiva notizia e così via di seguito) sono più che semplici nomi.

La struttura
Il romanzo è, a mio parere, molto scorrevole e ben scritto. I capitoli brevi, in cui si salta spesso da una situazione a un’altra completamente diversa, impediscono al lettore di annoiarsi, complice anche una certa ironia di fondo.
C’è comunque, secondo me, un’evidente pecca: i capitoli finali sono molto “frettolosi”, al punto tale che talvolta tendevo a entrare un po’ in confusione, non riuscendo a capire molto agevolmente cosa fosse appena accaduto.

Il finale
Il finale ha riservato un colpo di scena che mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca, mentre ha spacciato per “colpi di scena” cose che non lo erano affatto... per esempio il fatto che [ATTENZIONE: piccolo spoiler] la moglie di Charlie fosse stata uccisa lo sospettavo fin dalle prime pagine...

Valutazione: 4/5
Al di là dei difetti (a mio parere - e il mio parere non vuole condizionare nessuno) di cui ho già parlato, trovo comunque che questo romanzo sia stato una lettura estremamente piacevole, che sono felice di avere portato a compimento. L’ho letto praticamente tutto d’un fiato, nelle occasioni in cui ne avevo la possibilità, e non vedevo l’ora di scoprire quali sorprese mi avrebbe riservato.

martedì 15 ottobre 2013

RECENSIONE: "Le cattive ragazze non muoiono mai" di Katie Alender

Katie Alender è l’autrice della serie paranormal thriller young adult “Bad Girls Don’t Die”, composta da tre romanzi di cui soltanto uno già uscito in Italia. Si tratta di “Le Cattive Ragazze Non Muoiono Mai”, che potrebbe essere tranquillamente un romanzo autoconclusivo.

La serie:
1) Bad Girls Don’t Die
2) As Dead As It Gets
3) From Bad To Cursed
Il primo romanzo è uscito negli Stati Uniti nel 2009 e la serie risulta attualmente conclusa.

Prima impressione
La copertina italiana non colpisce particolarmente e non dà alcuna indicazione su che cosa il lettore possa scoprire tra le pagine. Potrebbe passare inosservata e questo sicuramente non rende onore al romanzo.
Quella che appare nell’immagine di copertina vuole essere una rappresentazione - almeno così si può intuire - di Kasey, sorella tredicenne della protagonista quindicenne Alexis.

Trama
Alexis ha 15 anni, è appassionata di fotografia e ha seri problemi nel relazionarsi con le persone che ha intorno. Il rapporto con i genitori è teso quando non è inesistente e anche a scuola ha non poche difficoltà: odia a priori chiunque, ritenendo che tutti siano degli snob, e trascorre spesso il proprio tempo con un gruppo di emarginati che si trovano in questa condizione più per scelta personale che per scelta di quelli da cui si sentono snobbati. L’unica persona con cui Alexis sembra in grado di relazionarsi abbastanza agevolmente è la sorella minore Kasey. Ma Kasey inizia a comportarsi in modo strano: ha amnesie, la sua voce a volte risulta diversa, i suoi occhi sembrano cambiare colore, ma soprattutto diventa sempre più aggressiva, violenta e pericolosa.
In concomitanza con il cambiamento improvviso di Kasey, Alexis inizia ad avvertire in casa strane presenze. Con l’aiuto di Megan, una compagna di scuola “snob”, appassionata di paranormale, inizia a fare ricerche, dal momento che entrambe sospettano che Kasey sia posseduta. Kasey, infatti, inizia a raccontare, nei rari momenti di lucidità, di avere stretto amicizia con un fantasma, che le dà degli ordini...

Quando il thriller e l’urban fantasy si fondono...
La letteratura urban fantasy per adolescenti, specie quella destinata a un pubblico di ragazze, negli ultimi anni ha avuto un boom soprattutto nel sottogenere del paranormal romance. La serie di Katie Alender, o quantomeno il primo romanzo, si discosta parecchio da questo sottogenere e, seppure sia citato un coinvolgimento sentimentale da parte di Alexis nei confronti di un compagno di scuola, questo non è sicuramente il fulcro della trama e il ragazzo in questione rimane per tutto il tempo un personaggio secondario, che viene suo malgrado, nel finale, coinvolto dagli eventi che travolgono la protagonista, la sua famiglia e Megan.
L’accostamento urban fantasy e thriller risulta in questo contesto molto azzeccato: l’autrice è riuscita a creare un clima di suspense che può risultare molto intrigante. Inoltre, in un panorama in cui molti romanzi si rivelano simili l’uno all’altro, riesce a differenziarsi parecchio.

I personaggi e le interazioni tra personaggi
Personalmente sono rimasta colpita abbastanza positivamente dai personaggi. Alexis non è la classica ragazza con la personalità di un’ameba che trascorre il proprio tempo a piangersi addosso. E non è nemmeno la ragazza che viene adorata da tutti senza una ragione ben precisa. No, ci ritroviamo piuttosto di fronte a una quindicenne che vive una fase piuttosto delicata della propria crescita, che la porta a estraniarsi da tutto e da tutti.
Vengono inoltre eliminati gli stereotipi tipici della letteratura per ragazze adolescenti, dove i buoni sono ragazzi belli e ricchi e ragazze bruttine di ceto medio-basso, dove i cattivi sono ragazze belle e ricche e dove i ragazzi di aspetto nella norma o poco piacevole sono insignificanti per la trama. In questo romanzo la distinzione tra apparenti snob e apparenti emarginati c’è, ma nessuna delle due categorie viene bollata - se non, inizialmente, da una protagonista immatura che col tempo si evolve - a priori come sbagliata o come giusta. Le relazioni tra membri di un “gruppo” e membri dell’altro esistono, come viene dimostrato ad esempio dall’amicizia nascente tra la protagonista e Megan, che perdurerà fino al termine del romanzo.
Non ci sono inoltre classici ragazzi belli e tenebrosi che in genere popolano le pagine degli urban fantasy... anche perché, di fatto, i personaggi principali sono quasi esclusivamente ragazze.

