martedì 16 settembre 2014

RECENSIONE: Patricia Highsmith, "Acque profonde"

Pubblicato nel 1957, “Acque profonde” è un romanzo di Patricia Highsmith, autrice di cui ho già avuto modo di parlare tempo fa, dopo avere letto e recensito qualcos’altro di suo.

La trama
Direi che non c’è inizio migliore della quarta di copertina, che riporterò testuale qui di seguito:

Victor è un marito ideale, l’uomo che tutte vorrebbero. Bello, colto, posato, ma amante della compagnia. Melinda è invece la donna che nessun uomo vorrebbe: la classica mogliettina insipiente, carina ma sciatta, superficiale e con pochi interessi, sempre pronta a flirtare con chi si mostra anche solo vagamente disponibile. Nonostante tutto, il loro menage familiare sembra solido e destinato a durare, forse per quegli strani equilibri che si creano all’interno delle coppie. Un giorno però l’equilibrio si spezza, senza preavviso. La razionalità, che aveva sempre guidato Victor, sembra imboccare altra via, e Victor si trasforma in un killer freddo e determinato pronto a farsi giustizia da sé. Un affascinante viaggio nei meccanismi più reconditi dell’inconscio che ci svela come talvolta l’autocontrollo sia solo la più infida delle nevrosi, capace di mutare un uomo apparentemente tranquillo in uno psicopatico omicida.

Vic è il titolare di una piccola azienda, o almeno così mi pare di capire. Melinda è una donna dedita all’alcool che non fa un accidente dalla mattina alla sera, a parte bere. I due hanno una figlia di sette anni, di cui soltanto Vic si occupa. Vic e Melinda in realtà più che una coppia vera e propria sembrano essere separati in casa. Lui la mantiene. Melinda ha una sfilza interminabile di corteggiatori altrettanto propensi all’alcolismo e altrettanto privi di spessore.
A una festa, dopo avere bevuto qualche bicchiere di troppo (nei romanzi della Highsmith TUTTI bevono come spugne) si diverte a far credere a un corteggiatore di Melinda di avere ucciso, in passato, un amante della donna, che è effettivamente morto. Qualcuno ci crede, ma sono di più quelli che non ci credono. Infatti si scoprirà, poco dopo, che quel tizio era stato assassinato da qualcun altro.
Poi, a un certo punto della narrazione, infastidito dalla presenza di un corteggiatore di Melinda particolarmente volgare e insulso, Vic lo affoga in piscina a una delle molteplici feste in cui tutti bevono come spugne. Melinda dà di matto e lo accusa di essere il colpevole, ma la morte passa per accidentale. Di fatto questo è solo l’inizio di un susseguirsi di eventi, che sfoceranno in un imprevisto(?) finale.

Considerazioni varie
In sintesi abbiamo Vic e Melinda, i personaggi principali, che non mi sembrano tanto diversi dai soliti personaggi della Highsmith.
Lui è un uomo che dovrebbe apparirci completamente normale, anche se nel corso del romanzo si lascia dietro tre cadaveri. Come tipico dei romanzi della Highsmith, il protagonista ritiene perfettamente normale lasciarsi dietro tre cadaveri.
Lei è una delle tante oche svampite che si incontrano nei romanzi della Highsmith stavolta più tendente all’alcolismo che di solito: di fatto la maggior parte degli psicopatici hanno mogli oche, nei suoi romanzi.
Di fatto ho avuto l’impressione, seppure finora abbia letto soltanto una minima parte della sua produzione, che la Highsmith abbia la tendenza a mettere in gioco elementi molto simili, tra un romanzo e l’altro.

Valutazione: 3,5/5
Il romanzo è scorrevole e rapido da leggere (l’ho iniziato ieri e, di fatto, l’ho letto soltanto nelle pause al lavoro, a parte stasera), ma a mio parere ha la pecca di farci capire molto in fretta dove l’autrice voglia andare a parare.
Il finale, inoltre, che forse avrebbe dovuto apparirci spiazzante, mi è sembrato non dico scontato, ma quantomeno prevedibile.
I personaggi, inoltre, dal primo all’ultimo mi sono apparsi, seppure ben caratterizzati, un tantino grotteschi e molto poco credibili.


martedì 2 settembre 2014

I Deja-vu dei nipoti della Zia Agatha

Avevo appena 12 anni il giorni in cui “Assassinio sull’Orient Express” mi trascinò nella tana della zia Agatha e fui abbastanza scaltra da evitare la tazza di cianuro corretto con tè che mi sono ritrovata davanti. Credo, circa quattordici anni più tardi, di avere letto circa i due terzi dei romanzi di Agatha Christie e devo dire che si suddividono in due categorie:
- i capolavori del giallo con trama brillante e soluzione brillante;
- i romanzi in cui le trame sono tutto un copia-copia di quelli precedenti in un'altra salsa, che però hanno una soluzione ugualmente brillante.
Questa vuole essere una raccolta di quelli che io chiamo i “cliché della zia Agatha”, che spesso e volentieri più che infastidirmi mi fanno un po’ sorridere.

