sabato 29 marzo 2014

Recensione: "La mummia" di Anne Rice

Pubblicato alla fine degli anni '80, "La mummia" di Anne Rice al giorno d'oggi potrebbe essere catalogabile come urban fantasy, definizione che credo non fosse usata a quell'epoca.

Trama
1914. L'egittologo Lawrence muore, avvelenato dal nipote Henry, proprio dopo avere scoperto la tomba di Ramses II il Dannato, faraone egizio vissuto molti millenni prima. Il sarcofago e la mummia del faraone finiscono nella casa londinese di Lawrence, dove vive la figlia ventenne Julie. Oltre a sarcofago e mummia, giungono lì anche degli antichi scritti di Ramses, tradotti da Lawrence, nei quali sosteneva di essere il faraone Ramses I, sopravvissuto alla morte grazie a un filtro di immortalità e risvegliato dalla regina Cleopatra.
Julie non crede a quella storia almeno finché, mentre il sarcofago è aperto per permettere agli ospiti in visita di vedere la mummia, rimane da sola col cugino Henry. Quando lui cerca di ucciderla come ha fatto con lo zio, per questioni di eredità, Ramses si risveglia e le salva la vita.
Henry fugge e racconta la strana storia, a cui nessuno crede... a parte Elliot, amico ed ex amante di Lawrence, nonché padre di Alex, il fidanzato di Julie, e Samir, assistente egiziano di Lawrence.
Ramses, in un primo momento in difficoltà ad ambientarsi in un mondo molto diverso da quello in cui era vissuto, si spaccia per un egittologo amico di Lawrence e chiede a Julie di accompagnarlo in Egitto, dove è intenzionato a ritrovare la sua amata Cleopatra e riportarla in vita grazie al filtro di immortalità che lei aveva rifiutato di prendere millenni prima.
Accompagnati da Elliot, Alex, Samir e Henry (che poi li abbandonerà per stabilirsi a casa di una sua nuova amante), i due intraprendono il viaggio.
Ramses, nonostante allacci una relazione con Julie, è ancora intenzionato a riportare in vita Cleopatra e, quando finalmente ci riesce, le cose non vanno proprio come credeva e Cleopatra inizia a seminare vittime...

I personaggi
JULIE: ha una ventina d'anni e, grazie al lavoro del padre, si è appassionata a sua volta all'antico Egitto (al punto tale da essere disposta a tenersi una mummia in casa). Si ritiene una donna emancipata e, per la propria epoca, probabilmente lo è. A me sembra anche un po' svampita, perché se io vedessi una mummia viva che si toglie le bende, non penso che per prima cosa penserei "quest'uomo è dannatamente sexy".
RAMSES: è vissuto millenni prima e, fingendo di essere morto ed essere stato mummificato, ha dormito a lungo nella sua tomba. Una volta che si ritrova nel Novecento, non sempre riesce ad adeguarsi alle usanze della nuova epoa.
ELLIOT: è un uomo di mezza età gravemente malato, che spera, più che altro per motivi economici, che suo figlio Alex possa sposarsi al più presto con la ricca Julie. E' stato un grande amico del padre di quest'ultima, con il quale ebbe anche una relazione clandestina. Il suo più grande desiderio è, da un certo punto in poi, quello di procurarsi l'elisir di vita eterna.
HENRY: giocatore d'azzardo che ha dilapidato tutto il proprio patrimonio, continua a sperperare con le proprie amanti e con il gioco d'azzardo i soldi che gli passa il padre. Non è benvisto da nessuno e tutti sembrano intuire fino a che punto sia disposto a spingersi per denaro.
SAMIR: assistente egiziano che lavorava insieme a Lawrence, è uno dei personaggi che credono con meno difficoltà alla storia di Ramses. Una volta scoperto che si tratta di un antico faraone, diviene un suo devoto sostenitore.
ALEX: unico(?) figlio di Elliot, è un ragazzo piuttosto spensierato... e anche piuttosto svampito, visto che, quando viene sedotto da Cleopatra, sembra non essere più capace di pensare con la testa...
CLEOPATRA: personaggio in assoluto meno caratterizzato, mi è sembrata il tipico personaggio stereotipato per cui tutti gli uomini perdono la testa (indipendentemente dal loro orientamento sessuale - vedi Elliot, che peraltro è gravemente malato ma pare non avere difficoltà di erezione)... infine uccide chiunque senza un motivo ben preciso...

Valutazione finale: 4/5
L'ho trovato un romanzo molto piacevole, soprattutto nella prima parte ambientata in Inghilterra, mentre viene un po' a scadere, secondo me, in quella ambientata in Egitto, dove talvolta inizia a divenire ripetitivo e un po' banale.
Ho qualche perplessità anche sul finale (peraltro molto frettoloso, a mio parere): Julie decide che, per rimanere accanto a Ramses, ATTENZIONE SPOILER!, prenderà anche lei il filtro di vita eterna... questo sebbene conosca Ramses da pochissimo tempo e non ci sia nessuna fretta (dato che Ramses viene comunque descritto come un uomo che ha parecchi anni più di lei) di decidere se rimanere immortale per lui oppure no. Mi è sembrata un po' un'anticipazione delle attuali protagoniste degli urban fantasy, che dopo avere incontrato il loro grande ammmmmmmmore, rinunciano a tutto per lui.

domenica 23 marzo 2014

Personaggi da fanfic ispirata dalla famigerata sindrome della Mary Sue (AKA trasposizione su carta dei peggiori teen drama americani)

Addentriamoci oggi nei personaggi tipici delle fan fiction poco originali che talvolta si leggono su EFP o siti affini. Mi riferisco a quei racconti ambientati nel mondo di oggi, generalmente ispirati ai teen drama americani, che vengono scritti generalmente da ragazzine delle scuole medie.

Let’s go!