Testo e struttura
Il romanzo è suddiviso in capitoli e questa suddivisione mi è parsa sensata. Il testo, almeno nella sua traduzione italiana, è fluido e scorrevole e la lettura è piuttosto semplice.
Il finale è autoconclusivo, o almeno così sembra. Il fatto che siano stati pubblicati ben due seguiti lascia pensare, però, che non sia così.

Valutazione finale: 4/5
Non si tratterà di un capolavoro della letteratura, ma indubbiamente per il genere e per il pubblico a cui è destinato si tratta di un buon prodotto.
Lo consiglio agli amanti del thriller e del paranormale, non necessariamente adolescenti. A mio avviso può essere letto e apprezzato anche da lettori adulti.


Recensione scritta per il Corriere della Notte #11 del forum Scrittori della Notte.

lunedì 29 luglio 2013

RECENSIONE: trilogia “MY LAND” di Elena P. Melodia

Come avevo già anticipato ho alcune letture arretrate a proposito delle quali credo sia opportuno scrivere qualche post.
Partiamo dalla serie “My Land” (una trilogia  young adult a metà tra il thriller paranormale e l'urban fantasy), di Elena P. Melodia, che se non vado errata è uscita tra il 2010 e il 2011. L’ho letta nell’ultimo mese e ora sono pronta per parlarvene.

Prima impressione
La serie “My Land” si compone di tre romanzi:
1. Buio;
2. Ombra;
3. Luce.
Devo dire che inizialmente il titolo non mi diceva nulla... ma alla fine si scopre il perché la serie abbia proprio questo titolo.

La trama
Alma è una ragazza un po’ troppo snob, vista dalle sue nuove amiche (Seline, la patita dello shopping; Naomi, la ragazza tranquilla ma solare; Agatha, la ragazza taciturna che sembra nascondere molti cadaveri in cantina) come una leader, che non ci tiene a far sapere di provenire da una famiglia di ceto sociale medio-basso composta dalla madre, infermiera, dal fratello che si ritiene un vero riBBBBelle perché si veste in modo strano, è sempre imbronciato e tratta male chiunque (venendo considerato mezzo matto XD) e dalla sorella minore Lina, che non parla da quando ha subito un forte trauma.
La vita di Alma cambia improvvisamente in due modi, quasi contemporaneamente: per quello che succede ai suoi amici e per quello che succede dentro di lei... e fuori.
Dal punto di vista degli amici, Seline inizia a soffrire di problemi psicologici piuttosto seri dopo che il loro compagno di scuola Adam l’ha ripresa mentre era seminuda negli spogliatoi e ha diffuso il video. Le quattro ragazze decidono di vendicarsi aggredendo Adam, e Alma rimane piuttosto sconvolta da Agatha, che sembra quasi volerlo uccidere (Adam, terrorizzato da Agatha, in seguito si auto-accuserà di un incendio appiccato a scuola da lei stessa, perché teme ritorsioni da parte della ragazza). A questo si aggiunge che Naomi viene stuprata da un gruppo di satanisti, dopo essere stata adescata da uno di loro.
Nel privato, invece, dopo avere acquistato un quaderno dalla copertina viola, Seline inizia a scrivere, del tutto inconsapevolmente, nel cuore della notte quello che sogna: sogna efferati delitti, che puntualmente si trasformano in realtà, e addirittura arriva al punto di sentirsi spinta da una forza sconosciuta ad assassinare il proprio fratello. Terrorizzata da quanto sta succedendo e dal fatto che uomini vestiti tutti uguali la inseguano e sembrino svanire nel nulla se spinti in un corso d’acqua, Alma indaga sugli omicidi, anche grazie all’aiuto del compagno di scuola Morgan, che ha un comportamento piuttosto ambiguo e [ATTENZIONE! da questo punto in poi ci sono spoiler grandi come una casa] che le permette di conoscere quale sia la sua vera natura. Sia Alma sia Morgan, infatti, sono figli del Leviatano, una creatura che vuole che il mondo sia controllato dal male e che sfrutta le anime che non hanno mai avuto un corpo (i “mai nati”) per commettere delitti, facendole rivivere, incapaci di provare sentimenti, all’interno dei corpi riesumati di persone che si sono appena suicidate e modificando i ricordi di altre persone per dar loro una famiglia, che li dimenticherà non appena accetteranno la loro vera natura. Morgan fa parte di un gruppo di “mai nati” ribelli, che hanno scelto di allontanarsi dal male, e di cui anche Alma entra a far parte, pur sapendo che i “mai nati” fedeli al male vogliono ucciderli, cosa che di fatto accade a Morgan, la cui anima ritorna a My Land, il luogo in cui le anime che non hanno mai avuto un corpo si trovano in attesa di essere mandate sulla Terra. Ad aiutare Alma non ci saranno soltanto i “mai nati” ribelli, ma anche Adam (l’unico umano al quale Alma rivela la verità), le amiche (compresa Agatha, finita prima in carcere e poi in un ospedale psichiatrico per avere mummificato il corpo della zia per non farne scoprire la morte per una grave malattia e di conseguenza non essere affidata ai servizi sociali) e Cleo, una “mai nata” che stava dalla parte del male finché, all’improvviso, il contatto con Lina non ha rimosso tutto ciò che ricordava.

I personaggi
Alma si rivela, nel corso della serie, un personaggio innovativo e mai banale. Diversamente da molte protagoniste di romanzi appartenenti allo stesso genere, che aspettano di essere salvate miracolosamente dal ragazzo belloccio di turno, lei agisce in prima persona e - anche grazie alla sua incapacità di provare sentimenti - non si lascia mai andare a considerazioni troppo languide e soprattutto, grazie al cielo, non passa tutto il proprio tempo a pensare a quanto Morgan (che le piace e al quale rimane legata anche dopo averlo perso) sia un figo. Soltanto all’inizio l’ho trovata un po’ stereotipata: mi è sembrata la classica ragazza bella e stronza ai quali tutti corrono dietro nei film americani per adolescenti, che si diverte a maltrattare i compagni di scuola. Per fortuna non è stata così.
Gli altri personaggi, almeno quelli principali, mi sono sembrati ben caratterizzati e mai troppo banali o scontati: sono tutti personaggi di cui, una volta completata la lettura del terzo romanzo, mi è rimasta memoria.