GLI INGREDIENTI DEL ROMANZO:
- Uomo benestante (leggi: ricco sfondato) di mezza età che vive in una megavilla, generalmente è vedovo e almeno uno dei suoi figli è morto;
- parenti di ogni grado che vivono a sue spese o che vengono invitati a soggiornare a casa sua per un periodo minimo di sei mesi;
- parenti diseredati che vengono comunque invitati a casa sua;
- almeno una delle parenti donne è rimasta vedova prima dei trentacinque anni.

CARRIERA PROFESSIONALE:
- se sei ricco non lavori ma vivi grazie a una non precisata rendita;
- se sei povero/a lavori come maggiordomo / governante / giardiniere / autista / cuoca / cameriera e nel 95% dei casi sei tonto;
- se rientri nel 5% dei non tonti, sei una donna tra i trenta e i trentacinque anni e riceverai molte proposte di matrimonio;
- le uniche altre professioni esistenti sono: medico, agente di Scotland Yard, detective privato.

IL TESTAMENTO:
- l’attività preferita dei ricchi è cambiare di continuo il loro testamento, facendo fare da testimoni a membri del personale di servizio analfabeti;
- il motivo principale per cui diseredano i loro discendenti è che anziché farsi mantenere a vita preferiscono andarsene di casa e lavorare.

FORME DI CORTESIA:
- Ciascuno dà del lei o del voi ai propri amici intimi e a qualsiasi parente oltre il primo grado.

GENTE CHE SI SPACCIA PER QUALCUN ALTRO:
- Qualunque sconosciuto venga ospitato nella casa del ricco benestante, potrebbe nascondersi sotto una falsa identità;
- Gli uomini portano in casa la propria amante spacciandola per la sorella;
- Se un uomo e una donna, fratello e sorella, sono gli unici sopravvissuti a un bombardamento, in realtà lei non è la sorella, ma la cameriera che è anche l’amante di lui e si spaccia per la sorella.

INTENTO OMICIDA:
- Se vuoi uccidere qualcuno e ti presenti a casa sua armato quando è da solo, con tutta probabilità arriverai e scoprirai che è già morto;
- nella situazione di cui sopra, invece di dare l’allarme ti metterai a toccare tutto quello che trovi in giro, facendoti sorprendere con l’arma del delitto in mano proprio mentre sopraggiunge qualcuno.

ALIBI:
- il modo migliore per costruirsi un alibi fasullo è far credere che il delitto sia stato commesso prima o dopo rispetto a quando è stato commesso in realtà;
- il modo migliore per riuscire nell’intento di cui sopra è rompere l’orologio della vittima in modo che si fermi in quella che dovrebbe essere l’ora del delitto.

SCENA DEL DELITTO:
- la scena del delitto viene camuffata ad arte spargendo oggetti di proprietà di chi si vuole che venga accusato del delitto.

ARMA DEL DELITTO:
- nel 90% dei casi le donne avvelenano;
- nel 90% dei casi gli uomini strangolano, ma solo se devono uccidere una donna.

LE INIZIALI:
- tutti hanno oggetti con le loro iniziali, che possono smascherarli come ipotetici colpevoli del delitto;
- non raramente si scopre che l’oggetto in questione è di proprietà di qualcuno di nazionalità russa o di altro paese dove si usa l’alfabeto cirillico e che l’iniziale significava tutt’altro.

RELAZIONI SENTIMENTALI:
- è normalissimo che un uomo faccia una proposta d’amore a una donna che ha appena conosciuto e con cui ha scambiato poche parole;
- è normalissimo che la donna che riceve una proposta d’amore da un uomo che ha appena conosciuto la accetti;
- se una donna è particolarmente sveglia, generalmente riceve almeno tre proposte di matrimonio una di seguito all’altra e generalmente da membri della stessa famiglia.

NAZIONALITÀ:
- Se sei nato in un qualsiasi paese europeo che si affaccia sul Mediterraneo, sei il colpevole;
- Se sei nato in un qualsiasi paese avversario del Regno Unito in una delle guerre mondiali, sei ugualmente il colpevole;
- Se sei belga, ogni tre parole ne devi pronunciare una in francese.


Milly Sunshine per Scrittori della Notte.

giovedì 24 luglio 2014

Riflessioni su "Lolita" di Vladimir Nabokov

Lolita, luce della mia vita
Sei così giovane ma sei troppo fi*a

A 12 anni col figlio dei vicini sco*avi,
Era scontato che poi me la davi...