LA MARY SUE PUCCETTINA
La protagonista è generalmente una versione idealizzata dell’autrice della fan fiction, catapultata in un mondo di balli scolastici, cheerleader e gente che a scuola fa di tutto tranne che studiare. A seconda dei risultati scolastici dell’autrice potrà essere una studentessa mediocre che ritiene di essere vittima di complotti ingiustificati per il fatto che riceve voti mediocri oppure una studentessa brillante che, anziché essere benvista dai compagni di scuola desiderosi di copiare, è detestata da questi ultimi.
Generalmente è:
- né bionda né mora, con i capelli di tonalità tra il castano chiaro e il castano scuro;
- né alta né bassa, né magra né grassa;
- né bella né brutta, viene vista come brutta dalle sue rivali e come bellissima dai ragazzi.
Il vestiario di questa ragazza estremamente pucciosa in genere è composto da:
- magliette e felpe extralarge;
- jeans (spesso strappati);
- Converse (non importano le condizioni meteo: le Converse non vengono utilizzate soltanto in primavera in città, ma anche d’estate in spiaggia o d’inverno al posto degli scarponi da sci).
La Mary Sue puccettina è sempre buona e gentile con tutti, a meno che non sia una Mary Sue puccettina e sofisticata che in tal caso sarà buona e gentile con tutti tranne che con i seguenti individui (di sesso femminile, oppure di sesso maschile se non hanno un bell’aspetto):
- chi ascolta musica ritenuta da lei troppo commerciale;
- chi non legge romanzi classici;
- chi non ha l’abitudine di guardare film strappalacrime della durata minima di tre ore e mezza.

L’AMICO D’INFANZIA E/O FIDANZATO NERD CON GLI OCCHIALI
La Mary Sue puccettina, in genere se la sua età è inferiore a 16 anni, ha generalmente un amico inseparabile o in alternativa un ragazzo (i due ruoli sembrano essere intercambiabili) secchione, appassionato di videogiochi, che si veste in modo poco curato, che porta gli occhiali e a cui non è ancora spuntata la barba.
Generalmente l’amico è innamorato di lei fin da quando la conosce, ovvero dalla primissima infanzia (perché ovviamente ai bambini in fasce è perfettamente chiaro il concetto di innamoramento) ed è disposto a seguirla ovunque vada.
Contrariamente agli altri ragazzi non è uno stalker, non compie azioni pericolose e non la stressa ogni cinque minuti. Ciò nonostante le sue speranze di essere preso in considerazione sono meno di zero, non appena la Mary Sue puccettina si renderà conto che i nerd con gli occhiali non sono fighi.

LA MIGLIORE AMICA CHE DEVE DIMAGRIRE
La migliore amica della Mary Sue puccettina generalmente ha sempre la testa tra le nuvole, ha i capelli biondi, è generalmente in sovrappeso di almeno venti chili e anziché vestirsi in modo da camuffare le proprie rotondità finisce per metterle in mostra dato che ha poco stile (per la descrizione di questo tipo di personaggio viene probabilmente presa come guru René Zelwegger all’epoca della serie di “Bridget Jones”).
I suoi argomenti di conversazione sono:
- diete improbabili;
- ragazzi fighi con cui la Mary Sue puccettina dovrebbe provarci;
- risse in cui è stata coinvolta con le rivali della Mary Sue puccettina.
Generalmente il suo ruolo è quello di ruota di scorta per il nerd con gli occhiali, che con lei consolerà il proprio cuore spezzato dalla Mary Sue puccettina.

LE CHEERLEADER
Le cheerleader avversarie della Mary Sue puccettina in genere sono un gruppetto composto tra tre o quattro elementi, in cui c’è comunque una leader, nemica principale della protagonista.
La leader delle ragazze pon-pon in genere corrisponde ai seguenti requisiti:
- ha i capelli tinti (in genere di biondo platino, oppure castani con mèche bionde);
- ha il seno prosperoso;
- si veste sempre e comunque con la divisa da cheerleader, in qualunque condizione atmosferica e in qualunque luogo;
- nelle fanfic di un tempo portava i tacchi a spillo sempre e ovunque, da quando sono tornate di moda le Converse invece anche lei porta sempre le Converse;
- ama lo shopping ed essendo ricca può comprare tutto quello che vuole (se invece non è ricca finge di esserlo e, fuori dalla scuola, lavora tutta la sera per potersi pagare quello che compra).
In pratica la cheerleader classica è identica a Pamela Anderson, si veste come Avril Lavigne e trascorre tutto il proprio tempo in giro per i negozi.
Le sue amiche, a seconda del tipo di scenario, possono essere:
- identiche a lei con i capelli tinti dello stesso colore;
- una mora e una rossa;
- un’afroamericana e un’asiatica se la fanfic è ambientata in America.
Tra la Mary Sue puccettina e le cheerleader corre un odio viscerale che risale a molto tempo prima, che raramente ha un vero e proprio fondamento.

IL BAD BOY FIGO ED ESTREMAMENTE STYLISH
Il bad boy di turno è generalmente un individuo particolarmente sexy, che generalmente si trasferisce nella scuola frequentata dalla Mary Sue puccettina (o in alternativa lei lo conosce da quando hanno iniziato la scuola, ma non ha mai avuto il coraggio di parlargli), della quale quest’ultima si innamora follemente, nonostante lui sia già felicemente fidanzato (generalmente con la cheerleader).
Il bad boy figo ed estremamente stylish generalmente corrisponde a questi requisiti:
- usa un intero barattolo di gel per acconciarsi i capelli;
- si veste di nero, generalmente firmato;
- ha una moto e il motivo principale per cui ce l’ha è perché il fatto di possederla lo rende figo;
- se non ha una moto, ha un’auto di lusso, per lo stesso motivo di cui sopra;
- spesso usa la moto di cui sopra (o in alternativa l’auto) per partecipare a corse clandestine (che ovviamente vince sempre lui);
- è straricco, oppure se non lo è, è un giocatore d’azzardo che vince sempre;
- fuma come una ciminiera;
- beve come una spugna, ma non si ubriaca mai;
- si comporta da stalker con la protagonista;
- a scuola non fa un emerito cavolo dalla mattina alla sera (ma spesso ha voti alti).
In pratica è un immenso tamarro a cui tutte cadono ai piedi.

LA MADRE ASSENTE E LAMENTOSA
La Mary Sue puccettina ha in genere una madre (vedova, divorziata o ragazza madre) che non è mai in casa, o perché svolge un lavoro per cui è spesso fuori casa quando la protagonista non è a scuola (es. medico o infermiera in ospedale), o perché semplicemente preferisce andare in giro per i cavoli propri.
In genere il suo ruolo principale è quello di fare prediche interminabili alla figlia o impedirle di uscire di casa perché l’ha vista parlare con un suo compagno di scuola di sesso maschile (a parte l’amico d’infanzia nerd con gli occhiali, che è naturalmente tollerato dalla madre, che spesso vorrebbe vederlo fidanzato con sua figlia).