Punti di perplessità
Troppe sotto-trame: oltre alla storyline principale, da un lato c’è la storia dello stupro di Naomi (che si rivela irrilevante per la trama principale), dall’altro quella dell’incendio a scuola (anch’essa irrilevante) e quella della mummificazione del corpo della zia di Agatha (che, di fatto, serve prevalentemente per permettere di introdurre il personaggio di Cleo e quello di suo fratello Rio). La mia impressione è che l’autrice sia stata un po’ troppo dispersiva, rischiando talvolta di allontanarsi da ciò che era il fulcro della narrazione.
Punti non chiariti: sarà che io sono una persona che vuole risposte ai propri dubbi, ma non ho capito perché Agatha abbia appiccato l’incendio, chi sia davvero il Leviatano (è una creatura malvagia e si serve dei propri figli per far trionfare il male... ma a parte questo? perché ha scelto di farlo?), ma soprattutto quale potere abbia Lina e perché riesca a ricordarsi di Alma quando quest’ultima è stata dimenticata da tutti (si dice più o meno velatamente che Adam non la dimentica perché s’è innamorato del suo lato umano, ma su Lina non si danno spiegazioni).
Finale troppo frettoloso: per i primi due romanzi e per buona parte, Alma indaga sugli omicidi (arrivando anche a mettersi nei guai con la legge) scoprendo che esiste un legame tra le vittime dei “mai nati”... invece di lasciarle scoprire come stanno le cose a poco a poco, però, l’autrice ha scelto di farle rivelare tutto, in un paio di pagine, da un’anima che Alma incontra a My Land. Sarà che mi piace che i misteri siano svelati un passo alla volta, invece di avere una soluzione su un piatto d’argento, ma avrei preferito che questo punto in particolare fosse stato trattato diversamente.

Ma ovviamente ci sono molti lati positivi...
Il primo che salta all’occhio è quello di non avere ambientato la serie in una location esistente. Non che ci sia nulla di male in questo, ma scegliere una località fittizia (chiamata “la Città”, in modo generico) spesso può aiutare per non far sembrare il romanzo troppo irrealistico.
Oltre a questo non posso fare a meno di notare come le creature inventate dall’autrice siano originali e mai viste in altri romanzi simili e che, seppure condannate dal proprio destino a comportarsi in un certo modo, siano riuscite a riscattarsi e a prendere le loro decisioni.
Inoltre, cosa che non sempre accade negli urban fantasy, è stata finalmente data più importanza al lato fantastico anziché a quello sentimentale (la relazione che si sviluppa tra Alma e Adam nel terzo romanzo è parte integrante della trama, e serve probabilmente a giustificare il fatto che Alma scelga di confidarsi con lui, ma non prende mai il sopravvento su tutto il resto).
È doveroso aggiungere anche che gli scontri tra le fazioni, quella dei “mai nati” orientati al bene e quella dei “mai nati” orientati al male, vengono sviluppati in maniera piuttosto originale e senza proporre scene trite e ritrite.

Valutazione finale: 4/5
È stata una serie molto emozionante, mai banale e scontata. L’idea di base aveva un buon potenziale e a mio parere questa idea è stata sviluppata nel migliore dei modi.

sabato 27 luglio 2013

Recensione: “QUATTRO VOLTE DOMENICA” di Mary Higgins Clark

Ho un po’ di lavoro arretrato (approfittando delle giornate al mare, della biblioteca comunale e del tempo libero ho portato avanti numerose letture – tra cui, ma non solo, una delle serie paranormal romance più chiacchierate dell’ultimo decennio, di cui parlerò presumibilmente la prossima settimana) e ho deciso di iniziare da “Quattro volte domenica” di Mary Higgins Clark, un romanzo del 1996, a metà tra il giallo e il thriller, che ho letto sotto l’ombrellone giovedì scorso.

Impressioni
Pubblicato con il titolo originale di “My Gal Sunday”, si ispira nel nome, a quanto ho capito, ad un programma radiofonico (o televisivo?) che la Higgins Clark stava ascoltando quando ha avuto un’illuminazione sui due personaggi principali, Henry e Sunday.
Il titolo italiano si ispira probabilmente al fatto che, all’interno del romanzo, siano presenti quattro distinti episodi.

I personaggi
Henry è l’ex presidente degli Stati Uniti, è stato eletto per due mandati, e ha solo 44 anni. In pratica è diventato presidente quando era appena un bambino...
Sunday è sua moglie, è un membro del Congresso (quindi più o meno una parlamentare), ha una trentina d’anni... e pare che il suo impegno politico sia pressoché nullo, dal momento che la ritroviamo sempre al seguito del marito.
I due, per cause di forza maggiore, si improvvisano detective, e risolveranno brillantemente ben quattro casi.
A parte questo, non so se è un’impressione mia, ma li trovo alquanto irrealistici, specie per l’età di lui e per il fatto che, tranne gironzolare, farsi gli affaracci loro e indagare su dei delitti non fanno mai nulla. Eppure dovrebbero essere persone un po’ più impegnate del primo che passa per la strada...