Il mio amore per te non è peccato,
Eppure l'autrice del blog pensa che io sia un depravato!


***
Scusate, non sono riuscita a trattenermi.
Ho letto da poco questo celebre classico e, di fronte alla mentalità di molti dei commenti che ho letto su questo romanzo, che vuole descriverci il protagonista come una vittima e Lolita come colpevole, mi è venuto più volte il voltastomaco.
Lolita è una baby-zoccola, come dimostra la sua relazione col figlio dei vicini. Ma a 12 anni è stata con un 13enne, prima di conoscere il nostro "protagonista-vittima", che non è null'altro che un pedofilo stalker ricattatore che distrugge la vita di una bambina. Lolita risponde con le sue stesse armi, è vero... ma quali altre armi conosce?

sabato 28 giugno 2014

RECENSIONE: "L'ombra dell'ultima rosa" di Wolfram Fleischhauer

L'avevo già visto, in biblioteca, e avevo già letto la quarta di copertina. Avevo pensato che potesse essere interessante, ma non mi aveva convinta fino in fondo. La seconda volta ho deciso di dargli una possibilità...

La trama
Siamo a Berlino alla fine degli anni '90. Giulietta è una ballerina di danza classica, una di quelle che vivono per la danza e che credono che tutto il resto sia da demonizzare. In un teatro berlinese incontra Damian, un ballerino argentino di tango, con il quale ha un'intensa quanto breve storia d'amore.
Poi lui fugge in Argentina... e fugge dopo avere aggredito e legato il padre di Giulietta a casa della ragazza, mentre lei era assente, e averle fatto capire che deve chiedere spiegazioni proprio al padre, e non a lui, per quello che è successo. Il padre, da parte sua, fin dal prologo sembra avere qualcosa da nascondere.
Giulietta, anziché fare quello che avrebbe fatto qualunque persona normale, lo rincorre a Buenos Aires, dove Damian sembra scomparso nel nulla e dove Giulietta si affida a perfetti sconosciuti per ritrovarlo, in primis la psicologa americana Lindsay.
Rivedendo vecchie performance di Damian, Giulietta si rende conto che c'è un codice segreto nei suoi balli, e che cerca di lanciare messaggi, che lei riesce a decifrare anche con l'aiuto della nuova amica psicologa.
E a poco a poco inizia a delinearsi uno scenario inquietante: ingredienti la Germania Est, la dittatura argentina, i figli dei desaparecidos... e un finale in cui Giulietta, ancora una volta, si comporterà in modo tutt'altro che normale.

Struttura
Il romanzo è narrato in terza persona, è coinvolgente e scorrevole... ma non sempre. All'inizio ci dobbiamo sorbire un buon centinaio di pagine, ovvero circa un quarto del romanzo, che narra la nascita della storia tra Giulietta e Damian, che in realtà si potrebbe descrivere così: i due si vedono, dopo mezz'ora vanno a letto insieme e continuano a vedersi. Inoltre, nonostante stiano insieme da pochissimo tempo, lui va e viene a casa di lei, con il suo mazzo di chiavi, così come se niente fosse, senza nemmeno avvertire.
Il punto di vista è quello di Giulietta... ma non sempre. Ci sono momenti in cui si intravede quello di altri personaggi, non tanto perché sia rilevante, ma perché, a mio avviso, il punto di vista non è gestito in modo esattamente impeccabile. Ma questa è stata solo una sensazione che ho avuto...

Personaggi
Non mi è sembrato di vedere personaggi stereotipati e, devo dirlo, la maggior parte di loro mi sono sembrati piuttosto interessanti, con una storia intrigante da raccontare. Li ho apprezzati parecchio, anche se ho spesso avuto l'impressione che si comportassero (specie Giulietta) in modo piuttosto inverosimile.

Valutazione finale: 4/5
A mio parere questo romanzo è stato un buon mix di mistero e storia recente; non l'ho apprezzato proprio al 100%, ma a un buon 90% posso dire di esserci arrivata. La mia valutazione non può essere altro che positiva.

venerdì 27 giugno 2014

RECENSIONE: "C'è un cadavere in biblioteca" di Agatha Christie [Miss Marple #2]

Siamo nel 1942 e "The Body in the Library" è il secondo romanzo (o terzo, se valgono le considerazioni che ho fatto a suo tempo) della serie con Miss Marple, ambientata nel paese di St. Mary Mead, dove quest'arzilla nonnina trascorre le proprie giornate a lavorare a maglia, bere tè, farsi i ca**i degli altri, spiare i vicini col binocolo e risolvere inesplicabili misteri...