IL PADRE CHE LAVORA 20 ORE AL GIORNO
Il padre che lavora 20 ore al giorno è vedovo (la Mary Sue puccettina generalmente ha solo un genitore vivente e se ne ha due uno dei due è sparito nel nulla da molto tempo) da molti anni e l’unico interesse che ha è la vita professionale (generalmente questo tipo di personaggio è un imprenditore, un manager o qualcosa del genere), tanto da rendersi a malapena conto di avere una figlia (che generalmente ha come unica figura di riferimento una vecchia donna delle pulizie).
Di solito da un giorno all’altro, tornando a casa e trovando sua figlia in atteggiamenti intimi con il bad-boy tamarro di cui sopra, si rende conto che la figlia è cresciuta. A quel punto deduce che lui non capisce niente dell’universo femminile e, sicuro che il bad-boy tamarro non è il ragazzo ideale per sua figlia, alla quale ha già combinato un matrimonio con il figlio del suo socio in affari, affida alla donna delle pulizie l’incarico di spingere la ragazza tra le braccia di quest’ultimo.

LA DONNA DELLE PULIZIE VINTAGE
Visto che i genitori spesso non sono partecipi nella vita della figlia e che c’è bisogno di qualcuno che si occupi di lei, di solito è una donna delle pulizie avanti con gli anni a occuparsene.
I requisiti a cui questa figura corrisponde sono questi:
- ha più o meno 50 anni;
- ha i capelli grigi e si veste con uno stile dei primi del Novecento;
- quando parla dell’epoca in cui era giovane, sembra che anziché parlare degli anni Ottanta stia parlando del medioevo;
- in giovane età anche lei sognava segretamente di essere posseduta selvaggiamente da un bad-boy tamarro e di annientare le cheerleader perciò, nonostante disapprovi a parole gli intenti della Mary Sue puccettina, finge di non accorgersi di niente quando quest’ultima si inventa delle scuse per uscire e andare a incontrare il ragazzo dei suoi sogni.

sabato 8 marzo 2014

Recensione: "La seduzione dell'acqua" di Carol Goodman

Ho un'altra recensione da presentarvi, di un romanzo che ho letto questa settimana.

La trama
Iniziamo dalla quarta di copertina:
Secondo una leggenda irlandese, una volta l’anno la selkie abbandona la sua pelle di foca e viene a riva nelle sembianze di una bellissima fanciulla. S’innamora dell’uomo che trova la sua pelle, ma per amarlo deve rinunciare alla felicità.
La favola della selkie ossessiona Iris. Sua madre gliela raccontava ogni sera, nel grande albergo di proprietà della famiglia, prima di morire in circostanze misteriose. Trent’anni dopo, questa madre perduta è ancora molto presente nella esistenza irrisolta di Iris, che vive a New York e aspira a diventare, come la madre, una scrittrice di successo. È per inseguire questo sogno che Iris fa ritorno all’Hotel Equinox. Cercherà di ritrovare l’ultimo manoscritto della madre, l’episodio finale di una trilogia dedicata alle fate foca.
Così, nel grigio presente di Iris irrompe un passato indecifrabile, in cui la verità sulla madre si confonde con il triste destino della selkie. Ma nell’atmosfera rarefatta e decadente dell’albergo, che da un dirupo si affaccia sulle acque scintillanti del fiume Hudson, qualcun altro sta seguendo la stessa pista, e lo fa senza troppi scrupoli.

Iris è una scrittrice, ma per guadagnarsi da vivere fa l'insegnante, per gli immigrati che vogliono imparare la lingua e per i carcerati che vogliono prendere il diploma. Tra questi ultimi c'è Aidan che, quando viene rilasciato, chiede aiuto a Iris per trovare un lavoro. Iris lo porta con sé all'hotel, che è appena stato comprato da un nuovo proprietario, dove lei lavorerà come direttrice e lui come giardiniere - e dove tra i due nasce una relazione.
All'Hotel sono presenti anche molte persone che hanno avuto a che fare con la madre di Iris, sulla cui morte ci sono ancora tanti interrogativi aperti.
Nel frattempo Iris cerca nei romanzi di sua madre un indizio... e lo trova: c'è un gioiello di inestimabile valore, che potrebbe essere stata la causa della sua morte; c'è inoltre una ragazza morta suicida molti anni prima, che con la madre di Iris sembrava avere qualcosa a che fare...

Struttura e personaggi
Il romanzo è narrato in prima persona, al presente, ma ci sono numerosi flashback, di un passato lontano oppure recente, al passato remoto. Si alternano spesso stralci dei romanzi della madre di Iris, in cui la protagonista cerca indizi per scoprire qualcosa su di lei.
A mio parere, però, è piuttosto lento: dovrebbe essere un thriller, con un'ampia parte introspettiva, ma fino a tre quarti di romanzo non solo non si vede un cadavere (quando ci sarà, sarà quello di Joseph, un anziano dipendente dell'hotel, e i sospetti cadranno su Aidan, che invece era lì per caso e si è pure preso una botta in testa dall'assassino), ma nemmeno si ha l'impressione che possa accadere un delitto.
Per quanto riguarda i personaggi, quelli principali sono ben caratterizzati; a loro si alternano però parecchi personaggi a mio avviso abbastanza inutili (come Jack, il fidanzato(?) pittore di Iris, che fa due comparse in tutto, nel romanzo).

C'è un po' troppa confusione...
Secondo me mancano un po' di spiegazioni, oppure non sono sufficientemente chiare. In particolare mi pongo due domande. Una riguarda le dinamiche alla base dell'omicidio della madre e spoilererei troppo se ne parlassi, mentre l'altra posso pormela senza eccessive difficoltà: se attraverso una vetrata Iris e Jack hanno visto Aidan andare nella stanza di Joseph e Joseph che veniva buttato fuori da una vetrata(?), com'è possibile che non abbiano visto anche l'assassino? Sospetto fortemente che la risposta sia "perché è più stylish se Aidan viene ingiustamente incolpato del delitto".