Gli episodi
1) Più simile a un giallo classico che a un thriller, genere in cui la Higgins Clark si è sempre distinta, Henry e Sunday si ritrovano ad affrontare un notevole problema: l’ex segretario di stato, loro caro amico, viene accusato di avere sparato alla sua giovane fidanzata, con la quale si era appena lasciato. Lui, però, non ne ricorda nulla. E infatti non è stato lui, come Henry e Sunday hanno brillantemente modo di scoprire. La soluzione, però, va un po’ oltre quella del giallo classico: di solito il colpevole è un personaggio ben noto al lettore, invece qui siamo in pieno caso “non importa se quel personaggio l’avevo nominato solo per caso introducendolo come irrilevante, se gli avessi dato un ruolo si sarebbe capito che era il colpevole”.
2) Nell’episodio successivo, a mio avviso quello più appassionante, Sunday viene rapita e sequestrata in uno scantinato (qualcosa del genere l’avevo già letto in un romanzo della Higgins Clark, ma non fa niente...) e il rapitore annuncia che, se verrà liberato un certo terrorista rinchiuso in un carcere di massima sicurezza, lui libererà Sunday. In realtà non è proprio così... Il rapitore, infatti, non c’entra nulla con il terrorista, si è inventato una storiella che non sta né in cielo né in terra con lo scopo di vendicarsi nei confronti di Sunday perché... no, non vi dico perché, perché se no sarebbe una spoilerata. Il terrorista fissato col caviale e con le cravatte di Armani, però, è un personaggio talmente epico che è una vera fortuna che la nostra Mary ce l’abbia propinato. È il soggetto più memorabile di tutto il romanzo.
3) Ci avviciniamo più al thriller nel terzo episodio: Henry acquista uno yacht sul quale aveva viaggiato da bambino... e purtroppo su quello stesso yacht si nascondono le prove di un omicidio politico avvenuto proprio quando Henry si trovava su quella nave; purtroppo, perché a quanto pare Henry e Sunday non possono stare tranquilli nemmeno in vacanza. Per recuperare le prove viene ingaggiato (ve lo posso dire, dato che i colpevoli sono co-protagonisti e il lettore sa perfettamente quali siano le loro intenzioni) un serial killer che non fa altro che scoppiare a piangere per la sorte della sua anziana madre e delle sue anziane zie, rinchiuse nel carcere di un paese dittatoriale sudamericano (immaginario) e condannate a morte qualora lui non porterà a termine il suo incarico. Ancora una volta la Higgins Clark riesce, presumo involontariamente, a farci trovare più simpatico il colpevole piuttosto che quelli che dovrebbero essere i personaggi positivi... Ho fatto il tifo per lui per tutto il tempo, anche se non aveva neanche la metà del fascino del terrorista di cui sopra.
4) Un bambino francese viene rapito a scopo di estorsione dalla baby-sitter, che ha un incidente stradale; il piccolo Jacques scappa e si perde per i boschi dove Henry ha appena abbattuto un albero sempreverde per farci un albero di Natale (complimenti per la sensibilità ai problemi dell’ambiente, non c’è che dire!). Henry e Sunday immancabilmente se lo portano a casa, pur non sapendo niente su chi sia e da dove provenga, e riescono dopo tante peripezie (come avere cantato canzoni natalizie e inviato email) a riconsegnarlo alla madre.

Struttura
Nonostante la suddivisione in episodi, questi non sembrano troppo distanti l’uno dall’altro: si fanno accenni a quanto già accaduto in quelli successivi, e il lettore può rendersi conto tranquillamente di essere all’interno dello stesso romanzo.
Il testo è sempre fluido, ma il romanzo risente a mio parere della divisione in piccoli episodi, ogni volta che si crea suspense, questa finisce; questo è un vero peccato, in quanto la Higgins Clark (in passato ho letto diversi suoi romanzi) con la suspense ci sa fare.

Valutazione: 3/5
È stata una lettura piacevole, talvolta più, talvolta meno interessante, che ha coinvolto, a tratti, e non sempre con la stessa intensità.
Il primo episodio è stato a mio avviso molto scialbo, il secondo e il terzo sono stati intriganti, l’ultimo è una favoletta di Natale.
Con dei personaggi più credibili, il voto avrebbe potuto essere più alto.

martedì 16 luglio 2013

Recensione: "MILLENNIUM TRILOGY" di Stieg Larsson

La trilogia svedese Millennium di Stieg Larsson, è uscita in lingua originale tra il 2005 e il 2007. I tre romanzi che la compongono sono:
1) Män som hatar kvinnor (2005), uscito in Italia con il titolo Uomini che odiano le donne;
2) Flickan Som Lekte Med Elden (2006), il cui titolo italiano è La bambina che giocava con il fuoco;
3) Luftslottet Som Sprängdes (2007), pubblicato in Italia come La regina dei castelli di carta.


Si tratta di una serie di thriller che si è rivelata un successo editoriale internazionale, successo incrementato anche dalle trasposizioni cinematografiche (sia una versione svedese, con la produzione dei tre film relativi ai tre romanzi, sia una versione americana di cui è uscito il film legato al primo romanzo) che a detta di molti più che rendere onore ai romanzi ne danneggiano la reputazione per chi ha visto i film senza prima leggerli.

La serie
Il primo romanzo costituisce un episodio che, seppure abbia delle connessioni con quanto accade dopo, non è strettamente legato, in termini di eventi, al secondo e al terzo. Questi ultimi due, invece, sono uno la conseguenza dell’altro e, seppure i temi trattati non siano esattamente gli stessi (il secondo romanzo si avvicina a un giallo, il secondo tratta prevalentemente di spionaggio), si può dire che “La regina dei castelli di carta” inizi laddove termina “La bambina che giocava con il fuoco”.
Era intenzione dell’autore scrivere una serie di dieci romanzi, ma dopo la sua morte avvenuta per un infarto mentre si trovava nella redazione del giornale per cui lavorava – stessa sorte che, ironicamente, aveva riservato a un personaggio secondario della serie – anche il quarto romanzo, già in gran parte abbozzato, è stato destinato a rimanere inedito a causa di una controversia legale tra il padre di Larsson, erede dei diritti sulla serie, e la compagna dell’autore che pare averlo aiutato durante la stesura dei romanzi ma che non ha potuto completare il quarto romanzo e pubblicarlo in quanto non ha ereditato alcun diritto sulla serie in quanto lei e Larsson non erano legalmente sposati.