La trama
Siamo nella tipica casa dei ricchi, abbiamo una coppia di ricchi anziani: il colonnello Bantry e la sua consorte, cara amica di Miss Marple che non fa altro che spettegolare (tra parentesi, i due sono proprio quelli a casa dei quali si svolgevano i raduni di "Miss Marple e i tredici problemi").
Nella loro casa c'è come al solito un intero esercito composto da personale di servizio e, in quello che sembrava un giorno come tanti, una delle tante cameriere tonte inizia a urlare a squarciagola che c'è una donna assassinata in biblioteca...
Ed è infatti così: una ventenne, adottata da un vecchio invalido, che lavorava in un hotel nelle vicinanze è stata assassinata e, per evitare pettegolezzi su una sua eventuale relazione con Bantry, i due padroni di casa si affrettano a chiamare in loro soccorso la loro amica Jane Marple, affinché possa scoprire come stavano davvero le cose e confermare che il responsabile del delitto sia un giovane sconclusionato che si è trasferito in zona di recente.
Ma Miss Marple ha qualche dubbio in proposito e le sue indagini la portano a scorgere un collegamento tra la morte della ragazza e la scomparsa di una sedicenne di ritorno da un raduno di boy scout, il cui cadavere verrà trovato all'interno di un'auto bruciata...

Struttura
Il testo è in terza persona, con narratore pressoché onnisciente in certi momenti, e punto di vista che salta da un personaggio all'altro in altri momenti. Il romanzo si legge molto in fretta, non tanto perché è breve, quanto perché il testo scorre bene, anche se rimango del mio parere e continuo a preferire quei romanzi in cui il passaggio da un punto di vista all'altro, se c'è, è più ordinato. Ma questa è una preferenza personale...

Personaggi
I personaggi sono ben delineati anche se, come spesso avviene nei romanzi della Christie, tendono ad essere leggermente stereotipati e a ripetersi da un romanzo all'altro: il ricco invalido con i figli già morti e una lunga distesa di parenti da mantenere, la giovane "ingrata" e "traditrice della famiglia" che prova attrazione per un ragazzo che alla famiglia non piace, le cameriere svampite, ecc...

Valutazione: 4/5
Per certi aspetti non è tra i romanzi migliori della Christie, ma la soluzione al mistero è mooooolto originale e il voto che avevo pensato, 3,5/5, risulterebbe non tenerne conto. Quindi diamogli quattro punti pieni.


sabato 21 giugno 2014

RECENSIONE: "La voce invisibile del vento" di Clara Sanchez

Clara Sanchez deve essere la risposta latina a Nicholas Sparks... non saprei in che altro modo definire questo romanzo, che ho letto perché la trama riportata sulla quarta di copertina mi dava l'idea di essere molto avvincente.

Spagna, località di Las Marinas. La luce si è ritirata verso qualche luogo nel cielo. Il buio della notte avvolge le viuzze del paese e il mare è nero come la pece. Julia ha perso la strada di casa: è circondata dal silenzio e sente solo la voce del vento che soffia dal mare, e profuma di sale e di fiori. Non ricorda cosa sia successo: era uscita a prendere il latte per suo figlio, ma sulla strada del ritorno all'improvviso si è ritrovata in macchina senza soldi, documenti e cellulare. In pochi minuti quella che doveva essere una vacanza da sogno si è trasformata in un incubo. Per le strade non c'è nessuno, le case sulla spiaggia sembrano tutte uguali e Julia non riesce a ritrovare l'appartamento nel quale l'attendono il marito Felix e il figlio di pochi mesi. Prova a contattarli da un telefono pubblico, ma la linea è sempre occupata. Tutto, intorno a lei, è così familiare eppure così stranamente irreale. Tra le vie oscure e labirintiche c'è solo una luce, quella di un locale notturno. A Julia non resta altra scelta che raggiungerlo, nella speranza di trovare qualcuno che l'aiuti. Qui, quasi ad aspettarla, c'è un uomo, un tipo affascinante, con la barba incolta e l'accento dell'Est Europa, che sembra sapere tante, troppe cose su di lei. Si chiama Marcus: Julia ha la sensazione di averlo già incontrato da qualche parte. Fidarsi di lui è facile. Eppure Marcus non è quello che sembra e nasconde qualcosa, come ha appena scoperto anche Felix, che sta cercando in tutti i modi di riavere Julia con sé. Ma la donna può affidarsi solo a sé stessa. Deve ascoltare il vento che continua a soffiare intorno a lei. Deve capire cosa sta accadendo. Perché è lì, nel suo istinto di sopravvivenza, che può trovare finalmente la strada di casa.