Valutazione: 3/5.
Della Goodman avevo già letto "Il lago delle lingue morte" (che ho recensito l'anno scorso CLICK) e l'avevo trovato molto più avvincente.
Inoltre questa è stata una rilettura. Molte cose non me le ricordavo affatto, quindi credo che sia un romanzo che, a distanza di anni, non ha avuto il potere di farsi ricordare.

venerdì 7 marzo 2014

Recensione: "ARCANA" di Maxime Chattam

"Les Archanes du Chaos", questo è il titolo originale, è un romanzo dell'autore francese Maxime Chattam che, a quanto ho avuto modo di scoprire, è autore di una trilogia thriller che non ho letto.
"Arcana" è invece un romanzo autoconclusivo, uscito nel 2006 in Francia e giunto in Italia un anno più tardi.

La trama
Quella riportata di seguito è la quarta di copertina:
Yael Mallan è una giovane donna come tante. Nubile, ha un lavoro e vive a Parigi nell’appartamento che le hanno lasciato i genitori dopo il loro divorzio. Una vita quasi normale la sua, se non fosse per quegli strani fenomeni che all’improvviso la fanno precipitare nel caos...
Da qualche tempo in casa vede ombre riflesse dentro gli specchi, avverte suoni vagamente minacciosi di cui non riesce a individuare la fonte e legge oscuri messaggi sullo schermo del computer: “Siamo qui, accanto a voi. Siamo dall’altra parte”.
Cosa le sta succedendo? Chi sono le misteriose entità che la invitano a “guardare dietro le apparenze”? Yael è terrorizzata e si domanda se per caso non stia diventando pazza. D’impulso decide di chiedere aiuto a Thomas, un simpatico giornalista canadese conosciuto da poco. No, Yael non è pazza. Anche lui vede gli enigmatici messaggi in codice che contengono riferimenti a misteriose sette del passato. Gli Illuminati, l’Ordine dei Teschi e delle Ossa... Yael e Thomas accettano la sfida delle fantomatiche Ombre ma ben presto, braccati da sicari che hanno l’ordine di eliminarli, sono costretti alla fuga, da Parigi a Ginevra fino negli Stati Uniti, sulle tracce di indizi sempre più intricati e inquietanti. Le loro scoperte fanno emergere un’ipotesi tanto agghiacciante quanto realistica: quella di una cospirazione a livello planetario per condizionare gli eventi della storia e della politica. Solo una persona crede a questa teoria: un amico di Thomas, che nel suo blog ha raccolto un’impressionante documentazione per suffragarla. E se davvero la realtà in cui viviamo non fosse altro che illusione, menzogna, manipolazione?

Di fatto non c'è molto di più da dire, se non che mi è sembrava una puntata di "Voyager". Si passava dall'affondamento del Titanic, all'omicidio di Kennedy, all'attentato al World Trade Center... Insomma, ci mancavano soltanto i Maya, gli alieni, gli Antichi Egizi, Hitler emigrato in Brasile e i messaggi subliminali nelle canzoni e poi tutto era al completo....

Struttura e personaggi
Il romanzo alterna vari capitoli di azione con singoli capitoli, piazzati a mio parere senza una particolare logica, che dovrebbero essere estratti del blog di uno dei personaggi, che parlano della politica americana, del presidente Bush e delle motivazioni economiche alla base delle guerre in Afghanistan e in Iraq.
Questo a mio parere rende il romanzo meno scorrevole di quanto avrebbe potuto essere e tende anche a confondere le idee dato che:
- il romanzo è ambientato diversi anni prima rispetto ai fatti di cui si parla nel blog di quel personaggio;
- i fatti di cui si parla nel blog di quel personaggio sono collegabili soltanto lontanamente al resto della trama.
I personaggi a mio parere sono spesso poco sviluppati e agiscono in modo tutt'altro che verosimile. La giustificazione che viene utilizzata è che Yael (che racconta di avere allucinazioni e invita a casa sua per questo un perfetto sconosciuto!) è una pedina manovrata da membri di un'organizzazione superiore e che quindi non si comporta come vuole lei, ma come vogliono loro.
Questo comunque è niente: ATTENZIONE SPOILER... quando uno dei vari cospiratori appartenenti a un'organizzazione segreta (sulla quale ho le idee poco chiare dato che, a mio parere, non è mai stato spiegato molto bene come funzionino le cose in questo romanzo) vuole uccidere Yael nel finale, che cosa fa? Le offre da bere... e la avvelena, come in un buon vecchio romanzo della zia Agatha? Ma neanche per sogno! Le mette un sonnifero e se ne va, lasciandola lì a risvegliarsi con delle buste chiuse da aprire in un'occasione speciale. Poi, spacciandosi per Thomas (con cui Yael non vuole più avere niente a che fare), le dà un appuntamento in un ristorante in cima al World Trade Center, che sta per essere attaccato (non si capisce bene se l'attentato l'abbia organizzato lui o ne sia al corrente)... A rendere il finale ancora più trash, un attimo prima dell'attentato Yael apre le buste, in presenza di Thomas anche lui chiamato lì con l'inganno, realizzando quello che sta per accadere.
Quando sono arrivata all'ultima pagina, lo confesso, sentivo veramente la mancanza di un'astronave aliena atterrata per caso.

Valutazione finale: 2/5
Per come era iniziato, poteva essere un romanzo avvincente e carico di suspense. Per come è finito, mi è sembrato un calderone in cui infilare teorie del complotto tra l'altro non sempre funzionali alla trama.

mercoledì 26 febbraio 2014

Recensione: "STANGERS" di Dean Koontz

Ho divorato 650 pagine in tre giorni, come mi capita alcune volte, ma come spesso non mi capita. La lettura in questione è stata “Strangers”, thriller a sfondo fantascientifico di Dean Koontz (autore di cui avevo già letto qualcosa, ma parecchio tempo fa) pubblicato a metà degli anni ’80.