La trama
Nella sua prima apparizione, in “Uomini che odiano le donne”, Mikael Blomkvist è un giornalista che si ritrova nei guai con la legge quando viene accusato di diffamazione, ingaggiato da un uomo ormai anziano che da decenni non ha notizie di una sua nipote scomparsa nel nulla che ogni anno, dal giorno della sua scomparsa, riceve un piccolo regalo, anonimo, per il proprio compleanno. Convinto che ciò sia legato alla scomparsa di sua nipote, che sospetta essere stata assassinata, chiede a Mikael di scoprire, dandogli come tempo massimo un anno, che cosa ne sia stato di lei. In cambio gli offrirà le prove per essere scagionato dalle accuse di diffamazione, in quanto con esse potrebbe dimostrare che, quando ha precedentemente pubblicato, era vero.
Mikael accetta l’incarico, iniziando a fare indagini sul passato della ragazza scomparsa basandosi sui pochi elementi che ha in mano, elementi che sembrano condurre a numerosi delitti irrisolti in cui le vittime erano donne. Riuscirà a portare a termine il proprio compito grazie all’aiuto di Lisbeth Salander, una ragazza affetta da disturbi psichici che si rivela un’ottima hacker.
Il personaggio di Lisbeth, già co-protagonista del primo romanzo, assume un’importanza ancora maggiore nel secondo e nel terzo romanzo della serie, che ruotano intorno a lei dall’inizio alla fine. In “La bambina che giocava con il fuoco” Lisbeth si ritrova ad essere accusata di un delitto che non ha commesso, in cui tutte le prove sembrano portare a lei. Come se non bastasse i fantasmi del suo passato tornano alla luce e, oltre ad essere legalmente ricercata, c’è qualcuno di ancora più pericoloso che certa Lisbeth, nei confronti del quale lei ha un forte desiderio di vendetta. Se la caverà grazie all’aiuto di Mikael, nonostante si fosse posta come obiettivo quella di chiudere ogni contatto con l’amico, “colpevole” di non ricambiare i sentimenti che Lisbeth provava nei suoi confronti.
“La regina dei castelli di carta” inizia esattamente dove finisce il secondo romanzo della serie. In quest’ultimo Lisbeth, rimasta gravemente ferita, è in ospedale e lotta tra la vita e la morte; quando riaprirà gli occhi, inoltre, dovrà rispondere delle accuse di cui sopra e affrontare nuovamente il proprio passato, in cui fu fatta rinchiudere in un ospedale psichiatrico. Sarà ancora una volta Mikael ad aiutarla, insieme alla sorella Annika, avvocato civilista che, in via del tutto eccezionale, accetta la richiesta del fratello di rappresentare Lisbeth in tribunale nonostante le cause penali non siano il suo ramo. In questa impresa sarà evidente che il ricovero di Lisbeth in clinica faceva comodo a persone che avevano una certa importanza nell’ambito dello spionaggio internazionale...

I personaggi
I personaggi principali della serie sono Mikael e Lisbeth, i loro punti di vista si alternano a intervalli irregolari e talvolta vi sono intermezzi in cui il punto di vista utilizzato dall’autore è quello di altri personaggi. È inevitabile che, visto l’enorme spazio che è dato a Mikael e Lisbeth (centinaia e centinaia di pagine per ciascuno dei tre romanzi) il lettore venga a sapere molte cose su di loro.
A mio avviso entrambi i protagonisti sono ben caratterizzati, ma è Lisbeth a risultare maggiormente interessante. Questo per due motivi: innanzi tutto perché il secondo e il terzo romanzo sono incentrati totalmente sulla giovane hacker, tanto che anche quando non è lei ad agire gli altri personaggi agiscono in funzione della vicenda legata alla ragazza stessa, ma anche perché è Lisbeth che, più di ogni altro, è in grado di evolversi pagina dopo pagina. La conosciamo come una ragazzina che ce l’ha con il mondo intero e che, seppure sia vero che ha avuto un passato difficile, tende forse troppo spesso al vittimismo; la lasciamo che è diventata donna.

Testo e struttura
Se il primo romanzo ha una trama indipendente dagli altri due, non si può dire lo stesso del secondo e del terzo: si può dire che “La ragazza che giocava con il fuoco” e “La regina dei castelli di carta” siano una vicenda unica che si suddivide in un primo e in un secondo atto. Come molte serie, quindi, ad un certo punto soffre della brusca interruzione di una vicenda ancora in corso: non dimentichiamo, infatti, che in lingua originale il secondo e il terzo volume sono usciti a un anno di distanza. Stando alle indiscrezioni il quarto romanzo avrebbe invece dovuto essere, proprio come il primo, più indipendente e probabilmente incentrato sulla figura di Camilla Salander, gemella di Lisbeth menzionata più volte, di cui non è chiaro che fine abbia fatto.
Per quanto riguarda la narrazione è spesso scorrevole, ma talvolta disorientante. Se è vero che il lettore, alla fine dei romanzi, riuscirà a comprendere il legame tra ciascun elemento, da un altro punto di vista i molteplici elementi che l’autore fa entrare in gioco lungo centinaia di pagine possono far sì che il lettore perda il filo. Per concludere, quando un puzzle ha troppe tessere alla quale non si è ancora trovata una collocazione, il rischio può essere quello di perderle per strada.

Valutazione finale: 4/5
Suspense e coinvolgimento del lettore sono garantiti, senza mai scendere troppo nel macabro (diversamente da quanto sembra avvenire invece nelle versioni cinematografiche, ritenute troppo esplicite da taluni spettatori), in tre romanzi mozzafiato di cui il secondo è probabilmente il meglio riuscito.
Tutti gli elementi vengono spiegati in maniera coerente e, se rimane qualcosa in sospeso, è solo perché purtroppo i seguiti che dovevano vedere la luce non saranno mai scritti.
È una serie consigliabile agli appassionati di thriller e di enigmi, ma non solo.



Recensione scritta per il Corriere della Notte numero 10, del forum Scrittori della Notte.

giovedì 16 maggio 2013

Recensione: “Il lago delle lingue morte” di Carol Goodman


Il thriller “Il Lago delle Lingue Morte”, pubblicato nel 2002, è il romanzo d’esordio di Carol Goodman, nonché il suo primo romanzo ad essere pubblicato in Italia.

Prima impressione
La copertina è forse un po’ banale, e punta ad essere una rappresentazione del luogo in cui si svolgono le vicende. Guardando le cose così come stanno, però, non sembra poi così precisa: si parla di un lago ghiacciato e quello della copertina non lo sembra.
Il titolo, invece, è un titolo che colpisce. È anche la traduzione letterale del titolo originale, “The Lake of Dead Languages”.