Io mi ero fatta i miei viaggi: Julia perde la memoria, ha a che fare con un pazzo/ stalker/ criminale/ ecc... e cerca di trovare un modo per liberarsi di lui e tornare alla sua vecchia vita di cui riesce comunque a ricordare qualcosa.
...
...
...
No, non è così. E, anzi, dalla quarta di copertina a mio parere la storia sembra ben diversa da quello che è.
La trama, infatti, è molto diversa. Julia ha un incidente in macchina, batte la testa e finisce in coma. Inizia a sognarsi di quel Marcus e di tanta altra gente, mentre per Felix inizia un lungo revival dei bei tempi andati, che forse non erano poi così tanto bei tempi, dato che Julia, mentre era già in attesa del loro figlio, andava a letto con quel Marcus di cui sopra che tra l'altro da lei si faceva mantenere.
Si sussegue il sogno di Julia, si susseguono le saghe mentali di Felix... e dopo circa 360 pagine vediamo il finale, dove finalmente Julia si sveglia dal coma nel modo in cui la gente si sveglia dal coma nei film.

Struttura
Il romanzo è narrato in terza persona, alternando capitoli col punto di vista di Julia e capitoli col punto di vista di Felix, anche se a mio parere la Sanchez pasticcia un po' e a volte scorge anche il punto di vista di altri personaggi.
Il testo è comunque piuttosto scorrevole e, nonostante la lunghezza del romanzo, sono riuscita a leggerlo molto in fretta.

Valutazione: 3/5
Ho idee un po' contrastanti a proposito di questo romanzo. L'ho letto in fretta e tutto sommato non mi ha annoiata (specie nella parte del sogno di Julia, perché quella di Felix non mi è sembrata affatto alla stessa altezza), anche se a mio avviso questo romanzo è totalmente privo di colpi di scena ed è piuttosto scontato.

venerdì 20 giugno 2014

RECENSIONE: "I due volti di gennaio" di Patricia Highsmith

“I due volti di gennaio” di Patricia Highsmith, uscito mezzo secolo fa, è stata, in questi giorni, una delle mie ultime letture.
Per quanto riguarda il genere, si colloca a metà tra il thriller e il noir, come ormai penso tutti i romanzi di questa autrice.

Trama
Direi che possiamo iniziare dalla quarta di copertina, che tutto sommato descrive abbastanza bene quella che è, in linea di massima, la trama di questo romanzo.

Un pomeriggio come tanti, tre esistenze si incrociano nel corridoio di un albergo greco. Quella di Chester, truffatore quarantenne americano, di sua moglie Colette, giovane, bella e inquieta, e di Rydal, un ragazzo in fuga dai fantasmi del passato.
In pochi minuti, quanto basta per nascondere il cadavere di un ispettore greco sulle tracce di Chester, le vite dei tre non sono più le stesse. Rydal, per noia e curiosità, si offre di aiutare Chester e Colette a nascondersi e a fuggire, ma in un crescendo di seduzione e fascinazione nessuno dei tre è più in controllo delle proprie emozioni e dei propri istinti. E quando Chester si rende conto che la moglie sta per cedere al fascino del giovane amico, prepara una terribile vendetta nel labirinto del palazzo di Cnosso...

Siamo alla fine degli anni ’50-inizio degli anni ’60 in Grecia, dove il truffatore di mezza età Chester si è rifugiato per non dare troppo nell’occhio in America, suo paese natale. Ha una moglie 25enne oca che si lascia maltrattare volentieri se questo significa essere ricca grazie agli introiti del marito. Nel tentativo di sfuggire a un agente lo uccide... e in quel momento sbuca fuori Rydal (un neolaureato con vari precedenti penali che non ha niente da fare dalla mattina alla sera) proprio mentre Chester si sta sbarazzando del cadavere. Naturalmente Rydal fa la cosa più normale in un romanzo della Highsmith, che è aiutarlo a nascondere il corpo, procurare passaporti falsi a lui e alla sua consorte e, come se non bastasse, seguirli nella loro fuga perché... mhm... perché... suvvia, c’è bisogno di un perché, dopo tutte le azioni insensate che ha già commesso? Direi di no.
I tre fuggono con false identità e Colette sembra molto attratta da Rydal, con il quale trascorre il proprio tempo mentre Chester non fa altro che bere, e che tenta di sedurre. Convinto che i due abbiano una relazione, Chester tenta di sbarazzarsi di Rydal prima pagandolo affinché se ne vada e poi tentando di lanciargli un pesante vaso in testa durante l’ennesima delle loro gite da finti turisti. Per fortuna di noi lettori il vaso arriva in testa a Colette, che muore sul colpo. Ci liberiamo quindi del personaggio più insulso e resta in vita l’unico vagamente interessante!
Chester reagisce con estrema freddezza all’omicidio involontario della moglie da lui commesso e si nasconde per non essere visto dal custode, che invece vede Rydal. Risultato: Chester ha intenzione di far sì che Rydal venga accusato del delitto, ma ha anche intenzione di liberarsi di lui e di procurarsi un’ulteriore identità. Rydal, nel frattempo, vuole vendicare Colette e progetta di eliminare Chester. Forse. Perché quali siano le intenzioni dell’uno e dell’altro non è poi così semplice capirlo...