La trama
Siamo negli Stati Uniti degli anni ’80, dove in luoghi del tutto diversi l’uno dall’altro si sviluppano le storie di personaggi molto diversi gli uni dagli altri.
C’è Dom, scrittore 35enne che, di punto in bianco, inizia ad avere attacchi di panico e a soffrire di sonnambulismo, che ritiene connessi a qualcosa che, di punto in bianco, due anni prima murò radicalmente la sua personalità. C’è Ginger, giovane chirurga che crede di essere diventata pazza in quanto la vista di certi oggetti le fa perdere ogni contatto con la realtà. C’è Brendan, prete di campagna che, all’improvviso, ha perso la fede. C’è Joria, giovane madre divorziata, sconcertata dall’ossessione della figlioletta per la luna. C’è Jack, rapinatore professionista, animato da un desiderio di vendetta nei confronti dello stato dal quale si ritiene tradito. E poi ci sono Envie, ex militare terrorizzato dal buio, e sua moglie Faye, titolari del Motel Tranquillity, in un luogo sperduto del Nevada, e i loro dipendenti Ned e Sandy.
Queste persone non potrebbero essere più diverse tra di loro, ma hanno qualcosa in comune: nell’estate i due anni prima si trovavano al Motel Tranquillity (che nel tratto centrale mi ha ricordato un po’ l’Hotel California della canzone degli Eagles), hanno ricordi solo frammentari di quella vacanza e la maggior parte di loro ha subito un radicale cambiamento, in genere trovandosi affetto da una fobia o da un’ossessione.
A peggiorare la situazione anche altre persone che si sono trovate lì in quel periodo sembrano avere qualche effetto collaterale: un giocatore d’azzardo professionista ossessionato dalla luna si suicida, l’ex marito di Joria idem, un camionista semina panico nel vicinato sostenendo che il mondo è in pericolo e sequestra i propri dirimpettai...
E poi tutti si ritrovano “spinti” verso il Motel Tranquillity, dove iniziano a ricostruire l’accaduto: devono avere visto qualcosa che non dovevano vedere e qualcuno che sta molto in alto deve avere deciso di eliminare i loro ricordi affinché un importante segreto non venga rivelato... Loro, però, hanno deciso, il mondo deve sapere, e sono dello stesso parere anche padre Stefan, maestro spirituale di Brendan, e Parker, artista amico di Dom, che si ritrovano coinvolti nella vicenda.

Struttura
Il romanzo è diviso in tre parti, la prima in cui i protagonisti vivono le proprie vite in luoghi molto diversi gli uni dagli altri, la seconda in cui finiscono per ritrovarsi nell’albergo, la terza in cui mettono in atto il proprio piano.
Il testo è narrato in terza persona, esplorando il punto di vista di tutti i protagonisti e, da un certo punto in poi, anche degli antagonisti. Questo, però, senza rivelare troppo e lasciando aperti tutti gli interrogativi fino alla fine (anche se, per certi versi, appena superata la metà del romanzo avevo già capito – ATTENZIONE, SPOILER! – che c’entravano qualcosa gli alieni).
Attraverso il continuo susseguirsi di diversi punti di vista, i personaggi sono ben delineati, anche quelli lasciati talvolta un po’ in secondo piano (fatta eccezione, a mio parere, per Joria e Sandy che, più che altro, sono trattati un po’ come personaggi di contorno).

Valutazione finale: 4,5/5
Ho apprezzato molto questo romanzo, ma ho trovato un po’ di difficoltà ad attribuirvi una valutazione ben precisa. Diciamocelo chiaramente: non sono una grande conoscitrice del genere fantascientifico e, in generale, tra le mie letture fantascientifiche c’è un tipo di fantascienza molto diversa (per intenderci: “1984” di Orwell è fantascienza, e finora di fantascienza conosco più che altro quella), perciò non saprei dire se questo romanzo sia inferiore o superiore agli standard. Io, però, ne sono stata soddisfatta e, una volta terminata la lettura, non ho provato quel senso di delusione che ho provato leggendo altri romanzi.
Secondo me è un romanzo che potrebbe piacere a tutti gli amanti del thriller, anche quelli che (come me) non amano molto le scene macabre: le scene difficilmente digeribili nel romanzo sono veramente poche e mai descritte nel dettaglio.

venerdì 21 febbraio 2014

Recensione: "La lettrice bugiarda" di Brunonia Barry

E' già passato un po' dall'ultima recensione che ho pubblicato e oggi è giunto il momento di Brunonia Barry e del suo romanzo "La lettrice bugiarda", ambientato a metà degli anni '90, pubblicato in lingua originale nel 2006 e arrivato in Italia una manciata di anni più tardi.

Quarta di copertina
È estate e l’oceano ruggisce al largo della città di Salem. Towner Whitney è tornata dove tutto è cominciato. Il tempo pare essersi fermato. La grande casa segnata dalla salsedine è avvolta dal silenzio. Eppure a Towner sembra ancora di vedere la sua gemella Lindley mentre, con lei, ride e legge il futuro secondo un’antica arte trasmessa di madre in figlia tra le strane donne della famiglia Whitney. Towner era fuggita da tutto ciò, prigioniera del senso di colpa e della follia. Perché l'ultima volta che aveva previsto il futuro, Lindley era morta. Sono passati quindici anni. Ma la scomparsa dell’amata zia Eva la costringe a fare ritorno, a ripercorrere quella strada troppe volte dimenticata. Per ritrovarla, Towner non ha altra scelta: deve affrontare il segreto che la lega indissolubilmente a Lindley. Un segreto che affonda le radici in un passato inconfessabile che molti, nel clan Whitney e nella chiusa comunità di Salem, hanno cercato di rimuovere. Dalla madre di Towner, May, una donna dura e solitaria, che vive su un’isola sperduta, alla fragile Emma, marchiata da una ferita indelebile, alle eclettiche signore con il cappello rosso, fino a Cal, un ambiguo predicatore. Quando il corpo di Eva viene restituito dalle onde e un’altra ragazza scompare, Towner capisce di essere precipitata di nuovo nell’incubo di quella calda estate di quindici anni prima. Circondata dalle chiacchiere e dai sospetti, non può fare affidamento che su sé stessa. Ora più che mai tutto dipende da lei. È questa l’eredità che Eva le ha lasciato: scrutare il futuro e distinguere vero e falso, odio e amore, realtà e sogno. Solo allora il velo che offusca il suo destino finalmente si solleverà. Un libro dalla storia unica. Stampato in proprio dall’autrice, in due settimane è andato esaurito solo grazie al passaparola dei lettori. Ora, pubblicato da una delle più importanti case editrici americane, è un assoluto bestseller. La lettrice bugiarda è una storia di abbandono e redenzione, di bugie e tradimenti, dove i misteri e i segreti si dipanano pagina dopo pagina fino a dare un nuovo significato alla parola verità.