La trama
Jane Hudson, vedova, ormai vicina alla quarantina e con una figlia piccola, è un’insegnante di latino che viene assunta in un collegio femminile, nel nord degli Stati Uniti, situato accanto a un lago quasi perennemente ghiacciato.
Jane trascorse la propria adolescenza in quella scuola, come studentessa, e si rende conto immediatamente di come le cose siano cambiate negli ultimi vent’anni: un tempo si trattava di un prestigioso istituto, al quale lei e la sua migliore amica Lucy erano riuscite ad accedere grazie a una borsa di studio, attualmente è una scuola che accoglie ragazze “problematiche”: ex tossicodipendenti, autolesioniste e ragazze con problemi psicologici.
Jane ha fin da subito un rapporto piuttosto conflittuale con Candace Lockhart, la psicologa della scuola che spesso critica il suo operato, mentre in compenso viene accolta bene dalle sue studentesse, che sembrano rendersi conto che, nonostante l’apparenza, la loro professoressa ha alle spalle una brutta storia tanto quanto loro. In particolare stringe un buon rapporto con Atena e, in parte, con le sue amiche Vesta e Afrodite (durante le lezioni le ragazze vengono chiamati con nomi classici, e durante la narrazione, col punto di vista di Jane, vengono chiamate così anziché con i loro veri nomi).
La tranquillità viene però presto sconvolta: qualcuno ha trovato il diario di Jane, sul quale scriveva nell’ultimo anno prima del diploma e che aveva smarrito, le fa ritrovare vecchie pagine di questo diario e sembra intenzionato a farle rivivere l’incubo che visse a suo tempo. Al penultimo anno di scuola Jane e Lucy, infatti, strinsero amicizia con una ragazza un po’ strana, Deirdre, che ha molta influenza su di loro, spingendole al consumo di droghe e alla frequentazione con alcuni ragazzi (compreso Matt, il fratellastro di Lucy, del quale Jane e Deirdre sono entrambe innamorate) che incontrano di nascosto di notte accanto al lago per praticare riti a sfondo erotico. La situazione si fece più intensa dopo l’estate: Jane, che era tornata a casa per assistere la madre gravemente malata, tornò a scuola trovando la situazione molto cambiata e, dopo avere aiutato Deirdre e Lucy a coprire quello che avrebbe potuto diventare uno scandalo, si ritrovò ad affrontare il presunto suicidio, in circostanze non ben chiarite, di Deirdre, che si buttò nel lago (o venne buttata nel lago?) dove affogò. Alla morte di Deirdre seguì poi quella di Lucy e di suo fratello: durante un’accesa discussione Lucy i due scivolarono infatti nel lago ghiacciato.
Jane, che già convive a fatica con i segreti in cui venne coinvolta suo malgrado dalle amiche di un tempo, si rende conto che possono diventare più pericolosi, non solo per lei, ma anche per le sue studentesse: chi ce l’ha con lei, infatti, non si fa scrupoli di fare del male anche a loro pur di consumare la propria vendetta; specie dopo avere notato come Atena, Afrodite e Vesta siano un trio di amiche che per certi versi ricordano Jane, Lucy e Deirdre.

Struttura e testo: commenti
Il romanzo è narrato in prima persona, con il punto di vista di Jane. Si suddivide in tre parti, la prima e la terza che narrano i fatti del presente (con narrazione al presente), la seconda un lunghissimo flashback sull’adolescenza di Jane e sui fatti in cui fu coinvolta insieme alle sue amiche (narrato stavolta al passato remoto).
Se da un lato la scelta di una suddivisione in tre parti, di cui un immenso flashback centrale, può essere utile per tenere ordinato l’evolversi della trama, dall’altro fa sì che non tutto ciò che potrebbe essere un colpo di scena si riveli come tale. Sarebbe stato probabilmente più d’effetto se, anziché con una lunga digressione, i fatti del passato fossero stati lasciati scoprire poco per volta. È vero che qualche sorpresa viene lasciata per la terza parte, ma tutto sommato l’autrice avrebbe potuto ottenere più suspense, dall’inizio alla fine, con una scelta diversa.
È forse un po’ labile inoltre il confronto Jane/Lucy/Deirdre vs. Atena/Vesta/Afrodite e, dal punto di vista di queste ultime, l’etichetta di “bad-girls” a loro attribuita: queste saranno anche ragazze con dei problemi di natura psicologica, ma le studentesse-distinte-e-raccomandabili che un tempo frequentavano la scuola non sono facilmente riconoscibili in Deirdre e Lucy.

I personaggi
JANE: è una donna ormai vicina ai quarant’anni, che non convive facilmente con i propri ricordi, legati alla tragica perdita di persone a cui era molto legata. Quando si ritrova a rivivere la situazione, però, non si lascia scoraggiare e, anche se è afflitta dai sensi di colpa per quello che ha lasciato che succedesse e se nessuno sembra prenderla sul serio, si rivela essere più determinata di quanto potrebbe sembrare inizialmente.
ATENA: una delle studentesse, dovrebbe essere una “bad-girl”, così almeno viene presentata fin dalle prime righe, ma a parte i capelli tinti in modo vistoso e le cicatrici sui polsi si rivela essere ben diversa da come veniva descritta. È molto legata ad altre due studentesse, Afrodite e Vesta, le quali hanno però un ruolo minore rispetto a lei. Nel corso del romanzo tra lei e Jane si instaura un buon rapporto.
CANDACE: la psicologa della scuola, che fa qualche comparsa nel corso della storia, e che puntualmente si rivela più importante di quanto sembrava inizialmente, sembra la classica persona che sta lì per il puro gusto di mettere i bastoni tra le ruote a qualcuno. Dal punto di vista professionale, sarà anche una psicologa, ma sembra quasi che più che offrire il proprio aiuto alle studentesse le abbia già bollate a priori come “non salvabili”.
LUCY: la migliore amica di Jane, morta durante l’ultimo anno di scuola, si rivela essere a poco a poco ben diversa da come Jane l’aveva sempre creduta. Dopo avere conosciuto Deirdre, infatti, sembra essere una ragazza facilmente influenzabile... ma anche questa si rivela non essere una verità assoluta.
DEIRDRE: viene presentata, per qualche verso, come una ragazza senza scrupoli, che influenza le sue amiche in maniera spropositata e che può diventare molto dannosa per loro. Anche Deirdre, però, è stata almeno in parte sottovalutata.
ROY: è uno dei ragazzi che Jane, Lucy e Deirdre frequentavano ai tempi della scuola e che partecipava ai loro festini. Ricompare in versione quarantenne ed è disposto a dare un aiuto concreto, o quasi, a Jane, e si rivela più legato a lei di quanto Jane pensasse in realtà.