Struttura
Il romanzo è narrato in terza persona, con i punti di vista dei personaggi che si alternano da un personaggio all’altro in quello che io definisco “modo disordinato”: capita anche da una frase all’altra, e non è esattamente la soluzione che prediligo.
Nonostante ciò il testo riesce comunque ad essere scorrevole quanto basta per consentirne una lettura rapida.

Valutazione: 3/5
Il romanzo tutto sommato è abbastanza interessante, ma non ci sono, a mio parere, molti colpi di scena e praticamente MAI la trama pare realistica.


martedì 17 giugno 2014

RECENSIONE: “Entra nella mia vita” di Clara Sanchez

Questo libro l’ho ricevuto in regalo per il mio compleanno, poco meno di tre settimane fa. L’ho letto in questi giorni e adesso sono pronta per condividere la mia esperienza.
Siamo nella Spagna degli anni ’90 e il dramma e il mystery si fondono...

Trama
Madrid. Il sole estivo illumina la casa piena di fiori. È pomeriggio e la piccola Veronica approfitta di un breve momento di solitudine per spiare tra le cose dei genitori. Apre una cartella piena di documenti, e scorge una foto. La estrae con la punta delle dita, come se bruciasse.
Non l’ha mi vista prima. Ritrae una ragazzina poco più grande di lei, con un caschetto biondo, una salopette di jeans e un pallone tra le mani. Veronica è confusa, ma il suo intuito le suggerisce che è meglio non fare domande, non adesso che la mamma è sempre triste.
Anno dopo anno, Veronica si convince sempre più che le discussioni e i malumori in casa sua nascondano qualcosa di cui nessuno vuole parlare. E che l’enigma di quella foto, di quella bambina sconosciuta, c’entri in qualche modo.
Ma quando diventa una donna, decisa e tenace, Veronica non può fare finta di niente. La malattia della madre la costringe a fare i conti con un passato di cui non sa nulla, un passato rubato che la avvicina sempre di più alla bambina misteriosa della fotografia. Ritrovarla è l’unica strada per raggiungere la verità. Una verità che, forse, ha un prezzo troppo alto. E quando Veronica trova la bambina, ormai donna anche lei, capisce che la strada è tutt’altro che percorsa, che il mistero è tutt’altro che svelato. Ma soprattutto capisce che c’è qualcuno disposto a tutto pur di ostacolarla nella sua ricerca. Non le rimane che affidarsi a sé stessa, al suo intuito e al suo coraggio. Perché districare il groviglio di bugie e manipolazioni sarà molto, molto pericoloso.

Questo è quanto dice la quarta di copertina dell’edizione pubblicata da Garzanti. È abbastanza significativa, se non per due dettagli.
Ma quando diventa una donna --> What?! Veronica ha 17 anni.
il mistero è tutt’altro che svelato --> Ri-what?! Sarà anche da svelare per Veronica, ma abbiamo tutto tra le mani fin dai primi capitoli.

Il romanzo si concentra sul mistero di Laura: Betty, madre di Veronica, ormai in punto di morte, è sempre stata convinta che sia sua figlia, ufficialmente morta alla nascita. Questa convinzione è stata per lei un’ossessione e ancora non si è rassegnata. Veronica decide di cogliere la sua eredità e di dimostrare che Betty non era una visionaria e che nelle sue convinzioni c’era un fondamento di verità...

Struttura
Il romanzo è narrato in prima persona, la maggior parte dei capitoli con il punto di vista di Veronica, alcuni con il punto di vista di Laura (cosa che non ho apprezzato più di tanto). Le due voci di questo romanzo sono pressoché identiche (cosa che ho apprezzato ancora meno), troviamo scritto soltanto in cima ai capitoli che si tratta di Veronica o di Laura. Nonostante questo dettaglio, nei capitoli con il POV di Laura ho faticato non poco, in certi momenti, a capire che la protagonista non era Veronica, ma lei stessa.
A parte questo “piccolo” inconveniente, il romanzo fila liscio e scorrevole, anche se in certi momenti ci sono state alcune divagazioni a mio parere un po’ troppo slegate dalla vicenda centrale, che offrivano ben poco alla trama.
Certi personaggi sono ben caratterizzati, mentre altri rimangono un po’ sullo sfondo, seppure siano abbastanza rilevanti.