La trama, bene o male, ruota intorno al "segreto" delle due gemelle e alle vicende che coinvolgono Towner: torna per la scomparsa di un'anziana parente acquisita, che si scopre essere affogata; torna mentre Cal, suo zio nonché padre adottivo di Lindley, con un passato non proprio limpido tra le mura domestiche, si è trasformato in un predicatore che dà la caccia alle streghe e che sembra implicato nella morte di Eva e nella scomparsa di un'adolescente incinta con la quale ha avuto una relazione.
Al presente si intreccia il passato di Towner e Lindley, ricostruito tramite il diario che Towner scrisse quindici anni prima, durante il ricovero in un ospedale psichiatrico...

Struttura del romanzo
Questo è, a mio avviso, il punto dolente: i capitoli in cui è Towner la protagonista (non solo quelli del diario) sono narrati in prima persona, quelli in cui viene utilizzato il punto di vista di un altro personaggio - anche con Towner presente - sono in terza persona. Questo rende la lettura decisamente confusionaria, ben poco lineare e spesso rimanevo abbastanza spiazzata quando si passava da una modalità all'altra.

Ciò che non mi ha convinta
Dell'alternanza prima e terza persona gestita in modo così caotico ho già detto tutto ciò che dovevo dire. Veniamo quindi al resto.
I PERSONAGGI: intorno alla vita di Towner ruotano vari personaggi di cui solo pochi sono abbastanza caratterizzati, ma anche quelli appartenenti a quest'ultima categoria vengono messi da parte all'improvviso, senza dare una vera e propria conclusione alle loro vicende (è il caso dell'agente incaricato delle indagini, con cui Towner avrà una breve relazione a mio parere abbastanza improbabile, che viene tutt'altro che approfondita).
LA QUESTIONE DELLA STREGONERIA: Towner sembra discendere da una famiglia di streghe che leggono il futuro nei centrini di pizzo. Al di là dell'idea abbastanza originale, non mi sembra di vedere un vero e proprio approfondimento sulla questione: si dice che le streghe non c'erano nei secoli della caccia alle streghe e che esistono al giorno d'oggi, ma null'altro, come se fossero comparse magicamente dal nulla. Poi non si capisce bene se siano davvero streghe o se siano semplicemente convinte di esserlo...
IL FINALE: siamo di fronte a uno di quei casi in cui all'ultimo capitolo c'è una spiazzante rivelazione che suona un po' come "il 90% di quello che hai letto era la narrazione di un trip mentale di un personaggio mentalmente instabile", il che è una cosa che generalmente non sopporto.

Valutazione finale: 3,5/5
E' stata una buona lettura, coinvolgente tranne che per l'inizio a mio avviso troppo lento, ma ha comunque qualche pecca di troppo e non mi ha convinta a pieno.

lunedì 17 febbraio 2014

C'era una volta Rainbow...

Sono passati quasi due anni (anzi, no, non esageriamo: un anno e otto mesi) da quando nella mia mente Rainbow ha preso vita.
Rainbow è un'auto e, in quel periodo, le alternative erano Dalia, Sunshine, Mistress e Rainbow. Alla fine, per un motivo o per l'altro, ho mandato quei nomi in pensione, anche se effettivamente Mistress mi intriga parecchio. Dalia, invece, al giorno d'oggi è la protagonista femminile e umana delle vicende.

Forse è il caso di spiegare un po' meglio com'è la situazione. All'epoca non avevo ancora aperto questo blog, perciò ne avevo parlato su un blog dove scrivevo un po' di tutto (e dove, chissà, forse un giorno riprenderò a scrivere di tutto).
Al giorno d'oggi ho un blog che parla di lettura e scrittura, perciò tanto vale parlarne qui. Rainbow è un'auto dotata di mente pensante o comunque che ha qualcosa di diverso dalle auto che conosciamo al giorno d'oggi. E' anche vero che vive in un mondo leggermente diverso dal nostro.

La novità è che Rainbow, troppo a lungo accantonata, è tornata in vita. E' tornata in vita anche Dalia, anche se la trama che avevo in mente va a riprendere un mio vecchio racconto, oltre che la mia idea di due anni fa, che comunque sarà modificata piuttosto radicalmente.

Non è l'unico progetto a cui sto lavorando, ma è l'unico di cui mi va di parlare stasera...

martedì 11 febbraio 2014

RECENSIONE: "Il creatore delle ombre" di Kevin Guilfoile

Oggi vi intrattengo(?) con la recensione di un thriller che ho letto in questi ultimi giorni.
E' stato pubblicato nel 2005 e sono lieta di comunicarvi che non ho la più pallida idea di chi sia l'autore.

Quarta di copertina
Sai giocare con la vita? In una Chicago in cui le pratiche avanzate contro la sterilità non sono illecite e i programmi virtuali sono più eccitanti di Matrix, il dottor Davis Moore è devastato da un lutto atroce: la sua Anna Kat, di soli diciassette anni, viene ritrovata stuprata e uccisa. Tre anni dopo il caso è archiviato tra i non risolti e il padre riceve per sbaglio, assieme agli altri effetti della vittima, anche campioni biologici dell'aggressore. Fin dove si può arrivare per vedere in faccia l'assassino della propria figlia? Moore non esita a ricavarne l'impronta genetica e a impiantare un clone in una delle aspiranti madri in lista d'attesa nella clinica che dirige. E' per questo che nasce Justin Finn. Perché abbia il DNA dell'omicida. Il volto dell'omicida. Forse, anche i suoi istinti. Il dottore si pente ben presto del suo gesto, ma Justin ha già un passato più grande di lui. Quando ne compie quindici, un serial killer terrorizza la città violentando e uccidendo, e le sue imprese sono replicate sul Web dalle Ombre, il videogioco interattivo del momento. Chi è il mostro? Justin lo sa. Perché lui solo ha già visto come andrà a finire tutto quanto. Una trama mozzafiato in cui eredità di illustri precedenti - da King a Crichton - sono stravolte e rimescolate in maniera inedita con picchi di tensione spettacolare; un romanzo ricco di spunti etici profondi e oltremodo attuali, che sa incantare il lettore e stupirlo con un finale assolutamente imprevedibile.