Valutazione: 4/5
Sebbene il romanzo non rasenti la perfezione, si può rivelare una lettura ottima sia per gli amanti del thriller sia per chi ama i romanzi introspettivi. Ne “Il lago delle lingue morte” questi due aspetti si intrecciano dall’inizio alla fine in un mix che talvolta lascia senza fiato: è vero che, a causa della struttura del romanzo, talvolta certi colpi di scena vengono evitati, ma quelli che vengono alla luce nei momenti più inaspettati sono ottimi.


Recensione scritta per il Corriere della Notte del mese di maggio del forum Scrittori della Notte.

sabato 20 aprile 2013

Maxi-recensione: Elizabeth Chandler, serie “BACIATA DA UN ANGELO”, Vol.4-6

Tutto avrei potuto immaginare, tranne che la doppia trilogia “Baciata da un angelo” potesse non deludermi. Vedevo i tre romanzi conclusivi come un tentativo di allungare il brodo, temevo che non si sarebbero rivelati coinvolgenti quanti i primi tre e che sarebbero stati incoerenti con la trilogia originaria, di cuiho scritto una recensione proprio pochi giorni fa. Ebbene, devo dire che mi sbagliavo.

Riepiloghiamo:
1. L’amore che non muore (pubblicato negli anni ’90);
2. Il potere dell’amore (pubblicato negli anni ’90);
3. Anime gemelle (pubblicato negli anni ’90);
4. In fondo al cuore (pubblicazione recente);
5. L’amore e l’odio (pubblicazione recente);
6. Sarà per sempre (uscito in America nel 2012, arriverà in Italia il prossimo mese).

ATTENZIONE! Questa recensione contiene spoiler grandi come una casa a proposito dei primi tre romanzi, quindi se non li avete letti vi suggerisco vivamente di evitare di continuare a leggerla. Altrimenti fate come vi pare, ma non venite a dire che non vi avevo avvertiti.

Background
Nei primi tre romanzi, scritti negli anni ’90, ma ancora piuttosto attuali (eccetto il fatto che nessuno accennava a cellulari, internet e facebook ogni tre secondi, niente ancorava Ivy, Tristan e company a un’epoca ben precisa) nasceva l’amore tra Ivy e Tristan, che veniva stroncato con la morte di lui in un incidente stradale.
Ivy non se ne rendeva conto, inizialmente, ma l’incidente era stato provocato tramite la manomissione dei freni dell’auto del suo fidanzato. Ma da chi e perché? Intanto Tristan, rimasto sulla Terra come angelo custode di Ivy, grazie all’angelo Lacey, a Beth e Will, amici di Ivy, e a Philip, il fratellino di quest’ultima, che peraltro è nato il 29 maggio proprio come me, cercava di rimanere al suo fianco e di proteggerla.
Il pericolo, si scopriva nel corso dei tre romanzi, proveniva da Gregory, figlio di Andrew, ricchissimo marito della madre di Ivy: Gregory ha ucciso la propria madre Caroline simulandone il suicidio, infatti, dopo avere scoperto di essere frutto di una relazione extraconiugale (per paura che Caroline potesse rivelarlo a suo padre e che quest’ultimo, con cui i rapporti non erano idilliaci, potesse diseredarlo, soprattutto alla luce dell’affetto che Andrew prova nei confronti del figliastro Philip) ed era convinto che Ivy, ritrovandosi a passare di fronte alla casa di Caroline al momento dell’omicidio, potesse averlo visto. Anche se in realtà non era così, Gregory aveva l’intento di eliminare anche Ivy e, soltanto nel finale, Tristan e Will (che come Beth e Philip, e come da un certo punto in poi anche Ivy, può vederlo) riescono a salvare Ivy dalla follia di Gregory, che tentava di farla investire da un treno dal quale è poi stato travolto lui stesso.
Nel finale Tristan riusciva a vedere Ivy un’ultima volta, le confidava di avere ormai compiuto la propria missione e di essere destinato al paradiso, e dava la propria benedizione all’amore nascente tra Ivy e Will.

Prima impressione
La prima impressione, quando ho letto la trama del quarto romanzo, è stata pessima, sarò sincera. Mi chiedevo che cosa c’entrassero angeli caduti e demoni con la serie iniziale e, anche per tutto il quarto romanzo, non ho capito dove si volesse andare a parare. Il mio giudizio sembrava essere sostanzialmente negativo... ma il quinto e il sesto mi hanno fatta ricredere: tutto combaciava!