Valutazione finale: 4/5
Il romanzo mi è piaciuto parecchio, non posso negarlo. Seppure come lettrice fossi già al corrente di fatti che Veronica ancora ignorava, ero comunque invogliata a leggere, perché volevo scoprire quale sarebbe stata la sua reazione quando ne fosse venuta a conoscenza. Da amante del mystery, però, avrei preferito un po’ più di vero mystery.

domenica 15 giugno 2014

RECENSIONE: "Passeggero per Francoforte" di Agatha Christie

Non tutti lo sanno, ma il giallo più puro e classico non è stato l'unico genere a cui Mrs Christie si dedicò. Ci furono anche alcune sue incursioni nel mondo dello spionaggio, e "Passeggero per Francoforte" è uno di questi romanzi, pubblicato per la prima volta nel 1970.

La trama
Abbiamo Stafford, un diplomatico quarantenne pseudo-nullafacente, di ritorno da un viaggio in Malesia. Sull'aereo una certa Mary Ann gli chiede in prestito il passaporto con l'intento di travestirsi da uomo e di spacciarsi per lui, che dovrà fingere di essere stato derubato, in modo da giustificare l'assenza del documento.
Sconcertato da quanto gli è accaduto, dopo essere tornato in patria, Stafford decide di incontrare di nuovo la donna, tramite un'inserzione su un giornale. Si ritrova così coinvolto in un intrigo internazionale, in cui sembra che un'anziana contessa, che fu compagna di scuola della zia di Stafford (la zia che è a mio avviso una sorta di alter-ego della Christie, che odia i non conservatori perché non sono conservatori, ma anche i conservatori perché sono troppo conservatori...), stia complottando per instaurare di nuovo il regime nazista circondandosi di bei giovani biondi e attraenti (mica scema la nonnina...), di cui uno potrebbe essere il figlio segreto di Hitler che in realtà sarebbe fuggito in Sudamerica dopo essere stato rimpiazzato da un sosia... E intanto ci sono degli scienziati che hanno tra le mani un'inquietante e importante scoperta scientifica...

BONUS: il romanzo finisce con un matrimonio.
Non c'è il doppio bonus: nulla lascia pensare che la sposa avesse ricevuto una proposta di matrimonio anche da un altro pretendente.

Struttura e considerazioni
Il romanzo è narrato in terza persona, con un narratore pressoché onnisciente, nonostante vengano seguite in primo luogo le vicende di Stafford.
Alla base ci sono numerose teorie del complotto, dettate a mio parere dall'impossibilità di una donna di 80 anni (tale era Agatha nel 1970) di accettare che il mondo degli anni '70 era diverso da quello degli anni '30 (il glorioso mondo delle tenute in campagna e dei tè con l'arsenico degli altri suoi romanzi XD)... Le critiche che Agatha pone nei confronti della società anni '70 sono più o meno quelle che mia nonna pone nei confronti della società di oggi!
Il problema è a mio avviso comune a quello di molti romanzi basati su teorie del complotto: non si cava un ragno dal buco. Infatti in questo romanzo troviamo uno scienziato assassinato a poche pagine dal finale, mentre è incerto il destino della nonnina nazista e dei suoi seguaci. Tradotto in parole povere: non mi sembra di aver capito dove si volesse andare a parare.

Personaggi principali
Almeno i personaggi saranno nuovi e mai visti prima nei suoi romanzi, si può pensare. Ma è davvero così?
STAFFORD NYE: uomo di mezza età, inconcludente che però si ritrova ad essere protagonista di una vicenda intricata e contorta. Mi ha ricordato, per certi versi, il medico voce narrante de "L'assassinio di Roger Ackroyd".
MARY ANN/ CONTESSA RENATA/ DAPHNE: non è ben chiara l'identità della protagonista femminile, ma abbiamo alcuni dati di fatto, ovvero che è una donna intrigante e che non si arrende di fronte al pericolo. E' un mix tra Tuppence (la MITICA Tuppence!) e le varie pseudo-protagoniste che in molti suoi romanzi hanno una partecipazione attiva alla scoperta del colpevole e ricevono nel frattempo dozzine di proposte di matrimonio.
LA CONTESSA VON... QUALCOSA: è vecchia, è dispotica ed è pronta a tutto. Mi ha ricordato un po' la vecchia despota de "La domatrice". Se avesse avuto una mezza dozzina di figli e nipoti intorno, le sarebbe sicuramente stato servito un tè con l'arsenico.
I GIOVANI BIONDI CHE LA CIRCONDANO: esistono, ma non hanno ruolo. Se fossero state donne anziché uomini, sarebbero stati un esercito di cameriere, cuoche e governanti dall'aria svampita.
LA ZIA MATILDA: è vecchia, rimpiange i bei tempi andati, è affranta dal fatto che i tempi siano cambiati. Insomma, è quello che sarebbe Miss Marple se non avesse l'insana abitudine di impicciarsi negli affari di chiunque.