La trama è ben introdotta da questa descrizione. Il romanzo inizia in modo molto lineare, con stacchi temporali ogni qualche capitolo, in modo da poter vedere Justin che nasce, Justin che cresce e Justin che diventa adolescente. Questo, per quanto riguarda la prima parte.
La seconda, ambientata quando Justin ha 15-16 anni, si concentra prevalentemente sull'intreccio relativo al killer, con Justin finalmente in un ruolo centrale, piuttosto che di contorno. Perché Justin conosce l'uomo il cui DNA fu trovato sul corpo di Anna Kat: è stato uno spasimante di sua madre, che l'ha aggredita davanti ai suoi occhi, ed è convinto che sia lui il killer.
Collaborano con Justin, più per senso del dovere che per vero desiderio di aiutarlo, la giornalista Sally, che da sempre si fa fantasie mentali su una versione adulta di Justin, e proprio il dottor Moore, che ancora prima della morte della figlia sopravvisse a un attentato da parte di un fanatico religioso, la cui storia, di tanto in tanto, viene portata avanti in qualche capitolo.

Struttura del romanzo
C'è una prima parte, come ho detto, dove i protagonisti sono più che altro adulti che, per un motivo o per l'altro, ruotano intorno a Justin. C'è una seconda parte in cui invece è Justin uno dei protagonisti.
I capitoli sono narrati in terza persona, con vari punti di vista... a volte saltando da un punto di vista all'altro tra le righe, il che a volte l'ho trovato un po' confusionario.

Ciò che non mi ha convinta
Nella seconda parte del romanzo viene dedicato troppo spazio al videogioco (una simulazione di vita reale) e non viene mai spiegato fino in fondo come i reati commessi nel videogioco in questione debbano essere riproposti anche nella vita reale. Credo che l'autore abbia voluto fare un paragone con la clonazione, "clonando" la vita reale in un videogioco. A mio parere questo rende abbastanza inverosimile la trama: Justin e Sally scoprono l'autore di una serie di omicidi smanettando davanti al computer.
Già a metà del romanzo sappiamo chi è il colpevole, o almeno abbiamo buoni indizi su chi sia. Possiamo aspettarci delle sorprese, è vero, ma queste le ho trovate alquanto prevedibili. Quando muore Deirdre, tra l'altro, a mio parere si capisce perfettamente chi è il colpevole di quest'ultimo omicidio.
La "condanna a morte" inscenata, dove perde la vita un certo personaggio, è un passaggio che personalmente ho trovato piuttosto agghiacciante, specie per la freddezza con cui opera chi sta agendo... un personaggio da cui una tale freddezza era un po' fuori luogo.
Tornando all'omicidio di Anna Kat che, si scoprirà, non ha nulla a che vedere con quello del killer, l'autore ha optato per la soluzione che in un giallo non si dovrebbe mai scegliere: "non importa se ****** compare tre volte in totale in 460 pagine, facciamo che l'assassino è lui perché, dato che il suo ruolo nella trama è pressoché nullo, nessuno se lo aspettava".
Il romanzo, poi, termina con [ATTENZIONE, SPOILER!] un criminale condannato per un reato che non ha commesso, la mancanza di una vera certezza che abbia commesso altri reati (l'unica prova che abbiamo è che ha finto di commettere dei reati giocando a un videogioco online) e il dottor Moore destinato a non scoprire mai che il DNA trovato sul corpo di Anna Kat non era altro che quello del suo fidanzato, che nulla aveva a che vedere con l'omicidio.

Valutazione: 3,5/5
L'ho trovato un romanzo avvincente ma, come già mi è accaduto leggendo altri thriller, mi ha lasciato un po' delusa quando ho terminato la lettura.

sabato 8 febbraio 2014

RECENSIONE: "Assassinio sull'Orient Express" di Agatha Christie

La prima volta che lessi “Assassinio sull’Orient Express”, romanzo di Agatha Christie scritto nel 1933, avevo 12 anni. Mi parve un capolavoro e per molti anni non mi ha sorpreso affatto che questo sia considerato uno dei migliori romanzi della zia Agatha. Devo ammettere, però, che rileggendolo adesso mi ha fatto un effetto un po’ diverso. Non voglio assolutamente sminuirlo: si tratta sicuramente di uno dei suoi romanzi in cui la soluzione è più originale, ma a mio parere, nella mia classifica personale, sta indubbiamente dietro a “Dieci piccoli indiani” e “L’assassinio di Roger Ackroid”... e forse quest’ultimo lo metterei al primo posto in assoluto. Ma prima di giungere a questa conclusione intendo rileggerlo...

Si tratta di uno dei tanti romanzi che hanno per protagonista il celebre detective belga Hercule Poirot, sulla cui età c’è qualche mistero (quando giunse in Inghilterra come profugo durante la prima guerra mondiale era già anziano, ma nonostante ciò cinquant’anni più tardi risolveva ancora dei casi), che per una volta passa meno tempo del solito a vantarsi di quanto siano belli i suoi baffi e, ancora più strano, non fa alcun accenno alle sue “celluline grigie”.
Comunque, come da tradizione, ogni luogo in cui vada c’è un morto... e stavolta il morto è in un vagone letto dell’Orient Express.

La trama
In pieno inverno, in via del tutto eccezionale, uno dei vagoni dell’Orient Express è stato prenotato al completo. È proprio su quel treno che si trova a viaggiare Poirot, in uno scompartimento che era stato prenotato da un tale che non si è presentato. Nella stanza attigua alla sua dorme un anziano americano, Samuel Ratchett, che lascia intendere, nella breve conversazione che ha con Poirot all’inizio del romanzo, di avere ricevuto minacce di morte.
E infatti, in una notte in cui il treno rimane bloccato a causa del maltempo, Ratchett viene ucciso con 12 coltellate. Sulla scena del delitto si trovano un fazzoletto da donna e un aggeggio per pulire le pipe. Sul treno soltanto due persone sembrano conoscerlo: si tratta del suo segretario e del suo maggiordomo, entrambi al corrente del fatto che l’uomo si sentisse minacciato. Il capotreno incarica Poirot e un medico che viaggia su un altro scompartimento di indagare sul conto della vittima. Poirot, trovando i resti di una lettera bruciata, scopre che Ratchett in realtà era un malvivente americano sotto falso nome, colpevole del rapimento e dell’uccisione di una bambina, delitto che provocò anche altre morti (i genitori si ammalarono e morirono, la baby-sitter, inizialmente sospettata, seppure innocente, dell’omicidio, si suicidò...) e che scosse l’opinione pubblica.
Gli altri viaggiatori presenti sul treno sono i seguenti:
- un’americana anziana e chiacchierona, che sostiene di essere stata, in qualche modo, testimone della fuga dell’assassino e che trova l’arma del delitto;
- una nobile russa piuttosto snob accompagnata da una cameriera in là con gli anni e piuttosto svampita;
- un militare inglese di mezza età che ha vissuto in India per molti anni, che tra l’altro è l’unico, sul treno, a fumare la pipa;
- un’insegnante inglese piuttosto fredda e razionale;
- un nobile ungherese e la sua giovanissima moglie;
- un’infermiera olandese con il classico stile da vecchia zitella;
- un italiano piuttosto rozzo di età imprecisata;
- un detective americano che sostiene di essere stato ingaggiato come bodyguard da Ratchett.
Poirot si occupa quindi delle indagini, interrogando tutti i viaggiatori e l’inserviente francese che lavora sul treno, scoprendo che più di uno, tra i presenti, erano al corrente della vera identità di Ratchett e che nessuno sembra essere particolarmente affranto dalla sua morte...