La trama
Un anno dopo la morte di Tristan, terminata la scuola superiore, Ivy, Beth e Will trascorrono l’estate nell’albergo di proprietà della zia di Beth, lavorando mezza giornata e godendosi le vacanze nel resto del tempo, insieme a Kelsey, una cugina di Beth, e Dhanya, un’amica di quest’ultima. Sono proprio queste due che, per divertirsi, una sera propongono di fare una seduta spiritica, evocando uno spirito. Beth, che ha dimostrato di avere poteri extrasensoriali, e Ivy sono alquanto preoccupate, ma Kelsey e Dhanya non lo sono affatto e, quando iniziano a capitare eventi strani, non collegano le due cose. Si tratta di un’ingenuità bella e buona, dal momento che con la loro seduta spiritica hanno richiamato Gregory sulla Terra.
Ma Kelsey e Dhanya non si accorgono di niente e, a un party con i nuovi amici conosciuti in vacanza, in particolare Max, Bryan e Chase, bevono come spugne e, ritenendo inopportuno guidare, chiedono a Ivy e Beth di andarle a prendere.
Ivy si mette al volante insieme all’amica e, durante il percorso, vengono travolte da un’automobile che proviene dall’opposto senso di marcia. Mentre Beth rimane lievemente ferita, Ivy si ritrova al di fuori dal proprio corpo e viene trascinata via, ritrovandosi a tu per tu con Tristan che, nel rivederla, la bacia...
L’effetto di quel bacio ha effetti che Tristan non aveva previsto: Ivy si risveglia in ospedale, viva e quasi illesa, con i medici che parlano di miracolo, mentre lui, che baciandola l’ha salvata dalla morte, infrangendo la regola secondo la quale soltanto Dio può dare e togliere la vita, viene cacciato dal paradiso e si risveglia, senza memoria, nel corpo di un ragazzo che si è salvato miracolosamente da un tentativo di omicidio. In ospedale conosce Ivy e tra i due l’attrazione è immediatamente visibile.
Ci sono però molti problemi da risolvere: Tristan, infatti, riesce a ricordare la propria identità, ma scopre che occupa il corpo di un ricercato per l’omicidio della sua ex fidanzata, mentre Gregory, che ora è un demone giorno dopo giorno più potente, non ha problemi a possedere la mente di Beth e a tentare di possedere la mente di altri...
Per Ivy e Tristan le cose si complicano: se da un lato devono dimostrare l’innocenza del ricercato, dall’altro devono contrastare Gregory e fermarlo per riuscire a salvare l’anima di Tristan dalla dannazione eterna...

Ciò che non mi è piaciuto...
In questi romanzi, in primo luogo, non ho apprezzato molto i personaggi nuovi: non vengono caratterizzati molto bene e tre romanzi non bastano per farsi un’idea di Kelsey, di Dhanya, di Max, di Chase e degli altri personaggi che Ivy e Tristan incontrano nel corso delle loro indagini. L’unico che si salva è Bryan, lui sembra caratterizzato decisamente meglio, ma così non sarebbe stato se non gli fosse stato dedicato, per motivi che preferisco non spoilerare, tanto spazio.
Poi c’è la questione “irrealtà”: Tristan, nel suo nuovo corpo, è ricercato dalla polizia e si nasconde, eppure questo non gli impedisce di andare insieme a Ivy in giro a fare domande, da persone che sanno benissimo che è ricercato per omicidio. Ho trovato un po’ una forzatura la facilità con cui Tristan riesce ad agire nell’ombra e in cui nessuno va a denunciarlo.
Altro punto a sfavore, l’ovvietà: non appena Will e Ivy si lasciano, nel quarto romanzo (mentre io imprecavo per il modo in cui Will è stato trattato da zerbino), si inizia a intuire che Will, di punto in bianco, si sta innamorando, ricambiato, di Beth. Questo non è stato certo un colpo di scena e, seppure non ho sgradito la cosa, non l’ho trovata per nulla originale.
Poi c’è il fattore tempo: se i primi tre romanzi non sono facilmente collocabili in un’epoca piuttosto che in un’altra, per questi tre non è così; ci sono continui accenni a cellulari, a reti GPS, a navigatori satellitari, a facebook, a chiavette USB... Insomma, è chiaro che al giorno d’oggi queste cose ci sono, ma pare abbastanza evidente che nei primi tre romanzi non c’erano. Diciamo che l’ho trovato un po’ troppo incoerente per i miei gusti.

Testo, struttura, trama: commenti
Dal punto di vista della trama ho avuto soltanto sorprese positive e, di fatto, è stata piuttosto intricata, a metà tra il thriller e l’urban fantasy, anche se più lontana dal thriller e più vicina all’urban fantasy rispetto a quanto avveniva nella prima trilogia; non è stata mai scontata o banale e dal punto di vista dell’originalità ho apprezzato di più la seconda trilogia rispetto alla prima.
La spaccatura tra i tre romanzi (che ancora una volta avrebbero potuto essere uno solo) è meno forzata, rispetto a quanto avveniva tra i primi tre e, tutto sommato, il fatto che si tratti di una trilogia anziché di un prodotto unico sembra non avere soltanto finalità commerciali.
Il testo, proprio come mi aspettavo, è sempre fluido e scorrevole e la struttura del romanzo è indubbiamente ragionata; adesso tra l’altro la Chandler dimostra di avere imparato che cos’è un prologo e che, pur non essendo necessario, se lo si vuole mettere è sicuramente meglio metterlo come a sé stante che includerlo nel primo capitolo, generando una spaccatura a metà capitolo di cui non si capisce bene la logica.
Ho apprezzato molto, inoltre, il finale, di cui avevo letto critiche da parte delle lettrici inglesi e americane. In effetti leggendo mi sono accorta del perché: questo è un finale in cui il bene indubbiamente vince, ma per arrivare alla vittoria da parte del bene sono necessari sacrifici che sicuramente rendono impopolare un finale del genere tra le fangirl più accanite, quelle di ìVì è tRìStàNnN 4éVà!!!111!!!oneoneone!!!11! che se ne fregherebbero altamente di tutto il resto. Non si può dire che il finale che la Chandler ha scelto di dare a “Everafter” altrimenti detto “Sarà per sempre” – così dovrebbe chiamarsi in italiano – non sia originale, anzi, è probabilmente il finale più originale che io abbia mai visto in un urban fantasy, che deriva probabilmente dalle influenze del thriller, in cui per lieto fine non si intende “vissero tutti felici e contenti” ma “una buona parte morirono, ma quelli che rimasero vissero tutti con un po’ di rimpianto”. WELL DONE!

Valutazione complessiva: 4/5
Avevo assegnato lo stesso voto alla prima trilogia e alla luce della seconda avrei potuto assegnare un punteggio più alto (forse un 4,5) se non fosse stato per le critiche che ho già esplicitato (in particolare il fatto che i personaggi siano stati catapultati magicamente in un mondo dove la tecnologia li circonda, quando nei primi tre romanzi non era così, oltre che la piattezza di alcuni di essi, che talvolta sembrano essere messi un po’ a caso).
In conclusione “Baciata da un angelo” (titolo che ironicamente è più adatto al quarto romanzo che alla trilogia originaria) è una lettura che consiglio a un pubblico in prevalenza femminile amante più dell’azione quanto del romanticismo.