Valutazione finale: 2,5/5
Sono abituata a standard migliori e, sinceramente, questo romanzo non mi ha detto granché, anche se le idee di partenza avrebbero potuto essere buone.
Credo che sia chiaro, ormai, che le idee buone di partenza che vengono perse per strada mi fanno venire l'orticaria...
Non è che non mi sia piaciuto, ma ho sempre collegato e collegherò sempre il nome di Agatha Christie a trame di maggiore livello. Lo consiglio solo a chi ha letto abbastanza romanzi di Agatha Christie da non lasciarsi influenzare da questo.


sabato 14 giugno 2014

RECENSIONE: "Un cavallo per la strega" di Agatha Christie

E' tempo di rendere nuovamente omaggio a Mrs Agatha, tramite la recensione di un suo romanzo.

Trama
"Un cavallo per la strega" è un romanzo del 1961: è quindi superata l'epoca del tè con l'arsenico nelle ville di campagna dei ricchi che si trovano nel raggio di qualche chilometro da dove si trova Hercule Poirot. Anzi, stavolta non c'è nemmeno Poirot. La voce narrante di questo romanzo, tale Mark Easterbrook, è un... mhm... uno che non ha niente di meglio da fare che riflettere sul senso della vita in un pub frequentato da giovani ricchi che hanno scelto di vivere come straccioni. Nel bel mezzo di una serata al pub Mark assiste a una lite tra due ragazze, una delle quali strappa i capelli all'altra. Quella a cui sono stati strappati i capelli morirà di lì a qualche tempo, di malattia.
Nel frattempo un prete viene assassinato in una sera nebbiosa, con un farmacista come unico testimone del delitto. Gli verrà trovata addosso una lista di nomi (al prete, non al farmacista, non so se sono stata abbastanza chiara), che gli è stata consegnata da una vedova irlandese in punto di morte alla quale ha dato l'estrema unzione. E' una lista di nomi di persone morte per cause naturali, tra cui troviamo anche la madrina di Mark e la ragazza del pub, che aveva qualcosa a che vedere con una locanda chiamata "Cavallo Pallido". E se queste persone non fossero morte per cause naturali?
Nel frattempo Mark si ritrova in uno di quei paesini di campagna in stile "La sagra del delitto", dove infatti troviamo la migliore amica di Poirot, Ariadne Oliver, anche se, come ho già detto, qui non c'è Poirot. Mark va a fare visita a tre donne che vivono laddove sorgeva la locanda, tre presunte streghe che fanno il malocchio alla gente, di cui una sostiene di poter uccidere a distanza. In questo paese, inoltre, c'è un ricco paralitico che, secondo il farmacista, è l'assassino. Peccato che, essendo paralitico, sia materialmente impossibile che abbia commesso il delitto.
Mark si convince che le vittime abbiano avuto a che vedere con il "Cavallo Pallido" e viene per questo scambiato per un visionario dalla sua fidanzata, e per questo motivo la loro relazione giungerà al capolinea. La sua ex verrà prontamente rimpiazzata da una certa Ginger, una ragazza del posto con cui Mark stringe un'alleanza, con lo scopo di scoprire la verità, alleanza che metterà Ginger in serio pericolo...

BONUS: tutto lascia intendere che Mark e Ginger si sposeranno, alla fine del romanzo.

Struttura
Il romanzo è narrato in gran parte in prima persona, con Mark che è sempre protagonista... a parte in certi capitoli, all'inizio, in cui Mark è assente e i fatti vengono esposti in terza persona, forse per il desiderio dell'autrice di svelarci qualcosa di più a proposito dell'omicidio del prete.
Sinceramente questa cosa non mi è piaciuta molto (non apprezzo particolarmente il passaggio da prima a terza persona o viceversa, senza un motivo apparente ben preciso e da un capitolo all'altro), ma devo ammettere che è l'unica cosa che non mi è piaciuta.

Valutazione: 4/5.
E' uno dei romanzi di Agatha Christie in cui il protagonista non è né Poirot né Miss Marple, e forse questo è un bene, in quanto la voce narrante, Mark, di per sé non ruba la scena alle vicende, come invece avrebbero fatto Miss Marple ma soprattutto Poirot.
La trama è interessante e si nota un adeguamento della Christie ai tempi che corrono: gli anni '60 non sono più l'epoca già menzionata degli avvelenamenti da parte di lontani nipoti e cugini nelle tenute di campagna. Qui troviamo un ambiente urbano anziché rurale, troviamo ricerche di marketing che di sicuro non esistevano negli anni '30 (piccola nota di colore: la prima volta che lessi questo romanzo, mancavano pochi giorni al mio esame di Marketing all'università!), troviamo personaggi che non sembrano semplicemente usciti dagli anni '30 e piazzati in un contesto di trent'anni dopo. Il passato, però, è passato fino a un certo punto, e si finisce sempre con la scoperta del mistero... e con un matrimonio annunciato nel finale!