Struttura
Il romanzo è diviso in tre parti:
- una prima parte dedicata all’introduzione dei personaggi, al delitto e alle prime considerazioni sul delitto;
- una seconda parte dedicata alle deposizioni di ciascuno dei personaggi;
- una terza parte dedicata alle scoperte sul caso e alla soluzione, che viene esposta da Poirot, come sempre accade, a un raduno a cui sono invitati tutti i sospettati.
Il romanzo è narrato in terza persona e a tratti il narratore sembra quasi onnisciente, anche se ovviamente non al punto tale da lasciare in giro degli indizi.
La narrazione, a mio parere, è piuttosto fluida e scorrevole tanto che, come ho già detto, ho letto questo romanzo per la prima volta quando ero alle medie e non ho avuto difficoltà.
Certi personaggi sono piuttosto caratterizzati, mentre altri non tanto, anche perché rimangono abbastanza in disparte, seppure centrali per la trama.

Valutazione finale: 4,5/5
Non gli do il massimo, perché l’ho trovato, specie per quanto riguarda la scena del delitto, piuttosto teatrale e pomposo. Certo, si scoprirà che era intenzione di chi ha commettere l’omicidio quella di realizzare qualcosa di teatrale e pomposo, ma a mio parere in certi tratti lo è un po’ troppo.
Quello che ho apprezzato più di ogni altra cosa è il finale e quindi la soluzione: a mio parere è una delle soluzioni più originali che io abbia mai letto in un giallo.


giovedì 6 febbraio 2014

Recensione: la serie Leviathan di Scott Westerfeld (#1 Leviathan, #2 Behemoth; #3 Goliath)

È giunto il momento di parlare di una lettura a cui mi sono dedicata negli ultimi tempi. Si tratta della trilogia “Leviathan” di Scott Westerfeld, che ho trovato nella biblioteca del mio paese in volume unico e che ho preso in prestito più o meno due settimane fa.
Risale più o meno al periodo 2009-2010 (non ricordo l’anno esatto) ed è così composta:
1) Leviathan;
2) Behemoth;
3) Goliath.


Iniziamo dalla trama riportata sulla quarta di copertina.

Sarajevo, 1914: dopo l’attentato all’arciduca d’Austria scoppia la prima guerra mondiale. Ma se a combattersi fossero bestie e macchine? Allora sareste nel mondo di “Leviathan”, “Behemoth” e “Goliath”. Sareste nel mondo di Alek e Deryn.
È come una guerra tra universi differenti. Da una parte, le potenze Cigolanti e le loro macchine. Dall’altra, gli alleati Darwinisti e le loro creature di sintesi. Carburante contro cibo, metallo contro pelle. Alek contro Deryn.
Aleksander è il figlio dell’arciduca assassinato, in fuga da un impero di cui nessuno lo vuole erede. Deryn è una ragazza arruolata in vesti maschili nell’aviazione britannica, decisa a vivere come vuole. Si incontrano per caso ma si alleano per scelta e affrontano il conflitto insieme, da Istanbul a New York, tra battaglie aeree e rivoluzioni, Alek e Deryn impareranno che cosa sono il caos e l’odio, ma anche l’amicizia e la speranza, forse addirittura l’amore.
In una trilogia steampunk che incalza il lettore con colpi di scena e scontri all’ultimo sangue, Scott Westerfeld ci regala un viaggio appassionante nelle infinite possibilità della storia: che sia quella del mondo o di ciascuno di noi.

Non credo che ci sia molto altro da dire. Viviamo in un mondo che nulla ha a che vedere con il vero mondo di un secolo fa.
Alek è l’erede al trono dell’impero austro-ungarico, ma preferirebbe non esserlo piuttosto che essere inseguito da chi lo vuole eliminare. Deryn/Dylan è una ragazzina che non ha alcuna intenzione di dedicarsi alle faccende domestiche e che si arruola nell’aviazione. I due s’incontrano, diventano amici, partecipano in prima persona a eventi storici e cercano di proteggersi a vicenda, in certi momenti. Grazie al cielo almeno non sono loro a salvare il mondo.
Accanto a loro ci sono anche altri personaggi “minori” e qualche animale creato in laboratorio. I personaggi mi sembrano comunque tutti abbastanza determinati.

Struttura della serie
Si tratta di tre romanzi che, a mio parere, sono tre per pure finalità commerciali. La trama del secondo inizia proprio da dove finiva il primo, la trama del terzo inizia proprio da dove finiva il secondo. Di fatto avrebbe potuto essere un romanzo solo.
Si alternano, in terza persona, quello di Alek e quello di Deryn, a intervalli regolari di due capitoli, in modo piuttosto ordinato.

Valutazione finale: 3,5/5
Se c’è una cosa che in genere non amo è la fantascienza ambientata in un passato ispirato alla realtà, ma con episodi totalmente immaginari. Questa è una delle ragioni per cui questa serie mi convince soltanto a metà. Inoltre ho avuto l'impressione che fosse troppo prolissa...
Per il resto ho apprezzato il fatto che il lato sentimentale sia mooooolto secondario (fino a metà del terzo romanzo, tra l’altro, Alek è convinto che Deryn sia un ragazzo), dando principale rilievo all’azione.